Il Pinochet palestinese fa la
sua mossa?
Tony Karon
Vi
è qualcosa di leggermente fuorviante nei servizi dei
media che regolarmente descrivono la lotta a Gaza come
uno scontro tra le forze di Hamas e di Fatah (anche
dette, quest'ultime, personale "fedele al Presidente
Mahmoud Abbas").Questa caratterizzazione suggerisce in
qualche modo che questa catastrofica guerra civile che
ha ucciso più di 25 Palestinesi da Domenica è una prova
di forza tra Abbas e la leadership di Hamas -- il che è
semplicemente falso, sebbene questa prova di forza
certamente si conforma ai desideri di chi decide la
politica mediorientale alla Casa Bianca.
Gli armigeri che avrebbero dato il via alla rottura del
governo di unità nazionale palestinese e provocato gli
ultimi scontri possono anche professarsi fedeli al
Presidente Abbas, ma non stanno prendendo ordini da lui.
Il leader al quale rispondono è Mohammed Dahlan, il
signore della guerra di Gaza che è stato da molto tempo
unto da Washington come il suo favorito che giocherà il
ruolo di un Pinochet palestinese. E mentre Dahlan è
formalmente soggetto ad Abbas, di cui è presumibilmente
un Consigliere per la Sicurezza Nazionale, nessuno crede
che Dahlan risponda ad Abbas -- di fatto, si suggeriva
al tempo in cui Abbas nominava Dahlan eslusivamente per
le pressioni di Washington, che fosse irritato per la
decisione del presidente dell'Autorità Nazionale di
arrivare ad un governo di unità con Hamas.
Se Dahlan prende ordini da qualcuno, certamente non è da
Abbas. Abbas ha da tempo riconosciuto la legittimità e
la popolarità di Hamas, e ha fatto suo il principio che
nessun processo di pace è possibile a meno che agli
Islamisti non sia dato posto nella struttura di potere
palestinese che la loro ampia base popolare esige.Egli
ha sempre favorito il negoziato e la cooperazione con
Hamas -- con esasperazione dell'amministrazione Bush, ed
anche dei signori della guerra di Fatah il cui potere
era minacciato dalla vittoria elettorale di Hamas -- e
riusciva a cogliere la logica del governo di unità
nazionale proposto dai Sauditi anche quando Washington
non ci riusciva. In realtà, come gli acuti Robert Malley
e Hussein Aghna hanno notato, nulla ha danneggiato la
posizione politica di Abbas come gli sconsiderati sforzi
di Washington di rafforzarlo nella speranza di
indebolire il governo
eletto di Hamas.
Inutile dire che solo un'amministrazione così in preda
alle illusioni sulla propria capacità di rimettere
ordine alla realtà politica araba secondo le proprie
fantasie -- ed anche, francamente, così apertamente
sprezzante degli stili di vita Araba e della democrazia
araba, e tuttavia così incline agli slogan --come quella
attuale ha dato prova di essere, poteva immaginare che i
Palestinesi potessero essere messi alla fame e al
torchio, e manipolati così da fargli accettare una
leadership gradita a Washington.
Tuttavia, questo è esattamente ciò che gli USA hanno
cercato di fare per tutto il tempo, da quando Hamas ha
vinto le ultime elezioni palestinesi, imponendo uno
strangolamento finanziario ed economico su una
popolazione già alle strette, dando denaro ed armi alle
forze sotto il controllo di
Dahlan, e alla fine adattandosi a dare del denaro al
solo Abbas, come se metterlo nella posizione di un
Quisling clientelare potesse in qualche modo ridare
smalto alla sua immagine presso l'eletorato palestinese.
(Come ho detto, il loro disprezzo per l'intelligenza
degli Arabi non conosce limiti).
Ma mentre il misero Abbas è poco più che un riluttante
passeggero nella strategia di Washington -- e credo che
presto farà ritorno alla sua residenza di esiliato in
Qatar -- Mohammed Dahlan è il suo uomo di punta, il
signore della guerra che comanda gli armati e che ha
lavorato per innescare uno scontro con Hamas da quando
questa ha avuto la temerarietà di umiliare la sua
organizzazione alle urne proprio sul terreno di casa.
Le ambizioni di Dahlan hanno chiaramente coinciso con i
piani tracciati dal capo della politica mediorientale
alla Casa Bianca, Elliot Abrams, -- un veterano
dell'amministrazione Reagan nelle sporche guerre in
America centrale -- che prevedono di armare ed
addestrare i lealisti di Fatah per prepararli a buttare
giù il governo a guida Hamas.
Se Mahmoud Abbas si è mostrato riluttante ad abbracciare
questa politica di scontro promossa dalla Casa Bianca,
Dahlan non ha di questi scrupoli. E dal momento che
Abbas non ha una sua base politica, dipende interamente
da Washington e Dahlan. Vedendo le disastrose
implicazioni politiche della politica USA, i Sauditi
hanno cercato di fermare il piano Abrams attirando Abbas
all'interno di un governo di unità nazionale con Hamas.
E come Mark Perry ha spiegato a Conflict Forum in una
eccellente analisi, Dahlan era la sola carta nelle mani
degli USA da giocare in modo da ostacolare la formazione
del nuovo governo.
Per quanto il muso lungo mostrato alla Mecca non potesse
impedire l'accordo, gli USA sembrano averlo aiutato a
reagire assicurando che venisse nominato consigliere per
la sicurezza nazionale, una mossa calcolata a provocare
Hamas, dato che i sui leader vedono Dahlan come poco più
che un torturatore e di fatto una pedina di Israele.
Ma sembrerebbe che Dahlan abbia fatto la sua mossa al
momento dell'integrazione delle forze di sicurezza
dell'Autorità Palestinese (attualmente dominate da
Fatah) attirandovi dentro combattenti di Hamas e
sottoponendo le forze al controllo di un ministro degli
interni neutrale. Dahlan, semplicemente, ha rifiutato,
ed ha dato il via agli scontri attuali ordinando ai suoi
uomini di scendere in strada nello scorso week end senza
alcuna autorizzazione del governo del quale si presuma
faccia parte. La nuuova provocazione appare coerente con
il nuovo piano USA, riferito da Mark Perry e Paul
Woodward, che enfatizza l'urgenza di rovesciare il
governo di unità nazionale. Essi suggeriscono
che il piano proviene da Abrams, che sembrerebbe operare
in contrasto con gli sforzi della Rice di trovare una
nuova intesa con i paesi arabi moderati ridando vita a
qualche specie di processo di pace.
Essi sottolineano ad esempio che fonti ebraico-americane
hanno dichiarato a Forward e Haaretz che Abrams ha
recentemente parlato ad Ebrei del partito Repubbicano ed
ha chiarito che gli sforzi della Rice erano solo un
esercizio simbolico mirante a mostrare agli alleati
Arabi che gli USA stavano "facendo qualcosa", ma che il
Presidente Bush assicurava che da essi non sarebbe
venuto fuori niente, nel senso che ad Israele non
sarebbe stato chiesto di fare concessioni. In qualunque
cosa consista la spaccatura all'interno
dell'amministrazion Bush, è evidente che Dahlan, come
Pinochet, non si sarebbe mosso su un percorso di scontro
con un governo eletto a meno che non credesse di avere
la sanzione di forze potenti all'estero per fare ciò. Se
compirà la mossa di trasformare l'attuale battaglia di
strada in un attacco frontale al governo di unità
nazionale, sarà perché ha ricevuto una luce verde da
qualcuno -- e di certo non da Mahmoud Abbas.
Ma l'attuale scontro ha assunto un peso tutto suo, e
potrebbe ormai essere al di là della capacità della
leadership palestinese nel suo complesso di contenerlo.
Se ciò risultasse vero, la petulanza che ha
preso il posto della politica nella risposta
dell'amministrazione Bush alle elezioni palestinesi del
2006 avrà successo nel trasformare Gaza in una
Mogadiscio. Ma può essere troppo aspettarsi che
l'amministrazione sia capace di qualcosa di diverso --
dopo tutto, sono ancora impegnati a
trasformare ancora una volta Mogadiscio in una
Mogadiscio.
http://tonykaron.com/2007/05/15/palestinian-pinochet-making-his-move/
Tradotto da
Gianluca Bifolchi
http://www.tlaxcala.es/pp.asp?lg=it&reference=2763 |