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Anno II, Comunicato n. xx (italiano), del xx/x/2006

 

 

Se sei in difficoltà, provoca un'escalation
di Gabriel Ash
 

 C'e' una vecchia barzelletta su un uomo che va dal dottore a causa del naso gocciolante. Il dottore gli dice di vestirsi leggero e di camminare per qualche ora sotto la pioggia. Il paziente, sorpreso, chiede una spiegazione, ed il dottore aggiunge: "Non posso curare un naso che gocciola, ma se prende la polmonite, le darò gli antibiotici".

Il significato dell'attacco israeliano in Siria e' che il governo israeliano e' nella stessa situazione del dottore. Incapace di reprimere la lotta di liberazione palestinese, Israele cerca di trasformarla in una guerra regionale, per la quale il suo esercito e' più equipaggiato. Ciò significa maggiori disastri per l'intero Medio Oriente, incluso Israele.

Sabato 4 ottobre, Hanadi Jaradat, 29 anni, si e' fatta esplodere in un ristorante di Haifa, uccidendo 20 persone, inclusa sé stessa. I media americani, come al solito, hanno riportato l'atto di Jaradat senza contesto. Ma Jaradat, una laureata in legge, stava vendicando la morte di suo fratello e di suo cugino, uccisi il 12 giugno a Jenin da una squadra della morte israeliana, che, secondo la Law Society, li assassinò dopo averli presi  in custodia.

Senza dubbio, anch'essi erano stati assassinati in rappresaglia di qualcosa, forse per l'attentato dell 11 giugno a Gerusalemme, il quale era a sua volta una rappresaglia per il tentato assassinio, da parte di Israele, del portavoce di Hamas Rantissi, che era la risposta all'attacco congiunto palestinese al checkpoint di eretz dell'8 giugno ( nessun civile coinvolto, comunque), che era stato scantenato dai continui assassini di attivisti di Hamas, nel momento stesso in cui Abu Mazen posava per le telecamere insieme a Bush e Sharon.

Non c'e' alcuna prova che la politica israeliana di omicidi extra-giudiziari, seppure non fosse considerata una forma di terrorismo di stato, abbia ottenuto una riduzione della violenza da parte palestinese. Al contrario, l'unico successo che può aver ragionevolmente raggiunto Israele e' il continuo sabotaggio delle tregue e la continuazione indotta dell'intifada. Ma, se la logica delle rappresaglie non fosse illogica abbastanza, Israele ha "risposto" alla vendetta di Jaradat utilizzando un concetto che va ben al di là dell'assurdo: attaccando un obiettivo civile in Siria - il campo profughi palestinese di Ein Saheb.

Cosa ci vuol ancora per capire che la politica "difensiva" israeliana non e' altro che terrorismo internazionale? Siamo chiari: primo, Israele ha attaccato un'altra nazione senza alcuna provocazione. Secondo, Israele ha attaccato un obiettivo civile in quella nazione. Terzo, per stessa ammissione israeliana, l'obiettivo colpito non aveva alcuna connessione diretta con l'attentato di Haifa e nessuna connessione diretta con attentati futuri. Quindi, non e' un atto di auto-difesa.

Ma anche la follia israeliana ha un contesto. Nella visione del mondo della giunta militare israeliana, ogni problema ha una soluzione militare, ed ogni problema che non ha una soluzione militare può essere trasformato in uno che ce l'ha.
Sembra ovvio a molti osservatori che Israele non ha alcuna soluzione militare per la lotta palestinese. La giunta rifiuta di contemplare una soluzione politica, che richiede una misura di giustizia e l'abilità di ricorrere a compromessi territoriali. La violenza continua e l'impotenza ad uccidere ancora un altro "attivista operativo di Hamas" sta diventando evidente persino agli israeliani. Il pubblico e' disilluso dal governo Sharon, che ha già incassato due violenti shock. Primo, il piano del governo di assassinare Arafat e' finito in un'umiliazione: e' stato dichiarato illegale ed inaccettabile dalle N.U. 
Secondo, il governo e' rimasto tramortito dalla prima lettera di protesta organizzata da obiettori di coscienza all'interno delle Forze aeree israeliane, fino ad oggi un bastione del conformismo. 
Il background per la decisione di attaccare la Siria e' quindi la posizione bersagliata di Sharon e l'assenza di opzioni. Attaccando la Siria, la giunta israeliana spera almeno di spaventare il mondo, inclusi gli USA e l' Europa, e "punirlo" per aver osato imporre limiti al suo uso della forza. Il messaggio e' che Israele reagirà alle pressioni internazionali causando maggiore instabilità al Medio Oriente. Nel considerare questa strategia di minacce e le sue ramificazioni, bisogna ricordare che Israele e' una potenza nucleare che ha già usato la minaccia della guerra nucleare per ricattare gli USA (nel 1973, come ha appena confermato, per felice coincidenza, il New York Times*).

Un secondo "beneficio" dell'attacco e' che esso può potenzialmente spingere gli USA al confronto con la Siria e, possibilmente, con l'Iran. La guerra in Iraq ha suscitato molte speranze per un coinvolgimento USA in una guerra contro Siria ed Iran. Mentre gli USA si comportano con belligeranza verso questi due paesi per motivi personali, Israele e' impaziente. Dalla sua prospettiva, gli USA hanno bisogno di essere spronati  ad agire presto piuttosto che tardi.

Infine, l'attacco alla Siria contiene le serie potenzialità di condurre ad una guerra regionale, che, confrontata all'invincibile intifada, darebbe ad Israele l'occasione di massimizzare la forza del suo esercito e, forse, ottenere - o perlomeno così spera la giunta israeliana - un'altra dilazione del problema palestinese.
L'importanza di quest'ultimo punto deve essere valutata alla luce del fatto che Israele ha usato la guerra, precedentemente, per allentare la pressione internazionale ed evitare di prendere in considerazione la questione dei diritti dei palestinesi. Nel 1956, la guerra con l'Egitto fece passare sotto silenzio le pressioni internazionali fatte su Israele per forzarlo al compromesso. La guerra del 1967 fu architettata proprio nel momento in cui i palestinesi cominciavano ad organizzarsi politicamente ed il pan-arabismo minacciava di concedere loro potere internazionale per negoziare. La guerra del 1982 fu la risposta diretta al pericolo di negoziati di pace con l'OLP.

Inoltre, tutte queste guerre iniziarono con attacchi non provocati ed ingiustificati di Israele nei confronti dei paesi circostanti - a Gaza (in quel periodo sotto controllo egiziano) nel 1955, a Sammu' (Giordania) nel 1966, e a Beirut (Libano) nel 1982. Questo schema di provocazioni militari israeliane che creano le condizioni per un attacco pieno da parte di Israele, definito "preventivo", e' ben consolidato. Fa parte della memoria personale dell'attuale leadership israeliana (Sharon, ad esempio, fu il comandante del raid a Gaza, e l'architetto della guerra al Libano).

La strategia israeliana di escalation e' basata su una buona intuizione - che l'esercito israeliano e' il più attrezzato per una guerra aperta. Israele ha vinto tutte le sue guerre e potrà vincere anche la prossima. Nondimeno, dopo ogni guerra "vittoriosa" Israele si e' ritrovato più debole, e la giustezza della causa palestinese e' apparsa sempre più ovvia. La prossima guerra non muterà questo schema.

La nonna di un bimbo libanese ucciso da un missile israeliano pochi giorni fa: giovanissima vittima della tentata escalation

 

  * http://www.nytimes.com/2003/10/06/opinion/06COHE.html

Gabriel Ash e' nato  in Romania ed e' cresciuto  in Israele. Vive negli Stati Uniti. Ash incoraggia i vostri commenti: gash@YellowTimes.org

Fonte: YellowTimes.org, una pubblicazione internazionale di notizie ed opinioni.
Traduzione a cura di www.arabcomint.com

 

 

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