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C'e' una vecchia barzelletta su un uomo che va dal
dottore a causa del naso gocciolante. Il dottore gli
dice di vestirsi leggero e di camminare per qualche ora
sotto la pioggia. Il paziente, sorpreso, chiede una
spiegazione, ed il dottore aggiunge: "Non posso curare
un naso che gocciola, ma se prende la polmonite, le darò
gli antibiotici".
Il significato dell'attacco israeliano in Siria e' che
il governo israeliano e' nella stessa situazione del
dottore. Incapace di reprimere la lotta di liberazione
palestinese, Israele cerca di trasformarla in una guerra
regionale, per la quale il suo esercito e' più
equipaggiato. Ciò significa maggiori disastri per
l'intero Medio Oriente, incluso Israele.
Sabato
4 ottobre, Hanadi Jaradat, 29 anni, si e' fatta
esplodere in un ristorante di Haifa, uccidendo 20
persone, inclusa sé stessa. I media americani, come
al solito, hanno riportato l'atto di Jaradat senza
contesto. Ma Jaradat, una laureata in legge, stava
vendicando la morte di suo fratello e di suo cugino,
uccisi il 12 giugno a Jenin da una squadra della
morte israeliana, che, secondo la Law Society, li
assassinò dopo averli presi in custodia.
Senza dubbio, anch'essi erano stati assassinati in
rappresaglia di qualcosa, forse per l'attentato dell
11 giugno a Gerusalemme, il quale era a sua volta
una rappresaglia per il tentato assassinio, da parte
di Israele, del portavoce di Hamas Rantissi, che era
la risposta all'attacco congiunto palestinese al
checkpoint di eretz dell'8 giugno ( nessun civile
coinvolto, comunque), che era stato scantenato dai
continui assassini di attivisti di Hamas, nel
momento stesso in cui Abu Mazen posava per le
telecamere insieme a Bush e Sharon. |
Non c'e' alcuna prova che la politica israeliana di
omicidi extra-giudiziari, seppure non fosse considerata
una forma di terrorismo di stato, abbia ottenuto una
riduzione della violenza da parte palestinese. Al
contrario, l'unico successo che può aver ragionevolmente
raggiunto Israele e' il continuo sabotaggio delle tregue
e la continuazione indotta dell'intifada. Ma, se la
logica delle rappresaglie non fosse illogica abbastanza,
Israele ha "risposto" alla vendetta di Jaradat
utilizzando un concetto che va ben al di là
dell'assurdo: attaccando un obiettivo civile in Siria -
il campo profughi palestinese di Ein Saheb.
Cosa ci vuol ancora per capire che la politica
"difensiva" israeliana non e' altro che terrorismo
internazionale? Siamo chiari: primo, Israele ha
attaccato un'altra nazione senza alcuna provocazione.
Secondo, Israele ha attaccato un obiettivo civile in
quella nazione. Terzo, per stessa ammissione israeliana,
l'obiettivo colpito non aveva alcuna connessione diretta
con l'attentato di Haifa e nessuna connessione diretta
con attentati futuri. Quindi, non e' un atto di
auto-difesa.
Ma anche la follia israeliana ha un contesto. Nella
visione del mondo della giunta militare israeliana, ogni
problema ha una soluzione militare, ed ogni problema che
non ha una soluzione militare può essere trasformato in
uno che ce l'ha.
Sembra ovvio a molti osservatori che Israele non ha
alcuna soluzione militare per la lotta palestinese. La
giunta rifiuta di contemplare una soluzione politica,
che richiede una misura di giustizia e l'abilità di
ricorrere a compromessi territoriali. La violenza
continua e l'impotenza ad uccidere ancora un altro
"attivista operativo di Hamas" sta diventando evidente
persino agli israeliani. Il pubblico e' disilluso dal
governo Sharon, che ha già incassato due violenti shock.
Primo, il piano del governo di assassinare Arafat e'
finito in un'umiliazione: e' stato dichiarato illegale
ed inaccettabile dalle N.U.
Secondo, il governo e' rimasto tramortito dalla prima
lettera di protesta organizzata da obiettori di
coscienza all'interno delle Forze aeree israeliane, fino
ad oggi un bastione del conformismo.
Il background per la decisione di attaccare la Siria e'
quindi la posizione bersagliata di Sharon e l'assenza di
opzioni. Attaccando la Siria, la giunta israeliana spera
almeno di spaventare il mondo, inclusi gli USA e l'
Europa, e "punirlo" per aver osato imporre limiti al suo
uso della forza. Il messaggio e' che Israele reagirà
alle pressioni internazionali causando maggiore
instabilità al Medio Oriente. Nel considerare questa
strategia di minacce e le sue ramificazioni, bisogna
ricordare che Israele e' una potenza nucleare che ha già
usato la minaccia della guerra nucleare per ricattare
gli USA (nel 1973, come ha appena confermato, per felice
coincidenza, il New York Times*).
Un secondo "beneficio" dell'attacco e' che esso può
potenzialmente spingere gli USA al confronto con la
Siria e, possibilmente, con l'Iran. La guerra in Iraq ha
suscitato molte speranze per un coinvolgimento USA in
una guerra contro Siria ed Iran. Mentre gli USA si
comportano con belligeranza verso questi due paesi per
motivi personali, Israele e' impaziente. Dalla sua
prospettiva, gli USA hanno bisogno di essere spronati
ad agire presto piuttosto che tardi.
Infine, l'attacco alla Siria contiene le serie
potenzialità di condurre ad una guerra regionale, che,
confrontata all'invincibile intifada, darebbe ad Israele
l'occasione di massimizzare la forza del suo esercito e,
forse, ottenere - o perlomeno così spera la giunta
israeliana - un'altra dilazione del problema
palestinese.
L'importanza di quest'ultimo punto deve essere valutata
alla luce del fatto che Israele ha usato la guerra,
precedentemente, per allentare la pressione
internazionale ed evitare di prendere in considerazione
la questione dei diritti dei palestinesi. Nel 1956, la
guerra con l'Egitto fece passare sotto silenzio le
pressioni internazionali fatte su Israele per forzarlo
al compromesso. La guerra del 1967 fu architettata
proprio nel momento in cui i palestinesi cominciavano ad
organizzarsi politicamente ed il pan-arabismo minacciava
di concedere loro potere internazionale per negoziare.
La guerra del 1982 fu la risposta diretta al pericolo di
negoziati di pace con l'OLP.
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Inoltre, tutte queste guerre iniziarono con attacchi
non provocati ed ingiustificati di Israele nei
confronti dei paesi circostanti - a Gaza (in quel
periodo sotto controllo egiziano) nel 1955, a Sammu'
(Giordania) nel 1966, e a Beirut (Libano) nel 1982.
Questo schema di provocazioni militari israeliane
che creano le condizioni per un attacco pieno da
parte di Israele, definito "preventivo", e' ben
consolidato. Fa parte della memoria personale
dell'attuale leadership israeliana (Sharon, ad
esempio, fu il comandante del raid a Gaza, e
l'architetto della guerra al Libano).
La strategia israeliana di escalation e' basata su
una buona intuizione - che l'esercito israeliano e'
il più attrezzato per una guerra aperta. Israele ha
vinto tutte le sue guerre e potrà vincere anche la
prossima. Nondimeno, dopo ogni guerra "vittoriosa"
Israele si e' ritrovato più debole, e la giustezza
della causa palestinese e' apparsa sempre più ovvia.
La prossima guerra non muterà questo schema. |

La nonna di un bimbo libanese ucciso da un missile
israeliano pochi giorni fa: giovanissima vittima
della tentata escalation |
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