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Notizie dalla Terra Santa
Anno II,
Comunicato n. 50 (italiano), del 3/4/2007
In questa edizione:
·
Processione delle Palme sulle pendici del monte degli Olivi
·
Benedizione delle palme e lettura della Passione al Santo Sepolcro
·
La giornata mondiale
per la Terra Santa
·
Lettera del Prefetto della Congregazione..."Colletta pro-Terra
Sancta"
·
CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI
Processione delle Palme sulle pendici del monte degli Olivi
CTS Notizie
 La
meteorologia è capricciosa in questa primavera 2007 in Terra Santa.
Dopo un bel fine settimana, ecco che sabato sera la Città Santa di
Gerusalemme è sotto la pioggia.
In tutte le menti c’è la stessa domanda: come sarà domani il tempo
per la processione delle Palme?
Le preghiere
hanno forse combattuto con le nuvole, e hanno vinto, nonostante
alcune gocce di pioggia. Ma il grande vincitore è stato il vento!
Il vento che ha fatto volare via tanti berretti, cappelli, veli, che
ha maltrattato tanti abiti religiosi e ha dato del filo a torcere ai
porta bandiera. Ma non ha potuto scoraggiare la folla numerosa e
variegata.
Sono trascorse
due ore tra il passaggio dei primi pellegrini e quello degli ultimi,
su una strada che si fa abitualmente in 30 minuti. Una strada che li
ha condotti dal santuario di Betfage a quello di Sant’Anna,
all’inizio della Via Dolorosa.
Non solo erano
rappresentati tutti i continenti, ma anche la maggior parte delle
confessioni cristiane. Se questa processione, lungo il cimitero
ebraico, è latina, si potevano vedere nella folla anche dei copti
presenti nella Città per le feste di Pasqua, dei cristiani
palestinesi venuti in famiglia, delle famiglie spesso ecumeniche,
dei gruppi ecumenici protestanti e cattolici insieme… Poiché
facevamo festa tutti insieme, e l’occasione era troppo bella per
acclamare insieme Gesù Messia, inserendosi in una tradizione vecchia
di 16 secoli.
Difatti, è dal
IV secolo che i cristiani di Gerusalemme celebrarono l’entrata
messianica di Gesù in Gerusalemme con una processione sulle pendici
del Monte degli Olivi. I fedeli, e specialmente i bambini ed i
catecumeni, tutti vestiti di bianco, salivano alla cima dal Monte
degli Olivi, dove tagliavano dei rami che agitavano intorno al
vescovo. Tutti si dirigevano verso la città dove, dopo una sosta al
Getsemani, entravano dalla porta di Beniamino, detta anche porta dei
Leoni o porta Santo Stefano, per entrare nella basilica
dell’Anastasis (Risurrezione), per cantare degli inni e leggere le
letture corrispondenti alla festa.
Fu il Califfo
Hakim bin-Amr Allah (998-1021) che fece proibire, nel 1008, la
processione, influenzato dalla paura dell’anno Mille.
Ristabilita durante le crociate, fu vietata di nuovo nel 1648
durante l’Impero ottomano. Fu ristabilita nel 1933, sotto il Mandato
Britannico e per iniziativa Mons. Luigi Barlassina, patriarca latino
di Gerusalemme.
Questo anno
2007, Mons. Michel Sabbah era accompagnato da parecchi prelati, tra
i quali si poteva vedere il Delegato apostolico Mons. Antonio
Franco, Mons. Fouad Twal suo coadiutore, Mons. Kamal Bathish, il
Custode di Terra Santa Pierbattista Pizzaballa, e padre Charles
Galichet Abate di Abu Gosh.
Numerose parrocchie palestinesi del paese hanno partecipato al
pellegrinaggio. Per i Cristiani che risiedono
dall’altro lato del muro, è una gioia immensa poter venire a pregare
a Gerusalemme.
Malgrado
l’inizio delle feste per la Pasqua ebraica e la chiusura dei
Territori per «misura di sicurezza», sembra che, sotto la pressione
delle
autorità religiose locali, siano stati rilasciati dalle autorità
israeliane numerosi permessi di passaggio, anche a favore, e ciò
costituisce un avvenimento, dei Cristiani della striscia di Gaza.
Il Ministero di
turismo ha stimato ad un milione il numero di pellegrini in visita
nel paese in occasione delle feste di Pasqua. Una cifra in aumento
del 10% rispetto all’anno passato.
Non abbiamo le
stima della polizia, molto presente sul percorso della processione,
per valutare il numero di pellegrini che hanno disceso le pendici
del Monte degli Olivi. «Erano delle migliaia» ha detto laconicamente
il Jerusalem Post.
Quello che è
sicuro è che non tutti sono potuti entrare nei giardini dei padri
Bianchi a Sant’Anna, dove Mons. Michel Sabbah ha impartito la sua
benedizione, dopo un discorso che invitava i fedeli all’amore per
gli uomini di ogni religione e nazionalità, ed a riconciliarsi con
Dio per diventare sorgente di luce, strumento di perdono e di
riconciliazione.
Mentre la folla si disperdeva, alcuni continuavano la festa con
canti e danze nel giardino, mentre altri si dirigevano verso la
Porta di Damasco e la Porta Nuova, dove doveva passare la grande
parata degli scout. «Oggi, ha detto un abitante della città, noi
cristiani arabi possiamo esprimere esternamente la nostra fede per
tutta la giornata. È molto faticoso: si corre a destra e a sinistra,
ma che felicità!».
MAB ed AV
-
Benedizione delle palme e lettura della Passione al Santo Sepolcro
Domenica
1° aprile Mons. Michel Sabbah, Patriarca latino di Gerusalemme, ha
presieduto la celebrazione della benedizione delle Palme e la Messa,
con la lettura della Passione, al Santo Sepolcro. Malgrado l’ora,
alle 7 del mattino, la chiesa era piena. Bisogna dire che quest’anno
tutte le confessioni cristiane celebrano la Pasqua nella stessa
data. Lo Status Quo risulta molto utile, regolando gli orari e gli
spostamenti della gente.
La celebrazione
dei cattolici latini è iniziata davanti all’edicola del Santo
Sepolcro. Mons. Sabbah ha benedetto le palme, che poi ha consegnato
a ciascuno dei circa 150 sacerdoti, seminaristi e francescani
presenti, come pure ad alcuni Cavalieri del Santo Sepolcro.
Quest’anno, siccome bisognava lasciare spazio ai greci ortodossi, la
gente non ha potuto ricevere la palma dalle sue mani ; però tutta
l’assemblea ha potuto fare la processione di tre giri intorno alla
santa Tomba.
Durante la
processione che alterna canto e silenzio, ciascuno agita la sua
palma. È un fruscio commovente, che si fa sentire malgrado i canti
delle altre confessioni che salivano anch’essi verso il Signore.
Il seguito della
celebrazione ha avuto luogo davanti all’altare dedicato
all’apparizione a Maria Maddalena, come tutte le domeniche di
Quaresima. La liturgia della domenica delle Palme propone ai
cristiani la lettura di un vangelo della Passione. Questo anno i
francescani hanno dunque cantato il vangelo di san Luca.
La celebrazione
è durata circa tre ore. Per i fedeli questo significa stare tre ore
in piedi. Ma la gioia che si leggeva sui volti, alla fine della
messa, traduceva l’intensità di ciò che avevano appena vissuto.
Alcuni sono stati disorientati nell’ascoltare il canto delle altre
confessioni o nel sentire la folla della pellegrini che andava e
veniva nella Basilica. Altri l’hanno vissuta come una grazia
supplementare, quella di inserirsi in una preghiera comune e
veramente universale.
Nel pomeriggio
tutta l’assemblea si sarebbe riunita a migliaia di altri cristiani,
per rivivere l’entrata messianica di Gesù a Gerusalmme, durante la
processione che va da Betfage alla Basilica di Sant’Anna.
Con tutti i
cristiani del mondo, la Chiesa di Gerusalemme è entrata nella
Settimana Santa.
CTS Notizie
MAB 
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La giornata mondiale per la Terra Santa
|
In
tutte le Chiese del mondo si tiene tra pochi giorni, il
6 aprile, la Colletta del Venerdì Santo, la Giornata
dedicata, per espresso
volere
del Papa, al sostegno delle opere e delle Chiese di
Terra Santa. Secondo
le disposizioni in vigore, le offerte raccolte dalle
comunità vanno inviate dai parroci e dai rettori delle
chiese e degli oratori al proprio vescovo, il quale le
consegnerà al Commissario di Terra Santa più vicino. La
responsabilità di tutti i fedeli è stata ribadita anche
dal messaggio che il cardinal Moussa Daoud, prefetto
della Congregazione delle Chiese orientali, ha diffuso
nelle scorse settimane: «È grave la responsabilità che
incombe sulla Chiesa universale a riguardo della Chiesa
Madre di Gerusalemme. A tutti i cattolici del mondo si
fa dunque dovere di accompagnare con la preghiera e la
solidarietà anche economica le comunità cristiane di
quella Terra benedetta, che, tra mille difficoltà,
offrono quotidianamente e in silenzio un'autentica
testimonianza del Vangelo».
* *
*
Ecco
una nota storica di padre François Akl - funzionario del
già citato dicastero vaticano - sull'origine della
Colletta, una pratica antichissima, confermata nel corso
dei secoli dai Pontefici.
Non sono numerosi i documenti pontifici in nostro
possesso dai quali trarre informazioni sul tema. Il
nostro intento però è quello di mettere in evidenza ciò
che i Papi hanno detto, lungo la storia, sul cosiddetto
Obolo o
Colletta
per la Terra Santa.
Nei secoli passati i frati francescani, custodi dei
Luoghi Santi, si rivolgevano direttamente ai Principi e
al popolo cristiano, inviando nelle nazioni cattoliche
alcuni religiosi con l'incarico di esporre le necessità
dei Luoghi Santi e di raccogliere elemosine. Questi
religiosi venivano chiamati Procuratori o Commissari di
Terra Santa. Papa Martino V, nel 1421, diede facoltà al
Custode di nominarli e di destituirli.
Già Papa Sisto V, nel 1589, stabilì che durante tre
domeniche o giorni festivi durante l'anno, gli Ordinari
del luogo sollecitassero la raccolta di offerte per la
Terra Santa.
Tale disposizione venne confermata dal Sommo Pontefice
Urbano VIII, con Breve del 3 febbraio 1642, documento
che purtroppo non possediamo. Larghi brani del testo
però sono riportati nel Breve seguente, di Innocenzo X
(19 settembre 1645):
Salvatoris et Domini
Nostri..., col quale invitava tutti gli
ordinari e Superiori Generali degli Ordini e
Congregazioni Religiose a curare che i predicatori
durante i loro sermoni raccomandassero ai fedeli, due
volte l'anno, in Avvento e Quaresima, la raccolta di
elemosine per i Luoghi Santi.
Papa Alessandro VIII (1689-1691), ripeté le stesse
precedenti disposizioni, ma portò a quattro le collette
annuali per i Luoghi Santi. Il Santo Padre Benedetto XIV
(1740-1758), ripeté ancora l'ordine di raccogliere
quattro volte l'anno le offerte, in Avvento e Quaresima,
in tutte le diocesi, e da parte di tutti gli Ordini e
Congregazioni religiose.
Pio VI, con la Bolla
Inter cetera Divinorum
del 31 luglio 1778, decretò che da tutti i vescovi,
quattro volte l'anno, si raccomandassero i bisogni della
Terra Santa alla pia carità dei fedeli. Papa Leone XIII,
invece, con il Breve,
Domini et Salvatoris
nostris Iesu Christi, del 26 dicembre 1887
ridusse praticamente a un solo giorno la Colletta,
confermando in tutte le diocesi e presso altri Ordinari
cattolici la raccolta delle offerte per la Terra Santa,
e dispose che in ogni parrocchia almeno una volta
l'anno, preferibilmente il Venerdì Santo, si chiedessero
elemosine per i Luoghi Santi.
Pio
X, con il documento
Ad sublevandas Terrae
Sanctae necessitates del 23 ottobre 1913,
confermò tutte le disposizioni del Breve
di Leone XIII. Papa Benedetto XV, con l'Inclytum
Fratrum Minorum, del 14 ottobre 1918
accennando alla modalità della raccolta della Colletta
scriveva ad
litteram: «Perciò ordiniamo che il Parroco
consegni al Vescovo le elemosine raccolte (il Venerdì
Santo) e che il Vescovo a sua volta le consegni al più
vicino Commissario francescano incaricato della Terra
Santa; ma vogliamo che questi provveda, come di
consueto, a trasmetterle quanto prima a Gerusalemme al
Custode dei Luoghi Santi». Poi col suo Motu Proprio
Nuper ex Venerabilius
Fratris Patriarchæ, dell'11 marzo 1919,
riaffermò le stesse precedenti disposizioni.
A
seguito del Motu Proprio
Sancta Dei Ecclesia,
Papa Pio XI, in data 25 marzo 1938, estese la
giurisdizione della Congregazione per la Chiesa
Orientale alla Palestina. Fino a quel periodo, secondo
alcuni Documenti della Congregazione, le disposizioni in
vigore stabilivano che gli Ordinari stessi erano
incaricati di raccogliere le elemosine per i Luoghi
Santi una volta all'anno e dovevano trasmetterle al
Commissario di Terra Santa del luogo. I Commissari
appartenevano esclusivamente all'Ordine dei Frati
minori. Papa Giovanni XXIII con il documento
Sacra Palestina loca, del 17 aprile 1960,
confermava le norme stabilite dai suoi predecessori.
Il Documento Pontificio importante circa la prassi
antica e attuale in merito alla Colletta, è
Nobis in animo
di Papa Paolo VI del 25 marzo 1974,
in cui si dice testualmente: «I Frati Minori
si rivolsero direttamente ai grandi e agli umili per
raccogliere elemosine, ed i religiosi destinati ad
assolvere questa opera ebbero il titolo ufficiale di
Procuratori o Commissari di Terra Santa».
Con il trascorrere del tempo e il dilatarsi delle
necessità, la loro opera si rivelò insufficiente. Per
questo i Sommi Pontefici intervennero più volte
ordinando la
Collecta pro locis Sanctis, indicando le
finalità, i tempi ed i modi perché le offerte
pervenissero a destinazione per il tramite degli
Ordinari.
Giovanni Paolo II non ha aggiunto praticamente
nessun'altra norma riguardo alla Colletta della Terra
Santa, ma ne ha sempre sottolineato l'importanza. Lo
stesso
si deve dire dell'attuale Sommo Pontefice Benedetto XVI.

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LETTERA DEL PREFETTO
DELLA CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI
AI VESCOVI CATTOLICI AL FINE DI SENSIBILIZZARE
ALLA TRADIZIONALE "COLLETTA PRO TERRA SANCTA"
QUARESIMA 2007
Prot.
N. 1/2007
Eccellenza Reverendissima,
Come
ogni anno, per mandato pontificio, mi rivolgo a tutti i
Pastori della Chiesa universale, al fine di sovvenire
concretamente alle necessità di quell’antica e sempre
giovane porzione della Chiesa che vive in Terra Santa.
La
prima iniziativa riguardo alla “Colletta pro Terra Sancta”
risale a papa Martino V, il quale stabilì nel 1421 le norme
circa la raccolta delle offerte per tale scopo. Essa ebbe
sempre un carattere pontificio; fu confermata da diversi
Papi, che seguirono direttamente ed assistettero con la
massima sollecitudine le comunità cristiane della Terra del
Signore.
La
Congregazione per le Chiese Orientali è erede di questa
premura e si sente sempre solidale con i cristiani della
Terra Santa e di tutta la regione mediorientale, ove la
crisi politica ed economica non è ancora risolta e si
registrano ogni giorno inaudite sofferenze. Essa ricorda,
pertanto, l'universale e urgente bisogno di sostenere i
fratelli e le sorelle di quella Terra in qualsiasi modo, e
particolarmente invocando per essi la pace che viene
dall’Alto.
Il
Santo Padre Benedetto XVI ha richiamato questo impegno
durante la
visita in Turchia: “Domandiamo pace per Gerusalemme e il
mondo intero (…). Da questo lembo della Penisola anatolica,
ponte naturale tra continenti, invochiamo pace e
riconciliazione anzitutto per coloro che abitano nella Terra
che chiamiamo Santa, e che tale è ritenuta sia dai
cristiani, che dagli ebrei e dai musulmani: è la Terra di
Abramo, di Isacco e di Giacobbe, destinata ad ospitare un
popolo che diventasse benedizione per tutte le genti (Gn
12,1-3)”.
E’
grave la responsabilità che incombe sulla Chiesa universale
a riguardo della Chiesa Madre di Gerusalemme. A tutti i
cattolici del mondo si fa dunque dovere di accompagnare con
la preghiera e la solidarietà anche economica le comunità
cristiane di quella Terra benedetta, che, tra mille
difficoltà, offrono quotidianamente e in silenzio
un’autentica testimonianza al Vangelo.
Recentemente si è svolto a Gerusalemme un importante
“Congresso internazionale dei Commissari di Terra Santa”,
che ebbe come scopo la riflessione sulla figura del
Commissario e sui suoi compiti fondamentali. Sono state
anche affrontate questioni concrete inerenti alla Custodia
ed alla Colletta. Vi ha preso parte anche un rappresentante
di questa Congregazione per ravvivare i legami con tanti
benemeriti animatori del sostegno alla Terra Santa.
Ed è
proprio a nome del Patriarcato latino, della Custodia,
considerata “perla delle missioni” dell’Ordine dei Frati
Minori, delle Chiese Orientali Cattoliche e di tutti gli
istituti e organismi operanti su quel territorio che esprimo
la gratitudine più profonda, colma di fiducia per quanto le
Chiese particolari del mondo intero continueranno a fare per
l’avvenire.
Ma il
grazie più sentito viene dal Santo Padre, il Quale lo
accompagna con la preghiera e la benedizione per tutte le
Chiese e per tutti i benefattori della Terra del Signore.
Mentre unisco alla presente documenti informativi che
illustrano le opere realizzate con la Colletta 2006 sia
dalla Custodia sia dalla nostra Congregazione (all. 1-2),
rinnovo a Lei e ai Collaboratori nel servizio ecclesiale la
mia riconoscenza e quella della Congregazione per le Chiese
Orientali. E, in spirito di vicendevole preghiera, condivido
l’invocazione perché il Signore protegga i suoi discepoli
nella Terra che ha santificato con il mistero della
Incarnazione e della Redenzione.
Con
sentimenti di fraterno ossequio mi confermo
Suo
dev.mo
Ignace Moussa Card. Daoud
Patriarca emerito di Antiochia dei Siri, Prefetto
Antonio Maria Vegliò
Segretario
Prot.
N. 1/2007
CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI
La
Congregazione per le Chiese Orientali riceve le offerte
direttamente dalle Nunziature Apostoliche e, secondo la
percentuale che le spetta, concede i sussidi ordinari e
straordinari alle Circoscrizioni Ecclesiastiche, agli Ordini
religiosi e ad altre persone giuridiche ecclesiastiche nei
seguenti paesi: Libano, Siria, Iraq, Giordania, Egitto e
particolarmente in Israele e Palestina.
Una
speciale attenzione viene data alle Istituzioni scolastiche,
quali l’Università di Betlemme e le Scuole Cattoliche dei
vari livelli. In questo ambito, vengono sostenute anche le
spese del Segretariato di Solidarietà a Gerusalemme.
Per
gli studenti sono stati erogati contributi all’U.C.S.E.I.
(Ufficio centrale studenti esteri in Italia) ed a favore di
sacerdoti provenienti dai Paesi sopra indicati impegnati
nelle Università Pontificie.
La
Congregazione cura la sensibilizzazione a favore della Terra
Santa presso tutti i Vescovi del mondo, con un onere
economico non indifferente, come pure la raccolta e
l’assegnazione di parte delle offerte, e la verifica
generale sull’andamento di tutta la Colletta secondo le
finalità pontificie istituzionali.

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