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Padre Piccirillo: "Falsa quella tomba di Gesù"
Padre Michele Piccirillo è
dal 1973 alla guida degli scavi francescani in Terra Santa e
direttore dell'Istituto di Archeologia di Amman
GERUSALEMME - Hollywood in
genere non investe sui documentari, tanto meno quelli che parlano
di archeologia. Un ripensamento è sempre possibile, a patto che si
individui un testimonial d'eccezione per il lancio del film nelle
sale.
Stavolta è convinto di averlo trovato James
Cameron, premiato con una valanga di Oscar e Golden Globe per
"Titanic". Il regista e il suo collega documentarista Simcha
Jacobovici hanno deciso di puntare molto in alto: il loro
documentario, più o meno rigoroso, racconterà della scoperta a
Gerusalemme, negata dagli archeologi ma confermata dagli uomini
del cinema, del sepolcro di Gesù, di sua madre Maria, della
Maddalena e dell'intera famiglia.
L'autore di "Titanic" e il
collega hanno proclamato le loro certezze dando a Yedioth Ahronoth
qualche anticipazione sulla conferenza stampa prevista per lunedì
a New York, in cui mostreranno le urne con i resti fisici, dicono,
di Gesù e dei familiari. Gli ossari di cui si parla facevano parte
del sito archeologico di Talpiyot, un quartiere a sud di
Gerusalemme, i cui lavori di scavo erano cominciati nel 1980. Il
primo a decifrare le iscrizioni sugli ossari era stato
l'israeliano Amos Kloner, dieci anni fa. E quando un regista della
Bbc aveva avanzato l'ipotesi che quella fosse la sepoltura di
Gesù, l'archeologo aveva contestato duramente.
Quasi inutile dire che
anche oggi lo studioso prende tutte le distanze da quella che
appare una smaccata operazione commerciale. "Vogliono solo fare
soldi", ci dice Kloner, "i resti della necropoli di Talpiyot non
hanno nulla a che vedere, secondo me, con la famiglia di Gesù".
Le conclusioni dei cineasti sarebbero
basate soprattutto sui nomi riportati all'esterno delle urne: Gesù
figlio di Giuseppe, Maria, ancora Maria (che viene identificata
come la Maddalena), Matteo, Jofa (cioè Giuseppe, individuato come
fratello di Gesù) e infine Giuda, che gli uomini di Hollywood
hanno coraggiosamente classificato come "figlio di Gesù", finora
sconosciuto. Non è la prima volta che sulle spalle di modesti
reperti archeoloici viene caricato un peso enorme: stavolta le
vecchie ossa dovrebbero reggere niente meno che la smentita
definitiva della resurrezione e dell'ascesa di Gesù a fianco del
Padre.
Ma l'operazione, che dal
punto di vista archeologico non sembra avere alcun fondamento,
appare invece molto ben radicata sul piano commerciale. Il
successo planetario del "Codice Da Vinci" ha svelato una ricetta
molto efficace. Un fondo di religione, un tocco di mistero, un po'
di clamore ben costruito, un pizzico di storia ma senza esagerare,
e soprattutto una robusta dose di cinismo: il meccanismo per un
nuovo "blockbuster" è avviato.
A stroncare con energia l'operazione di Cameron e socio ci pensa padre Michele Piccirillo, direttore del museo di Studi biblici francescani a Gerusalemme, indicando le urne conservate nella sue sale: "Ecco, qui c'è Shimon Bar-Yona, che è il nome di san Pietro. Vede questa lapide? Qui c'è Giuda. Su quest'altra: il Cireneo. Ecco: qui c'è un Gesù. Qui si legge benissimo: Maria. Accanto: Marta e Maria, sorelle di Lazzaro. Sapesse quante ce ne sono, sepolture con questi nomi! Voglio scherzarci su: è come se domani le mie ossa fossero confuse con quelle del mio omonimo, il pugile campione dei pesi Leggeri. Ogni Pasqua e Natale qualcuno si inventa un ritrovamento clamoroso. L'anno scorso era la grotta di san Giovanni Battista. La Terrasanta sta diventando una messa in scena. Tutto diventa una scusa per far soldi, e parlar male di Gesù Cristo".
(dal quotidiano
"Repubblica")
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