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La Serbia condanna l’uso brutale e le violazioni del
diritto internazionale da parte di Washington, nei
confronti del Kosovo e della Serbia.
Con il loro stile arrogante e menzognero gli Stati Uniti
attraverso il loro ambasciatore all’Onu, Zalmay
Khalilzad, hanno chiesto al Consiglio di Sicurezza di
condannare gli attacchi all’Ambasciata Usa di Belgrado.
Per fortuna questa volta sono giunte le dure critiche di
un rappresentante dell’esecutivo serbo. A tuonare contro
le parole dell’ambasciatore Usa è stato Branislav
Ristivojevic, portavoce del primo ministro di Belgrado,
Vojislav Kostunica, che ha sottolineato come gli Stati
Uniti hanno violato la Carta Onu e la risoluzione 1244
del Consiglio di Sicurezza riconoscendo l’indipendenza
del Kosovo. “Questa è la vera questione che il Consiglio
di Sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe affrontare”,
ha affermato Ristivojevic. “Alla richiesta
dell’ambasciatore americano all’Onu di verificare le
violazioni del diritto internazionale a causa degli
incidenti all’ambasciata americana a Belgrado deve
corrispondere con la questione della più profonda
violazione del diritto internazionale da parte degli
stessi Stati Uniti”, ha dichiarato con fare deciso il
portavoce.
Naturalmente, il filo-occidentale Kostunica non ha
mancato anche lui di far sentire la sua voce. Per
questo, il primo ministro ha condannato gli episodi di
violenza ed ha lanciato “un appello a tutti i cittadini
affinché, nell’interesse della Serbia, non commettano
alcun gesto violento”. Kostunica si è poi espresso con
parole di lode nei confronti di quella parte pacifica
del corteo, definendolo una magnifica manifestazione
“per mezzo del quale i serbi hanno dimostrato ciò che
pensano del Kosovo e della violenza brutale di cui è
stata vittima la Serbia”. “Principalmente - ha
sottolineato il primo ministro - i giovani serbi hanno
dimostrato che Belgrado è per la legalità, la giustizia,
e la libertà e respinge la politica della forza delle
nazioni occidentali”. “Al momento la Serbia, nel
difendere il Kosovo, mostra che difende con forza i
valori più alti su cui il mondo democratico si basa. E
questo significa che il Kosovo è Serbia”, ha aggiunto
Kostunica. Nei Balcani, tuttavia, la situazione rimane
sempre molto tesa. I progetti coloniali di Washington
non sono rimasti inosservati e i serbi rispondono alle
mire espansionistiche degli Usa. Tanto che le autorità
statunitensi hanno deciso di “ordinare” ai propri
diplomatici di Belgrado di lasciare la Serbia. La
notizia è stata comunicata alle agenzie da una portavoce
dell’ambasciata statunitense, Rian Harris. “Ai
dipendenti è stato temporaneamente ordinato di lasciare
Belgrado, non crediamo che le autorità serbe possano
provvedere alla sicurezza dei nostri diplomatici”, ha
dichiarato la Harris.
Intanto, anche i quotidiani europei come il giornale
ungherese “Heti Valasz”, hanno sottolineato - a ragion
veduta - i pericoli che possono sorgere della secessione
di Pristina.
In un articolo pubblicato sul quotidiano ungherese,
infatti, l’indipendenza del Kosovo viene considerata,
come è stato già ipotizzato da più parti, il primo passo
verso la creazione della Grande Albania.
Un monito che la comunità internazionale dovrebbe
ascoltare invece di preoccuparsi delle manifestazioni di
protesta dei serbi. |