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Anno III, Comunicato n. 11 , del 5gennaio  2008

 

 

Attentato terroristico di Dimona:

le ultime ore negli antefatti e fatti, così come ce li riporta la cronaca, o almeno dovrebbe.

 

Un atto terroristico è una disgrazia enorme, per chi lo subisce e per chi se ne attribuisce la responsabilità.

Proprio per questo devono subito cessare gli atti di puro terrorismo che provocano questa escalation di violenza, soprattutto quelli che l'esercito di occupazione israeliano commette ai danni della popolazione palestinese ininterrottamente, oltre al cinico e crudele gioco al massacro provocato dall'assedio di Gaza ed all'impedimento alle cure dei malati ricoverati negli ospedali della Striscia, senza più medicine nè attrezzatura valida per le cure urgenti.

Il fatto di aver subito una grave aggressione, che ha provocato lutti in casa israelita, nulla toglie alla responsabilità di Tel Aviv per il trattamento barbaro riservato alla popolazione dei territori che occupa militarmente.

Dispiace sinceramente per la perdita di vite umane, chiunque esse siano, e per le rappresaglie che sicuramente ne seguiranno, ma sarebbe anche giusto che i soliti giornalisti "accreditati" dessero così ampio risalto anche alle carneficine compiute in questi giorni ai danni dei civili palestinesi. Sangue chiama sangue, e a farne le spese sono quasi sempre coloro che non hanno una parte attiva nel conflitto, siano essi palestinesi o giudei. Questo è anche un chiaro segno, come ci confermano anche le dichiarazioni odierne dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, che la politica di disumano trattamento della popolaziione palestinese, da parte dello stato ebraico, non porta ad altro che ad alimentare odio, disperazione, follia. Sono personalmente sicuro che Israele non vuole in realtà alcuna pace, ma provocare atti di pura follia come quello di Dimona, per avere sempre più mano libera nella sua pianificazione di genocidio ed espropprio di identità, di terra e anche di luoghi di culto agli arabi di Palestina, come hanno dimostrato le continue provocazioni compiute da militari e coloni israeliani che hanno invaso la Spianata delle Moschee di Gerusalemme più volte solo nelle ultime settimane.

Celebriamo la morte di vite innocenti israeliane di Dimona, ma anche quelle di tanti, troppi palestinesi ovunque, da Gaza alla Cisgiordania Occupata.

È evidente a tutti che se non cesseranno le aggressioni, le ruberie di case e di terra, le uccisioni ed i bombardamenti, gli ostacoli alla libera circolazione ed al lavoro della popolazione palestinese ostaggio di Israele, nessuna possibilità di poter raggiungere o anche solo iniziare serie trattative di pace sarà possibile. La legge del taglione, occhio per occhio, è in uso e osservata da entrambi le componenti semite del conflitto israelo-palestinese, e sinchè non si intraprenderanno le vie della giustizia e della riconciliazione, ponendo fine alla serie ininterrotta di vendette, non ci sarà mai pace tra gli ulivi di Palestina.

 

Se Annapolis fosse stata veramente una trattativa di pace, se agli incontri fossero stati convocati anche rappresentanti politici del governo di Gaza, se l'esercito israeliano non fosse stato scagliato, negli ultimi due mesi specialmente, in una folle campagna omicida che ha procurato decine e decine di morti di ragazzi, bambini, donne, uomini, malati appartenenti alle famiglie prigioniere a Gaza, con tutta probabilità lo scempio di Dimona non ci sarebbe stato.

Sangue chiama sangue, e sinceramente in Terra Santa di sangue ne è stato versato anche troppo.

Ma sinchè il mondo non farà sentire la sua voce di condanna per le ingiustizie fatte patire al popolo palestinese, e sinchè si continuerà a celebrare solo la "memoria" di alcuni eccidi del passato, ma non di tutti, e non si vorranno riconoscere quelli del presente, sinchè si continuerà ad onorare, in eventi culturali occidentali, l'anniversario di sessant'anni di uccisoni, ruberie e crudeltà ai danni della Palestina araba ed autoctona, noi non faremo un buon servizio alla pace ed alla giustizia, e legittimeremo sempre più carneficine come quelle di Gaza e di Dimona.

Siamo tutti responsabili, ma chi riconosce solo le morti in kippa, e non anche quelle in kofyeh, è maggiormente colpevole dell'odio che scorre ormai a fiumi.

Abbiamo bisogno di uomini onesti e di buona volontà, non di fanatici ossessi.   

 

Filippo Fortunato Pilato

per la Redazione di www.GerusalemmeTerraSanta.org  

 


Cronaca attentato Dimona

  • Domenica: giornata di ordinari bombardamenti in varie zone di Gaza Strip

  • Forze di occupazione israeliane uccidono due palestinesi a Jenin

  • L'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati: "Ridurre la popolazione di Gaza all'indigenza non porterà la pace"

  • Cittadino palestinese muore d'infarto ad un check-point a Ramallah

  • Gli esecutori dell'attentato di Dimona sono di Gaza

  • Attentato kamikaze a Dimona: 3 israeliani uccisi, 16 i feriti

  • L’Autorità Palestinese condanna l’operazione di Dimona e smentisce il legame di Fatah con gli attentatori

  • Le brigate al-Aqsa rivendicano l’attentato di Dimona


Domenica, giornata di bombardamenti israeliani in varie zone della Striscia. 04-02-2008 Gaza

Gaza - Infopal

Ieri mattina, l'esercito israeliano ha bombardato un gruppo di resistenti posizionati a est del campo profughi di al-Breij, al centro della Striscia di Gaza, senza causare vittime.

Fonti locali e testimoni oculari hanno riferito che i carrarmati appostati sulla frontiera est della Striscia di Gaza hanno bombardato con un missile “terra-terra” un gruppo di cittadini che si trovavano nella zona est del campo profughi.

Sempre ieri, le forze di occupazione avevano colpito con un missile “terra-terra” un gruppo di cittadini palestinesi che si trovavano di fronte alla spiaggia di Deir al-Balah, al centro della Striscia di Gaza, ma anche in questo caso non ci sono state vittime.

Inoltre, all'alba, motovedette israeliane hanno bombardato la zona as-Sudaniyah, a ovest della cittadina di Beit Lahia a nord della Striscia di Gaza.
Testimoni oculari hanno riferito che le motovedette che pattugliano il mare hanno aperto il fuoco contro le imbarcazioni dei pescatori ferme davanti alla spiaggia, danneggiandole. Non ci sono state vittime.

http://www.infopal.it/testidet.php?id=7506

 

 Imboscata delle forze di occupazione israeliane contro gruppo delle brigate al-Quds: 2 morti e un ferito. 04-02-2008 Jenin

Jenin - Infopal

Nelle prime ore di oggi sono stati uccisi due resistenti delle brigate al-Quds, ala militare del Jihad Islamico, e un terzo è stato ferito in maniera grave.

I tre sono caduti in un'imboscata delle forze di occupazione israeliane, nel quartiere ovest della cittadina di Qabatia, a sud di Jenin, nel nord della Cisgiordania.

Fonti mediche palestinesi hanno accertato la morte di Ammar Abderrahim Zaid Zakarnah (20 anni) e Ahmad Sadeq Abu Zaid (32 anni), e il ferimento di Naji Nazal (21 anni). Le condizioni del ferito sono molto gravi: è stato sottoposto a diverse operazioni.

Fonti all'interno delle brigate al-Quds hanno riferito che i tre combattenti si trovavano nella zona di al-Khillah ed erano appostati tra gli alberi. Avevano piazzato blocchi di pietra per timore dell’arrivo dei soldati israeliani o di forze speciali.

La fonte ha aggiunto che i tre hanno deciso di spostarsi dalla postazione, ma sono stati sorpresi da un massiccio dispiegamento di forze israeliane e di unità speciali, che hanno chiesto loro di arrendersi. Ne è nato uno scontro armato e dopo essere stati colpiti, i tre combattenti hanno cercato di mettersi in salvo separatamente. Ammar Zakarnah è stato trovato sdraiato a terra, morto dissanguato, perché le forze di occupazione hanno impedito l’arrivo delle ambulanze.

Poco dopo, le truppe israeliane hanno circondato Ahmad Abu Zaid e Naji Nazzal, feriti, bloccando i soccorsi. Ahmad è morto dissanguato e Naji si trova in fin di vita.

Ahmad Abu Zaid era sposato e padre di due bambini. Da tre anni era membro del Jihad Islamico e da 6 mesi membro delle brigate al-Quds. Era ricercato dall'esercito israeliano.

Ammar Zakarnak era un attivista segreto delle brigate al-Quds, e non era tra i ricercati. Era entrato a far parte delle brigate da circa un anno.

Naji Nazzal ha rischiato diverse volte di essere arrestato: otto mesi fa era riuscito a sfuggire al sequestro. 8 mesi fa è entrato nelle brigate al-Quds.

http://www.infopal.it/testidet.php?id=7505

 

 

La commissaria UNRWA: 'Ridurre la popolazione di Gaza all'indigenza non porterà la pace'. 04-02-2008

Ridurre la popolazione di Gaza all'indigenza non porterà la pace.

Di Karen Abu Zayd

La Striscia di Gaza è sulla soglia di diventare il primo territorio intenzionalmente ridotto allo stato di indigenza abietta, con la consapevolezza, l'acquiescenza e - alcuni direbbero - l'incoraggiamento dell'intera comunità internazionale. Una comunità internazionale che proclama di volere difendere la dignità inerente a ogni essere umano non deve permettere che una cosa del genere possa succedere.

Su questo minuscolo territorio, lungo di 40 km e largo non più di 13-14 km, un buio pesto discese alle 8 di sera del 21 gennaio, quando le luci si spensero in tutte le case dei suoi 1,5 milioni di residenti. Il regime di sofferenza inflitto ai palestinesi aveva varcato una nuova soglia.

Ci sono stati tre giri di vite sulla popolazione di Gaza, innescati dall'esito delle elezioni (parlamentari) nel gennaio 2006, dall'assunzione da parte di Hamas del controllo (nella Striscia di Gaza) lo scorso giugno e dalla decisione di Israele, presa in settembre, di proclamare Gaza "territorio ostile". Ognuna di queste istanze finì per innescare restringimenti sempre più duri delle condizioni di mobilità per le persone e per i beni ai confini della Striscia di Gaza. Ogni giro di vite finì per infliggere umiliazioni sempre più profonde sul palestinese normale, generando risentimenti sempre più profondi nei confronti del mondo esterno.

La chiusura dei confini di Gaza è senza precedenti. I palestinesi vi sono effettivamente incarcerati. La stragrande maggioranza non può lasciare ne entrare la Striscia di Gaza. Senza combustibili e senza pezzi di ricambio, le condizioni nel settore della sanità stanno precipitando mentre l'erogazione di acqua potabile ed i servizi pubblici arrancano. L'erogazione di corrente elettrica è sporadica ed è stata ridotta ulteriormente, in proporzione alla riduzione del combustibile di questi giorni. UNICEF comunica che il funzionamento solo parziale della principale stazione di pompaggio di Gaza sta compromettendo l'erogazione di acqua potabile a circa 600.000 palestinesi.

L'assistenza medica è a rischio, gli ospedali sono paralizzati da interruzioni di corrente elettrica e dalla penuria di combustibile per i generatori. Le infrastrutture ospedaliere, inclusi i macchinari essenziali stanno smettendo di funzionare ad un passo allarmante, con limitate possibilità di riparazioni o manutenzioni a causa della mancanza di pezzi di ricambio.

E' struggente vedere l'impatto del boicottaggio (della Striscia di Gaza) su pazienti che avrebbero bisogno di accedere a cure mediche fuori dalla Striscia di Gaza. La domanda per cure mediche fuori Gaza è in aumento, man mano che il livello delle cure mediche disponibili scenda all'interno di Gaza. Ma il regime di permessi per i trasferimenti per le cure mediche è stato reso più duro. Molti hanno visto le loro cure rimandate o negate, con la conseguenza dell'aggravamento delle loro condizioni mediche e perfino, con un esito letale che sarebbe stato prevenibile.

Le condizioni di vita a Gaza sono scese a livelli inaccettabili per un mondo dedicato all'eliminazione della povertà e alla promozione di diritti umani come principi centrali. Il 35 percento della popolazione di Gaza vive con meno di due dollari per giorno, la disoccupazione ha raggiunto il 50 percento e l'80 percento percepisce una qualche forma di assistenza umanitaria. C'è una tale penuria di cemento tale che la gente non riesce più a costruire tombe per i morti. Gli ospedali stanno erogando lenzuola per usarle nei funerali.

Come responsabile di un'agenzia ONU per lo sviluppo umanitario dei profughi palestinesi, sono profondamente preoccupata dalla palese inumanità della chiusura di Gaza. Sono turbata dall'apparente indifferenza di gran parte del mondo mentre centinaia e migliaia di palestinesi vengono duramente flagellati per atti in cui non hanno alcuna parte.

Nell'espletamento del suo mandato, l'UNRWA (UN Relief and Works Agency for Palestinian Refugees in Near East) estende una serie di servizi per migliorare le condizioni di vita e promuovere le condizioni di autosufficienza (dei profughi palestinesi). E' impossibile compiere le nostre operazioni sulla base di un diktat israeliano che apre e chiude arbitrariamente l'accesso (agli assistiti), come viene praticato ai confini con la Striscia di Gaza. Per dare un esempio: la settimana scorsa fummo sul punto di sospendere il nostro programma di distribuzione di viveri. Il motivo, apparentemente, era di quelli arbitrari: buste di plastica. Le autorità israeliane avevano bloccato il passaggio delle buste che utilizziamo per imballare le nostre razioni di cibo.

Come possiamo, nella Gaza di oggi, promuovere uno spirito di moderazione e di compromesso tra i palestinesi, o nutrire fiducia nella risoluzione pacifica delle contese? Vi sono già indizi che la severità della chiusura dei confini sta facendo il gioco di coloro che non abbiano alcun desiderio di pace. Stiamo trascurando questo rischio a nostre spese.

Ciò che dovremmo fare oggi, è promuovere la moderazione e rincuorare coloro che credono che le giuste prospettive di Gaza stiano in una pacifica convivenza con i suoi vicini. Diamo il benvenuto alle nuove iniziative per resuscitare il processo di pace, per rivitalizzare l'economia palestinese e per ricostruire le istituzioni. Queste colonne, sulle quali una soluzione del conflitto andrebbe eretta, sono proprio quelle che stanno per essere erose.

La scorsa settimana, la popolazione di Gaza ha potuto godere di una sospensione temporanea del blocco, quando il potere occupante ha permesso la fornitura di 2.2 milioni di litri di combustibile per settimana per la stazione elettrica di Gaza e di 0.5 milioni di litri per uso industriale, per gli ospedali e le cliniche. Siamo stati informati che i passaggi verso la Striscia di Gaza saranno parzialmente riaperti per permettere all'UNRWA e ad altre organizzazioni di portare circa 50 camion per giorno. Nessuno sa per quanto tempo la sospensione del blocco durerà considerando che la ripresa del lancio di missili Qassam, che noi stessi condanniamo fermamente, comporterà nuove chiusure.

Alla popolazione di Gaza è stato risparmiato di precipitare in nuovi abissi - ma solo per il momento.

Non vi è mai stato un bisogno più urgente di quello attuale per la comunità internazionale di agire per riportare la normalità a Gaza".

— Karen Koning AbuZayd is commissioner general for UN Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNRWA).

www.arabnews.com/?page=7&section=0&article=106391&d=3&m=2&y=2008

http://www.infopal.it/testidet.php?id=7514

 

 

Un cittadino palestinese è morto di infarto a un check-point israeliano. 04-02-2008 Ramallah

Ramallah - Infopal

All’alba di oggi, un cittadino palestinese di Ramallah è deceduto a causa di un infarto che lo ha colto mentre si trovava a un check-point militare israeliano, a ovest della città.

Fonti mediche hanno riferito che Ali Hasan Mustafa al-Faqih (44 anni), residente nel campo profughi Deir Ammar, a ovest della città di Ramallah, è deceduto a seguito di un infarto mentre era in coda al check-point installato vicino a Bil'in, a ovest della città.

I testimoni presenti hanno spiegato che “al-Faqih era in fila e aspettava il controllo dei documenti. Il freddo pungente, le ore di attesa e la stanchezza lo hanno ucciso".

http://www.infopal.it/testidet.php?id=7510

 

 

Gli esecutori dell’attentato di Dimona sono di Gaza. 04-02-2008 Gaza

Gaza - Infopal

Le brigate al-Aqsa, ala armata di Fatah, le Abu Ali Mustafa, ala militare del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, e un nuovo gruppo che si fa chiamare “brigate di resistenza unitaria”, hanno rivendicato congiuntamente l’attentato di Dimona.

Durante una conferenza stampa svoltasi oggi pomeriggio a Gaza, queste formazioni militari hanno affermato che gli esecutori dell'attacco suicida sono Luai Zaki al-Aghwani (22 anni), del quartiere as-Sabra di Gaza, e Musa Khalil Arafat (24 anni) della cittadina di Absan al-Saghira, a est di Khan Yunes, entrambe nella Striscia di Gaza.

E hanno aggiunto che i due kamikaze hanno raggiunto il Negev attraverso i territori israeliani, ma non hanno speigato esattamente da quale direzione e in che modo siano riusciti a entrare a Dimona. Hanno tuttavia ribadito che "non sono entrati dalla frontiera aperta tra la Striscia di Gaza e l'Egitto", come Israele aveva subito ipotizzato.

http://www.infopal.it/testidet.php?id=7517

 

 

Attentato kamikaze a Dimona: 3 israeliani uccisi e 16 feriti. 04-02-2008 Tel Aviv

Tel Aviv - Infopal

Sono stati uccisi tre israeliani e feriti altri 16, a seguito di un attentato a Dimona, a sud di Israele.
La polizia israeliana ha riferito che una persona si è fatta esplodere in un grande centro commerciale, mentre una seconda è stata uccisa dalla sicurezza israeliana prima di farsi saltare in aria.


Secondo la polizia israeliana, il secondo attentatore era nascosto dentro un negozio in attesa di farsi esplodere, ma è stato avvistato da un agente, che lo ha ucciso.


Subito dopo l’esplosione, le ambulanze e un grande spiegamento di forze di polizia sono accorse sul posto e hanno sigillato la zona, mentre altre la stanno setacciando la zona.


Gli israeliani temono che questo sia l’inizio di una serie di attentati.

Le brigate al-Aqsa hanno rivendicato l’attacco spiegando che è stato effettuato in collaborazione con le brigate Abu Ali Mustafa e le brigate di Resistenza nazionale.

Il portavoce delle brigate al-Aqsa ha confermato che i due sono partiti dalla Striscia di Gaza e sono entrati nei territori occupati del 1948, Israele, smentendo categoricamente che possano essere passati dal Sinai egiziano.

Le brigate al-Aqsa hanno precisato che l’operazione avviene in risposta ai massacri israeliani commessi in Cisgiordania e Striscia di Gaza e contro la politica di arresti e dell’assedio imposto sulla Striscia di Gaza. E hanno aggiunto che le insinuazioni israeliane sul passaggio degli attentatori dal Sinai, è "un tentativo di trasferire la crisi in Egitto".

Da parte sua, Abu Abir ha commentato l’accaduto dicendo: "Questa è la conseguenza naturale di quanto stanno compiendo gli israeliani contro il popolo palestinese".

Questo attacco è il primo sul suolo israeliano da oltre un anno.

http://www.infopal.it/testidet.php?id=7509

 

 

L’Autorità Palestinese condanna l’operazione di Dimona e smentisce il legame di Fatah con gli attentatori. 04-02-2008 Ramallah

Ramallah - Infopal

L’Anp ha condannato l’operazione di Dimona e tutti gli attacchi che prendono di mira i civili sia palestinesi sia israeliani.

In un comunicato ufficiale, l’Autorità palestinese condanna l’operazione militare israeliana effettuata all’alba di oggi, a Qabatia, in cui sono stati uccisi due cittadini e ferito un terzo. Nello stesso tempo, ha condannato l’attacco suicida di questa mattina contro un centro commerciale israeliano, a Dimona.

Nel comunicato dell’Anp viene smentito che le brigate al-Aqsa possano avere legami con questa operazione: "Il gruppo che ha eseguito l’attentato è conosciuto per il rifiuto di qualsiasi tregua e qualsiasi avanzamento all’iniziativa di pace".

L’attentato al centro commerciale di Dimona, nel Negev, è stato rivendicato dalle brigate di al-Aqsa, ala militare di Fatah, dalle brigate di Abu Ali Mustafa, appartenenti al Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, e da un altro gruppo che si fa chiamare brigate al-Watan (la Patria, ndr).

http://www.infopal.it/testidet.php?id=7516

 

 

Le brigate al-Aqsa rivendicano l’attentato di Dimona. 04-02-2008 Ramallah

Ramallah - Infopal

Le brigate dei Martiri di al-Aqsa, ala militare del movimento di Fatah, hanno rivendicato ufficialmente l’attentato di questa mattina in un centro commerciale nella città di Dimona, in Israele. Nell'attacco sono morti i due esecutori.

In un comunicato stampa, le brigate hanno scritto che i due attentatori "sono partiti dalla città di Ramallah, dalla Muqata'a del leader-simbolo Yaser Arafat e del leader- simbolo Mahmud Abbas per colpire i troni dei criminali israeliani, in risposta ai crimini dell’occupazione in Cisgiordania e Striscia di Gaza".

E hanno rivelato le identità dei due kamikaze: Raji Hasan al-Kilani (25 anni) e Ayman Ramzi al-Hadadin (24 anni).

http://www.infopal.it/testidet.php?id=7511 

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