Vichi, Palestina libera!

venerdì, dicembre 07, 2007
I due bambini nella foto sono il piccolo Muhammad a-Shanti, due
anni e mezzo, e il fratellino Mustafa, di quasi quattro
anni. Di tutta evidenza, non si tratta di pericolosi
terroristi, eppure Israele impedisce a loro, e ai loro
genitori, di recarsi all’Hadassah Hospital di Gerusalemme
per ricevere le cure di cui hanno bisogno.
I due fratellini palestinesi, infatti, sono malati di fibrosi
cistica e nella Striscia di Gaza, dove risiedono, non
hanno la possibilità di ricevere le cure adeguate alla
loro malattia e sono costretti ad andare una volta al mese
a Gerusalemme per ricevere il necessario trattamento
sanitario. Prima di ogni visita, i genitori devono
chiedere un permesso alle autorità israeliane, per uno di
loro e per i due bambini, e i tempi di attesa per
ottenerlo, negli ultimi sei mesi, si sono sempre più
allungati. L’ultima volta che a Muhammad e a Mustafa è
stato concesso di recarsi in ospedale è stata a settembre,
e da allora e fino adesso non sono più riusciti ad
ottenere i necessari permessi di ingresso, con le ovvie
conseguenze relative al deteriorarsi delle loro condizioni
di salute.
Da quando, il 19 settembre di quest’anno, la Striscia di Gaza è
stata dichiarata come una "entità nemica", Israele ha
adottato tutta una serie di vergognose punizioni
collettive contro la popolazione residente, tra cui la più
infame e brutale è probabilmente quella di negare ai
malati gravi la possibilità di accedere alle cure mediche
all’estero.
Secondo i dati forniti dall’OCHA (cfr. Gaza Strip Humanitarian
Fact Sheet, 28 novembre 2007), dal 9 giugno di quest’anno,
su 782 pazienti che hanno avanzato richiesta di poter
accedere a cure specialistiche a Gerusalemme Est, in
Israele o all’estero, soltanto 100 hanno ricevuto il
necessario permesso, e in molti casi solo grazie
all’intervento di benemerite organizzazioni umanitarie tra
cui, soprattutto, Physicians for Human Rights.
La mancata concessione dei citati permessi, o il ritardo nelle
operazioni di passaggio, ha portato alla morte di almeno
29 Palestinesi, tra cui tre donne e un neonato, mentre dei
circa 900 Palestinesi di Gaza che hanno in corso le
pratiche per ottenere il permesso, ben 350 sono malati
gravi e rischiano seriamente di morire anch’essi,
aspettando.
Spesso, peraltro, è accaduto che alcuni Palestinesi ammalati - che
avevano già ottenuto il permesso di uscita – siano morti
per ingiustificati ritardi ai valichi o – infamia
nell’infamia – perché si erano rifiutati di fornire
informazioni utili alla quotidiana caccia di Tsahal ai
"terroristi" di Hamas.
Il 18 ottobre un 21enne malato di cancro giungeva in ambulanza al
valico di Erez, accompagnato dal padre; dopo due ore e
mezza di attesa, incredibilmente, i soldati israeliani
richiedevano che il malato attraversasse il tunnel del
checkpoint con un girello anziché a bordo dell’ambulanza.
Attraversato il tunnel, tuttavia, il malato veniva respinto
indietro, mentre il padre veniva arrestato e
successivamente trattenuto in carcere per 9 giorni.
Il 28 ottobre, finalmente, il povero ragazzo poteva entrare in
Israele ed essere ricoverato in ospedale, ma la sera
stessa era già morto.
Il 22 ottobre un Palestinese di 77 anni, sofferente di emorragia
allo stomaco, era arrivato in ambulanza al valico di Erez
alle quattro del pomeriggio ma, dopo due ore di inutile
attesa, veniva rimandato indietro; il giorno successivo,
durante l’enensimo "tentativo" di passaggio, l’anziano
Palestinese moriva mentre era ancora al checkpoint.
La situazione sanitaria della Striscia di Gaza è ancor più
aggravata dal fatto che l’embargo imposto da Israele, e
colpevolmente tollerato dalla comunità internazionale,
riguarda anche le medicine e le attrezzature mediche.
Alla fine di novembre, secondo l’OCHA, il 31% delle attrezzature
mediche essenziali e il 20% delle medicine – inclusi i
farmaci pediatrici e oncologici - risultano avere scorte
pari a zero; una delle conseguenze è che il tasso di
mortalità tra i neonati ospedalizzati si è accresciuto dal
5,6% al 6,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso
anno.
Nonostante ogni contraria e unilaterale dichiarazione, Israele
continua ad essere "potenza occupante" nei confronti della
Striscia di Gaza, in quanto ne mantiene un effettivo e
ferreo controllo sui confini territoriali e marittimi,
nonché sullo spazio aereo.
Come tale, Israele rimane soggetto alle disposizioni del diritto
umanitario internazionale – e segnatamente della IV
Convenzione di Ginevra – che impongono la protezione e la
salvaguardia dei cittadini della Striscia, con particolare
riguardo al diritto alla salute e a ricevere adeguate cure
mediche; sarebbe in ogni caso proibita, del resto, ogni
forma di punizione collettiva, quale è quella che Israele,
nella sua spietatezza e nella sua infamia, continua a
infliggere a un milione e mezzo di Palestinesi, uomini,
donne, bambini, anziani, ammalati.
Ma che Israele consideri la IV Convenzione alla stessa stregua
della carta straccia lo sapevamo, e non ci sorprende.
Quello che stupisce e indigna è che la comunità internazionale –
che pure sarebbe impegnata a far rispettare le previsioni
della Convezione "in ogni circostanza" – faccia finta di
niente ed eviti accuratamente di intervenire, persino con
una semplice nota di biasimo al governo israeliano.
Compreso, è ovvio, il nostro governo, che annovera tra le sue fila
vari spregevoli politici la cui amicizia per Israele è
evidentemente ben più forte della dichiarata ispirazione
cristiana.
Vichi,
Palestina libera!
palestinanews.blogspot.com/2007/12/le-vittime-dellinfamia-di-israele.html