Ancora non ho terminato di riordinare testi ed
immagini del recente passaggio
attraverso la Terra Santa, ancora non mi sono
ripreso da alcuni problemi di salute, che mi sono
giunte all'orecchio le notizie inquietanti a
riguardo di incidenti occorsi ad alcuni amici di Pax
Christi che erano a Bil'in per registrare e
fotografare le fasi della ripresa della costruzione
del Muro, dopo che una sentenza della Corte
israeliana aveva concesso alcune settimane di
tregua. Tra di essi c'era, con tutta
probabilità, anche don Nandino Capovilla, amico e
corrispondente con cui condivido molte delle
considerazioni sulla situazione della Palestina
oggi, nonchè autore insieme a Betta Tusset del libro
Bocche Scucite, per quelli delle Paoline, (che è
anche il titolo dell'omonima newsletter quindicinale
on-line da lui e amici gestita). Nei prossimi giorni
ne sapremo di più.

Contrordine:
proprio mentre scrivevo queste righe mi è pervenuta, come
risposta alla nostra precedente newsletter, una e-mail di
don Nandino da Ramallah. Dal tono pare non ci siano state
conseguenze gravi al loro tentativo di fotografare,
testimoniare e manifestare solidarietà alla popolazione
locale aggredita a mano armata sulla sua stessa terra. Tra
le varie forme di dissenso al colonialismo sionista,
condivisibile o meno, c'è anche questa loro, che ha come
minimo il pregio di attirare l'attenzione dei media
(almeno ci provano, con grande rischio e danno personale)
su questa inaccettabile ruberia "civilmente e
politicamente corretta": si tratta in fin dei conti del
diritto ad esitere dello Stato ebraico, nato dalle ceneri
della shoà. Che tutto ciò avvenga a discapito del diritto
ad esistere di un altra etnia, quella araba, incenerendola
insieme ai suoi giardini e radendola al suolo con i suoi
villaggi, poco importa.
Opporsi e dissentire dal sionismo israeliano è una nuova
forma di antisemitismo:
parola del presidente della repubblica (delle banane)
italiana, il compagno Napolitano.

Nulla di cui meravigliarsi da parte di coloro i quali sino
a pochi anni fa erano schierati apertamente dalla parte
dei carri armati sovietici che invadevano e uccidevano la
popolazione civile
degli stati confinanti, ora membri dell'Unione Europea,
bollando gli oppositori, all'aggressione stalinista quali
"banditi controrivoluzionari".
Deformazione professionale, la loro: sempre dalla
parte dell'oppressore. Soviet o Sion fa lo stesso. Purchè
siano salve nomenklatura e poltrone. Avranno cambiato
forse la pelle oggi, saranno anche stati eletti alle più
alte cariche dello Stato, ma la memoria di chi a quei
tempi c'era non è stata per questo offuscata. Ci
ricordiamo chi siete veramente.
Per qualcuno la memoria funziona a singhiozzo: per altri
no, è a 360°
Che
disgrazia
per l'Italia e gli italiani, metà dei quali circa non si
rendono neppure conto di essersi buttati dalla padella
direttamente nella brace...
Le roboanti parole spese in congressi e meeting per
esaltare i valori della "civile convivenza", dette da
coloro che hanno sempre sostenuto le "dittature del
proletariato" ed ora quella del "Gran Kahal", sono solo
un'esile foglia di fico, incapace di coprire le vergogne
ed il putridume delle ideologie perverse sostenute, che
hanno caratterizzato e caratterizzano tutt'ora in modo
sanguinario la storia recente.
Queste non sono offese o lesa "maestà", ma lo specchio
della realtà.
Inconfutabile. Scritta con il sangue nelle pagine di libri
di una sporca storia; talmente sporca che per questo la si
cerca di occultare.
Chi
non riesce a vedere, nelle decine di milioni di vittime
provocate da ideologie nemiche di Dio e dell'uomo, in
tutte le loro sfumature dell'arcobaleno, per nulla diverse
nella freddezza di quella morte imposta a migliaia
di arabi palestinesi, come nella disperazione di milioni
di profughi allo sbando, lo stesso spirito anticristico in
disprezzo alle creature ed al loro Creatore, non riuscirà
mai a comprendere appieno i termini dello scontro in atto
e che si protrae nei secoli nel campo di battaglia delle
anime.
"Quis ut Deus?" contro "Non serviam". La battaglia è già
stata vinta, noi siamo solo parte della storia, testimoni
e protagonisti.
Lasciando
comunque perdere le tristi vicende italiane
e divagazioni varie, (delle quali non è nostro compito
occuparci, ma nei confronti delle quali, constatandone
quotidianamente l'imbarbarimento, ogni tanto mi scappano
legittime critiche e giudizi più che negativi), torniamo
alle parole d'amicizia e solidarietà che don Nandino ci ha
voluto esprimere:
"Caro Filippo, leggere queste sue parole da
Ramallah, dopo una giornata di lavoro nella racolta delle
olive e una serata nel Centro degli Avvocati per i diritti
umani, fa davvero bene! Grazie del suo lavoro!
Abuna Nandino.
"Abuna" in arabo sta confidenzialmente per don, padre,
titolo con il quale vengono rispettosamente chiamati tutti
i religiosi, secolari o monaci.
Buon lavoro a te, abuna Nandino, e buona fortuna. Che Dio
ti protegga.
Per
ora quel che sappiamo è,
come avevamo detto e previsto, che la costruzione del Muro
nella cittadina nei pressi di Ramallah, rubando sempre più
terreno ai
legittimi proprietari palestinesi, continua. Lodevole
la tenacia nel voler resistere civilmente e attraverso vie
legali alla prepotenza e disonestà sionista. Come
altrettanto poco immaginabile era, eccetto che per
effetto di un miracolo, che i cavilli legali potessero
servire a modificare una pianificazione già decisa a
monte. Fatta la legge, trovato l'inghippo. Specie dove
fare e disfare le leggi non è per tradizione un problema.
Per
cinica ironia,
mentre coloro ai quali viene sottratta arbitrariamente la
terra della quale sono legittimamente proprietari,
subendo maltrattamenti e
percosse se manifestano contrarietà, mentre ai
check-point si è in totale balia degli umori dei soldatini
preposti, che possono anche ridurti in fin di vita
impuniti, mentre
a Gaza continua la mattanza di popolazione, bambini e
resistenti, con una popolazione che è ormai soggiogata
e alienata, allo sbando,
assistiamo al teatrino della recita delle parti alla
ricerca di una finta pace.
410
milioni di dollari (un fiume di denaro per uno stato
senza terra) stanno per essere, o sono già
stati, travasati nelle tasche di Mahamoud Abbas da enti
USA, mentre questi si incontra con la leadership sionista
per definire i termini della "pace".
La ministra Livni aveva già dichiarato chiaramente che
a nessun profugo sarebbe stato concesso il permesso di
ritornare a casa, e la continua ed aggressiva
avanzata
di Muri e colonie non fa presagire l'intenzione da parte
israelita di arrestarsi per rivedere i confini con
la controparte palestinese.
Permettetemi
quindi di dubitare che l'attuale leadership palestinese
stia lavorando negli interessi del popolo che vorrebbe
rappresentare.
C'è
poi la questione di Gerusalemme, attualmente
completamente in potere dell'autorità israelita che fa il
bello ed il cattivo tempo.
Benchè io abbia colto con vivo interesse,
sottoscrivendola quale unica via equilibrata e
percorribile, in alternativa allo stato inaccettabile di
cose, la tesi di alcuni validi e rispettabilissimi amici,
Padre David Jaeger in prima fila, che sostengono quella
che è anche la posizione della Santa Sede, e cioè che in
tutta Gerusalemme va garantita la parità giuridica
delle confessioni religiose di fronte alla legge, nonchè
la libertà di accesso e di culto nei Luoghi Santi, dubito
fortemente che si riesca alla fine a realizzare una
situazione del genere.
Persino durante il periodo di Ramadam ho constatato di
persona che non era concesso a tutti i fedeli musulmani di
recarsi alla Spianata sul Monte Moria, mentre i fedeli di
confessione giudaica avevano piena mobilità in qualsiasi
area e presidiavano in armi tutta la città, impedendo
l'accesso ad alcune zone a chiunque non fosse ebreo.
Anche al
Santo Sepolcro, sia all'esterno che all'interno, giravano,
sogghignanti ed indisturbate, guardie armate della
polizia urbana israelita. Per regolare il traffico di
"turisti religiosi", dicono. Quando chiesi al poliziotto
israeliano, tanto per registrarne la reazione, l'orario di
visita al S. Sepolcro, egli mi rispose, con visibile
marcata soddisfazione, che alle 19 chiudevano il portale,
ma che alle 18,45 avrebbe cominciato a buttare fuori
tutti. Anche se era prevedibile la risposta, mi colpì il
tono compiaciuto che egli usò accarezzando l'arma:
sfacciato. Non era lì per garantire l'ordine (come se mai
ci fossero state risse tra fedeli...a parte quelle di un
po' di tempo fa tra i monaci...), ma per fare il
buttafuori. Una situazione inaccettabile e che va sempre
più degradando.
Forse pochi pellegrini, nella maggior parte turisti
senza rispetto alcuno, hanno degnato di attenzione, nella
confusione, queste "sfumature" stridenti.
Dopo duemila anni sono ancora i giudei increduli a far la
guardia alla tomba, vuota oramai, di Nostro Signore.
Sembrerebbe incredibile se non fosse vero.
Riconosco
però la sacrosanta
validità della proposta di Padre David, anche se non
condivido completamente tutte le sue considerazioni, e
riconosco pure che si debba parlarne a gran voce, affinchè
sia chi ne abbia l'autorità, sia l'opinione pubblica, si
rendano conto, a meno di non voler sterminare tutti gli
arabi o vivere in tensione perenne, che prima o poi si
dovrà accondiscendere all'attuazione di uno statuto
speciale per il Luoghi Santi, a Gerusalemme, come a
Betlemme, e altrove.
Fa parte di uno dei passi primari da affrontare (insieme a
quello dei profughi e dei territori rubati da restituire)
in vista di un'ipotetica trattativa di pace.
Quello che non riesco a credere, nella
la mia cruda praticità mentale, dati i fatti rilevati
negli ultimi anni e data quella poca esperienza diretta
sul campo, è che ci sia una qualsivoglia volontà o
intenzione reale, sincera, da parte israelo-sionista, di
prendere seriamente in considerazione tale opportunità.
Essi hanno il coltello totalmente dalla parte del manico e
non penso affatto che ne molleranno la presa. Non ho colto
nessun segno in tal senso.
Perchè dovrebbero? E chi glielo potrebbe imporre?
Noi sappiamo però che l'uomo propone e Dio dispone.
Perciò, nonostante tutto sia contro ogni previsione umana,
è lecito credere che alla fine tutti i piani di guerra e
di dominio, possano essere spazzati via da qualche evento
imprevisto, miracoloso. Perchè solo un miracolo
può ristabilire pace e giustizia in questa terra santa e
martoriata allo stesso tempo.
Nel
frattempo permettetemi di fare come San Tommaso.
Beati coloro che credono
in questa possibile pace. Io ci crederò solo quando vedrò
abbattere i muri; quando vedrò i coloni ricaricare le loro
masserizie sui loro jeepponi americani e
liberare le terre palestinesi usurpate; quando vedrò
piantare alberi d'ulivo non solo nei "giardini della
memoria", ma anche nei giardini arabi incendiati dalla
furia coloniale sionista. Crederò quando l'amico Jalil mi
scriverà dalla Giordania dicendomi che finalmente, dopo
40anni dalla fuga precipitosa del '67, ha ottenuto il
visto per poter rientrare in Palestina a visitare la
sorella che non rivede da quando era un ragazzino. Crederò
quando vedrò il Baby Hospital di Betlemme non più
racchiuso in una galera a cielo aperto. Crederò quando
vedrò la fine dell'embargo a Gaza e delle uccisioni, per
bombe-fame-malattia, di bambini e ragazzini in canottiera.
Crederò quando Israele cesserà di essere una nazione di
fanatici sionisti e deciderà di intraprendere vie di
giustizia per tutti, nel rispetto della sovranità
nazionale palestinese e delle confessioni che sono
presenti in Terra Santa da millenni.
Perchè questo sarà l'unico modo di disinnescare l'odio
che acceca gli animi, portandoli alle esasperazioni
estreme.
Detto questo, nessuno mi potrà impedire di lavorare
comunque per la pace, nel mio piccolo, aiutando gli amici
palestinesi ed i miei fratelli nella fede arabi a rimanere
sulla propria terra lavorando e non essendo costretti ad
emigrare, incentivando il loro artigianato, commercio,
turismo e quant'altro possa portare semi di solidarietà,
amicizia e speranza a tutti coloro che, musulmani, giudei
o cristiani, saranno animati da buona volontà e guidati da
onestà intellettuale.
Questa è la mia battaglia e di tutti coloro che hanno
deciso di ostacolare quanto più possibile i disegni di
odio e sterminio in atto in Terra Santa.
Da parte di chiunque li persegua.