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Notizie dalla Terra Santa

 

“Questa Messa non s’ha da fare”

 

 

“Questa Messa non s’ha da fare”

È da tempo che, sulla presente rivista ("L'ALTRA VOCE", Via Sant'Andrea-Pozzocampo 10, 82036 Solopaca -BN-, tel/fax 0824-971655), ci siamo occupati dei problemi legati all’emarginazione, quanto meno, di fatto, della liturgia latina classica. Non si tratta solo di un problema di forme e men che meno di lingua. Fummo forse il solo organo di stampa italiano, che nel 1998,  recensì il testo di Mons. Luigi Villa “Paolo VI beato”?

Tale volume, è il primo di una trilogia: “Processo ad un papa” e “La nuova chiesa di Paolo VI”, nella quale, l’Autore, analizza il pontificato di Giovanbattista Montini e nota come tanti provvedimenti, presi da lui o con il suo quanto meno tacito avallo, non sono stati buoni per la Chiesa. Le riforme liturgiche, materialmente vergate da Mons. Annibale Bugnini (personaggio su cui persino la rivista “30 Giorni”, d’ambiente ciellino e diretta da Giulio Andreotti, pubblicò, nel 1992, un lungo testo che ne dava per probabile l’iscrizione alla Massoneria), andate ben oltre le richieste del Concilio Vaticano II, sono fra questi. Anzi sono i più appariscenti.

Saremo ben felici, quando ciò avverrà, di recensire la seconda edizione di “Iota Unum”, (Ricciardi Editore, Napoli 1986) del Professor Romano Amerio (1905- 1997). Tale opera porta il sottotitolo: “Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel XX Secolo”.

Si tratta di un’opera di quasi 650 pagine, nella quale l’Autore dice la sua nell’ultima pagina. In tutto il testo non fa altro che mettere a confronto documenti ufficiali ecclesiastici del Concilio e del post-Concilio, con documenti ufficiali del passato, in particolare del pontificato di Pio XII (1939-1958). Sembrano i documenti di due Chiese diverse.

In concreto, se un cattolico del 1600, fosse risorto nel 1960, si sarebbe trovato spaesato ovunque. Non avrebbe capito nulla del mondo d’oggi, tranne che per un particolare. Gli sarebbe bastato mettere piede in una chiesa cattolica, fosse anche nella più sperduta missione della Congo, per riconoscere subito che quella era una chiesa. All’udire “Introibo ad Altare DEI”, avrebbe capito subito che stava per iniziare la Messa.

Appena dieci anni dopo, anche in San Pietro,  avrebbe pensato di trovarsi nel tempio di una setta protestante, (e delle più strane). Tali cambiamenti, sono stati l’attuazione di una definizione di Messa, in cui si mette l’accento non sul fatto che, nel corso di tale celebrazione, Gesù, tramite il prete, rioffre al Padre i meriti della sua Passione, ma sulla riunione dell’assemblea dei fedeli.

Tanti sacerdoti, in tutto il mondo, sono stati vittima di persecuzioni varie, per essersi mantenuti fedeli a tale rito. Rito impropriamente detto “Tridentino” (e/o di “San Pio V”), ma che conta almeno quindici secoli di storia. Onore al merito di chi, nonostante tutto, non ha mai ammainato tale bandiera.

Abbiamo più volte parlato di Padre Luois Demornex, parroco di Corigliano di Sessa Aurunca, che, il 2 febbraio del 2000 ha deciso di celebrare usando quel rito. Chi scrive, sempre sulla presente rivista, fece il resoconto della Messa celebrata il 24 maggio 2003 a Santa Maria Maggiore, dal cardinale Dàrio Castrillon. Già allora, demmo notizia, che, da un momento all’altro, era prevista l’uscita di un “Motu Proprio”, con il quale si sarebbe reso noto al mondo che tal rito, non solo della Messa, ma di tutti i Sacramenti, non è mai stato abolito e, quindi, è perfettamente lecito, da parte d’ogni singolo prete cattolico, per il solo fatto d’essere tale, di servirsene, senza altre formalità. Tale documento ha dormito nei cassetti del Vaticano per oltre quattro anni. I due pontefici che si sono succeduti nel frattempo, ben sapevano che, tale “scoperta dell’acqua del bagno”, avrebbe suscitato resistenze non da poco. Un corpo episcopale, pseudo - progressista, ancora legato, appunto, a certe false letture ottimistiche del progresso, le “meravigliose sorti e progressive”, su cui già allora rideva amaramente Giacomo Leopardi, si sarebbe opposto.

Finalmente, sabato 7 luglio c.a. 2007 (Curioso! 7/7/7. Il numero “7”, che secondo la numerologia biblica indica “completezza”, ripetuto tre volte, ed il “3” indica “perfezione”), il famoso “Motu Proprio”, chiamato “Summorum Pontificum Cura “ vede la luce. Benedetto XVI ricorda che il rito tradizionale non è mai stato abolito, anzi, testualmente: "Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto".

Come si prevedeva, iniziano  ogni genere di reazioni.

Tanto per incominciare sembra strano che tale documento  pubblicato come abbiamo detto il 7 luglio, prevede esplicitamente che dovrà entrare in vigore il 14 settembre. Il motivo è che ricorrendo in tale data la festa della Santa Croce, si vuole sottolineare il carattere essenziale di Sacrificio della Messa.

Molta gente, di cui nessuno avrebbe sospettato  tali gusti e disgusti ha confessato la propria gioia. Tanto per fare un nome, il direttore del Tg1, Carlo Rossella. Un parroco del Novarese, riflettendo sul particolare secondo il quale questo rito non ha bisogno più bisogno di permessi, decide di incominciare  domenica 8 luglio. Come Volevasi Dimostrare, il suo vescovo lo richiama  pubblicamente. Tale sacerdote, non solo continua imperterrito, ma comunica ai giornali tutta la vicenda. Lealtà vorrebbe che un vescovo in disaccordo col Papa si dimettesse.  Di  rinunciare al loro potere clericale non vogliono sentirne parlare.

Anche su questo tema, il capofila della contestazione è l’arcivescovo emerito di Milano  Mons. Carlo Maria Martini. Il prelato si è preoccupato di far sapere che lui non avrebbe mai celebrato nel rito tradizionale per "quel senso di chiuso che emanava dall'insieme di quel tipo di vita cristiana così come allora lo si viveva".

Sarà. Certo  è che quella Chiesa dal “senso di chiuso” ci ha dato Santa Caterina da Siena, San  Francesco d’Assisi, poi (giusto per restare a Milano) San Carlo Borromeo e così via, fino a  Padre Pio. Invece, come scrive Antonio Socci, “la chiesuola progressista fatta - immagino - di cattocomunisti, ecumenisti scatenati e teologi della liberazione, [……...]. Ci ha dato scalmanati schitarramenti postconciliari con i più indecenti abusi liturgici”.

Subito dopo, sono scesi in campo contro l’esplicita volontà del Pontefice, anche altri vescovi. Il primo è stato il successore di Martini a Milano, Tettamanzi che si è appeso al cavillo formale, che, nel documento del 7 luglio non si nomina esplicitamente il rito ambrosiano, quindi Milano è esclusa da tale atto. Si è messo in luce, poi,  il vescovo di Pisa, Mons. Plotti. Fino  ad ora passato alla storia perché è l’unico leader religioso al mondo, che ha stabilito che le visite alla sua  Cattedrale debbano essere a pagamento, sarà ricordato anche per un altro primato. È il primo vescovo che ha invitato i propri confratelli ad organizzare manifestazioni di piazza, per protestare contro un documento papale. Fortunatamente, non tutte le reazioni sono di segno negativo.  L’arcivescovo di Bombay, in India, comunica che nella sua diocesi non si aspetterà il 14 settembre, ma si comincerà ad usare il rito tradizionale il 15 agosto.

Infine, il 14  settembre 2007 d. C., arriva. Il rettore della chiesa di Sant’Anna a Caserta, don Giovanni Gionti, avutone richiesta da un gruppo stabile di fedeli, fissa una Santa Messa, in rito Latino tradizionale, per le ore 20,00 di domenica 16 settembre.   Molta gente, compreso il sottoscritto, si organizzano per partecipare a tale cerimonia.  Il giorno 10 settembre, trovandomi a passare nei pressi della chiesa, leggo un avviso che mi lascia esterrefatto. Il senso è che, il vescovo, Mons. Raffaele Nogaro, avutone notizia, per “non creare un precedente”, ne ha ordinato la sospensione.

Il presule, da “cattolico adulto”, rappresentante di quella scuola di pensiero, che concede precedenza ai temi sociali, (in concreto, i suoi rappresentanti conoscono Sartre meglio di San Tommaso e Freud meglio di Sant’Alfonso)  che ci ha dato il già citato Martini (che, quando stava a Milano, aveva messo tra le priorità della diocesi l’assistenza spirituale ai brigatisti pentiti e dissociati, ignoriamo con quali esiti), Carlo Carretto, Dossetti nonché  l’attuale Presidente del Consiglio, poteva mai cogliere un’occasione per tacere?  

Dare esempio d’obbedienza verso i documenti pontifici, dovrebbe essere un punto d’onore e d’orgoglio per tutti i vescovi. Dimenticavamo che, presso i nostri “cattolici adulti”, va di moda don Milani ed il suo adagio: “L’obbedienza non è più una virtù”. Chissà se quando gli ordini li danno loro, l’obbedienza torna ad esserlo. Anche Mao diceva: “Ribellarsi è giusto”. Solo che, nelle Opere Postume, a cura di Hua Kuo Pheng, figura la noticina: “Dipende contro di chi”. Ricordiamo  a don Giovanni Gionti ed a quanti preti ci leggeranno, che, non solo, stando alla lettera ed allo spirito del “Motu Proprio”, per servirsi del santo e venerabile rito romano tradizionale, non vi è bisogno di permesso alcuno, ma, a maggior ragione, per la Messa “sine populo”, tale libertà è, se possibile, ancora più assoluta. Il documento del 7 luglio, non sarà stato vano, se tornerà a far diffondere la pratica della Messa privata. Messa privata, cui, sempre stando al testo del documento, nessuno può vietare ai fedeli di partecipare.

Abbiamo iniziato il presente articolo, parlando di Paolo VI e lo chiudiamo, notando che non tutto ciò che fece è stato cattivo. In particolare, fra le opere montiniane, c’è di buono che ha fatto cessare le persecuzioni contro Padre Pio e che ha stabilito dei limiti d’età per i vescovi. Ora, Mons. Nogaro è prossimo al raggiungimento di tali limiti. Gli auguriamo di trascorrere una lunga e serena vecchiaia, nella sua bella regione nativa, il Friuli. Anche tenendo conto di ciò, lo invitiamo a porsi una domanda: come gli piacerebbe che gli annali ricordino il suo episcopato. Solo come il periodo in cui la diocesi partecipava a molte iniziative sociali, comprese alcune organizzate dai tipi più bislacchi, o anche come quello in cui ebbe fine l’ostracismo al rito che ha formato tutti i santi finora canonizzati?   

ARCANGELO Santoro  

 

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