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Notizie dalla Terra Santa
Anno II,
Comunicato n. 40 (italiano), del 17/03/2007
Un terzo degli insediamenti israeliani è costruito su terreni di palestinesi Un rapporto di Peace Now afferma che il 32,4% delle colonie è stato edificato su terre di proprietà privata. I dati utilizzati sono dell’amministrazione civile, che è stata costretta a fornirli dopo un intervento dell’Alta Corte di giustizia di Israele. Tel
Aviv (AsiaNews)
– Oltre il 32% dei terreni su cui sono stati costruiti gli
insediamenti israeliani è proprietà privata di palestinesi: è
quanto sostiene il nuovo rapporto di Peace Now –
storico gruppo pacifista israeliano - diffuso ieri. I dati
utilizzati sono quelli ufficiali dell’amministrazione civile:
essi confermano quelli non ufficiali pubblicati dal gruppo nel
precedente rapporto, diffuso a novembre. Le differenze sono
lievi: il precedente rapporto parlava di 132 insediamenti su
terreni privati palestinesi, il secondo di 131.
La questione della costruzione degli insediamenti sulle terre di
proprietà palestinese è l’oggetto del primo rapporto del gruppo
per il monitoraggio degli insediamenti di Peace Now
risalente al 21 novembre 2006, intitolato “Un crimine ne produce
un altro”. Il cammino per arrivare ai dati ufficiali non è stato
facile. Nel 2004 Peace Now ha ottenuto i dati richiesti
all’amministrazione civile solo in via ufficiosa e nel 2005, con
il movimento per la libertà informatica, si è appellato all’Alta
Corte di giustizia di Israele per riuscire a ottenere i dati
richiesti.
La Corte si è pronunciata contro l’amministrazione civile
costringendola a fornire i dati ufficiali. Il rapporto
aggiornato, basato sui nuovi dati resi noti dal portavoce
dell’amministrazione civile, conferma e rinforza quanto
affermato precedentemente. L’amministrazione ha replicato
dichiarando: “Siamo delusi nel vedere che malgrado i chiarimenti
fatti dall’amministrazione civile l’attuale rapporto sia ancora
inesatto in diversi punti travisando così la realtà della
situazione degli insediamenti”.
Il nuovo rapporto mostra cifre più contenute rispetto a quelle
pubblicate da Peace Now a novembre, basate però su
informazioni lacunose, dove, ad esempio, risultava che l’86% del
sobborgo di Gerusalemme, Ma’aleh Adumim, era stato costruito su
terreno palestinese, mentre ieri mostra che solo lo 0,5% degli
insediamenti è stato costruito su terreni di proprietà privata.
Proprio le cifre relative alla percentuale di terreni
palestinesi confiscati da Israele per costruire Ma’aleh Adumim
sono state al centro delle analisi fatte da Peace Now.
A novembre il rapporto parlava del 38,8%, ieri del 32,4%.
I nuovi dati comunque testimoniano che Israele ha stabilito e
continua a stabilire insediamenti sulle terre di proprietà
palestinese. Lo Stato israeliano ha dichiarato che gli
insediamenti erano stati costruiti su terreni statali o su aree
che non hanno nome e che non sono proprietà private confiscate.
Ci sono effettivamente differenze tra dati della prima
pubblicazione del rapporto e della seconda: la maggior parte
sono apparentemente causate da errori del sistema computerizzato
(GIS – Geographic Information System) con cui sono state fatte
le rilevazioni, ma le differenze più importanti sono quelle che
mostrano che le zone indicate come territori di proprietà
privata in questo ultimo rapporto, risultano essere territori
statali nel rapporto precedente.
Lo scorso mese, Peace Now ha detto che Israele stava costruendo
più di 3mila abitazioni negli insediamenti ebrei della
Cisgiordania e che mentre nel 2006 il numero delle colonie non
era cresciuto, la popolazione invece è aumentata del 5% durante
l’anno.
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