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Anno II, Comunicato n. 107
(italiano), del 24 SETTEMBRE 2007
Gli esseri umani che soffrono, non sono semplici
"entità"
5866
sono ad oggi gli abitanti palestinesi uccisi a partire
dalla Seconda Intifada del settembre 2000.
Per il sionismo totalitario, una popolazione intera è
considerata "entità ostile", che non merità alcuna
pietà.
Nulla di cui meravigliarsi, in quanto parole come
misericordia, riconciliazione, perdono, carità,
giustizia, non sono altro che concetti astratti, non
contemplati nel loro processo educativo, se non che in
riferimento esclusivo alla loro casta eletta.

La strage continua sotto i nostri occhi, giorno e notte,
mentre i falsi convegni di pace in preparazione non
saranno altro che la tomba delle legittime aspirazioni
di tutto il popolo palestinese, dalla Giordania al
Mediterraneo, alla propria indipendenza ed emancipazione
dall'attuale giogo sionista
(1).
Quella
che è la certezza
di molti smaliziati osservatori, che hanno seguito passo
passo le manovre attuate per poter arrivare alla
divisione delle forze attive palestinesi, è che si stia
assistendo solo all'ennesimo tergiversare da parte
israeliana per prendere tempo e permettere il
consolidamento delle colonie già esistenti,
l'insediamento di nuove, il completamento della
costruzione dei "muri" di segregazione, l'annientamento
di ogni residua resistenza ed opposizione
all'invasione ed all'occupazione.
La novità è che questa volta,
a tenere il gioco della politica coloniale sionista,
Israele e Usa (il finanziatore e guardaspalle) sono
riusciti a coinvolgere una fazione minoritaria e
perdente, foraggiandola e armandola contro il suo stesso
popolo, ma mantenendola pur sempre in una condizione
subalterna e d'inferiorità.
Persino alcuni storici israeliti,
che ebbero addirittura importanti incarichi di
fiducia nelle precedenti trattative di pace, come
Shlomo Ben Ami,
capo della diplomazia israeliana durante il fallito
vertice di Camp David del 2000, hanno recentemente
dichiarato che
"...si devono dare risposte concrete a questioni
concrete: la fine dell'occupazione, Gerusalemme, il
ritorno dei rifugiati"
(vedi link). Le
dichiarazioni di Shlomo B.A. sono discutibili nel loro
complesso, ma lasciano intravedere un barlume di volontà
nella ricerca di soluzioni più responsabili.
Come al solito bisogna aspettare
che sia qualche israelita a sollevare critiche contro
Israele e la sua politica. Se la scrivono, se la suonano
e se la cantano.
I Gentili sono troppo in soggezione di fronte al popolo
eletto, al quale è concessa qualsiasi ignominia, in nome
della shoà e del potere economico-politico con il quale
tengono in pugno praticamente tutti.
Mentre noi cerchiamo di capire, di analizzare, di
giudicare, di decidere cosa fare o non fare, gli
avvenimenti incalzano, la storia non si ferma.
Tanto meno in Terra Santa, dove da sessant'anni il
progetto coloniale sionista, continua a procedere
incurante di qualsiasi, sebbene timida e modesta,
riprovazione o condanna da parte della comunità
internazionale o delle Nazioni Unite. Non ci sono
"risoluzioni" che tengano.
Ed a Gaza Strip la popolazione, che è stata dichiarata
"entità ostile", è degna solo di morire, senza
possibilità alternativa.
In fin dei conti si tratta solo di entità, mica di
esseri umani.
La colonizzazione forzata
della Palestina, di aree arabe già abitate, adottando
tutte quelle strategie militari, terroristiche ed
economico-politiche, che ben conosciamo, ha portato come
frutto l'esasperazione e l'impazzimento di un vasto
strato della popolazione autoctona, violentata
nel corpo e nell'anima sin dall'infanzia.
Sareste ostili o no voi, se qualcuno irrompesse in casa
vostra a mano armata, devastando tutto ed uccidendo i
vostri cari?
Sarebbe umanamente comprensibile, se non
condivisibile.
Bisognerebbe trovarsi nei panni di chi è cresciuto nel
terrore, umiliato con efferatezza insieme ai suoi cari
per decenni, prima di condannarne le reazioni.
Il terrore, quello vero, dei pacifici abitanti di
Galilea, Samaria, Giudea, Cisgiordania, Filistea,
sospinti dalle bande sioniste della metà del
secolo scorso, verso un'esodo
(parliamo dei giorni
nostri e di popolazioni sicuramente native ed abitanti
in Palestina, non di storie di 2000 annifa e di persone
della cui discendenza carnale non si è certi...) senza
ritorno, ingiusto, non si è fermato di
fronte al tempo ed alle frontiere.
 È
di questi giorni il
ricordo
dell'eccidio di Sabra e Shatila (vedi link), campo
profughi nelle vicinanze di Beirut, ad opera dei
Falangisti "Cristiani" alleati di Israele (Kahan
Commission Report,
Kapeliouk
"Sabra et Shatila:
Inchiesta su un massacro", Parigi, Seuil
1982, citato da Haaretz il
15 Settembre 1982).
Ed ancora oggi, ai superstiti di questi massacri, ed ai
loro figli,
non è permesso tornare nella propria terra, alle proprie
case, ai propri pascoli, ai propri giardini (vedi
links).
Neppure è all'ordine del giorno discutere di tale
evenienza. Non se ne parla proprio. Rapina a mano armata
nel vero senso della parola: non si può definire
diversamente l'espansionismo sionista. Checchè ne dicano
i logorroico-isterici difensori di questo tipo
di banditismo in grande stile.
E sono pure di questi giorni le notizie delle continue
incursioni militari israeliane nei Territori Occupati,
con i loro resoconti di distruzione e morti. Bambini o
adulti non fa differenza. Uccisi a colpi di arma da
fuoco o dilaniati sotto i cingoli di un buldozer, sempre
arabi erano. Razza inferiore, per Tsahal, l'invincibile
armata di Davide.
I muri di segregazione intanto continuano ad essere
costruiti,
ed è cronaca quotidiana l'opposizione, donchisciottesca
quanto nobile, di chi tenta invano di fermarne
l'edificazione.
Al massimo sin'ora alcuni gruppi di militanti pacifisti,
israeliani, palestinesi ed internazionali, sono
riusciti ad ottenerne, dal tribunale supremo
israeliano, la modificazione del percorso
( Il
tribunale supremo israeliano cambia il percorso del Muro
di Bil'in: una vittoria della resistenza popolare
nonviolenta, vedi link).
Ma non l'interruzione
della sua costruzione. Quella non ci sarà, pace o non
pace. Si modificherà qualche curva, ma si farà. Si sta
facendo. È stato fatto.
Come non ci sarà mai il riconoscimento dei diritti
calpestati, nè la ricostruzione delle case abbattute, nè
la restituzione delle aree rubate per far posto agli
insediamenti dei coloni kazari.
Non ci sarà mai un monumento
per ricordare i caduti civili dell'occupazione sionista
in Terra Santa.
Nessuna forza del diritto verrà a stabilire giustizia in
una società che si regge solo sul diritto della forza. E
delle chiacchiere.
Nessuno dei miei amici e amiche israeliti onesti
ed in buona fede ,
israeliani e americani, appoggia
tale stato di prevaricazione e invasione coloniale. Anzi,
essi stessi sono i principali oppositori, silenziati, ai
crimini in corso da parte israeliana. In Usa, come in
Israele e altrove essi levano alte le proteste e si
schierano apertamente al fianco dei palestinesi,
musulmani, ebrei, cristiani, per civilmente tentare di
far sentire la propria voce e influenza. Qualche volta
si sente qualche eco di tali voci: solo in Italia ed
Europa esse sono imbavagliate, come se non esistessero.
Oltre che disonesto tutto ciò è anche stupido, perchè la
verità, prima o poi, emergerà in tutta la sua evidente
drammaticità e trascinerà nel fango chiunque si sia reso
complice, diretto o indiretto, di questo abominio.
Inclusi i kazari che anche da noi la fanno da padroni.
Ma le notizie oggi corrono veloci e raggiungono tutti
gli angoli del pianeta. Se potessero imbavaglierebbero
anche internet. E già qualche rappresentante europeo
nostrano ci sta provando.
Anche il timore, decantato dai soliti mestatori, per la
minacciata ipotetica messa in minoranza
del popolo eletto, in caso di formazione di un governo
d'unità nazionale (evenienza veramente recondita ) o del
rientro dei profughi, sarebbe facilmente esorcizzabile
con l'approvazione di un nuovo sistema elettorale e
legislativo che tuteli tutte le etnie e confessioni
presenti nell'area, impedendo prevaricazioni. Se tutti
hanno un numero eguale di rappresentanti in parlamento,
indipendentemente dalla base numerica, dovranno per
forza essere approvate normative che garantiscano tutti
e che raggiungano la maggioranza di consensi. Una volta
ottenuto un certo equilibrio democratico sarà poi sempre
possibile modificare in meglio tali leggi elettorali.
Così funziona una democrazia vera, garantendo eguali
diritti a tutti, ma pretendendo il rispetto dei doveri
da parte di tutti. Altra cosa sono le repubbliche delle
banane.
Se Israele si vuole vendere come repubblica democratica,
come tale si deve comportare, accettando le sfide che di
tale ruolo sono proprie, garantendo tutti i suoi
cittadini, siano essi giudei laici, arabi, ebrei
osservani, musulmani, cattolici, cristiani o
quant'altro.
Altrimenti resta la dittatura che è, tollerante solo per
i discendenti di madri giudee (da tre generazioni almeno,
a patto che non siano di origini sefardite).
Viene tanto deprecato
il tempo in cui il potere temporale dei Papi, a detta di
alcuni storici, tiranneggiava (ed in alcuni casi è stato
anche vero).
Ed ora ci prepariamo a glorificare il potere temporale
dei rabbini e del loro stato confessionale esclusivista?
Con quale faccia critichiamo poi le teocrazie
islamiche?
Non
bastano le idiozie scritte e dette
da un manipolo di sottoculturati in mala fede,
propagatori di informazioni s-corrette, che pontificano,
dal basso delle proprie perversioni, per giustificare
la shoà palestinese e traghettare nella
storia l'ideologia più razzista e omicida dei tempi in
cui viviamo.
Sodoma e Gomorra, oltre a non aver loro insegnato nulla,
sono state fraintese e prese ad esempio di stile di vita
contronatura.
Con la conseguente caduta di dignità ed eticità. La
sodomia, quando applicata all'intelligenza, oltre alla
sterilità mentale, che provoca l'incapacità di intendere
il normale ciclo naturale vitale indispensabile, produce
danni incalcolabili alla psiche, ancora peggiori di
queli fisici.
Niente di cui stupirsi quindi, se per gli amici di
Sodoma la morte del prossimo non interessa e non li
stimola alla ricerca di serie prospettive di giustizia:
perchè quando si è morti a se stessi, si è capaci di
proporre solo soluzioni nichiliste.
La presa in giro del prossimo, altrimenti detta "presa
per i fondelli", è la naturale inclinazione e
deriva delle penne perverse, la cui vita è manifesto.
Paragonare, per esempio, il disperato,
(quanto deprecabile
come qualsiasi atto di guerra contro civili),
lancio di sgangherati razzi kassam, alla ben oliata,
potente e tecnologizzata macchina bellica israeliana,
come fanno gli informatori s-corretti, è fare un'offesa
alle capacità intellettive di coloro che hanno la
sventura di imbattersi negli articoli puerili scritti da
codesti amici dei killer professionisti sionisti.

L'informazione s-corretta non partorirà nulla: sterile
ed ermafrodita per natura, è solo uno spreco d'energia
mal incanalata.
Ma non preoccupiamoci di queste statue di sale che
camminano verso la propria dissoluzione. Si
scioglieranno nel mare delle loro stesse menzogne. Poichè non
hanno un cuore, un anima che guidi le loro parole ed
azioni, ma solo astio razzista e settario verso
chi osi criticare il grande fratello della
loggia di Sion.
Dispiace invece che raffinate intelligenze
europee, della cultura e della politica, non vedano come
il sionismo non rappresenti l'ebraismo, che essi
vorrebbero in buona fede difendere, se non che in una
minoranza esigua. Possibile
che non si rendano conto che le sofferenze subite (dagli
antenati ebrei e in località geografiche ben distanti
dalla Palestina) non autorizzino nessuno a punire il
popolo palestinese nella sua collettività?
Quell'Europa che nei suoi rappresentanti popolari ed
autorevoli, con stuoli di dignitari e portabandiere,
indignata sfila ciclicamente nei mausolei
dell'olocausto, per mantenere viva la
memoria, nell'ossessivo tormentone del
"perchè non succeda
mai più", quando si risveglierà dall'oblio
della nefasta informazione s-corretta e si renderà conto
che invece sta succedendo di nuovo?
Stanno
aspettando
che vengano sostituiti gli attuali simboli
dell'oppressione sanguinaria del popolo arabo di Terra
Santa, con quelli delle svastiche e delle SS, per
scuotersi e negare la propria complicità a questi
novelli tiranni, che stanno per essere ammessi sul
carrozzone europeo? La storia si ripete, se non la si
comprende. Ed oggi in Terra Santa sta succedendo
qualcosa di simile ad allora: un popolo intero, quello
palestinese, già internato, affamato, decimato,
assediato, sta per essere olocaustizzato sull'altare di
Sion. Anche oggi, come allora per gli ebrei, il mondo se
ne frega.
Per tutti, gli arabi di Palestina, sono casta inferiore.
Carne da macello.
Questo olocausto,
lo sappiano gli adoratori dei muri, non sarà gradito a
Dio, ma forse solo a quel signore delle tenebre che
ottunde le loro dure cervici.
Uomini liberi, costruttori, difensori e paladini della civiltà e
della democrazia, possibile che non vediate?
Vi sarà chiesto conto, un giorno non troppo
lontano, della vostra cecità, viltà e complicità con il
carnefice. Che crediate o no.
Non è più il tempo delle chiacchiere.
Chi sostiene Israele nei suoi crimini,
non li denuncia a chiare lettere, non sostiene azioni
civili, per inchiodare la leadership sionista ad un
tavolo di trattative vero, dove sul piatto siano
ineludibilmente da risolvere le questioni dei
rifugiati da far rientrare, delle terre e case da
restituire (tutte, e non solo alcune per motivi
pubblicitari), dei muri da rimuovere, dei
compensi per gli ingenti danni provocati, dei
processi per chi si è reso responsabile delle
carneficine in violazione delle regole
internazionali (tutti i terroristi vanno processati e
puniti, non
solo quelli arabi),
non è degno di rappresentarci e non andrà più rieletto
alle prossime, imminenti, elezioni. Ditelo apertamente a
coloro che avete eletto nel precedente turno.
L'unica cosa che temono è di perdere la poltrona
in Parlamento.
Poco importa che siano essi di destra o di sinistra.
La giustizia non ha un colore politico, tantomeno nel
circo italiano, e sa travalicare trincee e reticolati, imposti solo per impedirci di conoscere la
verità.
Perchè solo la verità rende liberi.
E lorsignori invece
mentono, perchè ci vogliono schiavi.
Filippo
Fortunato Pilato
(1) = il sionismo, che
erroneamente viene identificato geneneralmente con
l'ebraismo, oltre che a rappresentare solo una
minoranza mondiale di giudei, si presenta come una
forza laica, e come tale non dovrebbe avere quindi
alcuna pretesa di rivendicazioni "bibliche".
Rivendicazioni che agli occhi dei fedeli di altre
confessioni sono relative e che non possono essere
considerate prioritarie o favorite nei confronti
delle loro. Nè le sofferenze della shoà autorizzano i
sionisti a punire collettivamente il popolo
palestinese, che nulla ha avuto a che fare con esse.
Vergogna, su chi sfrutta le pene sofferte dagli
antenati, in un passato che non potrà mai più
ritornare, per coprire un crimine contro l'umanità che
perdura da sessant'anni e che ancora è destinato a
proseguire con il suo carico di vittime: sino
all'annientamento totale ed irreversibile dei propri
fratellastri semiti ismaeliti. Eppure con tale alibi
sono stati capaci in pochi decenni di spoliare la
gente di Palestina dei suoi gioielli. È ora di
svegliarsi.
La
critica al sionismo, quale ideologia e pratica
politico-militare, non può essere limitata, in quanto
essa è un libero esercizio della libertà
d'espressione e di pensiero, che nulla ha a che vedere
con l'anti-semitismo. La confusione tra i termini
serve solo a chi, in mala fede, vuole ostacolare un
sereno confronto e analisi sul tema.
I veri anti-semiti, se proprio vogliamo dirla
tutta, sono i sionisti, che hanno in odio settario i
loro fratellastri semiti arabi.
Se veramente vogliamo parlare di antisemitismo,
quello vero, applicato, dobbiamo guardare la storia
del movimento sionista, con tutti i suoi scheletri
nell'armadio, passato e presente.
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