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Anno III, Comunicato n. 17-4 , del 26 febbraio 2008

 

 

Crisi dei Balcani:

gli Usa violano il diritto internazionale

 

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Sabato 23 Febbraio 2008

Andrea Perrone

 

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La Serbia condanna l’uso brutale e le violazioni del diritto internazionale da parte di Washington, nei confronti del Kosovo e della Serbia.
Con il loro stile arrogante e menzognero gli Stati Uniti attraverso il loro ambasciatore all’Onu, Zalmay Khalilzad, hanno chiesto al Consiglio di Sicurezza di condannare gli attacchi all’Ambasciata Usa di Belgrado. Per fortuna questa volta sono giunte le dure critiche di un rappresentante dell’esecutivo serbo. A tuonare contro le parole dell’ambasciatore Usa è stato Branislav Ristivojevic, portavoce del primo ministro di Belgrado, Vojislav Kostunica, che ha sottolineato come gli Stati Uniti hanno violato la Carta Onu e la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza riconoscendo l’indipendenza del Kosovo. “Questa è la vera questione che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe affrontare”, ha affermato Ristivojevic. “Alla richiesta dell’ambasciatore americano all’Onu di verificare le violazioni del diritto internazionale a causa degli incidenti all’ambasciata americana a Belgrado deve corrispondere con la questione della più profonda violazione del diritto internazionale da parte degli stessi Stati Uniti”, ha dichiarato con fare deciso il portavoce.
Naturalmente, il filo-occidentale Kostunica non ha mancato anche lui di far sentire la sua voce. Per questo, il primo ministro ha condannato gli episodi di violenza ed ha lanciato “un appello a tutti i cittadini affinché, nell’interesse della Serbia, non commettano alcun gesto violento”. Kostunica si è poi espresso con parole di lode nei confronti di quella parte pacifica del corteo, definendolo una magnifica manifestazione “per mezzo del quale i serbi hanno dimostrato ciò che pensano del Kosovo e della violenza brutale di cui è stata vittima la Serbia”. “Principalmente - ha sottolineato il primo ministro - i giovani serbi hanno dimostrato che Belgrado è per la legalità, la giustizia, e la libertà e respinge la politica della forza delle nazioni occidentali”. “Al momento la Serbia, nel difendere il Kosovo, mostra che difende con forza i valori più alti su cui il mondo democratico si basa. E questo significa che il Kosovo è Serbia”, ha aggiunto Kostunica. Nei Balcani, tuttavia, la situazione rimane sempre molto tesa. I progetti coloniali di Washington non sono rimasti inosservati e i serbi rispondono alle mire espansionistiche degli Usa. Tanto che le autorità statunitensi hanno deciso di “ordinare” ai propri diplomatici di Belgrado di lasciare la Serbia. La notizia è stata comunicata alle agenzie da una portavoce dell’ambasciata statunitense, Rian Harris. “Ai dipendenti è stato temporaneamente ordinato di lasciare Belgrado, non crediamo che le autorità serbe possano provvedere alla sicurezza dei nostri diplomatici”, ha dichiarato la Harris.
Intanto, anche i quotidiani europei come il giornale ungherese “Heti Valasz”, hanno sottolineato - a ragion veduta - i pericoli che possono sorgere della secessione di Pristina.
In un articolo pubblicato sul quotidiano ungherese, infatti, l’indipendenza del Kosovo viene considerata, come è stato già ipotizzato da più parti, il primo passo verso la creazione della Grande Albania.
Un monito che la comunità internazionale dovrebbe ascoltare invece di preoccuparsi delle manifestazioni di protesta dei serbi.

 

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