Ç
Vuoi ricevere la nostra
Newsletter con articoli, commenti,
avvenimenti, aggiornamenti, appuntamenti riguardanti la Terra Santa ed il
Medio Oriente?
Iscriviti alla nostra Newsletter
"Notizie dalla Terra Santa",
semplicemente
È
|
Notizie dalla Terra Santa
Anno II,
Comunicato n. 19/1 (italiano), del 8/2/2007
Verso la ricostruzione
del Tempio
06/02/2007
Un
lettore, che ringrazio, mi manda il seguente comunicato
del Palestinian Information Center.
I lavori e le distruzioni sulla spianata delle moschee che vengono
qui denunciati sembrano preludere all’esaudimento del sogno (o
incubo) ebraico: la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme, che
sorgeva dove ora sorgono la Cupola d’oro, e la moschea di Al-Aqsa.
Da decenni varie yeshivoth (scuola rabbiniche) si preparano a tale
ricostruzione, raccogliendo denaro fra la diaspora.
Una in particolare, la Ateret Cohanim Yeshiva («Corona
sacerdotale») sta allestendo gli abiti e il vasellame
liturgico descritti nel Deuteronomio e nei Numeri: lo scopo è
evidentemente quello di ripetere il rito sacrificale, lo
sgozzamento dell’agnello, onde ristabilire l’antico Patto.
Il rito non può che essere compiuto sulla «roccia di Abramo»,
quella su cui secondo la tradizione Abramo fu sul punto di
sacrificare il suo unico figlio.
A quanto pare, gli specialisti israeliani hanno identificato il
luogo piuttosto nella moschea di Al-Aqsa che sotto la Cupola
d’oro, la Moschea di Omar.
Come ho raccontato anni fa nel mio
«I Fanatici dell'Apocalisse»,
un tale rito sacrificale sarebbe una bestemmia per i cristiani
(quelli che ancora ci credono), perché l’ultimo Agnello - Cristo -
è stato sacrificato una volta per tutte.
Sarebbe una «hubrys» intollerabile per lo stesso ebraismo
veridico, in quanto comporterebbe un atto di violenza, volto a «costringere
Dio» con una ripetizione - e quasi una copia magica - del
rito antico.
Sarebbe una violenza dissacratoria anche per i musulmani.
Per essi, Al-Aqsa è il luogo a cui fu trasportato miracolosamente
Maometto, sul dorso di Al-Burak («Il lampo»), misteriosa
cavalcatura descritta come un mulo bianco, e con la guida
dell’arcangelo Gabriele.
Il Corano (XVII,1) recita: «Io dichiaro la gloria di Colui che
ha trasportato il Suo servo di notte da Masjid al-Haram (la
moschea della Mecca) alla masjid Al-Aqsa a Gerusalemme».
I bizantini lasciarono nell’incuria la spianata dell’antico Tempio
a riprova della distruzione e della rottura dell’Alleanza con
l’Israele antico.
Quando nel 638 il califfo Omar riconquistò Gerusalemme,
la vista dell’incuria e dei rifiuti lasciati sulla spianata lo
indignò.
Fece subito costruire una moschea, dapprima di legno, sul sacro
luogo ripulito.
Consentì agli ebrei di stabilirsi a Gerusalemme, ed anche di
visitare la spianata.
Durante le Crociate, i Templari abitarono ed officiarono in
Al-Aqsa.
In qualche modo enigmatico, la roccia di Abramo è il centro e il
nodo essenziale per tutt’e tre le religioni abramiche.
Tutt’e tre le religioni hanno come fondamento una «pietra»: la
roccia di Abramo per gli ebrei, la Kaaba per i musulmani; Cristo
istituì come «pietra» di fondazione Simone, Cefas.
E quando Gesù dice: «Distruggete questo Tempio e in tre giorni
lo ricostruirò», indica come Tempio il suo corpo, ed evoca
negli ascoltatori ebraici l’idea che parli del tempio di pietra.
Traspare nei fatti l’idea che Gerusalemme diventi «luogo di
preghiera per tutte le genti»?
Certo è che i giudei vogliono sequestrare la roccia per sé soli.
I musulmani, divenuti «difensori della Terra Santa»
avendo vinto le Crociate, ne hanno la custodia e la difendono dal
sacrilegio.
Oggi però sono debellati.
I tempi precipitano.
Verso quale esito? «Quando vedrete l’abominazione della
desolazione posta sul suolo sacro - chi ha orecchie intenda -
allora fuggite sui monti; chi si trova sulla terrazza non scenda
in casa a prendere il mantello…perché ci sarà una tribolazione
quale mai non si vide…».
I protestanti americani vogliono appunto accelerare questi eventi.
Per questo sono oggi alleati agli ebrei più fanatici e i loro
principali finanziatori. (1)
Come scrisse Jonathan Eibschutz, rabbino a Praga nella
seconda metà del ‘600: «Si deve invocare incessantemente
piangendo la ricostruzione di Gerusalemme e la restaurazione della
gloria di re Davide, che è la perfezione umana. Se non abbiamo
Gerusalemme e il regno della Casa di Davide, perché dovremmo
vivere? Da quando le nostre trasgressioni hanno portato alla
distruzione e alla desolazione del nostro Tempio glorioso e alla
perdita della Casa di Davide, il grado in cui soffriamo l’assenza
e la mancanza di bene è nota a tutti. Sicuramente siamo passati
dalla vita alla morte. Ma è vero anche l’opposto: quando ‘il
Signore libererà Sion dalla cattività’, ascenderemo dalla morte
alla vita».
Con queste parole in mente
occorre leggere il comunicato palestinese: «Gerusalemme
Occupata».
«Sheikh Raed Salah, presidente del Movimento Islamico nei
Territori Occupati dal 1948, ha riferito lo scorso giovedì che le
autorità israeliane sono in procinto di demolire la strada di Bab
al-Maghariba, attinente al muro occidentale della Moschea al-Aqsa,
così come due punti della Moschea.
La demolizione è prevista per questa domenica, 4 febbraio, e le
autorità sioniste potrebbero attuarla in qualsiasi momento.
Sheikh Salah ha affermato che un tale atto criminale costituisce
un attentato all’integrità della Moschea al-Aqsa.
Ha richiesto l’intervento urgente dei Paesi arabi e islamici e di
coloro che hanno relazioni con l’entità sionista.
Da parte sua Sheikh Ikrima Sabri, presidente del Consiglio
Islamico Superiore e portavoce della Moschea di al-Aqsa ha
dichiarato che la via di Bab al-Maghariba è parte integrante
della Moschea e che la sua distruzione da parte delle autorità
israeliane è un grave atto criminale.
E’ durante una perlustrazione sul terreno da parte del Movimento
Islamico, della Fondazione al-Aqsa e di una delegazione della
città di Gerusalemme che i responsabili musulmani hanno denunciato
il pericolo rappresentato dagli scavi israeliani all’interno e al
di sotto della Moschea, come tentativo di giudaizzare la città
santa.
La prima tappa si è conclusa nella regione di Hammam al-Ayn,
all’inizio della strada di al-Wad, nella città vecchia, dove Hayel
Sanduqa ha indicato che le autorità israeliane hanno l’intenzione
di costruire una sinagoga su un terreno waqf (appartenente alla
comunità islamica), nonchè di procedere con scavi in profondità
fino a raggiungere il muro occidentale della Moschea al-Aqsa.
Data la profanazione del luogo, la Fondazione al-Aqsa ha
presentato una documentazione storica che confermerebbe che Hammam
al-Ayn è una costruzione risalente all’epoca mamelucca, fondata
dall’emiro Tankaz al-Nasiri, nel 1337.
Si tratta di un waqf i cui benefici sono versati per il
mantenimento della biblioteca al-Khalidiya, a Gerusalemme, situata
nei pressi di Hammam al-Ayn, e questo a partire dal 1900, come lo
dimostrano i documenti ufficiali della città di Gerusalemme.
La seconda tappa è stata piazza Maghariba, che si affaccia sul
muro al-Buraq e sulla via di Bab al-Maghariba».
«Sheikh
Raed Salah ha rivelato il piano delle autorità israeliane
di demolire questa via, questa domenica, dichiarando: ‘Fonti certe
affermano che le autorità israeliane hanno progettato la
demolizione di questa via attinente alla moschea. Tutto è stato
finora svolto in vista di attuare questo crimine. E’ anche
prevista la distruzione di due parti della Moschea al-Aqsa, che
mostrerà la Moschea al-Buraq, che si trova all’interno della
Moschea al-Aqsa. I sionisti hanno intenzione di costruire
immediatamente dopo un nuovo ponte che comporterebbe la
distruzione di numerose vestigia islamiche presenti in quest’area,
oltre al fatto che in questo modo la Moschea al-Aqsa diverrebbe un
bersaglio scoperto per i terroristi che potrebbero invadere la
moschea in qualsiasi
momento’.
Ha aggiunto: ‘Le autorità israeliane contano di demolire una parte
integrante della moschea al-Aqsa. Lanciamo dunque un appello
all’insieme del mondo arabo-islamico e particolarmente alla
Turchia, all’Egitto, alla Giordania e al Marocco domandando loro
di agire rapidamente per impedire questo crimine’.
Ha poi aggiunto che gli scavi intrapresi al di sotto della Moschea
proseguono e sono arrivati fino al suo centro della Moschea.
‘Sono thailandesi gli operai che eseguiscono i lavori e le
autorità israeliane impediscono che vengano scattate fotografie’.
Inoltre, un’associazione di coloni israeliani (‘Ilaad), sta
scavando un tunnel che parte dal quartiere arabo di Silwan fino al
sottosuolo della Moschea al-Aqsa, sotto la direzione delle
autorità degli scavi archeologici israeliani.
Il nuovo tunnel scavato parte dalla regione di Ayn Silwan, passa
per la moschea Ayn Selwan, attraversando un terreno waqf
cristiano, si dirige poi verso nord, in direzione del muro
meridionale della Moschea al-Aqsa.
Secondo le informazioni della Fondazione al-Aqsa, mancano solo
alcuni metri perché il tunnel raggiunga l’angolo sud-ovest della
moschea al-Aqsa, sotto la costruzione del museo islamico.
Gli scavi, che si autodefiniscono archeologici, condotti dalle
autorità sioniste nella parte occidentale della Moschea, hanno
distrutto costruzioni arabe e musulmane appartenenti a periodi
diversi della storia ottomana, mamelucca e ayyubide».
«Gli scavi sono stati
effettuati con l’aiuto di bulldozer che distruggono le
costruzioni e le cancellano dal luogo.
La Fondazione al-Aqsa ha scattato, non potendo bloccare questi
lavori, delle foto durante tutto il processo di distruzione della
vestigia islamiche della città santa di Gerusalemme.
E’ importante segnalare che il movimento sionista tenta di
mascherare la presenza della vera moschea al-Aqsa diffondendo
delle foto della Cupola della Roccia, sotto l’appellativo
‘al-Aqsa’.
Il fine di questa mistificazione è chiaro: nel momento in cui la
Moschea al-Aqsa è minacciata di distruzione, i sionisti pretendono
che non stia succedendo niente di grave, dal momento che la Cupola
della Roccia è sempre al suo posto e che la sua immagine appare,
incredibile!, pure sulle bottiglie di vino.
Infatti, la Fondazione al-Aqsa ha protestato recentemente contro
questa società commerciale sionista che ha messo l’immagine della
Cupola della Roccia sulle bottiglie di vino e ha dichiarato che
non lascerà questa profanazione impunita.
D’altra parte, il minbar [pulpito] di Saladino, incendiato dai
sionisti nel 1969, è tornato alla Moschea, tredici anni più tardi.
Era stato affidato alla Giordania perché ne eseguisse il restauro
secondo delle tecniche moderne,cercando al contempo di preservarne
il carattere originale.
E’ un gioiello che ha appena ripreso il suo posto all’interno
della Moschea al-Aqsa una settimana fa.
Il minbar di Saladino rappresenta la vittoria sui crociati che
avevano occupato la Palestina.
E’ stato utilizzato per la prima volta dopo la liberazione di
Gerusalemme nel 1187.
Dal punto di vista artistico, si tratta di un oggetto unico nel
suo genere, nessun altro minbar è di queste dimensioni né riporta
lo stesso valore decorativo.
Adnan al-Hussayni, architetto e direttore degli awqaf islamici, ha
dichiarato che il ritorno del minbar di Saladino nella Moschea
al-Aqsa rappresenta una grande sfida, tanto tecnica, quanto
politica.
Dal punto di vista tecnico si sono dovuti riunire 16.500
frammenti, alcuni di una misura
inferiore al millimetro, per costruire un minbar di sei metri di
altezza, senza utilizzare prodotti collanti, ma solamente i mezzi
tecnici dell’epoca.
Dal punto di vista politico, il ritorno del minbar di Saladino
dimostra ‘che siamo una nazione autentica che, malgrado le
aggressioni subite da tutte le parti, conserva la sua capacità di
proteggere i suoi luoghi santi e di mobilizzarsi per difendere il
carattere islamico
di Gerusalemme’».
http://tinyurl.com/2go35u
Maurizio Blondet
Note
1) Si vedano per esempio gli articoli raccolti nel sito
http://www.templemount.org/allah.html,
specie quelli di Lambert Dollphin, uno che si definisce «cristiano»
e che da decenni promuove la ricostruzione del Tempio e la
raccolta di fondi in USA.
Copyright © - EFFEDIEFFE - all
rights reserved
Torna ai Comunicati gia' pubblicati
|