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Anno II, Comunicato n. 111 (italiano), del 27 ottobre 2007

 

 

 Non c'è veramente pace tra gli ulivi

Ancora non ho terminato di riordinare testi ed immagini del recente passaggio attraverso la Terra Santa, ancora non mi sono ripreso da alcuni problemi di salute, che mi sono giunte all'orecchio le notizie inquietanti a riguardo di incidenti occorsi ad alcuni amici di Pax Christi che erano a Bil'in per registrare e fotografare le fasi della ripresa della costruzione del Muro, dopo che una sentenza della Corte israeliana aveva concesso alcune settimane di tregua. Tra di essi c'era, con tutta probabilità, anche don Nandino Capovilla, amico e corrispondente con cui condivido molte delle considerazioni sulla situazione della Palestina oggi, nonchè autore insieme a Betta Tusset del libro Bocche Scucite, per quelli delle Paoline, (che è anche il titolo dell'omonima newsletter quindicinale on-line da lui e amici gestita). Nei prossimi giorni ne sapremo di più.

 Contrordine: proprio mentre scrivevo queste righe mi è pervenuta, come risposta alla nostra precedente newsletter, una e-mail di don Nandino da Ramallah. Dal tono pare non ci siano state conseguenze gravi al loro tentativo di fotografare, testimoniare e manifestare solidarietà alla popolazione locale aggredita a mano armata sulla sua stessa terra. Tra le varie forme di dissenso al colonialismo sionista, condivisibile o meno, c'è anche questa loro, che ha come minimo il pregio di attirare l'attenzione dei media (almeno ci provano, con grande rischio e danno personale) su questa inaccettabile ruberia "civilmente e politicamente corretta": si tratta in fin dei conti del diritto ad esitere dello Stato ebraico, nato dalle ceneri della shoà. Che tutto ciò avvenga a discapito del diritto ad esistere di un altra etnia, quella araba, incenerendola insieme ai suoi giardini e radendola al suolo con i suoi villaggi, poco importa.

Opporsi e dissentire dal sionismo israeliano è una nuova forma di antisemitismo: parola del presidente della repubblica (delle banane) italiana, il compagno Napolitano.

Nulla di cui meravigliarsi da parte di coloro i quali sino a pochi anni fa erano schierati apertamente dalla parte dei carri armati sovietici che invadevano e uccidevano la popolazione civile degli stati confinanti, ora membri dell'Unione Europea, bollando gli oppositori, all'aggressione stalinista quali "banditi controrivoluzionari".

Deformazione professionale, la loro: sempre dalla parte dell'oppressore. Soviet o Sion fa lo stesso. Purchè siano salve nomenklatura e poltrone. Avranno cambiato forse la pelle oggi, saranno anche stati eletti alle più alte cariche dello Stato, ma la memoria di chi a quei tempi c'era non è stata per questo offuscata. Ci ricordiamo chi siete veramente.

Per qualcuno la memoria funziona a singhiozzo: per altri no, è a 360°

 Che disgrazia per l'Italia e gli italiani, metà dei quali circa non si rendono neppure conto di essersi buttati dalla padella direttamente nella brace...

Le roboanti parole spese in congressi e meeting per esaltare i valori della "civile convivenza", dette da coloro che hanno sempre sostenuto le "dittature del proletariato" ed ora quella del "Gran Kahal", sono solo un'esile foglia di fico, incapace di coprire le vergogne ed il putridume delle ideologie perverse sostenute, che hanno caratterizzato e caratterizzano tutt'ora in modo sanguinario la storia recente.

Queste non sono offese o lesa "maestà", ma lo specchio della realtà.

Inconfutabile. Scritta con il sangue nelle pagine di libri di una sporca storia; talmente sporca che per questo la si cerca di occultare.

Chi non riesce a vedere, nelle decine di milioni di vittime provocate da ideologie nemiche di Dio e dell'uomo, in tutte le loro sfumature dell'arcobaleno, per nulla diverse nella freddezza di quella morte imposta a migliaia di arabi palestinesi, come nella disperazione di milioni di profughi allo sbando, lo stesso spirito anticristico in disprezzo alle creature ed al loro Creatore, non riuscirà mai a comprendere appieno i termini dello scontro in atto e che si protrae nei secoli nel campo di battaglia delle anime.

"Quis ut Deus?" contro "Non serviam". La battaglia è già stata vinta, noi siamo solo parte della storia, testimoni e protagonisti.

 Lasciando comunque perdere le tristi vicende italiane e divagazioni varie, (delle quali non è nostro compito occuparci, ma nei confronti delle quali, constatandone quotidianamente l'imbarbarimento, ogni tanto mi scappano legittime critiche e giudizi più che negativi), torniamo alle parole d'amicizia e solidarietà che don Nandino ci ha voluto esprimere:

"Caro Filippo, leggere queste sue parole da Ramallah, dopo una giornata di lavoro nella racolta delle olive e una serata nel Centro degli Avvocati per i diritti umani, fa davvero bene! Grazie del suo lavoro!

Abuna Nandino.


"Abuna" in arabo sta confidenzialmente per don, padre, titolo con il quale vengono rispettosamente chiamati tutti i religiosi, secolari o monaci.

Buon lavoro a te, abuna Nandino, e buona fortuna. Che Dio ti protegga.

 Per ora quel che sappiamo è, come avevamo detto e previsto, che la costruzione del Muro nella cittadina nei pressi di Ramallah, rubando sempre più terreno ai legittimi proprietari palestinesi, continua. Lodevole la tenacia nel voler resistere civilmente e attraverso vie legali alla prepotenza e disonestà sionista. Come altrettanto poco immaginabile era, eccetto che per effetto di un miracolo, che i cavilli legali potessero servire a modificare una pianificazione già decisa a monte. Fatta la legge, trovato l'inghippo. Specie dove fare e disfare le leggi non è per tradizione un problema.

Per cinica ironia, mentre coloro ai quali viene sottratta arbitrariamente la terra della quale sono legittimamente proprietari, subendo maltrattamenti e percosse se manifestano contrarietà, mentre ai check-point si è in totale balia degli umori dei soldatini preposti, che possono anche ridurti in fin di vita impuniti, mentre a Gaza continua la mattanza di popolazione, bambini e resistenti, con una popolazione che è ormai soggiogata e alienata, allo sbando, assistiamo al teatrino della recita delle parti alla ricerca di una finta pace. 410 milioni di dollari (un fiume di denaro per uno stato senza terra) stanno per essere, o sono già stati, travasati nelle tasche di Mahamoud Abbas da enti USA, mentre questi si incontra con la leadership sionista per definire i termini della "pace".

La ministra Livni aveva già dichiarato chiaramente che a nessun profugo sarebbe stato concesso il permesso di ritornare a casa, e la continua ed aggressiva avanzata di Muri e colonie non fa presagire l'intenzione da parte israelita di arrestarsi per rivedere i confini con la controparte palestinese. Permettetemi quindi di dubitare che l'attuale leadership palestinese stia lavorando negli interessi del popolo che vorrebbe rappresentare. 

C'è poi la questione di Gerusalemme, attualmente completamente in potere dell'autorità israelita che fa il bello ed il cattivo tempo.

Benchè io abbia colto con vivo interesse, sottoscrivendola quale unica via equilibrata e percorribile, in alternativa allo stato inaccettabile di cose, la tesi di alcuni validi e rispettabilissimi amici, Padre David Jaeger in prima fila, che sostengono quella che è anche la posizione della Santa Sede, e cioè che in tutta Gerusalemme va garanti­ta la parità giuridi­ca delle confessioni religiose di fronte alla legge, nonchè la libertà di accesso e di culto nei Luoghi Santi, dubito fortemente che si riesca alla fine a realizzare una situazione del genere.

Persino durante il periodo di Ramadam ho constatato di persona che non era concesso a tutti i fedeli musulmani di recarsi alla Spianata sul Monte Moria, mentre i fedeli di confessione giudaica avevano piena mobilità in qualsiasi area e presidiavano in armi tutta la città, impedendo l'accesso ad alcune zone a chiunque non fosse ebreo.

Anche al Santo Sepolcro, sia all'esterno che all'interno, giravano, sogghignanti ed indisturbate, guardie armate della polizia urbana israelita. Per regolare il traffico di "turisti religiosi", dicono. Quando chiesi al poliziotto israeliano, tanto per registrarne la reazione, l'orario di visita al S. Sepolcro, egli mi rispose, con visibile marcata soddisfazione, che alle 19 chiudevano il portale, ma che alle 18,45 avrebbe cominciato a buttare fuori tutti. Anche se era prevedibile la risposta, mi colpì il tono compiaciuto che egli usò accarezzando l'arma: sfacciato. Non era lì per garantire l'ordine (come se mai ci fossero state risse tra fedeli...a parte quelle di un po' di tempo fa tra i monaci...), ma per fare il buttafuori. Una situazione inaccettabile e che va sempre più degradando.

Forse pochi pellegrini, nella maggior parte turisti senza rispetto alcuno, hanno degnato di attenzione, nella confusione, queste "sfumature" stridenti.

Dopo duemila anni sono ancora i giudei increduli a far la guardia alla tomba, vuota oramai, di Nostro Signore.

Sembrerebbe incredibile se non fosse vero.

 Riconosco però la sacrosanta validità della proposta di Padre David, anche se non condivido completamente tutte le sue considerazioni, e riconosco pure che si debba parlarne a gran voce, affinchè sia chi ne abbia l'autorità, sia l'opinione pubblica, si rendano conto, a meno di non voler sterminare tutti gli arabi o vivere in tensione perenne, che prima o poi si dovrà accondiscendere all'attuazione di uno statuto speciale per il Luoghi Santi, a Gerusalemme, come a Betlemme, e altrove.

Fa parte di uno dei passi primari da affrontare (insieme a quello dei profughi e dei territori rubati da restituire) in vista di un'ipotetica trattativa di pace.

Quello che non riesco a credere, nella la mia cruda praticità mentale, dati i fatti rilevati negli ultimi anni e data quella poca esperienza diretta sul campo, è che ci sia una qualsivoglia volontà o intenzione reale, sincera, da parte israelo-sionista, di prendere seriamente in considerazione tale opportunità.

Essi hanno il coltello totalmente dalla parte del manico e non penso affatto che ne molleranno la presa. Non ho colto nessun segno in tal senso.

Perchè dovrebbero? E chi glielo potrebbe imporre?

Noi sappiamo però che l'uomo propone e Dio dispone. Perciò, nonostante tutto sia contro ogni previsione umana, è lecito credere che alla fine tutti i piani di guerra e di dominio, possano essere spazzati via da qualche evento imprevisto, miracoloso. Perchè solo un miracolo può ristabilire pace e giustizia in questa terra santa e martoriata allo stesso tempo.

Nel frattempo permettetemi di fare come San Tommaso.

Beati coloro che credono in questa possibile pace. Io ci crederò solo quando vedrò abbattere i muri; quando vedrò i coloni ricaricare le loro masserizie sui loro jeepponi americani e liberare le terre palestinesi usurpate; quando vedrò piantare alberi d'ulivo non solo nei "giardini della memoria", ma anche nei giardini arabi incendiati dalla furia coloniale sionista. Crederò quando l'amico Jalil mi scriverà dalla Giordania dicendomi che finalmente, dopo 40anni dalla fuga precipitosa del '67, ha ottenuto il visto per poter rientrare in Palestina a visitare la sorella che non rivede da quando era un ragazzino. Crederò quando vedrò il Baby Hospital di Betlemme non più racchiuso in una galera a cielo aperto. Crederò quando vedrò la fine dell'embargo a Gaza e delle uccisioni, per bombe-fame-malattia, di bambini e ragazzini in canottiera. Crederò quando Israele cesserà di essere una nazione di fanatici sionisti e deciderà di intraprendere vie di giustizia per tutti, nel rispetto della sovranità nazionale palestinese e delle confessioni che sono presenti in Terra Santa da millenni.

Perchè questo sarà l'unico modo di disinnescare l'odio che acceca gli animi, portandoli alle esasperazioni estreme.

Detto questo, nessuno mi potrà impedire di lavorare comunque per la pace, nel mio piccolo, aiutando gli amici palestinesi ed i miei fratelli nella fede arabi a rimanere sulla propria terra lavorando e non essendo costretti ad emigrare, incentivando il loro artigianato, commercio, turismo e quant'altro possa portare semi di solidarietà, amicizia e speranza a tutti coloro che, musulmani, giudei o cristiani, saranno animati da buona volontà e guidati da onestà intellettuale.

Questa è la mia battaglia e di tutti coloro che hanno deciso di ostacolare quanto più possibile i disegni di odio e sterminio in atto in Terra Santa.

Da parte di chiunque li persegua.

Non pretendo condivisione o comprensione, perchè so bene che ciò che andrà bene ad alcuni non andrà bene ad altri, ma che almeno si abbia rispetto e disponibilità all'incontro tra simili, tra creature composte della stessa materia e spirito, che anelano comunque, anche se non se ne rendono pienamente conto, al ricongiungimento con il loro Creatore. Perchè l'uomo è un animale religioso per natura, sempre alla ricerca delle proprie origini.

 

Credo anche in quegli uomini e quelle donne che lavorano instancabilmente e disinteressatamente al servizio dei più umili, nell'attesa che si compia il miracolo (foto della copertina di Bocche Scucite).

 

Ho in ciò piena fiducia particolarmente in quell'istituzione francescana che da centinaia d'anni sta dando il suo contributo di anime e sangue per la Custodia della Terra Santa. Ma pure ho fiducia in tutti gli operatori, religiosi e laici, che permettono diverse opere in diversi campi. Anche nei campi...della raccolta delle olive...

 Concludo questa newsletter, che è stata un fuori programma, riportando per conoscenza di chi non le abbia potute leggere, sia l'intervista a Padre David Maria Jaeger da parte di Giorgio Bernardelli (TerraSanta.net), apparsa sul numero di Avvenire di mercoledì 17 Ottobre 2007, che un'altra dichiarazione dello stesso francescano relativa ai visti d'ingresso al personale ecclesiastico di etnia araba. Entrambi estremamente interessanti, come la personalità di questo frate.

 Il nostro prossimo incontro sarà, a Dio piacendo e salvo altri imprevisti, per parlare del Caritas Baby Hospital di Betlemme.

Grazie per l'attenzione.

 Filippo Fortunato Pilato 

per www.jerusalem-holy-land.org

FOTO: Anna Baltzer, FiloDeFero, VitoAntonio Guglielmini, archivio

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