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IL 21.mo VERTICE DELLA LEGA ARABA A DOHA:
TRA SPERANZE DELUSE, NUOVE POLEMICHE E DIVISIONI MUORE
L'UNITA' ARABA
A MARGINE IL 2.o VERTICE TRA STATI ARABI E
SUD-AMERICANI:
UNITI CONTRO SCENARI E STRATEGIE DA "SCONTRI DI
CIVILTA'"
di Dagoberto Husayn Bellucci

Il ventunesimo vertice dei capi di Stato della Lega Araba svoltosi il
30 e 31 marzo scorsi a Doha ha messo sostanzialmente in rilievo le
divisioni e l'incapacità dei paesi arabi di trovare punti comuni sulle
tante vertenze e crisi regionali in agenda presenti nell'area
geopolitica e strategica del Vicino Oriente. In particolare a Doha sono
naufragate definitivamente le speranze di trovare punti d'intesa su
alcune delle questioni più urgenti che interessavano in particolar modo
i paesi del Golfo: l'Arabia Saudita che si presentava con una bozza
d'intesa per una riconciliazione regionale ha sostanzialmente visto
respinte le sue proposte.
Al vertice dell'organizzazione degli stati arabi , come già successo in
altre occasioni, è mancata la volontà di mettere sul tappeto i veri
problemi che rappresentano la principale incognita per il futuro
dell'intero Vicino Oriente primo fra tutti la divisione storica
esistente all'interno dei singoli Stati membri del sodalizio che -
arrivato alla sua ventunesima assise internazionale - rappresenta oramai
da tempo solamente gli interessi di alcuni governi arabi dominanti la
scena in particolar modo quelli collegati direttamente a Riyad che fanno
capo al Consiglio Supremo del Golfo ovvero i vari emirati arabi e le
piccole petrolmonarchie determinanti l'economia regionale e insensibili
dinanzi ai problemi posti anche all'ultimo vertice dai paesi più poveri
o attraversati da profonde crisi locali.
Sintomo di questo malessere anche la mancata partecipazione ai lavori
d'apertura del presidente egiziano Hosni Mubarak che rappresenta lo
stato arabo numericamente più importante e tradizionalmente il
principale vettore della politica di cooperazione all'interno della Lega
Araba. La presenza di Mubarak ai lavori dell'ultimo vertice e il suo
discorso hanno peraltro confermato le divergenze tra Egitto e Qatar e
ulteriormente appesantito il clima , già teso, della vigilia
caratterizzato da numerose polemiche: dalla presenza del leader sudanese
Bashir (contro il quale è stato emesso un mese e mezzo or sono un
mandato d'arresto internazionale dal tribunale de L'Aja per i "crimini
di guerra" commessi nel Darfur) al contenzioso iracheno (con il
consiglio degli Ulema che al vertice di Doha ha accusato l'esecutivo di
Baghdad di essere "parte del problema" dell'instabilità nel vicino Iraq
che ha fatto registrare negli ultimi due mesi un escalation di attentati
senza precedenti nel silenzio più assoluto dei mass media internazionali
con almeno 252 nel solo mese di marzo); dal problema palestinese
(tragicamente ritornato in primo piano dopo l'aggressione sionista alla
striscia di Gaza) alle ennesime polemiche libano-siriane per finire con
alcune voci di corridoio secondo le quali il presidente siriano Bashar
el Assad sarebbe pronto ad incontrare il presidente americano Obama
atteso intanto nella capitale saudita a giorni.
Il vertice che si è chiuso a Doha in queste ore ha mostrato una volta di
più l'inutilità di queste assisi inter-arabe, la frammentazione dei
paesi membri della Lega Araba, la loro litigiosità che continua a
paralizzare l'attività diplomatica di un'organismo che ha perso molte
delle sue funzioni e prerogative a sessantaquattro anni dalla sua
fondazione (avvenuta a Alessandria d'Egitto nel 1945).
In questo contesto appaiono significative le nuove polemiche
siro-libanesi che hanno caratterizzato l'intervento del premier di
Beirut, Fouad Siniora, e che confermano la linea dura scelta dai
rappresentanti del filo-occidentale "14 Marzo" , la maggioranza di
governo sotto controllo a stelle e strisce del cosiddetto "fronte di
Bristol" dal nome dell'hotel di Beirut dove venne sancito il patto
d'azione tra la Corrente Futura di Sa'ad Hariri, la Falange di Amin
Gemayel, le Forze Libanesi di Samir Geagea e il PNSP i
social-progressisti del druso Waalid Jumblatt.
Mentre da un lato il Presidente della Repubblica libanese, Gen. Michel
Souleiman, si esprimeva ai rappresentanti dei paesi arabi sottolineando
le "ottime relazioni con la Siria" e la ritrovata "normalità" nei
rapporti tra i due vicini, Siniora lanciava nuovi attacchi in direzione
del governo di Damasco e del suo leader Assad. Siniora ha affermato che
molte questioni devono ancora trovare una soluzione prima di definire i
rapporti tra i due Stati confinanti "ottimali". In un intervista
rilasciata al quotidiano panarabo "Al Sharq al Awsat" il premier
libanese ha sottolineato come vi siano problemi ancora aperti tra i
quali la demarcazione delle frontiere comuni: "noi non vogliamo e non
dobbiamo essere una spina nel fianco della Siria e vice versa"
sostenendo però che "la Siria si deve abituare all'idea che il Libano è
un paese indipendente" contestando nettamente quanto affermato
ventiquattr'ore prima dal suo Presidente che aveva avuto un incontro
definito "cordiale" con il suo collega siriano Bashar el Assad.
Al contrario secondo il Capo dello Stato , che non ha commentato le
dichiarazioni del premier libanese, le relazioni con Damasco
attraversano un momento "positivo" di reciproca comprensione e fruttuosa
collaborazione. Il Presidente ha anche sottolineato l'aiuto dato al
Libano dai paesi arabi in questi ultimi mesi per ritrovare la via del
dialogo e della riappacificazione nazionale ringraziando in particolare
il Qatar , organizzatore del vertice, di aver contribuito al ritorno
alla normalità dopo anni di tensioni.
Souleiman a margine del vertice ha incontrato anche i suoi omologhi
venezuelano , Hugo Chavez, brasiliano, Ignazio Lula da Silve e
paraguayano , Fernando Lugo ospiti a Doha nel quadro del secondo summit
internazionale tra i paesi della Lega Araba e quelli del Sud America.
Secondo il Presidente libanese "questi incontri tra paesi arabi e
sudamericani smentiscono perfettamente tutta la propaganda e gli slogans
su "scontri tra civiltà e religioni" e provano che l'umanità intera ,
soprattutto in tempi di difficoltà economiche globali, si può ritrovare
unita su basi di collaborazione e solidarietà per sconfiggere
l'oppressione al di là delle differenze di religione, razza o colore. Si
tratta del miglior esempio di un incontro tra la civiltà arabo-islamica
e la gloriosa civiltà latino-americana , che si inscrive a pieno titolo
nella tradizione e nella cultura cristiana, per migliorare le loro
relazioni e coordinare un'azione comune" sottolineando l'importanza che
riveste un paese come il Libano che "può posizionarsi , attraverso la
sua particolarità multietnica e multiconfessionale, come stato arabo e
per l'alta percentuale di emigrati libanesi nell'America Latina , come
un trait d'union tra le due comunità."
Il Presidente ha inoltre qualificato quest'incontro come "un'occasione
importante per lottare uniti in favore dei valori e degli obiettivi
comuni , cominciando dalla giustizia politica e sociale, la pace e la
partecipazione all'elaborazione di risoluzioni internazionali
equilibrate" nelle sedi opportune. "Il Libano - ha concluso il suo
intervento il Gen. Souleiman - , la cui essenza è fondata sulla
convivialità e l'intesa , ha annunciato in passato dalla tribuna
dell'Onu il suo desiderio di essere consacrato come osservatore
internazionale del dialogo tra le culture e le religioni" sottolineando
che sarà possibile , lavorando nel campo della politica e della cultura,
lavorare di comune accordo con i partner sudamericani contro
l'occupazione israeliana dei territori arabi , per la causa palestinese
e contro la minaccia permanente sionista contro il Libano ribadendo gli
sforzi finora compiuti dal paese dei cedri per adempiere alla
risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che
sancì la tregua tra Hizb'Allah/Libano e israeliani nell'agosto 2006.
A margine di un vertice grigio che non ha risolto alcuno dei molti
problemi che attraversano la regione vicinorientale il secondo incontro
tra stati arabi e sudamericani è risultato, infine, la sola nota
positiva sulla strada della reciproca collaborazione, cooperazione e
solidarietà tra aree geopolitiche e strategiche vitali nella definizione
di un nuovo mondo multipolare che dovrà inevitabilmente sostituire la
visione unipolare e unidimensionale che ha caratterizzato dalla fine
degli anni ottanta la politica estera aggressiva e terroristica degli
Stati Uniti d'America costretti oggi a rivedere profondamente le proprie
strategie ed i propri interessi, le loro linee guida dettate fino a
pochi mesi or sono dalle teorizzazioni neo-conservatrici sullo "scontro
tra le civiltà" e le guerra "preventive" e "assimmetriche" tanto care
all'amministrazione Bush.
Come ha sostenuto il presidente venezuelano Hugo Chavez e ribadito anche
durante i lavori del vertice con i partner arabi "è arrivato il tempo
dei grandi cambiamenti della politica internazionale".
DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
Direttore Responsabile Agenzia Stampa "Islam Italia"
da
Nabathiyeh (Libano Meridionale
Corrispondente dal
Libano per TerraSantaLibera.org
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/21VerticeAraboDoha.htm
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