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“Al
fin giungemmo a riveder le stelle”
(Dante, inf. XXXIV )
Resoconto di un evento storico
di
Arcangelo

Finalmente il 24 maggio 2003 giunse. Padre
Louis Dermonex, il celebre parroco di Corigliano di Sessa
Aurunca, che il 2 febbraio 2000 è tornato a celebrare
pubblicamente sempre & solo la Messa Tridentina, ha
organizzato con la sua parrocchia un pullman. N’approfitto
per recarmi con esso a Roma. Partiamo dallo spiazzo di
fronte alla statua di Padre Pio nel mezzo di Corigliano
verso le 10,30. Un altro pullman partiva da Ceccano (FR),
organizzato dall’avvocato Stefano Gizzi.
Avevo preso
accordi con gli organizzatori per prendere posto tra la
stampa accreditata. Facciamo sosta ad un autogrill verso le
12,00, per pranzare. Lì incontriamo delle persone di Santa
Maria C.V., anche loro dirette a Roma. Arriviamo a Santa
Maria Maggiore verso le 14,20. Due brevi note sulla
basilica. È, per antichità, essendo stata costruita da papa
Liberio nel IV secolo, la terza chiesa al mondo. Di più
antiche ci sono (o, per meglio, c’erano) solo, la prima in
assoluto, la chiesa ortodossa di Santa Barbara ad Abud in
Palestina, distrutta dagli Israeliani nel 2001 e la chiesa
di San Giorgio al Velabro (sul Palatino), fatta oggetto
d’attentato mafioso negli anni ’90. Santa Maria Maggiore
custodisce la mangiatoia di Betlemme, servita come culla per
Nostro Signore, il corpo di San Pio V, ed il quadro di Maria
“Salus Populi Romani”.
All’interno della basilica già c’è un po’ di
gente. Fervono i preparativi. Accanto a me si siede una
giornalista francese. Stiamo appena due file dietro i posti
riservati alle Autorità religiose. Sono attesi, data la
storicità dell’evento, un po’ tutti i capi-dicastero (alla
fine ci saranno solo in due: De Magistris ed Herranz.).
L’appuntamento per i fedeli era, per le 15,00 sul sagrato
della basilica. Verso le 14,40 era già piena.
Complessivamente saremo stati un tremila. Di fronte a noi
prendono posto l’abate benedettino DOM Gerard dell’abbazia
di Le Barroux, il cardinale austriaco Alphonse Maria
Stickler, insigne studioso di liturgia, nonché capo
archivista emerito del Vaticano. Subito dopo giungono
l’arcivescovo emerito di Boston, cardinale Bernard Law,
seguito dai suoi colleghi Medina, Baum, Razafindratandra e
Agostino Meyer. Circa il cardinale Law, dobbiamo per amor di
giustizia, aprire una parentesi. Nei giorni seguenti, i
quotidiani scrissero su di lui una grossa imprecisione. Si
scrisse che aveva dovuto lasciare la guida della diocesi
perché coinvolto in un caso di pedofilia. Premesso che,
negli USA, non c’è capo politico o religioso che, a ragione
o a torto, non sia stato accusato di tale nefandezza, le
cose sono andate un po’ diversamente. In pratica, non solo,
non adesso, ma, alcuni decenni fa, quando era rettore di un
seminario, avrebbe (il condizionale è d’obbligo) coperto uno
scandalo relativo ad episodi d’omosessualità cui era venuto
a conoscenza, ma, in pratica, le sue dimissioni, dopo lo
scoppio del caso pedofilia nel clero USA, sarebbero state un
gesto tipo quello del capitano di marina che, dopo aver
fatto di tutto per salvare la propria nave, sceglie di
affondare con essa.
Torniamo alla cerimonia. Sono presenti
numerosi sacerdoti, seminaristi e religiosi, tra i quali
ricordiamo le Discepole del Cenacolo di Velletri, che, da
circa tre decenni, stampano e diffondono il quindicinale
“Sì, sì, no, no”. Nell’altra fila di banchi si notano le
autorità civili. Tra di loro ci sono i parlamentari della
Lega Borghezio e Briciolo, i principi romani Sforza Ruspoli,
donna Teresa Coppa Solari e Carlo Massimo, la duchessa
d’Angio e Segovia, zia del re di Spagna e di Carlo di
Calabria, erede al trono di Napoli, nonché suocera di
Carmençita di Villaverde (la nipotina prediletta del
generalissimo Franco); il consigliere dell’ambasciata di
Francia, Yves Gouyou, Edoardo Papetti dei conti di Ceccano,
il marchese Coda Nunziante, l’ambasciatore della FAO
avvocato Chiaradia-Bousquet, il consulente di politica
estera di Gianfranco Fini, professor De Mattei e tanti
altri. Spiccano anche i bianchi mantelli dei cavalieri
Templari di Poggibonsi (Siena), guidati dal loro gran
Maestro, il conte Marcello Cristofani e l’ieratica figura
dell’eremita che vive fuori Lucca, con il suo cranio rasato
ed il barbone bianco-nero, largo fino alle spalle e lungo
fino alla pancia. Tra i fedeli incontro Roberto Fiore. Però,
chi fosse venuto sperando di assistere solo ad una
passerella di VIP è rimasto deluso. La presenza del popolino
era ben pronunciata. A proposito di “popolino”, si è
guadagnata, nella basilica, un attimo di celebrità la
signora G. Q. da Torvaianica, cui squillava in continuazione
il telefonino. Oltre e più che le presenze, in realtà sono
degne di nota le assenze, ma di ciò parleremo più oltre.
Assenze e presenze rimarchevoli sono anche dal mondo dei
mass-media. Noto lo staff della tivù satellitare cattolica
“Tele Pace”, che ha ripreso in diretta e trasmesso tutta la
cerimonia (ma, come ho potuto constatare, con un commento di
cui si può dire solo che è lacunoso) nonché gli inviati de
“La Stampa”. Fuori la chiesa ho avuto occasione di
scambiare due parole con la fotografa di “Famiglia
cristiana”. Tra le tivù, si notano le troupes di LA7 e di
RAI 3. Circa la LA7, però, c’è molto da dire per quanto
riguarda il discorso “assenze”.
Alle 15,30, come da programma, giunge il
celebrante, il cardinale Darìo Castrillon Hoyos. Prende
posto dietro l’altare paleo-cristiano ed inizia la recita,
in lingua latina, dei misteri gloriosi del Rosario. Alla
fine della preghiera il cardinale si assenta per indossare i
paramenti per la Messa. Una volta preparato, ritorna a modo
di processione, accompagnato dagli altri sacerdoti
officianti, cioè da padre Bising nel ruolo di diacono, padre
Sven Konrad suddiacono e padre Hochow assistente. Raggiunto
l’Altare, il cerimoniere, padre Charbel O.S.B. da lettura al
testo di un messaggio firmato dal Cardinale Angelo Sodano,
Segretario di Stato, con il quale ha trasmesso ai
partecipanti alla Celebrazione Eucaristica la gratitudine
del Santo Padre per la loro"cordiale adesione al Successore
di Pietro che li ha spinti ad "innalzare a Maria, nel
contesto dell'anno dedicato al Santo Rosario" 25°
anniversario del suo Pontificato, la loro corale preghiera.
"Sua Santità,- Il Cardinale Sodano scrive inoltre-
riconoscente per il filiale gesto, si unisce spiritualmente
al devoto omaggio a Maria Santissima chiedendole di
intercedere presso il suo Figlio Gesù affinché tutti i
cristiani siano lievito di santità e di rinnovamento
spirituale nel mondo d’oggi".
Adesso inizia
la celebrazione vera e propria. Si dice che, una
caratteristica della Messa antica era la celebrazione verso
l’Altare, quindi dando le spalle al popolo. È così, ma con
delle eccezioni. Una di queste è rappresentata dalle chiese
costruite con la porta rivolta ad oriente. Santa Maria
Maggiore è una di queste.
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“Introibo ad altare Dei, ad Deum qui
laetificat juventutem meam”.
Mi accosto all’altare di Dio, a Dio che allieta la mia
giovinezza. La vibrante formula iniziale riempie le navate
della basilica. I cori delle due “scholae cantorum”, quella
dell’istituto “SANT’Anselmo” e quella del pellegrinaggio
Parigi-Chartres intonano l’inno mariano “Salve sancta
parens”. Da allora la cerimonia si svolge secondo tutte le
rubriche promulgate da Giovanni XXIII nel 1962. In effetti,
degli occhi esperti, non i miei, hanno notato delle piccole
imprecisioni, su cui, dato che, badiamo alla sostanza, alla
forma anche, ma nella misura in cui serve ad esprimere tale
sostanza, stendo un velo.
Da questo celebrazione, si attendevano
grandi annunci. Ci sono stati, però, secondo l’uso moderno
di dire le cose, di annunziare gli eventi, ma di mantenerli,
comunque, nel generico e, soprattutto, senza dar loro forma
ufficiale.
L’omelia ha trattato delle tre figure che
hanno attirato i fedeli nella Patriarcale Basilica: Maria
Santissima, il Pietro d’oggi e San Pio V.
Tutto, in tale tempio, parla della Vergine
Maria, dalle reliquie della mangiatoia allo splendido
mosaico absidale, dove è rappresentata tutta la vita di
Maria. Il cardinale ha, quindi, ricordato cosa dice del
culto mariano il capitolo VIII della Costituzione dogmatica
"Lumen gentium" del Concilio Vaticano II, in continuità con
tutta la Tradizione.
Anche da ciò, la Santa Vergine, sempre
presente alle quotidiane vicissitudini della Chiesa, e
d’ogni cristiano merita il titolo d’Auxilium Christianorum.
Circa il pontefice, il cardinale ricorda quanto ne dicono
gli ultimi Concili, il Vangelo di San Matteo e le prediche
di San Leone Magno "La saldezza che egli, Pietro, diventato
pietra, prese dalla pietra Cristo, si propaga anche nei suoi
eredi…" (S. Leone, Sermo 5).
Domenica 4 maggio, su Internet era corsa la
notizia, pubblicata sul sito della rivista americana
Catholic Herald (http://www.catholicherald.co.uk/HomeNews.htm)
che, in occasione della Messa di cui stiamo dando il
resoconto, sarebbe stato dato l’annuncio che, almeno
dall’autunno, tutti e singoli i preti cattolici potranno
servirsi dell’antica liturgia senza tutte le formalità oggi
previste. Ebbene sempre nell’omelia, è stato ricordato che:
“Il rito cosiddetto di San Pio V non si può considerare come
estinto” e che “L'antico rito romano conserva, quindi, nella
Chiesa il suo diritto di cittadinanza nella multiformità dei
riti cattolici, sia latini che orientali. Ciò che unisce la
diversità di questi riti è la stessa fede nel Mistero
Eucaristico, la cui professione ha sempre assicurato l'unità
della Chiesa, santa, cattolica ed apostolica”.
Torniamo al discorso assenze/presenze. I
preti dell’istituto fondato da Mons. Lefebvre non c’erano.
Infatti, in una brevissima intervista trasmessa dal Tg2
delle 13,00 ( e poi ripresa solo da Tg 2 DOSSIER del sabato
successivo) il superiore per l’Italia don Michele Simoulin,
aveva annunciato che loro sacerdoti, pur ringraziando il
cardinale avevano deciso di non andare a tale cerimonia,
onde non favorire la diffusione di ulteriori equivoci al
riguardo della loro situazione. Circa i fedeli non erano
stati né incoraggiati né scoraggiati.
Assenze più clamorose, però sono altre.
Trattandosi di un evento, volto, tra l’altro, anche ad
inaugurare i festeggiamenti per il 25° di pontificato del
Papa, il suo vicario, cardinale Ruini, avrebbe fatto bene ad
assistervi. Era assente perché occupato per le cresime a San
Giovanni In Laterano, cerimonia concelebrata con tutti i
vescovi ausiliari, quindi atto che va nella direzione
opposta, (nel rito di San Pio V la concelebrazione è
pressoché sconosciuta). Contemporaneamente il cardinale
Kaspar era impegnato in una conferenza con gli Ortodossi per
ridiscutere il primato di Pietro alla luce dell’ecumenismo.
Tra le assenze tra le personalità laiche,
infine, notiamo quella di due bellissime signore, che, a
rigor di termini non avevano alcun obbligo di esservi, ma la
cui presenza sarebbe stata in carattere con i loro ruoli,
entrambe legate al circuito televisivo LA7. Irene Pivetti
vero è che sembra aver chiuso con il mondo del
tradizionalismo cattolico, ma il ruolo storico che vi ha
svolto, prima ed unica personalità politica italiana a
ricordare e rivendicare pubblicamente il ruolo del nome di
Dio, era una sorta di dovere morale. Discorso simile anche
per Cathrine Spaak. L’ex signora Dorelli non è cattolica,
ma, la trasmissione che presenta su LA7, (rete per cui
lavora anche Irene Pivetti), è seguita da tante gente
interessata alle spiritualità, quindi dare un occhiata
sarebbe stato dovere.
Arcangelo
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