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Neppure i bambini vengono risparmiati nei “disonesti
rapporti” della Israel lobby
di
Antonio Caracciolo,
CiviumLibertas.blogspot.com

L’ora tarda e la stanchezza non ci consente di dedicare subito lo
stesso tempo e la stessa analisi all’ultimo
dei disonesti rapporti di chi compila queste vere e proprie campagne
di genocidio dell’intelligenza e della buona fede.

È chiaro però il modulo industriale di una propaganda che è vera e
propria produzione industriale di odio, menzogna, inganno.
L’idea olocaustica base è che gli ebrei hanno nel mondo il monopolio
del dolore.
I
bambini di Gaza, quelli iracheni, gli innumerevoli bambini vittime
delle
bombe a grappolo israeliane in
Libano, che mettono in pericolo anche la vita dei nostri soldati
al lavoro per individuarle e farle brillare, non hanno neppure il
diritto di soffrire e di piangere.
Se poi piangono la colpa è dei loro stessi genitori che non si
sottomettono agli inviati di Geova nella persona di ogni singolo
Angelo della Morte israeliano, cioè ogni soldato armato di tutto
punto con i mezzi sofisticatissimi di cui sono dotati.
Altro che rudimentali sigari Kassam fatti in casa! La loro funzione
in fondo è di far sapere a noi altri, che malgrado tutto resistono e
non si arrendono: una dignità di cui noi ormai non siamo più capaci,
avendo perfino perso il coraggio della verità che contrasta la
menzogna arrogante e prepotente.
E meno che mai noi dobbiamo avere pietà per i bambini palestinesi:
proibito giacché avendo pietà per loro si sottrae qualcosa ai figli
dei coloni ebrei!

Prima di loro esistono infatti i bambini israeliani che si
spaventano per i rumori fatti dagli armamenti dei loro genitori
mentre sparano verso Gaza uccidendo una madre con i suoi quattro
figli, cosa che è solo un episodio emblematico di un massacro sulle
cui vittime non si fa certo un censimento Istat, quasi che subito
dopo i massacri ed i genocidi debbano passare insieme con i becchini
anche gli statistici a fare la conta.
In realtà i numero del genocidio arabo e palestinese possono essere
solo stime al ribasso. Figuriamoci se il controllo dell’informazione
da parte della Lobby si limiti ai qutodiana, alla rete, agli
istituti educativi: la rilevazione statistica dei dati non ne è
certo escluso, pertanto i dati che ci arrivano sono sempre e solo
per difetto, quando arrivano.
Se fosse per gli occupanti israeliani non si saprebbe nulla delle
vittime, allo stesso modo di cui poco o nulla si sa degli indiani
d’America sterminati da stretti parenti degli ebrei sionisti, cioè i
cristiani puritani.
È
veramente vomitevole l’opporre gli spaventi dei bimbi israeliani al
massacro vero e proprio, anzi programmato, dei bimbi palestinesi:
meno né nascono e meglio è, più ne muoiono e più siamo sicuri che da
adulti non incrementeranno il numero dei nostri nemici.
È questa la filosofia sionista. In fondo, dietro gli attacchi ad
Ariel Toaff sull’omicidio rituale nel medioevo si nascondeva la
prassi di un ben altro e più massiccio omicidio rituale nel presente
e su scala industriale, come ormai si addice ai nostri tempi.
Genocidio è anche l’opera di distruzione delle classi dirigenti di
popolazioni organiche con lo scopo di ridurle a moltitudini
disorganizzate. Infame e ignobile il cliché secondo cui le
“sofferenze dei palestinesi”, ed in specie dei bambini palestinesi o
libanesi, non sono concretamente dovute, ad esempio, alle bombe a
grappolo israeliane, ma ai loro dirigenti che non si rassegnano a
dichiararsi una buona volta vinti, a consegnarsi alla misericordia
degli ebrei, che ne possiedono tanta, ad accettare le condizioni che
i loro invasori stabiliscono magnanimanete per loro. E così via.
Tutto ciò ciene ripetuto con la stessa intensità industriale con cui
vengono prodotte le bombe a grappolo specificamente rivolte
all’infanzia araba.

Infatti, saggiamente, gli strateghi israeliani attribuiscono eguale
importanza alla guerra in senso senso proprio ed alla guerra
mediatica.
Le menzogne a furia di essere ripetute, confidano in Israele, alla
fine verranno percepiti dagli sconfitti europei come assolute
verità.
Il disonesto rapporto non merita neppure un commento, ma solo il più
aperto disprezzo verso chi lo ha scritto e verso chi lo condivide.
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