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Notizie dalla Terra Santa
Anno II,
Comunicato n. 54/4 (italiano), del 11/4/2007
Patriarcato Latino - Messaggio di Pasqua 2007
1. Noi contempliamo in questa festa la gloria del cielo che è discesa sulla terra e vi ha rinnovato la vita. Gesù dice: “Io sono la Risurrezione. Chiunque vive e crede in me non morrà in eterno” (Gv 11,25). Le feste sono il tempo nel quale il credente rinnova l’accoglimento della vita e la gioia di vivere. Si pone alla presenza divina e si ricorda dei benefici di Dio. Nella festa di Pasqua riviviamo la memoria di Cristo risorto, vincitore della morte e del peccato e ci ricordiamo che Egli è morto per i nostri peccati, come dice il profeta Isaia : “Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Per la nostra pace è stato punito” (Is 53,5). A causa dei nostri peccati e per la nostra salvezza Egli è morto. E’ morto ed è risorto e ci ha dato, a noi e a ogni creatura umana, il potere di vincere la morte che è al fondo del nostro essere, ovvero il peccato. 2. Per la sua Risurrezione il Signore ci dà una vita nuova e un coraggio nuovo al fine di poter vincere il peccato che è in noi e nella nostra società: “Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova” (2 Cor 5,17), dice san Paolo. In tutte le relazioni con la nostra società la Risurrezione di Cristo ci dà una forza nuova per la vita e per l’amore, una forza che ci insegna e ci aiuta insieme a perdonare e a ristabilire la giustizia. Amare è vedere il volto di Dio Altissimo in ogni persona umana. È dunque amare Dio stesso nella sua creatura, è perdonare così come Egli perdona ciascuno di noi , ed è apprendere da Dio stesso a praticare la giustizia nei nostri rapporti con gli altri. Amare come Dio ama è penetrare nelle profondità del mistero della sua provvidenza;e con Lui, il Signore della storia, diventare capaci di contribuire alla creazione della nostra storia e di trasformare la nostra terra di morte e di peccato in una terra di vita nuova.
3. Gesù dice “Io sono la Risurrezione. Chiunque vive e crede in me non morrà in eterno” (Gv 11,25). Questo ce lo ridice la nostra fede quando siamo confrontati nel cuore della Terra Santa a una realtà permanente di morte nei suoi diversi aspetti, di odio, paura, squilibrio nelle relazioni interpersonali e a livello dei governanti. La nostra terra è nello stesso tempo terra di risurrezione e di morte, ma la sua vocazione e la sua missione fondamentale sono di essere terra di amore e di vita, di vita abbondante per tutti i suoi abitanti, di tutte le religioni. Questo comporta che ogni credente, di ogni religione, accetti quel che consegue della sua fede in Dio: che noi siamo tutti creature di Dio e opera delle sue mani e che credere in Dio significa pure accogliere tutti i figli di Dio. Dunque tutti accettano tutti, tutti rispettano tutti, nessuno fa violenza a nessun altro, non c’è chi più forte e chi più debole, non si hanno più né occupazione né muri, né barriere militari, né paura né violenza. 4. Quest’anno commemoriamo i
quarant’anni trascorsi nella nostra Terra Santa sotto quel
grande squilibrio che si riflette sulla regione e sul mondo.
Ce la faranno mai i nostri uomini
5. La nostra terrà è nello stesso tempo terra di risurrezione e di morte, ma la sua vocazione, la sua missione fondamentale è di essere terra di amore e di vita, di vita abbondante per tutti i suoi abitanti, di ogni religione e di ogni nazionalità. Chiediamo a Dio di concederci tutto questo e di darci, per la grazia della Risurrezione, una vita abbondante, tranquillità e benedizione. Cristo è risorto. Sì, è veramente risorto ! Buona Pasqua ! + Michel Sabbah, Patriarca Gerusalemme, 3 aprile 2007
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