Diversi
lettori (che ringrazio) mi mandano
estratti da varie fonti sui fatti correnti in Libano. Le
riporto senza commento.
La loro lettura successiva basta a illuminare il quadro di
ciò che accade.
La
condanna del Papa: «Forze oscure
minacciano»
Da Avvenire: «Forze oscure che cercano di distruggere
il Paese».
«Nella condanna dell’omicidio di Pierre Gemayel
pronunciata da Benedetto XVI un’espressione netta e forte
illumina il baratro sul cui ciglio si muove il Libano.
‘Forze oscure’ perchè le responsabilità sono ancora da
chiarire pienamente, ma certo non un’azione isolata quella
che ha portato alla morte del ministro cristiano maronita.
‘Forze oscure’ perchè tramano insidiosamente dietro le
quinte per poi colpire a freddo.
E ‘oscure’ perchè il Papa non può puntare il dito su una
fazione; tuttavia la diplomazia vaticana non è ingenua e
sa in che direzione si rivolgono i sospetti per la brutale
esecuzione del ministro dell’Industria».
Le chiarissime
«forze oscure» evocate dal Papa.
Da Repubblica: «Il vescovo di Biblos: parla di Siria e
Iran».
«Là dove Benedetto XVI non ha specificato, alludendo a
‘forze oscure’ rovinose, interviene il vescovo di Biblos
monsignor Bechara Rai.
Dice il prelato che ‘Il Papa, quando ha detto che ci sono
presenze oscure che cercano di distruggere il Libano, si
riferiva sicuramente a tutti gli agenti della Siria e
dell’Iran’.
Aggiunge il dignitario cristiano: ‘Noi abbiamo sempre
sofferto di queste presenze negative. Sono le forze che ci
fanno la guerra da trent’anni’».
Da «Libano.
Una guerra è finita? Passiamo alla prossima!»,
Jacqueline Amidi, (effedieffe.com) 30/08/2006:
«(...) Si era appena insediato in Medio Oriente e già
lo Stato d’Israele tramava disordini e guerre contro il
vicino Libano.
La lettera di David Ben Gurion a Moshé Sharett, del 1954,
già dimostra di cosa viva Israele: delle sventure altrui!
‘[...] Il Libano è l’anello più debole della
catena, nella Lega Araba. [...] La costituzione
di uno Stato cristiano è in queste condizioni qualcosa di
naturale. [...] In tempi normali, è qualcosa che
è quasi impossibile da realiz-zare [...]. Ma in
situazioni di confusione, di disordini, di rivoluzione o
di guerra civile, le cose cambiano, e il debole può
prendersi per un eroe. E’ possibile (in politica, non
c’è mai certezza) che ora il momento sia favorevole
per provocare la creazione di uno Stato cristiano accanto
a noi. Senza la nostra iniziativa e il nostro aiuto, la
cosa non avrà luogo. [...] E bisogna investire
risorse, tempo, energie e agire con tutti i mezzi capaci
di provocare un cambiamento fondamentale in Libano.
[...] Bisogna che ci concentriamo con tutte le nostre
forze su questo obiettivo. [...] Perdere questa
occasione storica sarebbe imperdonabile. [...] Da
parte nostra non c’è alcuna provocazione nei confronti dei
Grandi di questo mondo. In ogni modo, non dobbiamo mai
agire ‘in nome’ di qualcuno. E bisogna, secondo me, agire
rapidamente, a tutto vapore. Senza una riduzione delle
frontiere del Libano, la cosa non è beninteso
realizzabile. Ma se si trovano in Libano persone ed
elementi che si mobilitino per la creazione di uno Stato
maronita, non hanno bisogno di larghe frontiere né di una
popolazione musulmana importante, e non sarà questo a
essere fastidioso. Non so se abbiamo gente in Libano, ma
ci sono mezzi di ogni tipo per realizzare il tentativo che
propongo’».
Nel 1980,
Oded Yinon, già funzionario del ministero
israeliano degli Esteri, dove aveva operato nel
dipartimento della programmazione, scrive per la rivista
ebraica Kivunim questo articolo: «Strategia per
Israele negli anni ‘80».
Vi descrive lo smantellamento dell’insieme del Medio
Oriente: «A lungo termine, il Medio Oriente non potrà
sopravvivere nelle sue strutture attuali, senza passare
per trasformazioni rivoluzionarie. [...] Ma oggi
a noi si aprono immense possibilità di rovesciare
totalmente la situazione, ed è ciò che dobbiamo compiere
nel prossimo decennio, sotto pena di sparire come Stato.
Negli anni ‘80, lo Stato d’Israele dovrà operare una
mutazione radicale del suo regime politico ed economico
così come della sua politica estera, per rispondere ai
nuovi dati in Medio Oriente e nel mondo intero. [...]
La scomposizione del Libano in cinque province
prefigura la sorte che attende l’intero mondo arabo,
compresi l’Egitto, la Siria, l’Iraq e tutta la penisola
araba. [...] Bisogna ormai disperdere le
popolazioni, è un imperativo strategico. In mancanza di
questo non possiamo sopravvivere, quali che siano le
frontiere».
Nel suo articolo, Yinon non ha tralasciato [di indicare]
la stessa sorte per l’Iran.
La
scrittrice e giornalista ebrea Livia Rokach
nel giugno 1983, nel suo Dossier intitolato «Israele
in Libano. Testimonianza di un genocidio», commentava
così l’articolo di Yinon: «Da notare in particolare:
[...] L’‘Operazione Libano’ [l’invasione
israeliana del Libano nel 1982], iniziata quattro mesi
dopo la pubblicazione [nel febbraio 1982] di
questo piano, è stata realizzata, e continua a essere
eseguita, esattamente lungo le direttive tracciate in
questo scritto [...].
L’‘ideologia’ dietro al piano [...], [è]
riassumibile in poche parole: ‘L’occidente è troppo debole
per potersi salvare dalla minaccia sovietica [oggi,
‘minaccia islamica’]. [...] Spetta quindi a Israele
indicare la strada al mondo libero, a partire dal proprio
autopotenziamento, che lo renderebbe, eventualmente,
grazie alla sua conquista delle fonti di energia nella
regione, indipendente anche dallo stesso Occidente’.
Nella nota 4 al documento, Livia Rokach osserva: «Fin
dall’inizio dell’occupazione del Libano, il governo
israeliano ha agito, tramite l’esercito e i servizi
segreti, per rinfocolare le ostilità tra le diverse
comunità [...]».
Sull’attentato a Giovanni
Paolo II nell’ ’81.
(...) Carlo Palermo ha scritto un libro, «Il quarto
livello», che ha aggiornato dopo l’11 settembre, e in
cui tenta di dare una risposta ad alcuni grandi misteri.
E’ una pista, quella seguita dall’allora magistrato, che
parte da lontano: «Forse fui io il primo a rendermi
conto, perché interrogai Ali Agca, che era stato imboccato
perché dicesse quello che aveva detto davanti al dottor
Priore. Interrogai lui, interrogai Celenk; furono
percepiti chiaramente già allora i legami esistenti fra
questi personaggi e i servizi americani».
E’ un quadro estremamente complesso, quello tracciato da
Palermo in relazione all’attentato del Papa nel 1981;
tentando di semplificare un’analisi molto complessa e
dettagliata, si può parlare di un «esecuzione dei Lupi
grigi guidata dai servizi segreti e da componenti occulte
dell’Ovest e dell’Est», a cui non sarebbero state
estranee, nella ricostruzione di Palermo, elementi della
massoneria, della mafia internazionale della droga, e del
fondamentalismo islamico.
In realtà nel 1981 Giovanni Paolo II dava fastidio a
molti; si presentava come un evidente elemento scardinante
di una realtà consolidata negli equilibri mondiali.
«Prove scritte non potranno mai esserci, ma ci sono
state convergenze di interessi e convergenze di posizioni.
Suffragate da alcuni fatti inconfutabili; il fatto che
Agca sia stato pilotato dopo, è un elemento di massima
rilevanza».
Nel 1981; e ora?
«Il pericolo per Giovanni Paolo II non risulta ancora
finito. Egli costituisce ancora un obiettivo per questa
strana ‘organizzazione’ fatta di trafficanti di droga, di
fondamentalisti islamici e di uomini dei servizi segreti».
Dalla newsletter «Notizie dalla Terra Santa»
di Filippo Fortunato Pilato:
«I ‘Lupi Grigi’,
movimento nazionalista turcofono, hanno una lunga storia
di sangue ed intimidazioni alle spalle.
Si sono dimostrati parte attiva nelle persecuzioni armene,
kurde e a danno di tutte le etnie o confessioni non
islamiche e turcofone dell’area mediorientale, con
profonde incursioni nei territori ceceni e caucasici
controllati dalle milizie islamiche di etnia turca. Hanno
antiche tradizioni militari e, sempre all'interno delle
forze armate turche (ma non solo turche) godono
di protezione e rispetto. Come una sorta di mafia nella
mafia, di massoneria nella massoneria. Anche un’unitá
delle Forze Armate Speciali Paracadutate d’Assalto Russe
porta il loro nome. Uno di loro é famoso per avere già
attentato alla vita di un Papa, Giovanni Paolo II,
riuscendo poi comunque a cavarsela con sceneggiate da
attore professionista, e senza mai tradire i suoi
complici. Sempre ‘Lupo Grigio’ si é dichiarato l’assassino
di Don Santoro, lo scorso inverno. Mi trovavo in quel
momento a Gerusalemme, con l’atmosfera resa già da poco
tesa con la scusa delle vignette danesi, e già si tastava
il crescere della tensione, negli animi più influenzabili
e acerbi, nelle vie della città vecchia».
[La «massoneria nella massoneria» può essere quella dei
dunmeh cripto-giudei, che hanno il potere nell’esercito
turco «laicissimo». I Lupi Grigi paiono gestiti dai
«laicissimi»]
Sul killer di don Santoro:
«Nella sua decisione il tribunale ha passato sotto
silenzio alcuni particolari importanti. Come il fatto che
la pistola da cui partì il colpo fatale era dello stesso
tipo già utilizzato da alcuni gruppi terroristici... Ma
rimangono molti dubbi sul vero movente del gesto
assassino. Non è ancora stata abbandonata la pista della
vendetta mafiosa per le attività del sacerdote contro il
traffico della prostituzione. Sullo sfondo l’attività dei
Lupi Grigi ultranazionalisti».
Ancora:
Ankara (AsiaNews): «I nazionalisti islamici turchi
cominciano a manifestare contro la visita di Benedetto XVI
in Turchia. Il partito Saadet ha annunciate una grande
manifestazione per domenica, a Istanbul ed oggi un gruppo
di persone - 40 secondo alcune fonti, 120 per altre - ha
occupato Santa Sofia, uno dei luoghi nei quali dovrebbe
recarsi il Papa durante il suo viaggio.
Santa Sofia, fino al XV secolo la più grande chiesa
dell’Oriente cristiano, poi trasformata in moschea, è ora
un museo, ma il suo valore simbolico resta immutato. Fin
dall’annuncio della visita papale, i nazionalisti islamici
avevano contestato proprio quella tappa del viaggio,
temendo che Benedetto XVI si possa mettere a pregare.
Dal canto suo il Saadet, piccolo partito che alle ultime
elezioni ha ottenuto poco più dell’1% dei voti, ha
annunciato che domenica porterà in piazza ‘un milione di
persone’. Per la manifestazione sono stati però prenotati
solo 2 mila pullman. Secondo quanto dichiarato dal
presidente dello stesso partito, Osman Yumakogullari,
l’opposizione alla visita papale è dovuta alle
affermazioni contenute nel discorso di Regensburg.
Il partito Saadet (della Felicità), è uno dei
due nati dalla scissione del Fazilet (Partito della
Virtù) , l’altro è l‘Akp (Partito Giustizia e
Sviluppo) dell’attuale primo ministro Tayyip Erdogan.
Oggi infine, il portavoce del ministero degli Esteri,
Namik Tan, ha negato che il premier Erdogan ed il ministro
degli Esteri Gul stiano ‘fuggendo’ dalla Turchia per non
incontrare il Papa. ‘Siamo consci - ha detto -
dell’importanza della visita di Benedetto XVI e il
Vaticano già sapeva che i responsabili del governo turco
sarebbero stati all’estero durante il viaggio del Papa’, a
causa di un vertice della Nato».
«Da parte sua, monsignor Luigi Padovese, vicario
apostolico in Anatolia, ha spiegato che dietro le proteste
di Istanbul, si nasconde la spinta politica, proveniente
‘da livelli superiori’, che vuole ‘allontanare la Turchia
dall’Europa’. Eppure, ‘nell’intenzione del Papa c’è la
volontà forte di fare questo viaggio, quantunque sia al
corrente delle difficoltà’ e per questo ‘da parte sua
verrà la proposta di rilanciare con urgenza l’idea del
dialogo, l’unica idea che può salvare questo nostro mondo».
«Intanto,
dalla Turchia continuano ad arrivare
segnali non incoraggianti. Una grande manifestazione
contro la visita del Papa si terrà domenica prossima a
Istanbul. Il ‘Partito della Felicità’, la formazione
islamica che ha organizzato la protesta, ha annunciato di
aver noleggiato più di duemila pullman per far convergere
in riva al Bosforo militanti da tutto il Paese. Lo slogan
della manifestazione, che si svolgerà a 48 ore dall’arrivo
di Benedetto XVI è ‘Il Papa falso e ignorante non è il
benvenuto’. Gli organizzatori puntano a portare in piazza
un milione di persone, ma stime più realistiche parlano di
trecentomila persone al massimo che potrebbero sfilare a
Caglayan, nella parte europea di Istanbul. Il Partito
della felicità, da cui si è staccato il più moderato
Partito della giustizia e dello sviluppo del premier Recep
Erdogan, ha un seguito molto limitato e alle elezioni del
2002 conquistò poco più dell’un per cento dei voti».
[Ma sarà un'ottima occasione, per i «laicissimi», per
incolpare di quanto succederà il governo Erdogan, inviso
all’armata perché religioso].
«Chi ucciderà il Papa a
Istambul?»
«Uscito 10 giorni fa in Turchia un romanzo che
descrive l’assassinio di Benedetto XVI nella sua visita ad
Ankara, Efeso e Istanbul. Caso inquietante, in un Paese in
cui l’accoglienza al Papa non sarà certo calorosa. I
vescovi gettano acqua sul fuoco.
Ne aveva parlato qualche giorno fa, il vicario apostolico
di Istanbul, monsignor Louis Pelâtre. In un’intervista
all’agenzia francese. I media aveva ammesso la sua
amarezza sul mancato rispetto della libertà religiosa nel
Paese, indicando come esempio una novità editoriale
piuttosto ‘scottante’. ‘Questa settimana - aveva
spiegato il presule - è in uscita un romanzo che racconta
dell’assassinio di Benedetto XVI durante la sua visita a
Istanbul. Tutto questo è triste».
Notizia curiosa a prima vista, che tuttavia, rende bene le
contraddizioni di alcuni settori della società turca: quel
fronte antioccidentale che negli ultimi mesi ha fatto
della propaganda anticristiana un vero e proprio must.
«Il libro si intitola Papa’ya suikast (Attentato
al Papa), con sottotitolo “Chi ucciderà Benedetto XVI
a Istanbul?”, ed è stato scritto da Yücel Kaya,
un autore di gialli alle prime armi, che sta comunque
ottenendo un discreto successo, scalando la classifica dei
titoli più venduti su internet. Un formato di 13 per 19 cm
per 336 pagine, in cui viene raccontata una storia di
intrighi e complicità, con tanto di Opus Dei, P2 e servizi
segreti. La trama ruota intorno alle vicende del
giornalista Oriano Ciroella, membro dell’Opus Dei, che
diventa l’esecutore materiale dell’assassinio del Papa
durante la sua visita a Istanbul. Mandante del delitto, un
cardinale piduista ed esponente dell’Opera, che vuole
togliere di mezzo Benedetto XVI per prendere il suo posto.
In uno scenario simile, entra in gioco anche il MIT, il
servizio segreto turco, espressione della destra
nazionalista e islamica, contrario alle ipotesi di unione
delle chiese cattolica e ortodossa all’interno del Paese».
«Fin qui il soggetto dell’opera che in una situazione
normale potrebbe essere liquidata senza problemi come una
delle tante spy story alla Codice da Vinci, così di moda
in questi anni. Ad inquietare sono però i riferimenti
reali e circostanziati (ruolo dei nazionalisti
compreso), in un contesto antireligioso che ha già
lasciato sul campo figure come don Andrea Santoro, il
missionario romano ucciso a febbraio a Trebisonda e padre
Pierre Brunissen, sopravvissuto ad un accoltellamento a
Samsun».
E ancora,
un’altro spaccato di vita, descritto
sempre da Asianews: «L’estate scorsa sono stato a
Rize, cittadina non distante da Trabzon per preparare un
articolo sul mar Nero, attirato da un titolo di un
giornale locale: ‘Sulla via del mare è stato avvistato un
sacerdote’. Notizia riportata con sgomento come se
avessero visto un UFO nei cieli del Mar Nero’. Can Dundar
- giornalista del Milliyet - così inizia il suo pezzo
del 6 febbraio su questo quotidiano nazionale turco, di
destra. E prosegue: ‘le persone con le quali ho poi
parlato mi hanno fatto vedere il luogo dove è stato
avvistato il sacerdote dicendo: ‘è scappato verso la
montagna, i giovani gli sono corsi dietro per prenderlo’.
Da parte sua il capo religioso di Rize non ha esitato a
dichiarare ‘sono in aumento i religiosi cristiani che
vengono a visitare la nostra città, hanno un intento
diverso, contro di loro dobbiamo mantenere la nostra unità
nazionale’. E il capo del partito rappresentante i Lupi
Grigi (MHP) ha commentato: ‘I sacerdoti che
vengono nella nostra regione vogliono rifondare lo Stato
cristiano greco-ortodosso che c’era prima, tra i sacerdoti
ci sono delle spie che lavorano per i Paesi occidentali,
stanno rovinando la nostra pace, l’uomo del Mar Nero è un
conservatore’. Non erano forse queste dichiarazioni -
continua il giornalista di Milliyet - segnali del pericolo
che si stava avvicinando? E alla fine l’uccisione del
sacerdote».
Can Dundar così conclude: «Se la Turchia laica chiede
al mondo il rispetto di tutte le religioni, è lei per
prima che deve proteggere gli appartenenti a tutte le
religioni che si trovano nel suo territorio».
Maurizio Blondet
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