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Primo marzo contro il Muro
di Elena Seno Milano per
TerraSanta.net
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Ogni venerdì alcune suore di Betlemme pregano
lungo il muro che divide, anche attorno alla città che ha visto
nascere Gesù, gli israeliani dai palestinesi. Le loro voci sono
arrivate fino all'Italia e il prossimo primo marzo molte
comunità di cristiani, parrocchie, gruppi di credenti, dal
Trentino fino alla Sicilia, si uniranno alla Terra Santa in una
giornata di preghiera.
«Mai come questa volta - spiega
don Nandino Capovilla di Pax Christi, che aderisce alla
giornata di sensibilizzazione contro il Muro - risponderemo ad un
appello. Le suore del Caritas Baby Hospital ci chiedono
infatti di non dimenticare cosa sta accadendo in Israele e nei
Territori palestinesi». L'iniziativa è stata chiamata Un ponte
per Betlemme. Il riferimento è alle parole di Giovanni Paolo
II che nel novembre 2003, invocando la pace, disse: «Non di muri
ha bisogno la Terra Santa ma di ponti!».
Un
appello rimasto inascoltato. La prima pietra della «barriera di
sicurezza», come viene definito il Muro dagli israeliani, è stata
posta il primo marzo del 2004. Da allora cristiani, arabi ed ebrei
vivono separati da pareti di cemento alte fino a 9 metri, da filo
spinato e dai militari dei check point, unici punti di
raccordo rimasti. «È una prigione a cielo aperto», hanno scritto
le suore di Betlemme nella lettera che hanno inviato agli amici in
occasione dello scorso Natale. «Come titolo del loro racconto -
aggiunge don Nandino - hanno scelto Perché trattate così
Betlemme?. Il verbo "trattate" include anche noi: siamo tutti
responsabili. Sul Muro e sulle vere ragioni di questo conflitto
c'è troppo silenzio».
Centinaia di migliaia di ulivi
sradicati, più di 40 pozzi persi, case, fattorie, edifici
abbattuti: queste sono le conseguenze materiali del «Muro
dell'apartheid» come lo chiamano invece i palestinesi. Ci sono poi
le storie delle persone, delle loro vite distrutte per fare spazio
al muro. La casa di Hassan è completamente circondata da una
parete di cemento armato alta diversi metri, un'assurdità che
prosegue anche lungo la stradina sterrata che conduce fino
all'abitazione, ormai unica via di accesso rimasta. Al primo piano
della casa ci sono ancora le vetrine e le insegne di una rivendita
di pezzi di ricambio per automobili e di un negozio di articoli
per la casa. Erano le attività di Hassan e della sua famiglia, ma
dopo la costruzione del muro i clienti non sono più arrivati. I
negozi sono stati chiusi. Intanto i figli di Hassan soffrono di
problemi psicologici, si sentono come topi in gabbia.
Questa storia e il resoconto di
altre sofferenze, nate lungo il tracciato del Muro, emergono nel
dvd Andiamo a Betlemme per vedere cosa sta accadendo,
preparato in occasione della giornata di sensibilizzazione. «Oltre
al filmato - aggiunge don Nandino - sono a disposizione sussidi di
preghiera e le lettere delle suore del Caritas Baby Hospital»
(scaricabili dal sito web di Pax Christi).
Il logo dell'iniziativa è un
ponte stilizzato blu che rompe una barriera bianca. «Quando suor
Silvia ha visto questo simbolo - racconta don Nandino - mi ha
scritto da Betlemme tutta entusiasta, vorrebbe farne degli enormi
manifesti».
Forse suor Silvia spera, come molte altre persone che vivono in
Terra Santa, che il loro destino non sia più rappresentato dal
Muro segno di divisione, ma diventi davvero un ponte, segno di
unione.
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È emergenza sanitaria per i bimbi
palestinesi.
Betlemme
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La situazione
socio-sanitaria nei Territori palestinesi rimane allarmante.
Diamo spazio alla testimonianza delle suore francescane
elisabettine che dirigono il Baby Hospital di Betlemme.
Nell'ultima lettera circolare agli amici scrivono che sembra di
essere tornati indietro di alcuni anni, a una situazione di vera
emergenza. Ecco uno stralcio del loro racconto.
L'ospedale è «strapieno» di bambini. Ci viene da paragonare la
situazione attuale all'emergenza di anni fa, quando i bisogni
urgenti di ricovero costringevano a mettere anche due bambini su
un letto.
In questi giorni tutti i letti
che si potevano aggiungere sono stati aggiunti, ma l'emergenza
sembra non essere finita. Succede anche
che ci siano delle famiglie che aspettano ore perché si liberi un
posto, quando qualcuno viene dimesso. Se però i bambini vengono
dimessi troppo presto, si è quasi certi che rientreranno dopo
pochi giorni. Continuano ad arrivare anche da altri ospedali. Da
Hebron, ad esempio, arrivano con l'ago cannula ancora inserito
nella vena, perché i genitori, contro il parere del medico, li
caricano di brutto su qualsiasi mezzo e li portano al Baby
Hospital... Vogliono assolutamente che siano ricoverati qui,
invece che altrove, ma anche questo ci crea problema, in quanto
non permettono il ricovero di altri bambini che invece hanno
urgente necessità e non hanno altre alternative. Il ritmo con cui
avvengono le ammissioni dei bambini a noi sembra alquanto anomalo
e pesante, ma abbiamo l'impressione che in altri ospedali
palestinesi la situazione sia peggiore: anche tre bambini per
letto.
È dall'inizio di novembre che al
Baby Hospital si continua con questo ritmo e la
stanchezza sul volto del personale medico e infermieristico è
leggibile a distanza.
La principale ragione di questi
ricoveri è l'Rsv (respiratory syncytial virus bronchiolitis),
un virus che colpisce l'apparato respiratorio anche in forma
grave. Molte sono, però, anche le malattie metaboliche, gli
handicap e le malformazioni gravi, che spesso sono il frutto
doloroso di matrimoni tra consanguinei e che fanno soffrire così
tanto i bambini da farci stringere il cuore: piccolissime
creature, a volte minuscole, che sembrano essere nate solo per
soffrire. Si sentono quasi sperduti in questo mondo, si guardano
attorno e gemono, cercano la mano di qualcuno e la tengono così
stretta a volte che la loro forza ci stupisce.
Spesso,
quando un bambino è in gravi condizioni, viene rifiutato da altri
ospedali o cliniche specializzate, specie se i genitori non hanno
denaro da versare; essi non hanno altro luogo a cui affidare la
loro creatura se non al Baby Hospital, e sanno che qui
riceverà cure e amore fino alla fine.
Dall'inizio di novembre fino ad
oggi, qui al Baby Hospital sono morti 23 bambini, un dato
che ci fa riflettere molto. Di solito questi sono dati che non
fanno piacere a nessun manager o amministratore che cura
l'immagine di un ospedale. In realtà, specie in questo ultimo
periodo, ci troviamo a sperimentare che il nostro ospedale è non
solo un luogo dove i bambini trovano cure e guarigione, ma anche
un luogo dove i bambini vengono a morire, una sorta di «ultima
spiaggia» specie per quelli affetti da malattie gravi e croniche,
a volte rifiutati dalla loro stessa famiglia.
FONTE:
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Gush Shalom:
'L'invasione di Nablus è una provocazione irresponsabile e brutale
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26-02-2007 Tel Aviv
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In una dichiarazione diramata ieri, il movimento
pacifista israeliano Gush Shalom ha condannato l'aggressione
israeliana di Nablus come "provocazione irresponsabile, che
manifesta una politica di forza cieca e brutale".
Nel comunicato si legge che "questa incursione prova
che non esiste un partner israeliano per la pace. Di nuovo, Ehud
Olmert e Amir Peretz, colleghi del super-razzista Lieberman,
dimostrano al momento che i palestinesi non hanno un partner
israeliano serio per i colloqui di pace. Nei suoi rapporti con i
palestinesi e con il mondo arabo, il governo propone dichiarazioni
senza contenuti, senza risultati e senza valore. Parallelamente,
porta avanti una politica di occupazione, oppressione e
colonizzazione. Se è intenzione del governo incoraggiare e
rafforzare le forze più estreme nella società palestinese, sta
andando nella giusta direzione".
Gush Shalom ha poi sollecitato il pubblico israeliano a unirsi alla
protesta contro l'invasione di Nablus organizzata per oggi
pomeriggio a Jaffa dalla Coalizione delle Donne per la Pace.
Operazione
'Inverno caldo': prosegue l'assedio israeliano contro Nablus. 1
palestinese ucciso. Chiuse le scuole. Occupati gli edifici. I
militari israeliani sparano all'impazzata.
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26-02-2007
Nablus
Durante l'assedio militare israeliano in corso a
Nablus è stato ucciso Anan Mohammad At-Taibi, 41 anni, mentre suo
figlio è stato ferito in maniera grave da un cecchino israeliano.
Padre e figlio si trovavano nel cortile di casa loro.
Testimoni oculari hanno riferito che le forze di
occupazione impediscono ai soccorritori della Mezzaluna rossa
palestinese e ai medici di raggiungere i feriti. Sono stati bloccati
anche gli aiuti umanitari.
E hanno aggiunto di aver visto arrivare rinforzi
militari: più di 120 carri e bulldozer diretti verso il cuore della
città.
Fonti della sicurezza palestinese hanno confermato
che le forze di occupazione israeliana hanno bombardato il palazzo
di As-Salus, nel quartiere di Al-Makhfiyah, dopo aver costretto gli
abitanti a evacuare.
Fonti palestinesi hanno riferito che decine di
abitazioni nel quartiere di Al-Qariun, Al-Yasmineh e il centro
commerciale sono stati sequestrati costringendo gli inquilini a
stare in una sola stanza.
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Proseguono per il secondo giorno consecutivo le
operazioni militari israeliane denominate “Inverno caldo”.
Nella notte, le forze di occupazione israeliana hanno
attaccato decine di abitazioni nella quartieri della Città vecchia
danneggiandone gli interni e saccheggiandole. In alcuni palazzi, gli
inquilini sono stati costretti a uscire al freddo e alla pioggia.
Fonti locali hanno riferito che in diverse zone di
Nablus, da questa notte, si sentono spari massicci e colpi molto
forti uditi.
Attraverso i posti di blocco giungono continui
rinforzi alle truppe israeliane.
La città è sotto assedio.
Le scuole di ogni ordine e grado e le università sono
state chiuse.
Testimoni oculari hanno riferito che le forze di
occupazione hanno invaso la sede della radio locale As-Sanabel e
hanno sequestrato i computer e le attrezzature per le trasmissioni.
Il direttore, Nafigh Barik, 42 anni, è stato arrestato.
I militari hanno trasformato numerose scuole nei
pressi della città vecchia – come, ad esempio, gli istituti Jamal
Abdelnase e Thafer Al-Masri - in centro per gli interrogatori dei
cittadini arrestati.
I palestinesi rilasciati dopo l’interrogatorio hanno
riferito che i soldati vogliono sapere dove si nascondono i
combattenti della resistenza.
Fonti palestinesi hanno confermato che decine di
soldati israeliani e membri delle unità speciali hanno occupato i
tetti delle case più alte e le abitazioni, dopo aver rinchiuso tutti
gli inquilini di un appartamento in una sola stanza.
Dalle finestre delle case confiscate colpiscono i
resistenti.
Per il secondo giorno consecutivo, le forze di
occupazione proseguono anche l’assedio agli ingressi degli ospedali
della città, in particolare quelli di Rafidiya e il nazionale,
perquisendo chi entra e chi esce. Inoltre, continuano a trasmettere
attraverso le radio locali sequestrate comunicati a nome
dell’esercito israeliano chiedendo ai cittadini di rifiutare di
offrire aiuto ai resistenti.
Alla cinque di questa mattina, i militari hanno
assediato il palazzo di Al-Masri, nella zona Al-Makhfiyah, a ovest
di Nablus. Dagli altoparlanti hanno domandato ai “ricercati” di
consegnarsi. Sono infatti convinti che i membri della resistenza
siano asserragliati in uno degli appartamenti del palazzo.
I soldati hanno sparato all’impazzata contro
l’edificio. Un appartamento ha preso fuoco ed è stato completamente
distrutto, anche perché le forze di occupazione hanno impedito
l’arrivo dei vigili del fuoco.
Ghassan Hamdan,
responsabile del Soccorso medico di Nablus, ha dichiarato che gli
ufficiali dei servizi segreti israeliani hanno minacciato di far
saltare il palazzo con tutto ciò che contiene, se i resistenti non
si consegnano, aggiungendo che unità di ingegneria israeliana si
trova già sul posto e diversi bulldozer militari circondano
l’edificio.FONTE
www.infopal.net
Appello dei Medici per i Diritti
Umani all'esercito israeliano: ritiratevi dagli ospedali
26-02-2007 Nablus
FONTE
www.infopal.net -
L'organizzazione "Medici per i Diritti umani" ha rivolto un appello
alle forze israeliane affinché si ritirino dagli ospedali di Nablus
e permettano ai medici di agire liberamente e di soccorrere i
feriti.
In un comunicato stampa, l'associazione ha dichiarato che i militari
israeliani "stazionano vicino alle entrate dei tre ospedali di Nablus,
assediati per il secondo giorno consecutivo. Ciò impedisce il
movimento delle ambulanze e dei soccorsi". |
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