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"Essere discepoli di Cristo, che cosa significa? Ebbene,
significa in primo luogo: arrivare a conoscerlo. Come
avviene questo? E' un invito ad ascoltarlo così come
Egli ci parla nel testo della Sacra Scrittura, come si
rivolge a noi e ci viene incontro nella comune preghiera
della Chiesa, nei Sacramenti e nella testimonianza dei
santi. Non si può mai conoscere Cristo solo
teoricamente. Con grande dottrina si può sapere tutto
sulle Sacre Scritture, senza averlo incontrato mai. Fa
parte integrante del conoscerLo il camminare insieme con
Lui".
(Discorso ai membri della Curia Romana, 21 dicembre
2007)
"E' lecito ancora oggi 'evangelizzare'? Non dovrebbero
piuttosto tutte le religioni e concezioni del mondo
convivere pacificamente e cercare di fare insieme il
meglio per l'umanità, ciascuna nel proprio modo? Ebbene,
è indiscutibile che dobbiamo tutti convivere e cooperare
nella tolleranza e nel rispetto reciproci. (...) Ma
questa volontà di dialogo e di collaborazione significa
forse allo stesso tempo che non possiamo più trasmettere
il messaggio di Gesù Cristo? Vhi ha riconosciuto una
grande verità, chi ha trovato una grande gioia, deve
trasmetterla, non può affatto tenerla per sé. (...) Per
giungere al suo compimento, la storia ha bisogno
dell'annuncio della Buona Novella a tutti gli uomini, a
tutti i popoli".
(Discorso ai membri della Curia Romana, 21 dicembre
2007)
"Questo è il Natale! Evento storico e mistero di amore,
che da oltre duemila anni interpella gli uomini e le
donne di ogni epoca e di ogni luogo. E' il giorno santo
in cui rifulge la "grande luce" di Cristo portatrice di
pace! Certo, per riconoscerla, per accoglierla ci vuole
fede, ci vuole umiltà. L'umiltà di Maria, che ha creduto
alla parola del Signore, e ha adorato per prima, china
sulla mangiatoia, il Frutto del suo grembo; l'umiltà di
Giuseppe, uomo giusto, che ebbe il coraggio della fede e
preferì obbedire a Dio piuttosto che tutelare la propria
reputazione; l'umiltà dei pastori, dei poveri ed anonimi
pastori, che accolsero l'annuncio del messaggero celeste
e in fretta raggiunsero la grotta dove trovarono il
bambino appena nato e, pieni di stupore, lo adorarono
lodando Dio. I piccoli, i poveri in spirito: ecco i
protagonisti del Natale, ieri come oggi".
(Messaggio Urbi et Orbi, Natale 2007)
"Il messaggio di Natale ci fa riconoscere il buio di un
mondo chiuso, e con ciò illustra senz'altro una realtà
che vediamo quotidianamente. Ma esso ci dice anche che
Dio non si lascia chiudere fuori. Egli trova uno spazio,
entrando magari per la stalla; esistono degli uomini che
vedono la sua luce e la trasmettono".
(Omelia della Notte di Natale)
"Egli è venuto per ridare alla creazione, al cosmo la
sua bellezza e la sua dignità: è questo che a Natale
prende il suo inizio e fa giubilare gli Angeli. La terra
viene rimessa in sesto proprio per il fatto che viene
aperta a Dio, che ottiene nuovamente la sua vera luce e,
nella sintonia tra volere umano e volere divino,
nell'unificazione dell'alto con il basso, recupera la
sua bellezza, la sua dignità. Così Natale è una festa
della creazione ricostituita".
(Omelia della Notte di Natale)

"Nella stalla di Betlemme cielo e terra si toccano. Il
cielo è venuto sulla terra. Per questo, da lì emana una
luce per tutti i tempi; per questo lì s’accende la
gioia; per questo lì nasce il canto. Alla fine della
nostra meditazione natalizia vorrei citare una parola
straordinaria di sant’Agostino. Interpretando
l’invocazione della Preghiera del Signore: “Padre nostro
che sei nei cieli”, egli domanda: che cosa è questo – il
cielo? E dove è il cielo? Segue una risposta
sorprendente: “…che sei nei cieli – ciò significa: nei
santi e nei giusti. I cieli sono, sì, i corpi più alti
dell’universo, ma tuttavia corpi, che non possono essere
se non in un luogo. Se, però, si crede che il luogo di
Dio sia nei cieli come nelle parti più alte del mondo,
allora gli uccelli sarebbero più fortunati di noi,
perché vivrebbero più vicini a Dio. Ma non è scritto:
‘Il Signore è vicino a quanti abitano sulle alture o
sulle montagne’, ma invece: ‘Il Signore è vicino ai
contriti di cuore’ (Sal 34[33],19), espressione che si
riferisce all’umiltà. Come il peccatore viene chiamato
‘terra’, così al contrario il giusto può essere chiamato
‘cielo’” (Serm. in monte II 5, 17). Il cielo non
appartiene alla geografia dello spazio, ma alla
geografia del cuore".
(Omelia della Notte di Natale)
"È Cristo la nostra speranza "affidabile", ed a questo
tema ho dedicato la recente Enciclica dal titolo Spe
salvi. Ma la nostra speranza è sempre essenzialmente
anche speranza per gli altri, e soltanto così essa è
veramente speranza anche per ciascuno di noi".
(Omelia al Te Deum, 31 dicembre 2007)
"Il martirio cristiano è esclusivamente un atto d'amore,
verso Dio e verso gli uomini, compresi i persecutori"
(Angelus del 26 dicembre 2007, festa di S. Stefano
protomartire)
"Il bene della persona e della società è strettamente
legato alla 'buona salute' della famiglia. Perciò la
Chiesa è impegnata a difendere e promuovere 'la dignità
naturale e l'altissimo valore sacro' del matrimonio e
della famiglia".
(Angelus del 30 dicembre 2007, festa della Santa
Famiglia di Nazaret)
"Lo stesso amore che costruisce e tiene unita la
famiglia, cellula vitale della società, favorisce
l'instaurarsi tra i popoli della terra di quei rapporti
di solidarietà e di collaborazione che si addicono a
membri dell'unica famiglia umana. (...) Esiste pertanto
uno stretto legame tra famiglia, società e pace. 'Chi
anche inconsapevolmente osteggia l'istituto familiare -
osservo nel Messaggio per questa giornata della Pace -
rende fragile la pace nell'intera comunità, nazionale e
internazionale, perché indebolisce quella che, di fatto,
è la principale agenzia di pace".
(Angelus del 1° gennaio 2008, solennità di Maria Ss.ma
Madre di Dio)
"In questi giorni di festa ci siamo soffermati a
contemplare nel presepe la rappresentazione della
Natività. Al centro di questa scena troviamo la Vergine
Madre che offre Gesù Bambino alla contemplazione di
quanti si recano ad adorare il Salvatore: i pastori, la
gente povera di Betlemme, i Magi venuti dall’Oriente.
Più tardi, nella festa della "Presentazione del
Signore", che celebreremo il 2 febbraio, saranno il
vecchio Simeone e la profetessa Anna a ricevere dalle
mani della Madre il piccolo Bambino e ad adorarlo. La
devozione del popolo cristiano ha sempre considerato la
nascita di Gesù e la divina maternità di Maria come due
aspetti dello stesso mistero dell'incarnazione del Verbo
divino e perciò non ha mai considerato la Natività come
una cosa del passato. Noi siamo "contemporanei" dei
pastori, dei magi, di Simeone e di Anna, e mentre
andiamo con loro siamo pieni di gioia, perchè Dio ha
voluto essere il Dio con noi ed ha una madre, che è la
nostra madre".
(Udienza generale del 2 gennaio 2008)
Newsletter del 03 Gennaio 2008 de "Il Timone"
www.iltimone.org |