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Notizie dalla Terra Santa
Anno II, Comunicato n. xx (italiano), del xx/x/2007
Terra Santa in grave
pericolo
di Filippo Fortunato Pilato per
www.jerusalem-holy-land.org
Non confondete queste parole con allarmismi di vario
genere, alcuni fondati altri speculativi, cui siamo
purtroppo assuefatti, dati i tempi che corrono.
Siamo talmente abituati a vivere con la minaccia della spada di
Damocle puntata sopra il nostro capo, tra missioni di pace e di
guerra, tra cataclismi e carneficine, tra orrori di perversioni e
abomini contro-natura, presentati con disinvoltura tra un pasto e
l'altro, mentre la nostra mente è invece assorbita dalle
impellenti e improrogabili necessità del quotidiano sopravvivere
(oggi più che mai incalzanti, si direbbe a tempo, da una classe
politica tra le più spietate, ciniche e parassitarie mai avute),
che solo pochi operatori nel settore dell'informazione, smaliziati
e disincantati, colgono la gravità del momento. Fatti
apparentemente slegati tra loro, celerebbero invece una regia ed
un concatenamento sufficienti a dover far scattare il nostro
campanello d'allarme.
Giornalisti
e amici più bravi ed informati di me hanno già saputo
mettere in luce quanto necessario a poter svolgere una ricerca
seria e svincolata dalle briglie di redazioni addomesticate.
Un conoscitore esperto dell'area libanese come il prof. Agostino
Sanfratello ed un giornalista navigato come Maurizio Blondet ci
hanno già saputo indicare le chiare tracce (clicca qui "Il
piano Kivunim" , e qui
"Iraq detenuti trasformati in terroristi"),
anche se malamente camuffate dall'informazione ufficiale, della
vera intelligence che tenta la destabilizzazione di quell'area. E
lo fa da decenni ormai.
Alle loro brillanti analisi desidererei aggiungere anche il mio
umile contributo con qualche altra osservazione.
Shaker Youssef al-Absi è un ribelle fuoriuscito dalle formazioni
militanti palestinesi, dalle stesse condannato a più riprese, come
anche sentenza di morte è stata emessa nei suoi confronti dalla
Corte Marziale di Giordania per l'assassinio del diplomatico
americano Laurence Foley. Nel 2006 forma Fatah al-Islam. Il suo
portavoce è Abu Salim. Il prof. Sanfratello, esperto di politica
libanese, per studio e suo coinvolgimento personale e
familiare, ci dice quindi anche chi li finanzia e li arma. Su
alcuni siti web americani è detto esplicitamente che essi siano
false flags alle dirette dipendenze dei servizi
israeliti.
Ovviamente è quasi impossibile comprovarlo.
Ma al mulino di chi essi portino acqua è però facilmente
constatabile.
Contemporaneamente si ricevono dalla Palestina
messaggi sempre più allarmanti per la situazione degenerante nella
Striscia di Gaza. Organizzazioni umanitarie, medici e giornalisti
di guerra inviano richieste di aiuto e intervento urgenti, mentre
i riflettori vengono puntati dai telegiornali 24OurNews
sugli artigianali e disgraziatissimi razzi qassam, con cui una
fazione minoritaria (organica a chi?) insiste nel bersagliare la
colonia di Sderot. Dei fucili mitragliatori M16 americani, nuovi
fiammanti, e delle forniture militari consegnate ad Al-Fatah da
Israele per fomentare la guerra civile fraternicida, neppure un
rigo. Ecco che la macchina da guerra, ben oliata e preparata da
lungo tempo, si trova pronta e legittimata a compiere il proprio
dovere-diritto, con approvazione unanime internazionale: radere al
suolo case e villaggi con tutto il loro contenuto. È un lavoro che
Tsahal è addestrata a fare benissimo ormai. Sono dei veri
professionisti.
Nel corso dell'ultima settimana di bombardamenti israeliani
contro le abitazioni della Striscia di Gaza sono stati uccisi 36
palestinesi e 132 feriti di cui 27 gravi. In minima parte si
tratta di "omicidi mirati" di nemici d'Israele, di terroristi,
di miliziani palestinesi; per lo più sono civili inermi che non
hanno altro posto dove andare a vivere. Anche le frontiere sono
chiuse, in entrata come in uscita, non lasciando passare neppure
gli aiuti umanitari, medicine, vettovaglie per i feriti e senza
tetto. La comunità internazionale non muove un dito nè pronuncia
parola contro tali atti di pura criminalità bellica. Questo è
quanto denunciano non politici o fazioni in lotta, ma i
pochi medici che resistono in quel che resta degli sgangherati
ospedali di Gaza Strip.
Anche gli appelli del Ministero degli Esteri palestinese alla
comunità internazionale, per fermare i massacri israeliani contro
la popolazione della Striscia di Gaza, cadono nel vuoto.
Un film già visto.
Come accadde lo scorso anno, dopo preparativi
accurati, rifornimenti d'armi e pianificato addestramento
d'uomini per il teatrino bellico, le sagome dei "terroristi" da un
lato e quelle dei "militari" dall'altro, ecco che vediamo di
nuovo prospettarsi la stessa identica tattica di attacco e
destabilizzazione su fronti diversi, con tempi e mosse politiche
coordinate ad orologeria.
Perchè potete star certi che tutto potrà essere trascurato e
sacrificato al mondo, ma non l'arte e la pianificazione delle
strategie di guerra. Per quelle non si lesinano energie nè sforzi.
Nulla è lasciato al caso. Tutto è studiato con accuratezza. Il
principe di questo mondo ci tiene che ai suoi pargoli non manchi
nulla e che facciano bella figura.
Nello
stesso momento, a Gerusalemme, il rabbinato sionista
lancia un appello ai giudei per salire sulla Spianata del Tempio,
cosa avvenuta durante i recenti festeggiamenti nazionali
israeliani, dichiarando che per l'anno prossimo si effettuerà un
grande raduno di uomini in kippa in quel luogo, sacro per i
maomettani, dove viene promesso (sempre dal rabbinato sionista)
che sarà per quel tempo ricostruito il loro Tempio, con tanto di
ceneri di vacche rosse e tutto il resto dell'armamentario choen.
Rabbini autorevoli invece lanciano l'allarme contro tali
iniziative, blasfeme da un lato e pericolosissime
dall'altro. (Di seguito riporto il link dell'articolo apparso su
Haaretz a firma di Nadav Shragai e la rispettiva traduzione). Non
dimentichiamoci mai che quel luogo è sacro in modo particolare
per l'Islam, dove due storiche moschee sono erette da parecchi
secoli, e neppure scordiamoci che fu proprio per l'arroganza
provocatrice dell'ex premier Sharon che
scoppiò la seconda intifada nel 2002. Impossibile credere che
tutto ciò sia sconosciuto all'autorità israeliana e che non si
vogliano evitare altre sciagure e violenze a Gerusalemme.
In un momento di alta tensione come questo, tali dichiarazioni e
tali atti sono una sfida aperta, non solo per le fazioni
oltranziste, ma anche per la più vasta compagine musulmana
dell'area.
I sionisti sono, come sempre, in cerca di rogne: come se non ne
avessero già abbastanza.
O forse sanno che questo è il momento favorevole
per completare la parte più taciuta (sin'ora) ma culminante del
progetto sionista: la riconquista della Roccia e l'erezione del
Tempio sul Monte Sion. Perchè questo è l'obiettivo, per folle che
possa sembrare a noi occidentali pragmatici e materialisti, di
tutta la baraonda di guerre e carneficine scatenate da un secolo
quasi a questa parte in Palestina. La ricostruzione del Tempio per
forzare la venuta del loro Messia-antiCristo. Ora è chiaro a
tutti, anche a coloro che non ci volevano prima credere.
In Europa intanto squadre di giovani picchiatori
sionisti, teppisti ben equipaggiati e protetti, aggrediscono,
minacciano, terrorizzano chiunque osi contrastare anche solo
dialetticamente le loro tesi razziste. Quel che è successo
recentemente all'Università di Teramo al prof. Robert Faurisson,
picchiato a una Conferenza, è sotto gli occhi di tutti, come è
evidente l'impunità di cui godono questi delinquenti comuni.
Perchè non c'è altro modo per definire tali persone, che
mascherano la loro smania di sangue dietro a improbabili maschere
ideologiche.
Le idee si combattono con altre idee, non a bastonate.
Lo storico in questione, ancorché si possa non condividerne le
tesi e le ricerche storiche, viene contrastato dal braccio armato
giovanile della comunità sionista europea, non con
argomenti solidi che possano svelarne l'incongruenza, ma con
azioni degne solo di essere definite criminali. È evidente che se
questi sono i metodi d'azione è perchè mancano argomenti
sufficienti alla ragione: perchè il prof. Faurisson non era un
terrorista che si voleva far saltare in aria e quindi da
neutralizzare a tutti i costi.
Ma questo è il vento che soffia al momento. In Europa come in
Palestina. E l'abbiamo sentito bene tutti, perchè è un vento che
sta fischiando forte, in modo assordante.
O sono diventati tutti sordi, oltre che ciechi?
Ma c'è un'altra nota che personalmente mi da' molto da
pensare: le agenzie Fides e Zenit, vaticana una e laica
cattolica l'altra, annunciano, a tratti con enfasi (mettendo
l'accento sul clima di apertura e disponibilità dimostrato tra le
parti), l'apertura del tavolo delle trattative tra l'Autorità
israeliana e il Vaticano, la Commissione Bilaterale di Lavoro tra
la Santa Sede e lo Stato d’Israele, per affrontare il tema delle
proprietà ecclesiastiche della Chiesa di Roma in Terra Santa e
della loro posizione fiscale nei confronti del Governo israeliano.
Trattative unilateralmente interrote un decennio fa circa e mai
seriamente riprese (per latitanza dell'interlocutore israeliano).
Dopo avere rimandato per anni l'apetura di questi negoziati, con
le più disparate scuse da parte israelita, sembrava che esse
dovessero riprendere verso la fine di marzo di quest'anno, due
mesi fa circa.
Ma ancora una volta Israele annullava gli incontri, campando come
scusa l’impossibilità di partecipare alla riunione a causa di
contingenze politiche internazionali. Le solite tensioni a Gaza e
nei Territori Occupati, come sempre da quando i sionisti tentano
di cancellare l'identità palestinese. Ed oggi cosa sarebbe
cambiato sotto il sole? Forse ci sono meno "contingenze politiche
internazionali"? Non solo tutto intorno Israele è in fiamme, ma il
Governo ha dovuto anche affrontare la piazza israelita inferocita,
che ne contesta dall'interno le scelte politico-militari.
Ci sarebbero quindi le "contingenze" non solo internazionali, ma
anche nazionali questa volta.
Quali sarebbero quindi ora le condizioni favorevoli al
negoziato con la Santa Sede?
Noi sappiamo che la Santa Sede sarebbe l'unico ente
internazionale indipendente che potrebbe fare sentire alta la sua
voce, denunciare gli aggressori ed i carnefici di un popolo
lagherizzato e in fase di genocidio; che potrebbe fare pressioni
presso i governi, affinchè pongano fine all'embargo contro la
gente di Palestina. L'unica entità sovranazionale non coinvolta in
qualche modo con le parti in lotta e l'unica presente
capillarmente sul territorio, anche se minoritaria numericamente,
per intervenire e monitorare gli avvenimenti di Terra Santa.
Perchè i religiosi di Terra Santa lo sanno bene quel che succede
da quelle parti, stando vicino a chi soffre e facendo il possibile
per salvare il salvabile.
E questo lo sanno anche i potentati israeliani.
Forse il progetto sionista sta per entrare nella
sua fase più cruenta, ed allora ecco che è giunto il momento di
giocare il Jolly.
Con un fronte di guerra a nord ed uno a sud, più la questione
cruciale della Spianata delle moscheee e le inevitabili reazioni
che si avranno nei Territori Occupati, West Bank e Cisgiordania,
si scatenerà sicuramente una tempesta inarrestabile (se non che
militarmente), nella quale non ci potranno e dovranno essere
ostacoli a intralciare il progetto sionista, che dovrà riuscire,
nonostante tutto, a presentarsi al mondo come disponibile,
tollerante, democratico, vittima, unico possibile
interlocutore accreditato e seduto ad un tavolo, con il Vicario di
Cristo.
Forse è
proprio ora che il sionismo (religione materialista
anticristica che con il giudaismo non ha nulla da spartire) pensa
di aver bisogno del Vaticano inchiodato ad un tavolo così
faticosamente aspettato e cercato. Tavolo al quale poterlo
ricattare con le questioni sulle proprietà di Terra Santa presenti
sul territorio israeliano, sapendo quanto esse siano importanti
per la salvaguardia delle "pietre vive" della cattolicità in
Palestina. Tavolo al quale il miraggio del "dialogo" imporrebbe
una prudenza che, spererebbero i sionisti, andrebbe ben oltre
l'omissione di soccorso, così che nessun altra voce autorevole si
levi alta a contrastarne le gesta.
Giusto il tempo di regolare i conti e spianare quelle poche decine
di villaggi arabi rimasti in piedi.
Giusto il tempo di presentare il fatto compiuto ed irreversibile:
la Moschea di Omar rasa al suolo, con il Tempio dell'abominio
sovrastante.
Sicuramente ci sarà poi un tempo di lunga pace. Pace dei
sensi, costruita sulle migliaia e migliaia, se non milioni, di
cadaveri sotterrati, che verrà celebrata magari proprio in quel
Tempio maledetto.
Poiché chi si doveva opporre non l'ha fatto e chi doveva parlare
forte ha taciuto.
Ci sarà allora solo più da aspettare, che la mano di Dio si
abbatta sul mondo d'iniquità, che sarà rimasto attonito ad
osservare.
Voglia il Signore dare al Papa ed alla gerarchia
a lui vicina quella forza, quel coraggio, quell'ispirazione per
non cedere, costasse loro anche il martirio.
E voglia dare a noi la forza di non chiudere gli occhi e la bocca,
anche se tutto intorno sembrerà come la sabbia del deserto a
volerci soffocare, penetrando infida e sottile ad ovattare tutto.
Chi desiderava andare in Pellegrinaggio in Terra Santa
lo faccia ora, subito, come atto di fede, come atto di coraggio,
come atto d'amore per i nostri fratelli nella fede palestinesi,
come atto di guerra agli "spiriti del male sparsi nell'aria".
L'anima di ogni pellegrino contrasterà spiritualmente e
materialmente altrettanti spiriti del male.
Uno stendardo contrapposto all'altro, Cristo al caporione degli
angeli ribelli. A Gerusalemme, Terra Santa.
Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio.
Filippo Fortunato Pilato
per informazioni sulle date dei prossimi possibili
pellegrinaggi visita il link "Pellegrinaggi" dalla Home Page
Rabbi warns against going to Temple Mount (Rabbino ammonisce di non andare sul Monte del Tempio) L’ex rabbino capo Avraham Shapira, responsabile della yeshiva (scuola talmudica) Mercaz Harav, in una dichiarazione ha ribadito la proibizione di accedere alla Spianata del Tempio. L’intervento di Avraham Shapira fa seguito alla pubblicazione da parte di alcuni rabbini sionisti di un opuscolo nel quale invitano gli ebrei a recarvisi. Loro stessi hanno dato l’esempio all’inizio della settimana visitando la Spianata, una scelta che annullerebbe la proibizione a cui si attenevano gli ebrei osservanti. Shapira, considerato una figura di spicco nel movimento religioso sionista, ha rilasciato la dichiarazione in occasione del tradizionale raduno per il “Giorno di Gerusalemme”. Gli sedeva accanto il rabbino Dov Lior, presidente del Comitato rabbinico della West Bank e rabbino capo di Kiryat Arba, che era tra coloro che sono saliti sulla Spianata. Il rabbino Zalman Melamed (della Yeshiva di Bet-El - West Bank) ha dichiarato: “L’anno prossimo saliremo tutti liberamente al Tempio che sarà ricostruito, (dopo esserci purificati - cfr. Numeri 19) con le ceneri della vacca rossa, senza divergenze e polemiche”. Fino ad alcuni anni fa la maggior parte dei rabbini proibiva agli ebrei di andare alla Spianata del Tempio, perché non si conosce l’esatta posizione del Santo dei Santi (e dei diversi recinti che lo proteggevano) e potrebbe avvenire che gli ebrei odierni, considerati “impuri” dalla Legge, entrino in aree loro proibite. Negli ultimi anni i rabbini sionisti hanno ricevuto pressioni per permettere di visitare almeno alcune parti del Monte del Tempio. I rabbini del Comitato rabbinico della West Bank lo permettono già da alcuni anni. Fonte: Nadav Shragai, Haaretz (17/5/2007)http://www.haaretz.com/hasen/spages/860476.html
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