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Notizie dalla Terra Santa
Anno II, Comunicato n. 23 (italiano), del 15/2/2007
 

Il Pontefice supplica i libanesi di rifiutare la violenza

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 14 febbraio 2007 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha chiesto il rifiuto della violenza in Libano dopo i sanguinosi attentati di questo martedì.

In un telegramma inviato a nome del Papa dal Cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, al Patriarca di Antiochia dei Maroniti, il Cardinale Nasrallah Pierre Sfeir, il Papa esprime “ai feriti e alle famiglie delle vittime la sua vicinanza spirituale e la sua preghiera”.

Il Santo Padre raccomanda alla “Misericordia divina quanti sono morti tragicamente” e invoca “la protezione materna della Vergine Maria per tutta la Nazione libanese”.

Il Pontefice supplica “il popolo libanese e i suoi dirigenti di rifiutare unanimemente la violenza e di ritrovare, in questo momento drammatico, le ragioni di una spinta a favore dell’unità e del bene comune”.

Sono tre le persone morte nella località cristiana libanese di Ain Alak (nella regione di Bikfaya), a circa 35 chilometri a nord-est di Beirut, in un attentato contro due autobus.

L’atto criminale è avvenuto alla vigilia del secondo anniversario dell’attentato costato la vita all’ex Primo Ministro libanese Rafik Hariri e ad altre 22 persone.

 


 I VESCOVI PER LA TERRASANTA.

(ZENIT.org)"La formazione di uno Stato palestinese, che metterebbe fine all’occupazione, richiede terre contigue e chiama in causa la costruzione della barriera di separazione israeliana e l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania. I palestinesi hanno bisogno di libertà di movimento per lavorare, visitare i familiari, andare a scuola e curarsi. Vanno eliminate tutte le umiliazioni ai check points e ai confini ed è necessario favorire i ricongiungimenti familiari.(...) Eliminare la violenza e riconoscere lo Stato di Israele aiuterà a ricostruire la fiducia e l’apporto della comunità internazionale verso l’Autorità palestinese. Servono atti coraggiosi per spezzare il ciclo della paura israeliana e della rabbia palestinese che dominano la situazione attuale. Il futuro di tutti i popoli della Terra Santa dipende dal fatto di assicurare una pace giusta e duratura".  

(dal comunicato dei vescovi del Coordinamento delle Conferenze episcopali a sostegno della Chiesa in Terra Santa diffuso a Gerusalemme al termine della loro visita di solidarietà)


Padre Raniero Cantalamessa in Terra Santa

09.02.2007

FONTE: Studium Biblicum Franciscanum

 

Padre Raniero Cantalamessa, francescano cappuccino, predicatore apostolico, ha visitato lo SBF. Lo vediamo nella foto (secondo da sn.) con il Decano, P. Giorgio Giurisato OSB dell’abbazia di Einsiedeln (Svizzera), professore invitato allo SBF, e F. Manns.

P. Cantalamessa è in Terra Santa per curare delle riprese della rubrica televisiva “A sua immagine”.

 


 Ritiro Spirituale per sacerdoti a Gerusalemme
Quarto corso di rinnovamento al Centro Notre Dame

GERUSALEMME, mercoledì, 14 febbraio 2007 (ZENIT.org).- Dal 19 gennaio al 9 febbraio ha avuto luogo presso il Centro Notre Dame di Gerusalemme il quarto corso di rinnovamento spirituale per sacerdoti, organizzato dall’Istituto Sacerdos dell’Ateneo Regina Apostolorum e dal Centro Notre Dame.

Hanno partecipato trentasei sacerdoti provenienti da Messico, India, Spagna, Irlanda, Francia, Stati Uniti, Colombia, Porto Rico, Brasile, Germania, Taiwan e Australia.

“Con questo gruppo – ha commentato padre Juan Solana LC, Direttore del Centro Notre Dame – sono già 190 i sacerdoti che hanno beneficiato del corso per approfondire la loro vocazione sacerdotale”.

Il corso si divide in 5 unità: la prima è costituita da 3 giorni di esercizi secondo la tradizione di Sant’Ignazio di Loyola.

La seconda è la visita a Betlemme e una prima visita di Gerusalemme.

La terza è il viaggio in Galilea, che culmina nel rinnovamento delle promesse battesimali a Cesarea di Filippo, dove nasce il fiume Giordano e dove Pietro confessò per la prima volta la divinità di Gesù; normalmente si svolge dal lunedì al mercoledì.

Segue la quarta unità, in genere da giovedì a domenica, a Gerusalemme. Si percorrono i luoghi santi e si rivive la passione, morte e resurrezione di Gesù, nell’ordine del Triduo Sacro.

Un’importante novità di quest’anno è stato il rinnovamento delle promesse sacerdotali il “giovedì” “santo” durante un’Ora Eucaristica nel Getsemani.

La quinta unità è rappresentata dal resto del corso e ha come fulcro le visite a Emmaus, Betania e al Monte degli Ulivi, luogo dell’Ascensione del Signore.

Al termine del corso si rivive il mandato di Gesù agli apostoli prima dell’Ascensione: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo”.

Un’altra importante novità di quest’anno sono state le conferenze di un imam musulmano e di un rabbino ebreo, che hanno aiutato a comprendere le loro religioni, in un clima di dialogo interreligioso e di profondo rispetto reciproco.

Ancora una volta il corso ha contato sulla presenza del delegato apostolico in Terra Santa, l’Arcivescovo Antonio Franco, del Patriarca Latino di Gerusalemme, Sua Beatitudine Michel Sabbah, e di rappresentanti di spicco del mondo culturale cattolico di Terra Santa.

In particolare, sono intervenuti Artemio Vítores, Frederic Manns e Michelle Picirillo, che hanno esposto alcuni temi di interesse: la Custodia di Terra Santa, la Teologia del pellegrinaggio e l’importanza dell’archeologia in Terra Santa.

[Per ulteriori informazioni: www.notredamecenter.org]


14.02.2007

Man mano si salva il tesoro di Santa Caterina (Sinai)

FONTE: Studium Biblicum Franciscanum

Antichi manoscritti entrano a far parte dell’era digitale con l’aiuto del figlio di un beduino, custode dei cammelli.

Si chiama Hemeid Sobhy, il giovane di 23 anni, nativo di un villaggio beduino nel Sinai, che da sei mesi aiuta il monaco ortodosso americano padre Justin, responsabile di un ambizioso progetto consistente nel fotografare la collezione di 3,300 manoscritti in 11 lingue nell’antico monastero di Santa Caterina. Per età e importanza, questa collezione è seconda a livello mondiale solo a quella del Vaticano. La fotografia permetterà di mettere a disposizione degli studiosi di tutto il mondo tutto questo materiale.

Hemeid, laureato in ragioneria, economica, gestione e informatica, lavora ora in una tenda coperta di plastica trasparente, adattata ad ufficio. Per preservare l’ambiente dalla polvere è stata dotata di un sistema di filtraggio dell’aria. A sua disposizione ha un computer, una macchina fotografica digitale, due flash, un treppiedi e una custodia di metallo per conservare al sicuro i fragili manoscritti mentre si scattano le foto.

Padre Justin, nato in una famiglia battista che pubblicava libri religiosi, nei suoi studi alla University of Texas fu affascinato dalla storia bizantina e così decise di entrare a far parte della Chiesa Greca ortodossa. Divenuto membro di un monastero in Brookline, ebbe il compito di curare i progetti di pubblicazione. Oggi oltre alla responsabilità di custodire la collezione di Santa Caterina, padre Justin ha il compito di accompagnare i manoscritti nelle rare occasioni in cui escono dal monastero. Lui stesso è molto richiesto come relatore. Il progetto è stato avviato anche grazie a consistenti contributi offerti da alcuni enti: la Saint Catherine Foundation di Londra, nata per aiutare la biblioteca, ha donato 10,000 $, The Flora Family Foundation di Menlo Park, California, 150,000 $, l’editore italiano Mondadori ha contributo con 35,000 $.

La collezione comprende più di 1,8 milioni di pagine, senza includere la scoperta dei frammenti rinvenuti nel 1975 denominati New Finds. I manoscritti, molti dei quali sono ornati con foglie d’oro e colori da sembrare gioielli, risalgono anche al sesto secolo d.C. Contengono prevalentemente testi delle Scritture, della liturgia e sermoni. Non mancano preziose testimonianze di scritti di letteratura classica greca e di ricette mediche.

Il monastero greco ortodosso di Santa Caterina si trova in un luogo isolato ai piedi di una ripida montagna in territorio musulmano nel deserto del Sinai. Forse è proprio per questo che il monastero, con la sua collezione di manoscritti e icone bizantine, si è custodito nel corso dei secoli. Fu l’imperatore Giustiniano a far costruire il monastero nel sesto secolo e a inviarvi 200 famiglie da Alessandria e dalla costa settentrionale dell’Anatolia per garantirne il sostentamento. Oggi sono i loro discendenti, la tribù mussulmana di Jebeliya, a fornire il personale al monastero.

Padre Justin è dell’opinione che, riuscire a fotografare l’intera collezione, non rappresenta un "traguardo realistico", cioè corrispondente alle reali esigenze. In realtà, come avviene per qualsiasi altra collezione, il 90% degli utenti è interessato al 10% del materiale, e riuscire a fotografarne questa percentuale è un "traguardo ragionevole".