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Anno III,  Comunicato 46, del  4 giugno  2008

 

 

 

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«Abbiamo fame di libertà?» «No, avete fame di Impero!»

 Riflessione ed analisi della manifestazione in Campidoglio indetta dal “Riformista”.

mercoledì 4 giugno 2008


Raccolgo qui in maniera possibilmente ordinata impressioni raccolte dal vivo ed ancora fresche. Tornato a piedi dal Campidoglio a casa, ho trovato nella mia posta la richiesta di un Lettore che mi chiedeva un commento dei resoconti del TG. Era indignato e voleva una mia analisi dei servizi giornalistici di stato. Gli ho risposto che mi sono goduto lo spettacolo dal vivo e che perciò non avevo potuto vedere i telegiornati. Data l'ora tarda, ho promesso al Lettore che avrei scritto sull’evento appena alzato, di prima mattina. Certo di avere almeno un Lettore voglioso dei particolari dell’evento, dedico proprio a lui la ricostruzione e testimonianza oculare che segue e che andrò via via rielaborando alla bisogna, corredando il testo con le numerose foto originali da me scattate con la mia Canon Ixus 55, ma soprattutto tentando di comprendere un evento indubbiamente intriso di “pura ipocrisia”: non sono mie parole, ma di Francesco Cossiga che ormai all'apice della sua carriera politica può permettersi di parlare senza riguardi e senza peli sulla lingua. Nel frattempo, chi legge e freme di sdegno, se vuole fa sempre in tempo ad aderire al Contrappello, cliccando qui e seguendo il percorso. Non vi è dubbio che la manifestazione è stata programmata a tavolino da tempo: come quando (ma anche prima) nella “Casa Rosa” gli Undici di cui parla Ilàn Pappe progettarono la pulizia etnica. Poiché la vanità è spesso più forte della prudenza, in piazza del Campidoglio si sono contesi, fra Antonio Polito e Riccardo Pacifici, la palma di chi andasse il “maggior merito” della manifestazione. Noi li gratifichiamo con un ex aequo. Chiaramente ciò che per Politi e Pacifici è un merito costituisce per me un demerito come pure son certo per i palestinesi di Gaza e dei campi profughi sorti dalla Nakba in poi, per non parlare poi di tutto il popolo iraniano, certamente non rappresentato dai “dissidenti” raccattati in piazza. Di certo, l’evento è stato pianificato a tavolino seguendo una strategia e giocando sulla sorpresa ed impreparano altrui: come per la Nabka. Ma come per la Nabka noi abbiamo il tempo e la memoria per ricorda. Non è però tardi per organizzare una “risposta” che non poteva precedere quanto gli Ipocriti andavano tramando. Bisognava aspettare che l'opera loro si compisse. Il tempo è giunto.

Ultim’ora. Non ho potuto vedere i telegiornali di ieri sera, ma ho appena visto ed ascoltato il tg2 delle 13 ed il tg1 delle 13.30, dove pare sia disponibile la versione integrale dell’intervista ad Ahmadinejad. Intanto posso notare un’estrema e vergogna faziosità della tv di regime, ben conscia di essere coperta dai suoi mandanti. A chi presta un poco di attenzione salta subito agli occhi il contrasto fra il cappello introduttivi dell’intervistatore (tanto al tg1 quanto al tg2) e la dichiarazione effettivamente resa dal presidente iraniano. Ho finora sentito di terza e quarta mano fino allo spasimo una dichiarazione di “distruzione” da parte di Ahmadinejad di Israele. Cioè vi sarebbe stata una minaccia diretta, presentata come tale da tutti i vertici della politica italiana, in primis il politico dell’«ovviamente”, Gianfranco Fini ora assurta alla ambita carica di Presidente della Camera, ma non per questo divenuto più rapprentativo, secondo l’accezione politologica data da Sartori. Ahmadinejag ha detto nei due tg e ai due diversi intervistatori che gli hanno posto la stessa domanda una cosa ben diversa da quella che gli viene attribuita. Lo stato di Israele è destinato ad estinguersi, ad implodere per contraddizione interna, non a seguito delle minacce di Ahmadinejag. Se ben si riflette e ci si documenta, si vedrà che la critica di Ahmadinejad non è una cosa nuova rispetto a quanto già si sapeva e soprattutto non è sostanzialmente diversa da quella dell'ebreo tedesco Avraham Burg, che aveva parlato di Stato alla nitroglicerina a proposito dello stato “ebraico”, costruito cioè su un fondamento razziale, con maggiore accentuazione di quel Blut und Boden (sangue e suolo) che aveva caratterizzato l’ideologia nazista. A rifiutare la natura “sionista” dello stato ebraico sono non pochi ebrei, come ad esempio Ilàn Pappe, autore della “Pulizia etnica della Palestina”, che i nostri politici che ieri sera hanno parlato a vanvera farebbero bene a leggere ed a confutare, ove ne siano capaci. È vergognosa l’informazione di regime ed è evidente come si siat facendo di tutto per indurre l'opinione pubblica italiana ad accettare l’idea di una guerra all’Iran. Di quanto sia servile questo genere di informazione ne ho avuto un particolare conferma l'altro giorno, quando a proposito della condanna dell'Italia da parte di Onu e Vaticano per l'introduzione del reato di immigrazione clandestina, uno dei due tg (l’altro si è poi corretto) ha iniziato dando per prima e con risalto la notizia della condanna proveniente dal Vaticano e solo per seconda e con minore rilievo la notizia della condanna dell’Onu. Questa è il nostro sistema “democratico” di informazione, questo il regime che in quanto “democratico” ci rende il più felice popolo di questa terra, una felicità che i nostri politici non dobbiamo trattenere egoisticamente tutta per noi, ma dobbiamo esportare con le armi, esercvitando il “diritto di ingerenza” (così ha detto il corpulento politico del PD di cui mi sfugge ora il nome, forse Bellini, ma ne do qui sopra la foto: lo stesso era gia presente alla manifestazione di piazza Navona, organizzata dal “Riformista” insieme con i radicali di Bordin, una coppia siamese). Non vi è dubbio che l’informazione che sta passando sia quanto mai “sporca” e che i cittadini che non vogliono trovarsi coinvolti in una guerra debbano esercitare la massima e mobilitazione di cui sono capaci: della Casta non vi è assolutamente di che fidarsi.

In una precedente occasione, nel febbraio 2007, di cui redassi ampio articolo, poi non più terminato secondo il vasto impianto progettato (in pratica un libro online), avevo posto proprio a Polito in compagnia di Fini alla presentazione di un libro di Ottolenghi, un quesito al quale né Polito né Fini seppero rispondere. Il quesito he si può ascoltare anche nella registrazione che ne fece allora radio radicale e che ora torna di estrema attualità csuona era consì congegnato:

chiarita la distinzione filosofica fra legalità (ad esempio: mero riconoscimento diplomatico di Israele da parte tutti o solo taluni Stati) e legittimità (riconoscimento spontaneo di un diritto sulla base di motivi etici e convinzioni morali propri del singolo), posto che (citando un leit motiv di Marco Pannella) che Israele rappresenta solo lo 0,2 per cento e di popolazione e di territorio del mondo arabo, chi avrebbe dovuto ricoscere ad Israele la sua legittimità ad esistere? Gli stessi Polito e Fini, nella serata ebraica, organizzata per presentare il propagandistico libro di Ottolengi, in un ritrovo di via Ostiense? Oppure quel 99,8 per cento di stati e popoli arabi confinanti con Israele?

Alla domanda non fu data risposta e ricordo molto bene l’aria di Antonio Polito che non sapendo e non volendo rispondere mi guardava come se fossi appena giunto da Marte. L’ambiente in cui mi trovavo era pressoché ebraico ed io con la mia domanda ero effettivamente capitato nel posto sbagliata. A salvarmi da situazione incresciose fu l’assoluta mitezza del mio eloquio e la volontà preordinata di non poter replicare alle mancate o elusive risposte. In effetti, la risposta spudorata che sia Gianfranco Fini sia Antonio Polito avevano in mente era la seguente:

È sufficiente che Israele abbia il riconoscimento e l’appoggio degli Usa e dei suoi fedeli e servili alleati. Il riconoscimento da parte araba è del tutto ultroneo (Testuale Fini: “certo, è meglio, se il riconoscimento viene dato anche dagli Stati arabi…”). A costoro, popoli incivili di selvaggi in attesa di rieducazione democratica, il riconoscimento lo si imporrà con la forza, con le buone o con le cattive.

In pratica, in una logica imperiale (leggi l’«Impero» di Hardt/Negri), di disponeva degli altri come mero oggetto della propria politica. La solfa dei “diritti umani” è una volgarissima ideologia imperiale utilizzata per reclamare un “diritto di ingerenza” (così il corpulento signore della foto di sopra), senza chiaramente riconoscere il reciproco a paesi di altra civiltà che dal loro punto di vista potrebbero giudicare negativamente il nostro livello di civiltà e di sensibilità morale. Nella piazza del Campidoglio, ieri sera, le massime personalità della Casta hanno tentato il colpaccio. In passato, si aggredivano altri popoli in nome del Vangelo, oggi quel tipo di argomentazione religiosa, non più praticabile dopo l’esperienza delle guerre di religione fondative del moderno Stato laico, viene sostituita dalla ideologia quanto mai insipida dei “diritti umani”, che non si sa bene cosa siano e che ordinariamente vengono violati proprio da chi li proclama con alta e solenne retorica.

Colloco qui una riflessione or ora sopraggiunta sulla natura di una testata come «Il Riformista» che ha promossa una manifestazione decisamente antiraniana come pochi mesi prima un’altra anticinese. Stesso discorso può farsi per il «Foglio» ed in qualche misura anche per Radio radicale. Sono questi organi di informazione nel senso dello Stato di diritto liberale del XIX secolo? La loro funzione è quella di fornire informazioni quanto più possibilmente neutre ed soggettive al fine di consentire ai cittadini la libera formazione del giudizio, presupposto per la loro azione politica? Che il «Riformista» non sia un organo di informazione nel senso sopra detto non mi sembra abbia bisogno di una grande dimostrazione. Abbiamo assistito con il concorso dei politici e dei poteri interessati ad un’operazione che proprio non ha nulla a che fare con l’informazione. Oltrettutto, una manifestazione come quella del «Riformista» non aveva nessun contraddittorio. Si è poi toccato il ridicolo e la stupidità per lamentare il caso del giornalista ex-iraniano che non “era stato gradito” da uno dei protagonisti (soggetti necessari) del meeting quando proprio tutta la manifestazione del “Riformista” è stato concepita fin dall’inizio per dire ad Ahmadinejad che era “sgradito”. Mi stupisco come non sia stato colto il senso della necessaria reciprocità: io ti insulto e devi sorbiti le mie offese e le mie menzogne, ma tu non mi puoi respingere. Aggiungo ancora che quando ho sentito in piazza ciò che aveva in testa il giornalista ex-iraniano, iscritto a quell’Albo che mi auguro venga quanto prima abolito, non mi sono affatto stupito per il presunto non gradimento da parte iraniana e l’ho trovato assolutamente plausibile sotto il profilo etico, diplomatico, politico, giornalistico. La foto del Tizio, di cui non sono riuscito a memorizzare il nome, la si trova come illustrazione di questo paragrafo.


Avvalendomi del costume dei «Corretti Informatori» invio a tutti gli indirizzi della redazione del “Riformista”:

m.gallo@ilriformista.it,
a.calvi@ilriformista.it,
s.cappellini@ilriformista.it,
f.desposito@ilriformista.it,
a.deangelis@ilriformista.it,
t.labate@ilriformista.it,
l.mastrantonio@ilriformista.it,
t.mastrobuoni@ilriformista.it,
p.rodari@ilriformista.it,
info@ilriformista.it


di nuovo lo stesso quesito, più attuale che mai, dentro i 300 caratteri:

Caro Polito, sono impegnato in un ampio resoconto critico della sua manifestazione di ieri che non posso finire in breve tempo. Ma le ripropongo nuovamente e pubblicamente quella mia domanda alla quale Lei e Fini non foste capaci di dare risposta nel febbraio del 2007 (vedi links interni).

del modulo di invio di questo post, ancora in progress, ma che che mi ha già stancato al punto da rendere necessaria una pausa di ristoro. Il mio Lettore spero sia generoso da volermi concedere una pausa di riposo. Posso assicurargli che nella mia testa c’è quanto basta per redigere un romanzo alla James Joyce, ma la cosa richiede il suo tempo.

Cronaca della manifestazione


Sommario: 1. Arrivo in piazza. – 2. La falsa non violenza dei radicali. – 3. La dissoluzione dell’unità politica di un popolo. – 4. Il silenzio sulla tragedia palestinese. – 5. La dichiarazione di inimicizia al popolo iraniano. – A) CRITICA DELLA STAMPA: 1. Il trionfalismo programmato sulla manifestazione. – 2. Non solo oppositori ad Ahmadinejad. – 3. L’altra stampa: voci critiche di giornalisti fuori del coro. – 4. La faziosità sionista di Bordin, rassegnista stampa radicale. – B) APPENDICE FOTOGRAFICA.

1. Arrivo in piazza. –Sono arrivato puntuale alle ore 20 meno pochi minuti. Visto da sotto la piccola splendida piazza con la statuta di Marco Aurelio al centro sembrava gremita. Invece ho poi verificato che la piccola folla si era tutta assembrata all'ingresso della piazza. Ho notato parecchie persone con il testa il tipico copricapo ebraico. Che a costituire la non grande folla riunatasi in Campidoglio fossero per la gran parte tutti appartenenti alla comunità ebraica romana: me lo ha confermato l’anziana signora che stava accanto a me in primissima fila davanti all'improvvisato palco, costituito dalla sopraelevazione di tre gradini davanti al palazzo centrale. Le ho anche chiesto se nella piazza gli ebrei presenti erano tutti gli elettori di Riccardo Pacifici. “Non tutti”, mi ha risposto. In questo blog è stata seguita la vicenda della pensione privilegiata riconosciuta agli ebrei romana, a seguito di una iniziativa apparsa su “Striscia la notizia”, dove erano apparsi in veste di propagonisti che si erano dati da fare per un verso Riccardo Pacifici e per l’altro Clemente Mastella, che aveva fatto sapere di aver utilizzato in parte fondi del suo ministero per raggiungere lo scopo. Come nella generalità dei casi, riguardante gli altri cittadini (mia madre compresa) l’INPS aveva tolto ciò che riteneva non dovuto. Quindi, una provvida legge ha sancito un privilegio. Questo per dire quale fosse in buona parte la folla raccoltasi in Piazza ad inveire contro il popolo iraniano. Al momento sento parlare, su radio radicale in una intervisto-filo diretto al ministro Larussa, di un’ipotesi di intervento militare contro l’Iran, per bombardare basi dove sarebbe in preparazione la bomba atomica.

Ho potuto camminare per la piazza riconoscendo via via che arrivano diversi personaggi pubblici, che erano chiaramente venuti lì per esternare, per donare al mondo ed ai media la loro parola. Il pubblico degli effettivamente presenti, come sempre in queste occasione, era per loro una materia vile. Avvicinarsi loro, se già non li si conosce per più strette frequentazioni, non è buona norma. Si finisce nel migliore dei casi per essere trattati con molto sufficienza. Nel peggiore dei casi con tanta polizia presenza si può correre qualche rischio. Idealmente, immagino qui di essermi avvicinato e di aver posto qualche domanda. Ad esempio, a Furio Colombo avrei avuto avvicinarmi solo per verificare l'esattezza di alcune mie letture che lo riguardano e che per me caratterizzano il personaggio il tutto il suo significato. Credo che si debba a lui la famigerata legge sulla Giornata della Memoria, che è diventato un veicolo di ideologia nelle scuole e che ha fortemente compromesso l'autonomia critica di docenti e discenti. Il solo ad opporsi all’istituzione della Giornata della Memoria fu il filosofo Lucio Colletti, allora parlamentare di Forza Italia. Le scuole mutatis mutandis non sono cosa diversa da ciò che erano durante il fascismo: l’ideologia di regime, non importa quale, è parte integrante e costititutiva dei programmi scolastici. In Roma poi, già con Veltroni e probabilmente lo stesso con Alemanno, ogni anni vengono mandati a spese del comune 300 studenti in visita ad Auschwitz, dove posso edificarsi e rafforzarsi nello spirito. In Francia poco ci mancava che ad ogni studente, fin dalla più tenere età, venisse imposta l’adozione di un bimbo morto in Auschwitz. La demenzialità dell’idea pare fosse troppa per lo spirito cartesiano dei francesi. Il successivo discorso di Furio Colombo mi ha confermato nel giudizio dell’uomo, con il quale per la prima ed ultima volta nella mia vita ho incrociato il mio essere fisico.

Se vi fosse stato contraddittorio avrei voluto contestare all’illustre Comunista la totale mancanza di sincronica e diacronica. Aveva infatti posto una connessione diretta fra le prime espulsioni di studenti ebrei dalle scuole italiane ed il lager di Auscwitz, alla cui “normalità” forse ci abitueremo via via che prenderanno consistenza i centri regionali per gli immigrati clandestini. In fondo, Hitler nel 1933 creando i primi campo non faceva altro che risolvere a suo modo un problema che noi proprio con questo ultimo governo, con i Gasparri ed i Caldaroli, stiamo appunto scoprendo. Ma è anche vero, se la memoria non mi inganna, che finchè il fascismo fu al potere, cioè fino all’8 settembre non vi fu mai nessun rastrellamento di ebrei. E quindi si imputa al fascismo qualcosa che non ha commesso. Quanto poi al problema della razza e del razzismo, che sta ritornando in forme diverse e forse peggiori, si trattava in fondo di un prodotto della cultura del tempo che ereditando una lunga tradizione dall’Ottocento, se non prima. Ci si dibatteva fra idee come nazione, popolo, moltitudine, razza, razzismo, sovranità, omogeneità sociale, minaccia interna ed esterna, e simili. Si potrà capire cosa successe allora, come e perché successe, solo quando quando sarà posto termine alla demonizzazione del nostro passato storico ed il pensiero storico potrà fare il suo lavoro faticoso del concetto. Ma ciò non sarà possibile finché questa classica politica, la Casa, avrà bisogno della demonizzzazione di quel passato per trarre in questo mondo la sua legittimazione ai vantaggi ed ai fasti del potere. Di certo lumi da Furio Colombo sarà inutile aspettarsene e sarà già molto se per sua mano chi pretende di pensare potrà scampare alla prigione.

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2. La falsa non violenza dei radicali. – Per la piazza, incantevole piazza meta prediletta della mie passeggiate, si aggirava prima che la manifestazione ancora iniziasse Rita Bernardini con una bandiera di Israele. In passato, avevo avuto con lei qualche scambio di parole, approdato a nulla, anche se i radicali almeno per un paio di anni hanno intascato i non pochi soldi della mia tessera. Non ho voluto avvicinare Rita, ora deputato, pur trovandola non intenta a colloqui con altre persone ivi convenute. Avevo la consapevolezza di essere assolutamente fuori posto. Avrei dovuto non trovarmi lì perchè sapevo già di essere agli antipodi di ciò che lì stavano organizzando e la mia venuta non poteva essere certo una forma di adesione. Ho fatto un grande sforzo di autocontrollo, coronato da riconosciuto successo. Assolutamente non volevo passare per un provocatore o anche soltanto un disturbatore della “loro” manifestazione. Ho perciò evitato di parlare con chicchessia, finendo per tradire il mio pensiero ed il mio dissenso. Non ero però di certo una spia ed non ho nascosta la mia diversa parrocchia alla signora ebrea che mi aveva rivolto la parola. Le ho perfino chiesto di controllare lei la mia compostezza. A Rita però avrei voluto chiedere il senso della bandiera israeliana che lei parlamentare della repubblica italiana portava in spalla. Fosse stata la bandiera italiana o anche quella del suo partito non avrei avvertito il senso di fastidio e di provocazione che la bandiera israeliana suscitava in me. Immagino quale avrebbe potuto essere la risposta di Rita. Voleva lanciare un segnale destinato a chiunque la vedesse. Ma allora le avrei chiesto se avesse lei potuto accettare un diverso segnale che io avrei potuto restituirle, parlando per simboli. Considerando che grazie all'oltraggio alla bandiera italiana fatta da Bossi, il reato del codice fascista a tutela della sacralità di ogni bandiera di un qualunque stato è stata rubricata a sanzione amministrativa, avrei fortemente desiderato bruciare in piazza del Campidoglio una bandiera israeliana. Il cattolicesimo insegna che si può peccare anche con il solo pensiero. Ebbene, io mi sono permesso quel peccato ed è come se idealmente lo avessi compiuto. Dopo aver cosparso di benzina la bandiera, avrei chiesto a Massimo Bordin che mi passavo accanto l'uso del suo sigaro per attizzare il fuoco.

La scena è solo da immaginare. Neppure per un momento ho pensato di tradurre in realtà questo vagabondaggio della mente. Il mio scopo principale era di capire il la mente e la strategia del “nemico”. Che quelli fossero dei miei nemici non avevo alcun dubbio. E mi trovavo nel campo nemico, dove avrei corso tutti i rischi. Con i radicali ho tuttavia avuto ed ho forti vicinanze in tema di diritti civili. Di Pannella ho davvero una grande stima. Credo che sia il solo pensatore di area radicale. Bordin è solo il suo lustrascape. Nell’ultima rassegna stampa non è stato neppure in grado di notare l’acutezza dell'intervista di Pannella, quando a domanda rispondeva che le dichiarazioni antisraeliane di Ahmadinejad non erano una novità. Ed anche per questo si può riconoscere la premeditazione della manifestazione inscenata dalla galassia delle organizzazioni sioniste-radicali. Se anche Ahmadinejad fosse venuto con il ramoscello d’olivo, il presidente iraniano non avrebbe trovato migliore accoglienza. Sono troppo forti ed evidenti i disegni imperiali di Israele, che ha vitali bisogno che qualcuno (per suo conto) le tolta di mezzo l’unica potenza Mediorientale che possa ostacolare le sue mire. La malafede in piazza del Campidoglio si tagliava a fette e si pesava a chili.

Un fastidio crescente mi procura il motivo per il quale secondo i radicali tutti quanto dovremmo schierarci con Israele e contro tutti gli altri popoli in quanto israele sarebbe una democrazia e gli altri paesi non sono democratici. Come possa circolare un argomento così idiota, è per me duro da sopportare, facendo finta di niente. Infiniti problemi sorgono già ad ogni tentativo di definire cosa la democrazia sia. Ma anche nel significato più banale della parola contesto che Israele sia una democrazia. Fin dalla sua gestazione il sionismo aveva valutato la questione demografica ed una componente palestinese avrebbe potuto essere accettata solo in quanto minoranza marginalizzata: un vero e proprio razzismo programmato. Per non parlare poi della vita da delatori a cui sono stati costretti i palestinesi che non sono scappati durante la Nakba. Per non parlare poi dell'autentico terrore che i profughi possano tornare ai loro villaggi e con la forza del ventre diventare maggioranza all'interno di uno stato unico. Tutto questo è razzismo e nessun dei ciarlatani professionali che hanno parlato sotto la statua della Minierva potrò dimostrarmi il contrario. Ma se per assurdo Israele meritasse il nome di democrazia, allora a perderci sarebbe proprio l’idea di democrazia. Si dovrebbe distinguere fra buona democrazia e cattiva democrazia. Un democrazia non è di per se garanzia di giustizia. E volendo sono state grandi democrazie il fascismo fascismo, nazismo, comunismo.

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3. La dissoluzione dell’unità politica di un popolo. La nozione schmittiana di unità politica rinvia necessariamente ad un concetto di popolo che non ha nulla a che fare con il concetto di moltitudine. Quando si vuol distruggere un popolo senza far ricorso alla bomba atomica o ad un genocidio in senso fisico – come Israele ha fatto in buona parte – con i palestinesi, il metodo più efficace è la sua trasformazione da popolo in moltitudine. Questi concetti non sono farina del mio sacco, ma hanno una solidissima tradizione scientifica che risale perlomeno ad Hobbes. I nostri Liberatori del 1945 ci hanno politicamente distrutto trasformando i popoli europei in mere moltitudini. Il mito intoccabile dell‘«Olocausto» è lo strumento di questo operazione politico-culturale. Acquista senso così la prigione e le ripetute condanne ad un Faurisson che contesta siano mai esistite le camere a gas, strumento principe di quello sterminio, che costituisce il perenne capo di imputazione per la identità e consapevolezza politica europea. Ma la riduzione a moltitudine è lo scopo che si prefigge l'ideologia dei diritti umani, con la quale il Pentagono ed i suoi ideologi pretendono di scompaginare culture giuridiche e politiche che sono sorte e si sono sviluppare su ben altre basi. Questa processo di destabilizzazione interna delle potenze non soggette lo chiamano lega delle democrazie, uno strumento associativo con il quale si tenta di rimpiazzare l'Organizzazione delle Nazioni Unite, che includendo quasi tutti gli stati della terra pretende di essere qualcosa d’altro che uno strumento, una foglia di fico, delle potenze vincitrici della seconda guerra mondiale.

I radicali sono dei falsi non violenti i quanto le loro campagne per i cosiddetti diritti umani o una nozione meramente ideologica di democrazia sono una preparazione del terreno alla successiva aggressione militare vera e propria. Ciò che si sta preparando in questi giorni, cioè che si è inteso fare con la manifestazione capitolina, è una giustificazione mediatico per l'intervento militare che non puà dirse scongiurato neppure dopo il rapporto del NIE. Lo si sta aggirando e si tenta di stravolgerlo. Ma quando anche fosse che l’Iran sia in procinto di possedere una difesa atomica, le ragioni del diritto e della giustizia non consentono l’aggressione preventiva. Una ministra tedesca è stata brutalmente costretta alle dimissioni per aver detto che non vi è nessuna differenza fra la guerra preventiva di Bush e quella di Hitler. Ed una recente storiografia ci sta dicendo che la storia non è quella che i vincitori hanno avuto interesse a scrivere, ma che è ben diversa la verità. Ogni persona che abbia autonomia e capacità di giudizio può decidere al riguardo se può pensare con la sua testa in un regime di libertà che invece manca del tutto. Mi sono persuaso che sotto questo aspetto i nostri radicali sono degli ideologi violenti al servizio di una potenza straniera.

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4. Il silenzio sulla tragedia palestinese. – Chi ha assistito alla manifestazione della coppia Pacifici-Polito ha potuto notare la totale assenza di parole come Palestina, Gaza, Nabka e simili. Ci si preoccupa della cancellazione di Israele, ma si ignora una distruzione ed un genocidio già consumato: quello del popolo palestinese. La parola “pura ipocrisia” è uscita in questo contesto della visita del presidente Ahmadinejad dalla bocca del presidente emerito Francesco Cossiga. Su questa corretta analisi non è da stupirsi che sia calato il silenzio mediatico. Nel Notiziario radicale si è data la notizia ma la si è svalutata dicendo che è in “controtendenza”. E certo! Noi sappiamo qual è la tendenza. Siamo in ansia perché giorno per giorno valutiamo se il chiaro disegno andrà in porto. Sempre Cossiga ha rilevata che, fortunatamente, l’Italia non è quella grande potenza che con Frattini scimmiotta di essere. Il nostro ruolo è al seguito delle salmerie, se l’Imperatore Bush con un colpo di coda deciderà l’intervento militare prima della scadenza del suo mandato. Probabilmente è questa la vera speranza ed il segreto disegno dei cattivi politici che si sono avvicendati sotto la statua della Minerva in piazza del Campidoglia.

Gli sciagurati hanno cantato vittoria per la villania fatta ad Ahmadinejad senza ben valutare che essa è stata una dichiarazione di inimicizia fatta a 70 milioni di iraniani, che non sono certo rappresentati dai traditori all’estero spesso al soldo ed al servizio della CIA. La regola classica secondo cui non ci si mette all’estero dalla parte dei nemici del proprio paese non è stata per nulla rispettata da patetici personaggi di cui non voglio neppure neppure imparare a scrivere e pronunciare il loro nome: tanta è la pena che la loro vista mi produce. I traditori non hanno mai avuto e meritato neppure il rispetto di quelli che se ne servono. Come cittadino italiano non sono tenuto a conoscere le leggi, gli usi ed i costumi degli iraniani più di quanto questi non siano tenuti a saper ballare la tarantella. Come cittadino italiano i basta conoscere due date della storia iraniana della seconda metà del Novecento: il 1953 quando il governo dello Scià reza Pahlevi fu instaurato con il concorso determinate della CIa; il 1979 quando gli iraniani si liberarono di quel fantoccio imposto loro dal nemico, recuperando la loro sovranità e dando così inizio ad una legittima e sovrana evoluzione costituzionale interna, facendo del loro diritto di autodeterminazione, negato da chi sotto la statua della minerva ha dichiarato un diritto all’ingerenza, certo non dell’Italia, che non ne avrebbe la forza, ma da parte del padrone americano.

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5. La dichiarazione di inimicizia al popolo iraniano. – La virtuale dichiarazione di inimicizia pronunciata dai nostri politici irresponsabili, privi di senso dello stato e sensibili unicamente ai loro privilegi, unici ingranaggi del loro cervello, è qualcosa che si deposita nella memoria dei popoli quale che sia il loro governo governo. Quanto mai ipocrite e menzognere le parole di chi in piazza del Campidoglio ha preteso che l'immonda gazzarra da loro inscenata sia stata rivolto non contro il popolo iraniano ma contro il loro presidente, che è certamente molto più rappresentativo di quanto siano i “nominati” in parlamento convenuti in piazza per una vergognosa passerella mediatica. In piazza del Campidoglio non c’era il popolo italiano. La gente che forma la stragrande maggioranza del popolo italiano la si trova invece nei negozi di generi alimentari a leggere le etichette dei prezzi, sapendo che a stento arriverà alla fine del mese. Di questi rumori di guerra la stragrande maggioranza del popolo italiano non sa assolutamente nulla. Se ne accorgerà solo quando “dieci, cento, mille Nassiriya” produrrano un ritorno di bare in ogni angolo del paese. Questo slogan apparso anni addietro in qualche manifestazione è stato volutamente frainteso e strumentalizzato dai politici della Casta. Mi rifiuto di credere che esista un solo cittadino italiano che auguri la morte ai suoi figli, parenti, amici. È quanto mai significativo il commento del padre del soldato amputato nel piede in Afghanistan: ma cosa ci stava a fare lì? Quello slogan, che in quanto cartello anonimo, deve essere solo interpretato. L’interpretazione dipende dall’interprete. Ma se lo si vuol intendere come una prognosi, allora ciò significa che in piazza del Campidoglio hanno condotto un’operazione assai sporca in nome di un popolo italiano del tutto estraneo a ciò che gli viene attribuito e che malauguratamente sarà ad accorgersi di ciò che è stato fatto quando vedrà le bare dei suoi figli o altre calamità piovere sul suo capo. Con la guerra gli italiani hanno sempre solo saputo combinare disastri e tragedie. Il solo Stato italiano che non ha mai fatto una guerra in tutta la sua storia fu il Regno delle Due Sicilie, nei tempi felici e prosperi in cui non esisteva ancora l’Italia.

(segue)

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A.

CRITICA DELLA STAMPA


1. Il trionfalismo programmato sulla manifestazione. – È da dire che molto spesso i giornalisti scrivono i loro pezzi senza neppure essere stati presenti agli eventi o aver ascoltato i discorsi. Un articolo di stampa su un qualsiasi evento è spesso qualcosa che si integra allo stesso evento. Così chi ha organizzato l’accoglienza di Ahmadinejad ha pure programmato quali giornali e giornalisti “amici” avrebbero fornito le necessaria copertura mediatica. Io non sono stato a piazza Navona o in altri luoghi, ma sono stato presente tutto il tempo nel luogo principale della manifestazione che era a piazza del Campidoglio dalle 20 in poi. Io mi sono piazzato in faccia agli oratori e non li ho mai perso di vista. Nessuno più di me ha potuto avere il polso dell’evento. Da rilevare che in piazza vi erano prevalentemente, se non esclusivamente, ebrei della comunità romana ed assai probabilmente l’elettorato di Riccardo Pacifici. Il popolo romano puà darsi che non si sia accorto della presenza in Roma di Ahmadinejad, ma assai più certamente non si è accorto degli ebrei che manifestavano per i fatti loro e non per gli interessi dell’Italia e del popolo italiano. Sfido ogni altro a provare il contrario. Vi erano certamente le star della politica. Ma chi dice che costoro rappresentano gli italiani? In fondo, abbiamo messo solo una croce, segno di analfabetismo. Alemanno l’ho votato anche io, non sapendo cosa altro fare. Trovandomelo davanti a parlare in nome dei romani che lo hanno votato, e cioè anche io, cosa avrei dovuti dirgli: “A Gianni? E che?”. Purtroppo, la cosiddetta democrazia, quella che vogliamo esportare in Iran, come se non avessimo altro a cui pensare, è una clamoroso presa per i fondelli. E questo lo sa bene ognuno, eccetto gli imbroglioni di professione che pensano di poterci governare con le chiacchiere. Ma forse questi tempi sono finiti e se i nostri olimpici parlamentari accettano di scendere sulla terra sapranno cosa i comuni cittadini pensano di loro. Hanno per giunta dato e danno ogni giorno prova di grande insipienza: sono al di sotto della media di chi dovrebbero rappresentare. La loro abilità consiste in una spiccata attitudine a mentire ed una congenita predisposizione all'opportunismo. Nel caso degli ebrei si sono persuasi che qualsiasi cosa dicano e facciano è meglio non averli contro. Fanno ciò sacrificando gli interessi ed i sentimenti degli altri cittadini, finché questi non aprono gli occhi. Io mi considero un cittadino non nemico di ebrei in quanto tali, ma un cittadino che non intende farsi prendere per i fondelli da altre categorie di cittadini o ristrette fasce di privilegiati, siano o non siano essi ebrei. Soprattutto, in quanto cittadino italiano, non intendo essere minimamente coinvolto in guerre lontano, opprimendo popoli pacifici (con p minuscola e senza alcun riferimento al Pacifici che pacifico non è). Per il Caldarola con cui i «Corretti Informatori» aprono la loro rassegna (vai sul link) mi limito a dire che è un loro uomo, da cui è ingenuo aspettarsi altro che una amplificazione dell’evento. Lo stesso dicasi per gli articoli che appaiono sul «Riformista», che non è un organo di informazione in senso proprio, ma uno strumento di propaganda e di pressione. Ed ancora dico a Peppino che esordisce con i “volenterosi della libertà”: chi sarebbero questo “volenterosi della libertà” che cercano la libertà non ha casa propria ma in quella altrui. A questi “volenterosi della libertà” che possono prendere per i fondelli solo loro stessi ricordo il lager Gaza/Auschwitz di cui farebbe meglio a chieder al loro mandante, cioè Israele. Se un articolo inizia in un modo simile forse è meglio non perdere altro tempo leggendo oltre. Nel caso voglio farlo qualche mio lettore per me, potrò rispondere ad eventuali quesiti sul merito. Quanto a quelli che parlano male del loro paese proprio con i nemici dichiarati del loro paese, mi fanno pensare troppo ai traditori e mi deprime troppo ascoltarli e vederli. Capisco che si possa essere critici verso il proprio governo e nessuno lo è più di me nei confronti del governo che ho perfino votato, ma il tradimento della patria è un’altra cosa. Socrate ha insegnato a quanti hanno ricevuto una formazione classica che o ci si riduce ad un’esistenza da “idiotes” (ci si rifugia angustamente nel particulare e nella vita privata) oppure se si ci si vuole interessare della cosa pubblica, allora si accetta la morte stando in patria lottando lealmente contro chi si giudica perfino un tiranno. Se vi sono tanti usulmano che si danno la morte come kamikaze, a maggior ragione uno dovrebbe accettare il rischio supremo contestando positivamente (per il bene della patria, non per la propria ambizione) il proprio governo. Ma nella condizioni date io non posso non pensare che ogni cosiddetto dissidente altro non sia che non prezzolato della CIA. Al convegno di madonna Fiammetta costoro hanno pure fatto il presso del “dissenso” (tradimento), cioè un miliardo di dollari. Ed allora chi pretende di dare loro del critico, vuol dire che fa parte del giro.

2. Non solo oppositori ad Ahmadinejad. – Sembra di capire che Ahmadinejad non ha perso il suo tempo ed ha fatto quello che forse avrebbe fatto Berlusconi: ha badato agli affari del suo paese. Ed agli affari badavano all’Hotel Hilton anche i numerosi imprenditori che si sono affollati per cogliere le opportunità offerte da un paese che in fondo vuol fare solo del commercio con altri paesi: attività del tutto legittima e che si traduce nel benessere dei popoli. A piazza del Campidoglio nel frattempo recitavano la farsa della libertà sionista (libertà per se e campi profughi per i sopravvissuti della Nakbam con qualche speranza di miglioramento se fanno i buoni). Chissà quanti posti di lavoro Alemanno sarà capace di produrre. Per fortuna, lui intanto il lavoro (ben pagato) per almeno cinque anni lo ha. Poi si vedrà. In fondo, Ahmadinejad è da ammirare, se ha pensato ha fare affari nell'interesse del suo paese, piuttosto che andare a mangiare da Berlusconi. Può darsi che fra pochi anni anche l’Iran ci superi come già ci hanno superato tanti altri paesi, lasciandoci nella mondezza. Si sa che noi siamo tanto bravi ad acchiappare farfalle ebraico-sioniste.

3. L’altra stampa: voci critiche di giornalisti fuori del coro. Ecco finalmente riportata una dichiarazione autentica di Ahmadinejad, il cui senso è del tutto diverso da quello attribuito e nei termini dati del tutto ineccepibile:

«Presidente Ahmadinejad, lei continua a dire che Israele è destinato a sparire dalla faccia della terra. Non si accorge che è un linguaggio intollerabile per il mondo civile?
«Non la penso così. Le nostre posizioni sul regime sionista sono un bene per tutte le nazioni, per il nostro popolo. I sionisti sono il male all´interno della comunità internazionale. I crimini che vengono commessi in Palestina sono un danno per tutta l´umanità. Quei crimini dovrebbero sparire. Qualcuno può appoggiare questi crimini? Può appoggiare i terroristi? Io ripeto la nostra idea: organizziamo un referendum tra i palestinesi per decidere davvero chi abbia diritto di vivere in quella regione. Il risultato, qualunque esso, sia dovrebbe essere accettato, mentre gente che non ha radici nella regione non dovrebbe avere uno Stato da quelle parti. Io dico all´Italia: guardate che ho solo annunciato qualcosa che è scritto, ho anticipato che il regime sionista è in via di estinzione. Se l´Olocausto c´è stato, parliamo solo di una parte dei 60 milioni di morti che ha fatto la Seconda guerra mondiale. Dopo 60 anni dobbiamo aprire la scatola nera del regime sionista. Noi abbiamo soltanto detto che questo regime di occupazione deve finire».

Quanto al resto ci sarebbe poco da stupirsi se non vivessimo noi in una situazione afflitta da gravi patologie e da una sostanziale mancanza di indipendenza politica e morale.

4. La faziosità sionista di Bordin, rassegnista stampa radicale. – Anche Radio radicale prende soldi pubblici, più o meno meritati rispetto a testate come il «Riformista», «l’Opinione», il «Foglio». Ad una stessa categoria di spesa potrebbe venire aggiunto il quotidiano «Rinascita» diretto da Gaudenzi, ma questo quotidiano non ha mai avuto la pubblicità aggiuntiva di Radio radicale. Sembra che una sola volta il quotidiano di Gaudenzi finì in un’importante rassegna stampa, ma poi l’incauto giornalista venne richiamato. “Rinascita” ha ben altro orientamenti di quelli prima citati. A mio avviso, giudicando sui contenuti, possono essere considerati dirette emanazioni del governo israeliano. Se poi vi siano concreti ed organici collegamenti, non mi è dato sapere e non mi occorre sapere. Ho appena ascoltato la rassegna stampa di Massimo Bordin – al quale manderò queste righe – e mi chiedo: ma come Bordin intende la sua rassegna stampa, pagata con fondi pubblici, dunque anche miei? Se almeno si limitasse a fare una cernita di articoli e quindi a leggerli, si potrebbero solo criticare i suoi criteri di selezione. La critica non sarebbe facile perché non si può togliere a chi fa la rassegna stampa la necessaria discrezionalità della selezione. Ma i commenti? Bordin legge e poi spesso aggiunge il suo commentino a ciò che legge. Così ha dato ellitticamente del cretino a Vauro per la sua vignetta a Fiamma Frankenstein, quella Nirenstein con cui Bordin schignazza settimanalmente sulla pelle dei palestinesi, che continuano a morire come mosche da 60 in barba a tutta la retorica dei diritti e alle crociate antiraniane di questi giorno. Altrettanto ellitticamente rimandai il cretino che avendolo tirato fuori dalla chiostra dei suoi denti era bene che vi rientrasse e tornasse al suo legittimo proprietario.
In questo momento mentre da la notizia “controtendenza” di un certo Fiore che parla della legittimità della critica antisionista non si limita ad informare ma dileggia e sghignazza, lasciando intende a chi ascolta che la notizia non ha dignità. È un modo per disinformare e per nascondere la sua partigianeria. Ed in effetti Bordin circolava con il suo sigaro in piazza del Campidoglio. È stato fra gli organizzatori della giornata sionista di Polito e ne ha dato la pubblicità massima che poteva dare, mentre tenta di oscurare la controtendenza De Fiore, tentando di infangarlo ad ogni modo. Pensa di poterlo fare dando risalto ad un articolo di Francesco Merlo, che però non riesce a dire (per bocca di Bordin) altro che non ha titoli scientifici per parlare di Foibe. Ma è una critica “cretina” perché i “politici” parlano e sparlano su tutti gli argomenti dello scibile senza avere mai nessuna specifica competenza: la loro è appunto una presenza politica. L’incompetenza specifica di quanti hanno parlato in piazza del Campidoglio si poteva pesare a quintali. Hanno fatto uscire pure le vedove, il cui unico titolo è quello di essere rimaste vedove di morti ammazzati e per questo risarcite con un seggio in parlamento a spese dei contribuenti. Di competenze “specifiche” dei politici se ne trovano assai poche. Chiunque sia Fiore o De Fiore, mai prima sentito benché “parlamentare” (unico titolo per incominciare ad essere qualcosa, secondo il cervello sionista di un Bordin e l’immensa fame radicale di visibilità) ha però detto qualcosa di apprezzabile: si può e si deve essere antionisti con la stessa legalità e legittimità con cui ci si professa antifascisti, antinazisti, anticomunisti, antiradicali. Se poi Bordin facesse qualche sforzo di pensiero, partendo dai concetti di “Blut und Boden”, con i dovuti passaggi, troverebbe delle impressionanti affinità fra “nazismo” e “sionismo” e chissà che non riconosca nel “sionismo” la riuscita versione mediorientale del “nazismo”. Al posto degli ebrei basta mettere i palestinesi. Al posto di Auschwitz e dei lager basta mettere Gaza ed i campi profughi, al posto della propaganda goebbelsiana basta mettere una lunga serie di soggetti che non indico ma che lascio intuire, e così via. Basta cambiare i nomi a persone, luoghi e situazioni per poter giustificare pienamente la liceità di una posizione (costituzionalmente parlando “antisionista”. La senile equiparazione presidenziale fra antisemitismo e antisionismo è stato poi ritirata con la precisazione che è assolutamente lecito criticare il governo e la politica di Israele, che come sappiamo è una politica “sionista”, a meno il sempre ridens Massimo Bordin non sia capace di spiegarci diversamente, magari con l’autorevole consulenza di Madonna Fiammetta. Alla prossima intanto inoltro a chi non riceve o dice di non ricevere.

 

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