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Notizie dalla Terra Santa
Anno II,
Comunicato n. 20 bis (italiano), del 8/2/2007
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Quelle Pasque
di Sangue
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Il
fondamentalismo ebraico nelle tenebre del Medioevo
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di Sergio Luzzatto
Sezione: religione ebraica - Pagina:
41
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(6 febbraio, 2007)
Corriere della Sera
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SAGGI - La sconcertante rivelazione
di Ariel Toaff: il mito dei sacrifici umani non è solo una
menzogna antisemita
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Trento,
23 marzo 1475. Vigilia di Pesach, la Pasqua
ebraica. Nell' abitazione-sinagoga di un israelita di
origine tedesca, il prestatore di denaro Samuele da
Norimberga, viene rinvenuto il corpo martoriato di un bimbo
cristiano: Simonino, due anni, figlio di un modesto
conciapelli. La città è sotto choc. Unica consolazione, l'
indagine procede spedita. Secondo gli inquirenti, hanno
partecipato al rapimento e all' uccisione del «putto» gli
uomini più in vista della comunità ebraica locale,
coinvolgendo poi anche le donne in un macabro rituale di
crocifissione e di oltraggio del cadavere. Perfino Mosé «il
Vecchio», l' ebreo più rispettato di Trento, si è fatto
beffe del corpo appeso di Simonino, come per deridere una
rinnovata passione di Cristo. Incarcerati nel castello del
Buonconsiglio e sottoposti a tortura, gli ebrei si
confessano responsabili dell' orrendo delitto. Allora,
rispettando il copione di analoghe punizioni esemplari, i
colpevoli vengono condannati a morte e giustiziati sulla
pubblica piazza. Durante troppi secoli dell' era cristiana,
dal Medioevo fino all' Ottocento, gli ebrei si sono sentiti
accusare di infanticidio rituale, perché quelle accuse non
abbiano finito con l' apparire alla coscienza moderna niente
più che il parto di un antisemitismo ossessivo, virulento,
feroce. Unicamente la tortura - si è pensato - poteva
spingere tranquilli capifamiglia israeliti a confessare di
avere ucciso bambini dei gentili: facendo seguire all'
omicidio non soltanto la crocifissione delle vittime, ma
addirittura pratiche di cannibalismo rituale, cioè il
consumo del giovane sangue cristiano a scopi magici o
terapeutici. Impossibile credere seriamente che la Pasqua
ebraica, che commemora l' esodo degli ebrei dalla cattività
d' Egitto celebrando la loro libertà e promettendo la loro
redenzione, venisse innaffiata con il sangue di un goi
katan, un «piccolo cristiano»! Più che mai, dopo la tragedia
della Shoah, è comprensibile che l' «accusa del sangue» sia
divenuta un tabù. O piuttosto, che sia apparsa come la
miglior prova non già della perfidia degli imputati, ma del
razzismo dei giudici. Così, al giorno d' oggi, soltanto un
gesto di inaudito coraggio intellettuale poteva consentire
di riaprire l' intero dossier, sulla base di una domanda
altrettanto precisa che delicata: quando si evoca tutto
questo - le crocifissioni di infanti alla vigilia di Pesach,
l' uso di sangue cristiano quale ingrediente del pane azzimo
consumato nella festa - si parla di miti, cioè di antiche
credenze e ideologie, oppure si parla di riti, cioè di
eventi reali e addirittura prescritti dai rabbini? Il gesto
di coraggio è stato adesso compiuto. L' inquietante domanda
è stata posta alle fonti dell' epoca, da uno storico
perfettamente attrezzato per farlo: un esperto della cultura
alimentare degli ebrei, tra precetti religiosi e abitudini
gastronomiche, oltreché della vicenda intrecciata dell'
immaginario ebraico e di quello antisemita. Italiano, ma da
anni docente di storia medievale in Israele, Ariel Toaff
manda in libreria per il Mulino un volume forte e grave sin
dal titolo, Pasque di sangue. Magnifico libro di storia,
questo è uno studio troppo serio e meritorio perché se ne
strillino le qualità come a una bancarella del mercato.
Tuttavia, va pur detto che Pasque di sangue propone una tesi
originale e, in qualche modo, sconvolgente. Sostiene Toaff
che dal 1100 al 1500 circa, nell' epoca compresa tra la
prima crociata e l' autunno del Medioevo, alcune
crocifissioni di «putti» cristiani - o forse molte -
avvennero davvero, salvo dare luogo alla rappresaglia contro
intere comunità ebraiche, al massacro punitivo di uomini,
donne, bambini. Né a Trento nel 1475, né altrove nell'
Europa tardomedievale, gli ebrei furono vittime sempre e
comunque innocenti. In una vasta area geografica di lingua
tedesca compresa fra il Reno, il Danubio e l' Adige, una
minoranza di ashkenaziti fondamentalisti compì veramente, e
più volte, sacrifici umani. Muovendosi con straordinaria
perizia sui terreni della storia, della teologia, dell'
antropologia, Toaff illustra la centralità del sangue nella
celebrazione della Pasqua ebraica: il sangue dell' agnello,
che celebrava l' affrancamento dalla schiavitù d' Egitto, ma
anche il sangue del prepuzio, proveniente dalla
circoncisione dei neonati maschi d' Israele. Era sangue che
un passo biblico diceva versato per la prima volta proprio
nell' Esodo, dal figlio di Mosè, e che certa tradizione
ortodossa considerava tutt' uno con il sangue di Isacco che
Abramo era stato pronto a sacrificare. Perciò, nella cena
rituale di Pesach, il pane delle azzime solenni andava
impastato con sangue in polvere, mentre altro sangue secco
andava sciolto nel vino prima di recitare le dieci
maledizioni d' Egitto. Quale sangue poteva riuscire più
adatto allo scopo che quello di un bambino cristiano ucciso
per l' occasione, si chiesero i più fanatici tra gli ebrei
studiati da Toaff? Ecco il sangue di un nuovo Agnus Dei da
consumare a scopo augurale, così da precipitare la rovina
dei persecutori, maledetti seguaci di una fede falsa e
bugiarda. Sangue novello, buono a vendicare i terribili
gesti di disperazione - gli infanticidi, i suicidi
collettivi - cui gli ebrei dell' area tedesca erano stati
troppe volte costretti dall' odiosa pratica dei battesimi
forzati, che la progenie d' Israele si vedeva imposti nel
nome di Gesù Cristo. Oltreché questo valore sacrificale, il
sangue in polvere (umano o animale) aveva per gli ebrei le
più varie funzioni terapeutiche, al punto da indurli a
sfidare, con il consenso dei rabbini, il divieto biblico di
ingerirlo in qualsiasi forma. Secondo i dettami di una
Cabbalah pratica tramandata per secoli, il sangue valeva a
placare le crisi epilettiche, a stimolare il desiderio
sessuale, ma principalmente serviva come potente emostatico.
Conteneva le emorragie mestruali. Arrestava le epistassi
nasali. Soprattutto rimarginava istantaneamente, nei
neonati, la ferita della circoncisione. Da qui, nel
Quattrocento, un mercato nero su entrambi i versanti delle
Alpi, un andirivieni di ebrei venditori di sangue umano: con
le loro borse di pelle dal fondo stagnato, e con tanto di
certificazione rabbinica del prodotto, sangue kasher...
Risale a vent' anni fa un libretto del compianto Piero
Camporesi, Il sugo della vita (Garzanti), dedicato al
simbolismo e alla magia del sangue nella civiltà materiale
cristiana. Vi erano illustrati i modi in cui i cattolici
italiani del Medioevo e dell' età moderna riciclarono sangue
a scopi terapeutici o negromantici: come il sangue glorioso
delle mistiche, da aggiungere alla polvere di crani degli
impiccati, al distillato dai corpi dei suicidi, al grasso di
carne umana, entro il calderone di portenti della medicina
popolare. Con le loro «pasque di sangue», i fondamentalisti
dell' ebraismo ashkenazita offrirono la propria
interpretazione - disperata e feroce - di un analogo genere
di pratiche. Ma ne pagarono un prezzo enormemente più caro.
* * * Il tema del libro Esce in libreria dopodomani, giovedì
8 febbraio, il libro di Ariel Toaff «Pasque di sangue. Ebrei
d' Europa e omicidi rituali» (pp. 364, 25), edito dal Mulino
Il saggio affronta il tema dell' accusa, rivolta per secoli
agli ebrei, di rapire e uccidere bimbi cristiani per
utilizzarne il sangue nei riti pasquali * * * Il caso di
Trento Nel 1745 il piccolo Simone venne trovato morto a
Trento Per il suo omicidio furono giustiziati 15 ebrei Fino
al 1965 Simone fu venerato come beato * * * Uno storico del
giudaismo Ariel Toaff, figlio dell' ex rabbino capo di Roma
Elio Toaff, insegna Storia del Medioevo e del Rinascimento
presso la Bar-Ilan University in Israele Tra le sue opere
edite dal Mulino: «Il vino e la carne. Una comunità ebraica
nel Medioevo» (1989), «Mostri giudei. L' immaginario ebraico
dal Medioevo alla prima età moderna» (1996), «Mangiare alla
giudia. La cucina ebraica in Italia dal Rinascimento all'
età moderna» (2000)
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Luzzatto Sergio
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Corriere della Sera
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