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Avvenimenti molto gravi e assolutamente da non
sottovalutare.
Articoli come questi, di
Blondet per
Effedieffe,
di Wayne Madsen per
Wayne Madsen Report,
di Paul Joseph Watson per
Prison Planet,
che sono circolati a decine e decine in rete per lanciare
un'allerta a fronte di un fenomeno così insuale e
circostanziato, ha fatto eco un articolo meno convincente
ad opera di Paola Pisi, pubblicato dal sito
Uruknet
e rimbalzato anche da
Comedonchisciotte.com,
che ha voluto un po' ridimensionare l'evento, seppur in
modo volgarmente offensivo e pure un poco isterico, anche se
non è riuscita a sgonfiarlo del tutto. Ve li proponiamo
tutti e quattro insieme ad alcuni commenti.
-
Internet interrotto: prova generale?
-
Il Medioriente isolato da Internet:
incidenti o sabotaggi?
-
Sospetti
geopolitici dietro il blackout internet in Medioriente
-
La
Florida è isolata dal mondo: un attacco è imminente?
-
Commenti
Internet interrotto: prova generale?
di Maurizio Blondet
per
www.effedieffe.com
02/02/2008

Interner cafè a Teheran
Da mercoledì le comunicazioni internet
sono
interrotte in gran parte dell'Asia, Nordafrica e Medio
Oriente.
La causa: sono stati spezzati tre, forse quattro cavi
sottomarini.
Secondo CNN, «Egitto,
Arabia Saudita, Katar, gli Emirati, Bahrein, Pakistan ed
India stanno subendo gravi danni economici»
perché molti affari (fra cui le prenotazioni aeree)
avvengono ormai via web.
Aggiunge sempre la CNN
(1),
e lo scrivo in grassetto:
«Alcune
nazioni sono state risparmiate dal caos: Israele - che usa
una sua differente via di traffico - il Libano e l'Iraq».
Il
primo cavo, FLAG (Fiber-Optic Link Around the Globe) è stato
troncato alle ore 8 del 30, sembra al largo di Alessandria
d'Egitto, causando la paralisi del 70% del traffico Internet
in Egitto, e il 60% in India.
FLAG è un cavo che collega Australia e Giappone all'Europa
via India e Medio Oriente, e si estende per 28 mila
chilometri sotto il mare.

Il tragitto delle dorsali FLAG e SEA-ME-WE 4
Un
secondo cavo, SEA-ME-WE 4 (la sigla sta per South Easth
Asia, Middle East West Europe) è stato spezzato poco dopo,
all'altezza di Dubai, Golfo Persico.
Lo stesso giorno.
Navi di riparazione stanno giungendo sul punto della
presunta rottura, ma non arriveranno prima del 5 febbraio.
A causa di questi «incidenti», tutto il traffico viene
sopportato dal più vecchio cavo SEA-M-WE-3, che unisce
l'Europa al Medio Oriente via Egitto, e che è molto più
«lento».
Venerdì 1 febbraio un terzo cavo viene spezzato, il
«Falcon», della stessa ditta che opera il FLAG, e
apparentemente sempre nel Golfo Persico, stavolta tra Dubai
e Muscat.
Il Falcon collega Sri Lanka a Suez
(2).
Al
Jazeera parla di un altro cavo spezzato «nel
Mediterraneo, tra l'Egitto e la Francia»: non è
chiaro se si tratti di un quarto «incidente», oppure del
primo cavo danneggiato, visto che il FLAG tocca anche
Palermo
(3).
Ovviamente anche le comunicazioni voce e TV sono
praticamente paralizzate nell'area, vastissima, che
abbraccia due continenti ed ha come epicentro il Golfo
Persico.
India ed altri Paesi per cui internet è la spina dorsale
della nuova economia stanno compiendo sforzi enormi per
riconvogliare il traffico sui cavi del Pacifico, oppure su
satellite.
Il
Dubai International Airport segnala problemi, e le linee
aeree ritardi dei voli.
Le Borse dei Paesi musulmani sono chiuse il venerdì, e ciò
ha attenuato i danni ai mercati.
Varie fonti attribuiscono le tre interruzioni a «tempeste
tropicali» o a «una nave che ha gettato l'ancora».
Data
la congestione di navi da guerra nel Golfo Persico (dove
dovrebbero trovarsi due portaerei USA con le rispettive
squadre d'appoggio) e la tensione strategica che interessa
quel tratto di mare nel cuore dell'Oriente musulmano, è
possibile immaginare altre ipotesi.
Due dei quattro sottomarini israeliani Made in Germany, e
dotati di missili con testate atomiche, si troverebbero nel
Golfo per minacciare l'Iran di rappresaglia nucleare.
Fatto
degno di nota, mentre Israele è miracolosamente immune dal
grave problema (dispone evidentemente di sue reti o
satelliti protetti),
l'Iran è il Paese che
appare il più colpito: Teheran è completamente isolata dal
mondo, come riporta il sito specializzato
www.internettrafficreport.com/asia.htm
Per
contro, l'Iraq occupato è esente da questi problemi, come
Israele (e il Libano).
Fatto ancora più curioso, mentre Teheran è isolata, ci si
può tuttavia collegare al blog personale di Ahmadinejad, «per
quanto con lentezza».
Come
sappiamo, immagini e blog hanno mostrato gli orrori
dell'invasione dell'Iraq, che l'amministrazione USA avrebbe
preferito il mondo non conoscesse.
Anche le foto delle torture di Abu Ghraib circolarono su
internet, e così i video girati da soldati americani,
smentendo la narrativa ufficiale della propaganda americana.
Ora
le tre rotture - sicuramente deliberate - possono essere
preordinate in vista di «qualcosa che sta per accadere», e
che è meglio che il mondo non veda?
E che apprenda dalla narrativa dei media ufficiali e
controllati?
La
sola fonte alternativa potrebbe essere il blog di
Ahmadinejad, o ciò che viene fatto passare per tale.
O forse è una prova generale di paralisi di Internet a
livello globale, dato che la rete ha dato troppi dispiaceri
alle «versioni ufficiali»?
Le
due ipotesi non si escludono a vicenda.
Il fatto che l'interruzione sia in corso nel Golfo Persico
giustifica le peggiori previsioni.
Maurizio Blondet
http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2616¶metro=esteri
Note
1) «Internet
failure hits two continents», CNN, 31 gennaio
2008.
2) «New
cable cut compounds net woes», BBC, 1 febbraio
2008.
3) «Internet
outages hit Middle East», Al-Jazeera, 30 gennaio
2008.
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IL
MEDIO ORIENTE ISOLATO DA INTERNET: INCIDENTI O
SABOTAGGI?
DI
WAYNE MADSEN
Wayne Madsen Report

Il 30 gennaio, 2 cavi sottomarini che trasportavano
Internet e il traffico di altre telecomunicazioni sono
stati tagliati al largo della costa di Alessandria in
Egitto. Uno era il cavo FLAG Europa-Asia della società
inglese FLAG Telecom e l'altro era il cavo SeaMeWe-4.
Entrambi i cavi trasportano il traffico tra l'Europa e
il medio oriente arrivando sino all'India. Il traffico
Internet è rallentato in tutto il Medioriente e il
subcontinente indiano come risultato della doppia
rottura dei cavi che è stata imputata ad ancore di navi.
I 2 cavi trasportano il 75% di tutto il traffico
Internet tra l'Europa e il medio oriente. Ci si aspetta
che le riparazioni del cavo a largo della costa egiziana
non inizieranno prima del 12 febbraio.
Oggi un terzo cavo, sempre gestito dalla FLAG, il cavo
FALCON, è stato tagliato al largo dell'emirato di Dubai
del Golfo Persico. La sezione colpita è quella tra Dubai
e l’Oman. Il FALCON è un cavo ad anello che fornisce
servizio per tutto il Golfo Persico, comprendendo Iran,
Arabia Saudita e gli altri Stati degli emirati arabi
uniti.
Il traffico tra Europa e medio oriente è stato spostato
sul cavo Sea-Me-We-3, un cavo vecchio con una portata
minore di quelli, più nuovi, che sono stati tagliati.
Ci sono stati tagli di cavi sottomarini anche in
passato. Nel 2004 un cavo malfunzionante provocò una
perdita del servizio Internet nello Sri Lanka. Un
terremoto nel dicembre 2006 causò il taglio di nove cavi
sottomarini tra le Filippine e Taiwan.
La storia dei cavi sottomarini che erano parte del Sound
Surveillance System (SOSUS) [sistema di sorveglianza
sonora n.d.t.] della marina degli Stati Uniti, è
istruttiva per distinguere tra incidenti casuali e
sabotaggi. Il SOSUS era progettato per ascoltare i
segnali acustici di sottomarini, in particolare dei
sottomarini sovietici. Anche esso ebbe la sua parte di
cavi tagliati, non tutti a causa di incidenti. Il fatto
che tre cavi a servizio del Medioriente siano stati
tagliati in così rapida successione è un indizio che i
tagli non sono stati causati da ancore o da altri tipi
di incidenti.
La rete atlantica SOSUS subì tre grossi tagli di cavi
sottomarini negli anni 70 e 80. Il primo fu nella base
della marina di Lewes, Delaware nell'inverno del
1976-77. A causa del rigido inverno e del congelamento
del fiume Delaware un certo numero di navi dirette a
Philadelphia si ancorarono a largo della costa atlantica
del Delaware in attesa che il ghiaccio si sciogliesse.
L’ancora di una nave venne trascinata e finì per colpire
il cavo SOSUS dello stabilimento di Lewes.
I 2 successivi tagli di cavi non furono incidenti. Il
cavo islandese che collegava Hofn nell'Islanda orientale
alla stazione navale di Keflavik fu tagliato nel 1979.
Allora fonti dell'intelligence navale sospettarono di un
“peschereccio” sovietico, cioè una nave
dell'intelligence camuffata da pesca a strascico, che
avrebbe usato un “aratro” sottomarino armato di lama per
tagliare il cavo. In quel periodo i sovietici erano
impegnati in un grande numero di esercitazioni navali ad
alta saturazione nei mari norvegese e di Barents.
Alcuni anni dopo anche la base navale di Brawdy nel
Galles subì un taglio di un cavo a sud del regno unito e
a ovest della Francia. Si pensò che anche questo taglio
fosse stato compiuto da una speciale squadra navale
sovietica di sabotatori.
La differenza fondamentale tra i tagli di Lewes e quelli
di Keflavik e Brawdy era nel tipo di taglio effettuato.
Il cavo di Lewes venne lacerato e il taglio era
irregolare. Sembra che invece i tagli di Keflavik e
Brawdy fossero netti.
Dopo che George W. Bush, durante il suo recente viaggio
in Israele, si è impegnato affinché gli Stati Uniti
facciano guerra all'Iran, la tempistica dei tre
successivi tagli di cavi in altrettanti giorni è
altamente sospetta. La dottrina neocon e i pianificatori
politici del Dipartimento della difesa si sono
concentrati nel compiere “guerre di informazioni” come
parte dei piani di “operazioni informative”. Questi
includono l'imposizione di “embargo tecnologici” contro
le nazioni prese di mira in tempi di aumentate tensioni
o di guerra totale.
Titolo originale: " Three successive submarine cable
cuts not random accidents "
Fonte: http://www.waynemadsenreport.com/
02.02.2008
SOSPETTI
GEOPOLITICI DIETRO IL BALCKOUT INTERNET IN MEDIORIENTE
DI
PAUL JOSEPH WATSON
Prison Planet
I bloggers ritengono che un grosso evento potrebbe
essere dietro l’angolo, l’Iran è completamente isolato
Interruzioni di massa del servizio Internet senza
precedenti nel Medioriente e in Asia, dopo che non meno
di quattro cavi Internet e sottomarini sono stati
tagliati senza spiegazione, stanno sollevando sospetti
che un grande evento di proporzioni geopolitiche
potrebbe essere dietro l'angolo.
Blackout Internet stanno colpendo grosse porzioni
dell'Asia, del Medioriente e del Nord Africa dopo che
quattro cavi di connessione sono stati recisi. Egitto,
Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi, Kuwait, Bahrain,
Pakistan e India, stanno tutti attraversando grossi
problemi.
A quanto afferma il sito
InternetTraffic.com, l'Iran è stato completamente
isolato da Internet sebbene il blog di Mahmoud
Ahmadinejad possa ancora essere raggiunto.

Si sono sentiti cali in tutta l'Asia ieri:
ma solo Teheran è stata scollegata totalmente
La cosa più interessante è che l'interruzione non ha
colpito Israele e l’Iraq.
"Stephan Beckert, un analista di TeleGeography,
un'azienda di ricerca che fa consulenza su questioni
globali riguardanti Internet, ha detto che i cavi
danneggiati, assieme, sono adibiti alla maggioranza
delle comunicazioni internazionali tra l'Europa e in
Medioriente”,
riferisce la CNN.
Funzionari dicono che la causa dietro al taglio dei cavi
rimane sconosciuta, ma la seconda più grande azienda di
telecomunicazioni degli emirati arabi uniti ha detto che
i cavi sono stati tagliati perché delle navi hanno
trascinato le loro ancore.
Tutto ciò è un inizio per gettare un velo su un
imminente evento che verrà allestito in Medioriente?
“Quante sono le probabilità di questi eventi ? A chi
giova?” si chiede il blog
Crimes and Corruptions. “Vediamo. Riavvicinamenti
iraniani: i recenti mesi hanno portato segni di un
crescente riavvicinamento tra l'Iran e l'Egitto”
“Quale nazione non gradisce ciò e ha sottomarini che
potrebbero tagliare i cavi? Perché farlo? Danneggiare
fortemente gli affari Internet come rappresaglia? Oppure
tutto ciò è pensato per qualcosa di più? Notate che
Internet sta funzionando bene in Israele”.
Mike Rivero di
WhatReallyHappened.com fa che notare il misterioso
sabotaggio dei cavi potrebbe presagire l'inizio di una
nuova crociata imperiale neocon.
“Il più grande problema che l'amministrazione Bush ha
affrontato durante la guerra in Iraq sono state le
immagini provenienti da Internet che mostravano gli
orrori subiti dal popolo iracheno e che scoprivano le
bugie del governo su Saddam” scrive.
“Sono molto preoccupato che questi tagli di cavi
sottomarini possano avere lo scopo di impedire al mondo
di vedere, a parte che attraverso i media e la
propaganda controllata dal governo, qualcosa che sta per
accadere”
Titolo originale: " Middle East Internet Blackouts
Spur Geopolitical Suspicions "
Fonte: http://www.prisonplanet.com/
01.02.2008
Articoli scelti e tradotti per
www.comedonchisciotte.org
http://www.comedonchisciotte.org:80/site/modules.php?name=
News&file=article&sid=4241&mode=&order=0&thold=0 |
LA FLORIDA E' ISOLATA DAL MONDO: UN ATTACCO
E' IMMINENTE?
DI
PAOLA PISI
Uruknet
Non è vero, naturalmente, ma questa sarebbe la logica
conclusione se si seguisse il – si fa per dire –
ragionamento dei cretini che da due giorni stanno
diffondendo la falsa notizia che le tutte connessioni
internet dell’Iran sono scollegate, in vista - non è neppure
il caso di dirlo - dell’imminente inevitabile sicuro
sicurissimo attacco contro la Persia, su cui ci ammorbano
quotidianamente da circa quattro anni e del cui inizio ci
hanno fornito almeno 500 date, per fortuna tutte sbagliate.
Come hanno scoperto che l’Iran è isolato da internet? E
caspita, lo dice il sito
InternetTraffic.com, che monitora il traffico internet
nel mondo, come si può dubitare? In realtà bastava dare
un’occhiata al FAQ del medesimo sito per scoprire che NON
viene affatto monitorato il traffico delle varie nazione, ma
solo la connessione di un router per ogni stato (quello
iraniano appartiene a un’università locale). Se si fosse
fatto poi lo sforzo ulteriore di controllare il traffico
delle altre zone del mondo, si sarebbe scoperto che il
router iraniano non era l’unico ad avere un indice "zero"
(nessuna connessione o connessione molto lenta). Ce ne sono
altri, fra cui, appunto, e da giorni, la Florida:
Ecco qua le tabelle:
http://www.internettrafficreport.com/namerica.htm
View Graphs
Sarebbe stato sufficiente fare due click sullo stesso
InternetTraffic.com da cui si era dedotto che la conessione
internet dell’Iran era stata totalmente interrotta e almeno
questa buffonata ci sarebbe stata risparmiata. E invece no,
da due giorni veniamo martellati, sulle due sponde
dell’oceano, da questa ennesima bufala, con inevitabili
teorie cospirazioniste annesse.
Idiozia, malafede, o un misto di entrambe? Chissenefrega,
verrebbe da rispondere, visto che quando la stupidità arriva
a questo punto è comunque colpevole. In ogni caso,
l’operazione disinformativa è partita da un blog (che non
cito per non fargli ulteriore pubblicità ), specializzato in
falsi sensazionalistici, non si sa se per scopi occulti o
solo per ottenere visite, link e fama (fine pienamente
raggiunto). Ma se il terreno della cosiddetta informazione
alternativa fosse stato un po’ meno fertile, tutto si
sarebbe fermato lì. Invece, centinaia – o probabilmente
migliaia – di siti hanno rilanciato la falsa notizia
dell’Iran isolato, quando non era stato neppure sfiorato dal
gigantesco blackout internet che aveva colpito gran parte
del Medio Oriente e dell’Asia, visto che la Repubblica
Islamica dell’Iran non utilizza i cavi troncati.
E infatti tutti i siti iraniani hanno continuato a
funzionare perfettamente e a essere regolarmente aggiornati,
e ovviamente
hanno dato notizia dell’interruzione di internet negli
altri paesi del Medio oriente.
Anche controllare se per caso i siti iraniani funzionavano
non sarebbe stata un’operazione particolarmente difficile,
tanto più che tre quarti dei buffoni che vanno gridando
all’Iran isolato e alla guerra imminente solitamente si
abbeverano al sito di propaganda persiana Press TV, da cui
traggono gran parte delle perle informative che poi spargono
per il mondo. Ma proprio questa volta non hanno guardato la
loro prediletta Press TV, guarda un po’ che coincidenza.
E quello che sbalordisce, e rattrista, è che a gettarsi
sulla falsa notizia dell’isolamento internet dell’Iran non
sono stati solo siti noti per pubblicare qualsiasi
stupidaggine, purché sfruttabile in senso complottistico, ma
anche autori altrimenti seri e documentati (o che credevo
tali).
Nessuno stupore se Paul Joseph Watson su
Prison Planet o
Globalresearch rilanciano la bufala, con cospirazioni
annesse, o se, a casa nostra,
Blondet vaneggia che l’Iran è stato isolato perché forse sta
per accadere qualcosa che il mondo non deve vedere (il
bombardamento sull’Iran, che effedieffe va predicendo da
anni con inossidabile certezza, e che ci occulterebbero
tagliando i cavi?), ma si rimane allibiti a vedere che
perfino una persona seria come Mike Whitney ha ripreso la
falsa notizia dell’interruzione dei collegamenti internet
persiani –
inaugurando davvero nel migliore dei modi la sua
collaborazione con il sito di Chossudovsky .
Allora buona fede o stupidità? Tutte e due, direi. La
maggior parte di questi signori se ne frega, ma se ne frega
proprio, di sapere se una notizia è vera e falsa:
l’importante è che sia utile a costruire un bel complotto,
meglio ancora se può servire a battere i tamburi della
imminente guerra contro l’Iran, il grande tema della
(dis-)informazione alternativa degli ultimi anni. E la
patacca dell’isolamento internet dell’Iran – occultato per
oscuri scopi e per losche trame da tutti media ufficiali
(iraniani compresi, ma questo è un dettaglio) – era perfetta
per la bisogna. Dunque, perché controllare se per caso era
anche vera? Poi, i loro creduli lettori, la ripostano per
pura e innata dabbenaggine sui propri blog, senza mettere in
discussione neppure per un attimo la veridicità dei loro
maestri, tremando terrorizzati per la guerra che sta
scoppiare e da quattro anni a lutto preventivo per
l’"olocausto nucleare iraniano" (e del tutto indifferenti
davanti ai genocidi veri). E alla fine, di sito in sito,
milioni di persone nel mondo crederanno fermamente che i
mullah iraniani sono stati tagliati fuori dal mondo.
Un’unica nota positiva, in questa indicibile miseria
dell’informazione alternativa: il sito russo
iraq.war aveva pubblicato – in assoluta buona fede -
l’articolo di Prison Planet sull’isolamento internet
dell’Iran: quando alcuni lettori, fra cui chi scrive, hanno
fatto notare che si trattava di un falso, la bufala di Paul
Joseph Watson è stata rimossa e
sostituita con il pezzo di CNN sul black-out internet del
Medio Oriente. E questo dà fino in fondo la misura del
baratro in cui stanno cadendo molti dei siti "alternativi":
le loro menzogne devono essere rettificate utilizzando CNN.
Una volta, era il contrario.
Paola Pisi
Fonte: http://www.uruknet.info/
Link: http://www.uruknet.info/?p=s8056
Commenti
interessanti rilevati da www.ComeDonChisciotte:
Il
contenuto dell'articolo è interessante ma i toni sono
davvero di infimo livello e mi dispiace che un sito come
questo pubblichi questo genere di tirate.
Mi dispiace per la patetica visione del mondo
saddamocentrica della Pisi ma il fatto che ci sia il rischio
di un attacco all'Iran è, purtroppo, qualcosa di ben
circostanziato e, mi sembra, del tutto chiaro a chi si sa
informare onestamente e con la mente aperta (e con una
visione delle questioni geopolitiche che si estenda a nord
di Mosul o a sud di Bassora).
Spero naturalmente di sbagliarmi e che non ci sia alcuna
guerra contro l'Iran: sul tema si può e si deve discutere
naturalmente, come su tutto, ma usando dei toni da persone
civili.
Che poi a riguardo si riportino notizie che potrebbero
essere collegate a questo possibile evento, o possano essere
dei campanelli d'allarme a riguardo, non ci vedo nulla di
straordinario: se ci sono inesattezze nelle notizie (cioè
che il balcakout e la rottura simultanea dei cavi ha colpito
quasi tutto il medioriente ma l'Iran no) lo si può far
notare senza dare del 'cretino' e dell' 'idiota' a destra e
sinistra.
Alcenero
Per
la miseria quanta bile! Articoli come questi odorano lontano
un miglio di debunker depresso che esulta e strepita a
squarciagola per essere, finalmente, riuscito a trovare il
pelo nell'uovo. Che si potesse "isolare l'Iran"
semplicemente recidendo un cavo sottomarino mi sembrava poco
probabile anche andando "a naso", senza nemmeno consultare
il sito di InternetTraffic. Resta il fatto (ed è un fatto)
che alcuni cavi di connessione sono stati recisi, che parte
del Medio Oriente è rimasto telematicamente isolato e che è
difficile far passare la cosa per uno sventurato accidente.
Magari non sarà il segnale dell'Apocalisse, magari si sta
esagerando a gridare continuamente al lupo (in questi casi,
comunque, è sempre meglio strillare troppo che troppo poco,
visto quel che c'è in ballo); ma ci sarebbe comunque da
ringraziare i blog che hanno diffuso, pur contaminandola con
illazioni poco fondate, una notizia che i media ordinari non
hanno neppure preso in considerazione. E' questo che io
chiamerei "indicibile miseria dell’informazione", non
l'attività dei blog, i quali, per i pochi mezzi che hanno,
stanno svolgendo un lavoro anche troppo accurato. Sta poi
sempre al senso critico del lettore valutare fino a che
punto una notizia sia attendibile. Non mi sembra che sparare
a zero contro l'intera blogosfera, con termini che sanno più
di livorosa ripicca che di doveroso "errata corrige", senza
evidenziare il prezioso apporto all'informazione che anche
in questo caso è stato fornito, rappresenti un esempio
apprezzabile di esercizio della capacità critica suddetta.
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