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Notizie dalla Terra Santa
Anno II,
Comunicato n. 24/3 (italiano), del 16/2/2007
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Proseguono gli scavi
israeliani a Al-Aqsa.
25 parlamentari giordani
chiedono al proprio governo di rompere i rapporti
diplomatici con Israele
www.InfoPal.it
15-02-2007 Amman
Proseguono, da martedì della scorsa settimana, gli scavi
vicino alla Moschea di Al-Aqsa, nella Città Vecchia di
Gerusalemme. Le autorità israeliane hanno demolito parte
della Porta di Magharbah (dei Marocchini) e due stanze e
fatto fatto piazzare tendoni per impedire ai fotografi e
alle tv di documentare la distruzione.
La Fondazione Al-Aqsa ha reso noto che Israele ha
raddoppiato il numero di operai addetti agli scavi.
25 parlamentari giordani hanno firmato una petizione
sollecitando il loro governo a dichiarare ufficialmente
che a seguito del perdurare delle operazioni di scavo a
Al-Aqsa, Israele ha violato il Trattato di pace siglato
dai due paesi nel 1994. L'articolo 9, infatti, prevede che
Israele si impegni a rispettare il ruolo giordano di
tutela dei luoghi santi cristiani e musulmani a
Gerusalemme.
La notizia è stata riportata oggi dal quotidiano
israeliano Ha'aretz, che ha riferito anche la richiesta
dei parlamentari giordani al loro governo: ritirare
l'ambasciatore da Tel Aviv e mandare via quello israeliano
da Amman. Cioè, la rottura dei rapporti diplomatici.
Discriminazioni razziali anche nei confronti dei
cadaveri:
negato il trasporto aereo della salma di una
arabo-israeliana musulmana
FONTE:
Al-Quds Press
15-02-2007 Tel Aviv
La compagnia aerea israeliana El-Al rifiuta di
trasportare il cadavere di una palestinese con
cittadinanza israeliana, perché “musulmana”.
Si tratta di una pratica che i deputati arabi in Israele
hanno definito “razzista”: il rifiuto di trasportare
cittadini musulmani sui voli di linea israeliani.
La compagnia aerea israeliana El-Al ha rifiutato di
trasportare il cadavere di una cittadina palestinese
residente nei territori del 1948, con la scusa che era
“musulmana”.
In una lettera inviata al ministro dei Trasporti
israeliano Shaul Mofaz e al direttore della compagnia
El-Al Haim Romano, il deputato arabo alla Knesset, Azmi
Bishara, ha espresso la propria condanna e ha chiesto un
chiarimento per il rifiuto di trasportare il cadavere di
una cittadina araba dagli Stati Uniti in Israele.
Secondo fonti palestinesi, la signora Lamis Jarar, di
Acca, ha lavorato come docente all’università di Haward, a
Washington, dove è morta, venerdì scorso. Il suo corpo
avrebbe dovuto essere trasportato in patria e sepolto nel
luogo di nascita, Acca (Acri).
I suoi parenti avevano prenotato i biglietti per il
trasporto della salma dagli Usa in Israele con un volo
diretto della compagnia El-Al. Tuttavia, questa li ha
informati che “non avrebbe trasportato la salma di una
musulmana”.
I familiari di Jarar hanno cercato di spiegare che a un
morto va dato rispetto, e che si trattava di una cittadina
israeliana, ma i responsabili di El-Al hanno risposto di
cercare un’altra compagnia.
Nella sua lettera, Bishara ha espresso
rabbia per tale comportamento “razzista”: “Le parole non
sono in grado di descrivere la mancanza di umanità di una
compagnia quasi statale che non rispetta neanche i morti”.
Prigioniera
amministrativa espulsa in Giordania.
I maltrattamenti subiti
nei mesi scorsi le avevano fatto perdere il bambino che
aspettava
FONTE:
Palestine Prisoners
15-02-2007
Durante la visita, giovedì 8 febbraio, alle detenute Ahlam
At-Tamimi e Samar Sbeih rinchiuse nella prigione femminile
di Talmud, l’avvocatessa dell’associazione Mandela, Buthaina
Deqmaq, ha appreso che le autorità di occupazione israeliana
il 29 gennaio hanno espulso la prigioniera Rwaida Fretikh in
Giordania.
La decisone dell’allontanamento è avvenuta in base a un
decreto del tribunale militare di Salem in data 26 novembre
2006.
Si ricorda che Fretikh è una detenuta amministrativa (cioè,
“preventiva”, senza imputazione e condanna alcuna) dall’8
agosto 2006, ed è moglie di Samer Fahmi Owejan, detenuto
nella prigione di Majiddo. La coppia ha un bambino di 6 anni
che attualmente vive con il nonno nella città di Nablus.
Dalle relazioni degli
avvocati dell’associazione Mandela e dal racconto della
stessa Fretikh, emerge che le autorità di occupazione hanno
tentato di allontanarla in Giordania già il 3 settembre
2006. Durante quel viaggio, la donna era stata legata e
trasportata in un’auto militare in maniera non adatta al suo
stato di gravidanza. Freitikh si era così sentita male ed
era stata trasferita alla prigione di “Mair”, a Kfara Saba,
dove le era stato constatato il decesso del bambino che
aspettava.
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