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PELLEGRINAGGI in TERRA SANTA con i Frati Francescani della Custodia PROFILI DI ALCUNI FRATI DELLA CUSTODIA Padre Quirico Calella e Padre Pio D'Andola
Tradizione ed eroismi dei cenobiti di ieri e di oggi, dal Monte Carmelo ad Akko di Filippo Fortunato Pilato per www.jerusalem-holy-land.org
Se si percorre la litoranea che da Tel Aviv
conduce al Nord non si ha la sensazione di quel che puó succedere,
a pochi chilometri in linea d'aria, sulla linea stradale parallela
che da Gerusalemme conduce verso la Samaria, passando per i
Territori comprendenti Ramallah, Nablus, Genin, enclavi
palestinesi cinte d'assedio dove vivere é arduo, morire é facile,
le umiliazioni all'ordine del giorno e anche solo transitare é un
vero incubo.
Ma per chi arriva dall'aeroporto di Tel Aviv, in
tutte le direzioni e per poche decine di chilometri, sono state
costruite mega autostrade a otto corsie che facilitano l'accesso
alle aree ad alta densitá di popolazione israelita, costeggiando
la litoranea sino a Cesarea Marittima, per raggiungere agilmente
le residenze estive ed i piú esclusivi Golf Club, tra dune di
sabbia e prati artificiali all'inglese. Un tratto di queste
autostrade si addentra anche verso la Giudea per collegarsi
a Gerusalemme.
Il percorso piú facile, per raggiungere Haifa ed il suo Monte
Carmelo, passa perció per questo intreccio autostradale.
Haifa
é popolata da una piccola comunitá cattolica, che puó
contare sull'appoggio ad istituzioni religiose che si occupano di
asili, scuole, ospedali, pensioni. Oltre ai carmelitani vi
troviamo le suore di Nazareth e di San Carlo, le monache
carmelitane e le suore del Terz'Ordine del Carmelo, le Figlie di
S. Anna e le suore francescane del Cuore Immacolato di Maria.
Comunitá religiose intorno alle quali vivono e crescono famiglie
cristiane che secolarmente abitano quei luoghi e che non hanno
voluto abbandonarli nonostante le difficoltá crescenti. Tra loro
anche qualche famiglia di ebrei che hanno riconosciuto Gesú Cristo
quale il Messia. Conversioni di cui, data la situazione
svantaggiosa in cui ci si viene a trovare da quelle parti, é
difficile dubitare.
Ma é sul Monte Carmelo che il pellegrino viene
attratto principalmente.
Lunga e interessante é la tradizione che lega
questo luogo all'ascetismo che dai tempi del profeta Elia arriva a
ricongiungersi spiritualmente, in successione
ininterrotta, all'istituzione dell'Ordine Carmelitano. Sia i
pagani, con Pitagora, Vespasiano, Tacito e Svetonio in testa, che
i cristiani della prima ora, considerarono questo luogo come un
avanposto proiettato verso il cielo, per ritiri in solitaria e
mistica contemplazione. Neppure la caduta di S. Giovanni d'Acri
(Akko) e la distruzione del convento edificato in epoca crociata,
con conseguente martirio dei cenobiti residenti, riuscí ad
annullare il carisma di quest'altura, che ben presto venne
ripopolata, entro grotte di fortuna, da piccoli gruppi di
frati. Distruzioni, massacri e persecuzioni a danno dei religiosi
continuarono tuttavia ancora sino all'inizio del 1800, sin quando
frá Giovanni Battista da Frascati, con le elemosine raccolte
stendendo la mano in tutti gli angoli d'Europa, riuscí finalmente
ad edificare il convento come si presenta oggi, residenza per le
Suore dell'Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo.
Al Muhraqa (il sacrificio), in vetta alla catena
del Carmelo, ci ricorda il luogo della sfida tra i sacerdoti di
Baal ed Elia, che finí con la strage di circa 450 falsi profeti
idolatri.
A dispetto di ció ancora oggi ad Haifa sorge,
quale emblematica sfida rinnovata, un tempio di spettacolare
architettura persiana, edificato dalla
setta sincretista unificazionista Baha'i.
Sotto il convento invece si trova la grotta che,
secondo la tradizione, il profeta Elia abitava durante i suoi
ritiri sul monte Carmelo. Ed esternamente ad esso, su un lato del
cortile, venne costruito l'Ospizio Stella Maris, di fronte al
quale troneggia una statua dell'Immacolata.
Oggi l'ospizio é diventato una postazione militare israeliana.
Lungo un
sentiero che scala la montagna si incontra la Scuola dei
Profeti, grotta di poco piú di una decina di metri, scavata
a mano nella roccia, indicata dalla tradizione come il luogo dove
Elia e successivamente Eliseo si radunavano con i propri discepoli
per le istruzioni ascetiche. Divenuta prima una Moschea di gran
rispetto per i maomettani, é oggi stata
convertita in Sinagoga.
Solo piú le suorine carmelitane resistono ancora lassú,
tradizionalmente ed eroicamente (anche perché la postazione
militare israeliana inglobata nel Carmelo é un obiettivo
strategico che coinvolge direttamente pure loro...), pregando ed
accogliendo i pellegrini, occupandosi di cucito, confezionando gli
scapolari della Madonna del Carmine (ne ho qualcuno disponibile
per chi me ne facesse richiesta), confezionando piccoli oggetti
devozionali, pitturando icone su legno e su tela, stampando
soggetti religiosi e varie altre attivitá artigianali connesse.
Sono questi gli aspetti piú importanti che
rimangono impressi nella memoria del pellegrino, nonostante le
postazioni militari, i templi pagani e via dicendo.
Ancora
pochi chilometri, seguendo verso Nord la baia di San
Giovanni d'Acri, e raggiungiamo l'antica Tolemaide ellenistica, e
prima ancora porto cananeo e fenicio, la capitale del Regno
Crociato dopo la caduta di Gerusalemme, la cittá piú importante
della Galilea in epoca imperiale romana: Acri o Akko.
Se le mura di questa cittá potessero parlare ci
racconterebbero di imprese epiche, degli approdi dei pellegrini
sulle orme di Cristo e di quelli di eroici cavalieri crociati
giunti da tutta Europa per liberare il Santo Sepolcro.
Ci narrerebbero dello sbarco del poverello d'Assisi, che qui in
Terra Santa venne ad istituire la Provincia d'Oriente. Ci
descriverebbero le stragi per mano musulmana ed il martirio di
tanti cristiani, di tanti frati e monache clarisse, che con il
loro sangue mondarono le tante colpe, tradimenti e viltá di cui si
macchiarono diversi potentati e autoritá civili e religiose
dell'epoca. Perché quelle furono le cause della caduta del Regno
Crociato di Terra Santa, che con tanto eroismo, tanta fede e
slancio generoso venne conquistato a caro prezzo alla cristianitá.
Ed ancor oggi sono convinto che se la cristianitá é in difficoltá,
oggettivamente parlando, é sempre a causa delle colpe
di tradimento e di viltá, della poca Fede, di molte autoritá,
civili e religiose.
Ma a continuare la tradizione e l'eroicitá, tra
queste mura, oggi, c'é ancora un frate francescano. Da solo, ma
contando sull'appoggio degli altri
frati della Custodia di Terra
Santa, di Gerusalemme, di Nazareth, di Betlemme, e degli altri
luoghi sacri sparsi per la Palestina, egli continua il lavoro
iniziato alcuni secoli fa dai suoi confratelli.
Dal 1995 Padre Quirico deve affrontare le sfide che da sempre i
frati hanno dovuto fronteggiare in quei luoghi: l'ignoranza e la
diffidenza, la prepotenza e l'arroganza, la miseria e
l'ingiustizia, per riuscire a garantire i sacramenti e
l'educazione cattolica alle poche famiglie cattoliche e cristiane
ancora rimaste, sapendo essere sostegno e riferimento per tutti,
ma cercando allo stesso tempo di essere esempio e di suscitare
l'interrogativo negli animi degli infedeli. Lavoro di non facile
attuazione in un contesto a stragrande maggioranza musulmano e
giudaico, dove i rischi sono all'ordine del giorno ed i
problemi non sempre sono di facile soluzione.
Nella mia ultima visita, qualche graffio sulla
testa del francescano ancora restava, a testimonianza dell'ultimo
incidente avuto con un maomettano un po' troppo esuberante. E
non é l'unico avuto in questi anni. Questa volta si é trattato di
una bastonata, alle spalle, vibrata da un uomo di fede islamica
che occupava senza motivo alcuni locali del caravanserraglio di
proprietá francescana. "La testa di Padre Quirico gli ha
sicuramente rotto il bastone, non si preoccupi", mi disse
qualche giorno fa, scherzosamente e per sdrammatizzare il
fatto, Padre Pizzaballa, il Custode di Terra Santa, sottintendendo
anche la durezza e tenacia, non tanto della testa (che
evidentemente é bella tosta), quanto della volontá e degli intenti
irremovibili di questo coriaceo frate pugliese. Che é comunque
riuscito alla fine a recuperare, legalmente, un altro pezzetto del
patrimonio francescano, espropriato nel tempo da famiglie
musulmane approfittando della debolezza o dell'assenza per un
breve periodo di alcuni confratelli predecessori.
Tutto il cortile del Caravanserraglio, sopra il quale si trova la
Terra Santa School di Acri, e le arcate che lo cintano con i
rispettivi locali, é di proprietá della Chiesa cattolica tramite i
francescani.
Un tempo, quando i francescani erano i tenutari
esclusivi del Khan el Franj (Caravanserraglio dei Franchi, cioé
stranieri), al cui interno si trovavano cappella e
convento, in quel luogo si faceva giá scuola. Si insegnava ai
figli dei commercianti stranieri, dei diplomatici, ma anche di
alcuni arabi in affari, soprattutto le lingue locali e straniere,
ma anche le altre materie di studio tradizionali.
Una volta ripreso il possesso di tutti i locali, secolarmente di
proprietá francescana, é in programma un progetto di
ristrutturazione e ampliamento dell'area scolastica.
Area scolastica che é aperta a tutti, cristiani e musulmani, e
dove questi ultimi sono anzi in maggioranza.
Non piú tardi di qualche anno fa invece, il
nostro amico frate, si trovó a confrontarsi con alcuni prepotenti
maomettani, mafiosetti locali in cerca di popolaritá e consenso,
che credevano di aver gioco
facile con quest'umile religioso, per imporre le loro regole
islamiche nella scuola cattolica che il padre francescano dirige.
Avevano fatto male i loro calcoli e non avevano preso in
considerazione la fede, l'onore, il serafico coraggio, la tenace
determinazione e volontá di quel piccolo frate proveniente dal
Tavoliere, il cui temperamento era stato atavicamente forgiato in
secoli di resistenza alle orde saracene. E` questione di DNA nel
suo caso...
Il pomo del contendere era la pretesa da parte
islamica che le figlie frequentassero la scuola
francescana indossando il tradizionale velo che sancisce la loro
sottomissione all'Islam.
Ma il non portare alcun segno di riferimento alla propria
appartenenza confessionale é tra le regole inamovibili delle
Scuole Cattoliche di Terra Santa, insieme all'esposizione pacifica
del Crocifisso in tutti gli ambienti.
Ben sanno i frati, che secolarmente si
confrontano con la cultura islamica, che esibire pubblicamente ed
evidentemente i segni della sottomissione all'Islam, comporta
conseguentemente l'attribuzione di sottomissione e proprietá anche
del luogo ove tale ostentazione avviene. Come dire che ove vengono
esibiti i segni di riconoscimento islamici, lí é implicitamente
proprietá dell'Islam: Dar al Islam.
E` quindi ben chiaramente stabilito nel regolamento dell'istituto,
che viene controfirmato al momento dell'iscrizione dell'alunno/a,
che all'interno della scuola valgono i principi dell'educazione
cattolica, simboli religiosi inclusi, e non altri.
Tale lezione sarebbe utile che apprendessero anche nell'Europa
scristianizzata, ove un frainteso senso ecumenico e di
integrazione mette spesso porzioni importanti del territorio,
delle istituzioni ed a volte anche di luoghi di culto, sotto la
giurisdizione dell'Islam: se non de jure, de facto.
Errore che non puó commettere chi é a stretto
contatto da secoli con l'invadenza e la prepotenza assolutista
maomettana, che fagogita in un batter di ciglia chi
ingenuamente non le sa tener testa.
Dopo quindi essere stato aggredito verbalmente e
minacciato seriamente da questi bulli locali, al fine di avere il
nulla osta per le proprie figlie a frequentare la scuola
agghindate secondo la moda impositiva islamica, il nostro
fraticello usó al meglio delle facoltá diplomatiche, cercando di
prendere tempo e simulare un eventuale trattativa sull'argomento.
Temendo peró il peggio, che sicuramente sarebbe
accaduto, nottetempo sprangó bene la scuola e si dileguó verso
Gerusalemme, dove ottenne rifugio e assitenza legale presso i
confratelli della Curia Custodiale.
Duró alcuni mesi la disputa, che richiese
l'intervento di legali e autoritá diplomatiche al fine di
distendere gli animi (dei maomettani), sancire pubblicamente la
piena autoritá francescana nello stabilire le norme interne che
regolavano la frequentazione dell'istituto scolastico, e gettare
le basi per una pacifica coesistenza con la sparuta minoranza
cristiana presente nella cittá.
Ció nonostante abbiamo visto che ancor oggi Padre Quirico deve
sempre guardarsi le spalle...
Anche se grande é la popolaritá e la stima di cui egli
gode, sia tra la popolazione locale cristiana, che tra
quelle musulmana e israelita.
Negli anni si sono infatti stabiliti, grazie all'opera paziente
del frate, collaudati rapporti di amicizia e di scambio di
cortesie, specie in occasione delle ricorrenze religiose comuni.
Sono stati organizzati incontri, convegni, feste, concerti, cene,
eventi pubblici ai quali hanno partecipato attivamente diversi
settori della vita pubblica cittadina, coinvolgendo autoritá,
rappresentanti delle diverse confessioni e professioni locali.
Molti di coloro che oggi sono adulti, ben
inseriti nella vita sociale di Acri, non possono dimenticare di
essere stati civilmente istruiti ed educati dai frati francescani
della Custodia, e per ció nutrire nei loro confronti, e nei
confronti della cristianitá, quei sentimenti di rispetto e
riconoscenza, primo passo verso un futuro di relazioni e di
sviluppo che ponga fine a incomprensioni e rivalitá che sono
l'ostacolo principale al confronto.
Confronto dal quale sempre puó nascere, in fondo agli animi,
quell'interrogativo verso le ragioni che spingono un umile
fraticello a venirsi a cercare un sacco di rogne per dare in
cambio solo istruzione e istruzione all'amore di quel Cristo
che hanno qui imparato essere il Messia, e non solo un semplice
profeta, come altrimenti sarebbe stato loro insegnato.
La Grazia Celeste poi fará il resto, a Dio piacendo, e come seme
portato dal vento tra le rocce piú inospitali potrá attecchire e
dare frutti sorprendenti, lá dove nessuno avrebbe sperato mai.
E` una bellissima scommessa, accettata
serenamente dai fratelli di San Francesco nei tempi, che ancora
oggi testimonia l'eroicitá e la fede in quel Cristo che scelse
quella terra per incarnarsi.
Grazie Padre Quirico per la tua generositá, che
per noi tiepidi cristianucci presuntuosi é esempio di una nobiltá
d'animo quasi del tutto estinta.
Ma
l'attivitá del francescano non si limita solo alle
mansioni liturgiche, didattiche e pastorali, perché si va anche ad
occupare delle difficoltá e dei bisogni piú impellenti della
cristianitá locale, esigua minoranza quasi in via d'estinzione,
che deve fare i conti non solo con l'educazione dei figli, ma
anche con il mondo del lavoro, con la ricerca di una dimora
stabile per le giovani coppie sposate e con figli, e di tutte
quelle problematiche che qui, come nel resto della
Palestina colonizzata, devono affrontare i cattolici ed i
cristiani in generale, schiacciati tra Islam e giudaismo.
E` cosí che abbiamo deciso, sin dall'inverno
2005/2006, di collaborare col fraticello d'Acri per fare ció che
era nelle nostre possibilitá, per dare un po' piú di serenitá a
qualche famiglia di fratelli nella fede arabi ivi residenti, ma
piú sfortunati di noi. Abbiamo quindi iniziato dallo scorso anno
scolastico, come molti di voi giá sapranno, a sostenere le spese
di mantenimento (libri, iscrizione per pagare i professori e i
servizi, vestiti, ecc.) di uno dei figli di Azmi, padre di
famiglia cattolico, falegname, che aveva perso il lavoro ed aveva
comunque sulle spalle una moglie e quattro figli. Degli altri si
stavano occupando altri amici. Oggi Azmi ha ritrovato il lavoro,
anche se ad una paga dimezzata rispetto ai suoi compagni di lavoro
giudei e maomettani: perché lui é cattolico.
Nonostante un mutuo esorbitante da pagare per una modestissima
casa nella periferia di Acri, e nonostante l'incertezza per il
futuro suo e dei figli, né lui, né la moglie giordana, hanno
intenzione di lasciare quella terra. Grazie ad una parte di
offerte ricevute da alcuni amici di questa newsletter, e altre
raccolte in varie modalitá, abbiamo regalato per questo Santo
Natale una rata del mutuo all'amico di Acri. Fermo restando il
nostro impegno a sostenere Joseph nei suoi studi.
Un bel bambino di otto anni, sveglio e gentile,
pieno di voglia di imparare e di comunicare. Che ti guarda
timidamente dietro i suoi grandi occhi scuri, e che ci
sente amici.
E` stato un piacere accettare l'invito della famiglia di Azmi a
recarci a casa loro per un piccolo ristoro. Una casa povera, ma
arredata con decoro e che sprigiona il calore e l'amore profuso da
questa bella famiglia araba cattolica, dove in ogni stanza c'é un
posto d'onore riservato alla memoria delle nostre icone sacre,
Gesú e Maria.
Una foto troneggiava nell'ingresso e ritraeva la coppia il giorno
delle nozze, celebrate da Padre Quirico, felici di quell'amore
che, nonostante le difficoltá, avevano voluto coronare con la
nascita di giá quattro figli (e lui ha solo ancora 36 anni).
Quale lezione per quei cristiani che in occidente
stentano a sposarsi e fare figli se non hanno prima trovato due
lavori, comprato la casa e pagato le rate dell'auto ultimo
modello, installato la TV al plasma ed il computer, trascorso
almeno per alcuni anni le vacanze in localitá esotiche ed essersi
dati alla pazza gioia con i coetanei: perché si é giovani solo una
volta...
La modestia e la semplicitá di questa famiglia
palestinese mi faceva andare indietro con la memoria di una
trentina d'anni, quando con la stessa disarmante incoscenza e
naturalezza io e mia
moglie decidemmo di affrontare l'avventura della vita insieme.
Senza certezza alcuna che quella della nostra promessa
matrimoniale, e non patrimoniale...cosa che pare oggi
imprescindibile a molti giovani nostrani...
Sorrisi onesti di amicizia e intesa. Abbracci che
toglievano il respiro. Sincera commozione, trattenuta da tutti a
stento.
Non é costato molto a tutti noi dare un po' di serenitá a questi
fratelli nella fede duramente provati. E ció che ne abbiamo
ottenuto in cambio, l'amicizia cristiana, non ha prezzo. Un grazie
a tutti coloro che in questa newsletter hanno reso ció possibile.
Continueremo quindi a mantenere relazioni d'amicizia e
solidarietá, tramite la supervisione del nostro amico frate, che
garantisce la correttezza dei rapporti.
Un'altra coppia sposata di amici che erano con noi, Ale e Fede, vecchie conoscenze dei bei tempi passati, hanno dato la loro adesione ad un altro progetto di solidarietá con un'altra famiglia cattolica numerosa, la cui mamma si occupa della manutenzione e pulizia dell'istituto. Un altro raggio di serenitá
illuminerá la vita di altri fratelli arabi cattolici, dando al
contempo maggior spessore e motivazione alla fede dei miei Chi trova un amico trova un tesoro. La serata é poi continuata in allegra compagnia, partecipando ad una festa organizzata dall'imprevedibile e impareggiabile frate, dove tutto il personale docente, segretaria e addetti ai servizi della Terra Santa School di Acri, si mescoló a noi pellegrini in una cena araba, scandita da una familiarissima e internazionale "tombola" natalizia, con tanto di premi per tutti. Eccezionale Padre Quirico! Ed ancor piú eroico Padre Pio, che stanco sfinito, febbricitante e senza voce, a causa di una precipitazione inattesa delle temperature (a Gerusalemme aveva addirituura nevicato!) che ci aveva colto tutti di sorpresa, non solo aveva accompagnato i pellegrini sin lí, ma resistette sino quasi alla fine per non far fallire questi incontri memorabili. A tutti e due il nostro piú caloroso ringraziamento ed i piú sinceri auguri per molte primavere ancora. Filippo Fortunato Pilato |