CRONACA &
OPINIONI
Tramite
un religioso, nostro amico, riceviamo la
testimonianza da Gerusalemme "Ieri, un'amica
ha visto a Ramallah", riguardante i fatti
recentemente avvenuti a Ramallah. Riporterò
successivamente la notizia
così come l'ho ricevuta.
Permettetemi solo
una breve premessa con qualche personale osservazione e
opinione.
Cose rischiose dati i tempi che corrono, dove fioccano
denunce ed anni di galera a chi cerca anche solo di
esprimere un parere diverso da quello che è il dogma
mediatico imposto. La minaccia alla libertà d'espressione
e di confronto è il segno evidente di un nostro arretramento di
civiltà. Mala tempora currunt.
Qualche amico, articolista di testate cattoliche in rete,
tenta di porre la discussione in termini di buon senso
(vedi "Responsabilità palestinesi"
apparso su Terrasanta.net),
mettendo in evidenza quanto dichiarato da un giornalista
arabo americano riguardo alle responsabilità palestinesi
nel conflitto. È innegabile che ci siano infatti delle
responsabilità serie ed evidenti da parte palestinese: il
lancio continuo di scalcinati missili qassam che provocano
la morte di civili della colonia di Sderot, come la lotta
fratricida tra Hamas e Fatah. Ma porre vittima e carnefice
sullo stesso piano mi sembra eccessivo. Mi viene alla
mente quella favola del lupo che, a monte, accusava
l'agnello, a valle, di inquinargli l'acqua del ruscello.
Lo scopo era solo quello di trovare una scusa per divorare
l'agnello. Ora, lungi dal voler dipingere le milizie
palestinesi come agnelli, mi pare evidente lo squilibrio
non solo delle forze in campo, ben equipaggiate e
foraggiate quelle di Tsahal come scarse in armi ed
affamate quelle arabo-palestinesi, ma anche delle
motivazioni che legittimano le azioni degli uni come degli
altri. Come pretendere che un popolo massacrato da oltre
cinquant'anni, da un etnia straniera ibrida venuta dal
nord, costretto all'esodo forzato in malsani campi
profughi, affamato da un'embargo internazionale e da
un'accerchiamento militare, imprigionato e torturato in
violazione a qualsiasi regola umanitaria, costretto in
città lager dalle quali non può neppure uscire (parlavo
al telefono proprio ieri con un amico artigiano di
Betlemme al quale è scaduto il permesso per oltrepassare
il Muro e che non sa se potrà averlo rinnovato...per poter
portare la propria mercanzia a Gerusalemme, a pochi
chilometri di distanza...) per lavorare o curarsi,
derubato di denari, terra, pascoli, acqua, case, della
vita e della speranza al futuro per i propri figli, non
reagisca in qualche modo, magari improprio, magari
isterico, magari disperato?
In
Italia, come altrove, i politici festeggiano ogni anno "la
resistenza", mentre contemporaneamente stringono alleanze
con una nazione che ne occupa militarmente un'altra, che
ne sequestra ed imprigiona ministri e deputati, che usa
armi vietate dalle convenzioni di guerra intenazionali.
Non una seria opposizione ai crimini di guerra israeliani:
sono troppo impegnati a far valere i diritti calpestati
dei froci che occupano e tengono sotto ricatto il
Parlamento.
Il terrorismo, in quanto uccisore di civili innocenti, è
una barbarie inaccettabile ed ingiustificabile, chiunque
sia a praticarlo. Ma voler seriamente cercare le cause di
un conflitto senza soluzione, (che non sia solo quella
dell'uccisione mirata, per fame, malattie e pallottole, di
un'intera popolazione, quella palestinese), è doveroso per
uomini e donne onesti che desiderino sinceramente il bene
della società in cui vivono.
Israele, con la sua politica colonialista genocida, in
barba a qualsiasi risoluzione ONU e a qualsiasi regola
internazionale, sta commettendo i peggiori crimini di
guerra della storia moderna, senza dare il benchè minimo
segno di voler sul serio iniziare a voler cercare
soluzioni di pace e convivenza che possano soddisfare,
almeno in parte, etnie e confessioni.
È
innegabile ed è sotto gli occhi di tutti che i
rappresentanti del sionismo israeliano non siano affatto
interessati a soluzioni di pace, ma che anzi rafforzino le
strategie di guerra in previsione di portare a termine la
loro impresa colonialista e in funzione di una politica
interna debole e vacillante.
Quindi niente diritto al ritorno agli indigeni
palestinesi, niente restituzione delle terre rubate, ma
anzi accerchiamento militare ed embargo economico.
Salvo poi proporsi platealmente al mondo in atti di
"carità" verso il Darfur. Come sono sensibili i sionisti
ai problemi dei profughi...
In
concerto con le potenze mondiali accreditate, economiche e
militari, si stringe ancor più l'assedio intorno alla
Nazione Palestinese, tentandola di porla sullo stesso
piano dei macellai iracheni di Al Sadr, o dei figli di
papà annoiati delle Brigate Rosse italiane: razze
terroriste da estirpare allo stesso modo.
La
nostra responsabilità, complicità, connivenza, in questa
guerra di sterminio, è data dal nostro tacere di fronte a
tanta iniquità, e soprattutto dal sostegno che diamo e
daremo ai nostri politici nostrani che appoggeranno,
direttamente o indirettamente, uno Stato totalitario,
razzista, etnocentrico e sterminatore, che
vorrebbe apparire ai nostri occhi come l'unica democrazia
del Medio Oriente. Un lupo, vestito con una pelle di
pecora, resta sempre un lupo.
E
chi pecora si fa, il lupo se la mangia.
Filippo Fortunato Pilato
per
www.jerusalem-holy-land.org
Oggetto:
Ieri, un amica ha visto a Ramallah.
30-5-2007
Ieri una amica ha visto a
Ramallah e ha scritto e ha allegato foto. Ma non
dovrebbe farlo la stampa e la televisione?
Keeping the light up keeping
the hope on
29 maggio 2007,
17.30 circa, Ramallah.
I primi spari ci hanno sorpreso nel mezzo di un incontro
sul Diritto Internazionale e le azioni illegali dello
Stato di Israele nei territori occupati palestinesi. Ci
siamo subito buttati per terra e nascosti dietro i muri,
per non essere colpiti da proiettili vaganti passati
attraverso le finestre. Nella strada accanto
all’ufficio una camionetta ha fatto scendere soldati col
volto coperto. Spari di mitra, armi da fuoco più
pesanti, sassaiole si sono successe per più di 40
minuti. Le sirene delle ambulanze si sentivano
vicinissime. Dalle finestre ogni tanto ci sporgevamo per
guardare: in strada, a pochi metri di distanza, i
soldati ingaggiavano una sparatoria violenta. I
numerosi testimoni oculari ci diranno poco dopo che il
tutto è cominciato con un gruppo di soldati arrivati a
bordo dei veicoli armati, che hanno aggredito in un
blitz due ragazzi fermi davanti a un bar, gettandoli a
terra armi puntate, scatenando la reazione della gente
in strada. Ai due ragazzi hanno prima sparato alle
gambe. A uno dei due hanno sparato in testa. Esecuzione
mirata. Poi se ne sono andati, veloci come sono
arrivati. Prima di uscire definitivamente dalla città
hanno circondato l’ospedale, e sono entrati per
assicurarsi che fosse morto. Altre 4 persone sono
rimaste ferite durante il raid. Le agenzie di stampa
diranno poi che il ragazzo morto (Omar Abdel-Halim, 22
anni), era membro delle brigate dei Martiri di Al-Aqsa
ed ex membro del gruppo speciale Forza 17, squadra di
guardie personali del Presidente. Il quotidiano
israeliano Ha’aretz riporta che Abdel è rimasto ucciso
durante lo scambio a fuoco esploso durante un raid per
arrestarlo. È stato ammazzato senza processo, con
un’esecuzione intenzionale e illegale nel centro storico
di Ramallah (città sotto totale Autorità Palestinese
secondo gli accordi di Oslo): accusa, condanna a morte
ed esecuzione immediata. Le esecuzioni sommarie,
perpetrate all’Esercito Israeliano, sono disumane e
illegali, e un Governo che si macchia di questi che sono
Crimini di Guerra non può essere considerato l’unica
democrazia del Medio Oriente. Non è la prima volta che
questi fatti avvengono, sono piuttosto tristemente
all’ordine
del giorno. È successo oggi a Jenin, e pochi giorni fa
la stessa cosa è successa nella Striscia di Gaza,
utilizzando un missile contro un’autovettura dove
viaggiano i presunti terroristi, ferendo i
passanti. Oggi, per la prima volta, mi sono trovata
veramente vicina a tutto questo, a pochi metri dalla
pozza di sangue che colava lungo il marciapiede in
rivoli rossi. Ho nausea, e voglia di fare una doccia che
lavi via tutto questo schifo, bere da ubriacarmi e
andarmene via da questo posto dove il regime occupante è
così svergognato da uccidere i propri avversari davanti
a decine di testimoni, per poi rifarsi il trucco e
festeggiare i 40 anni della riunificazione di
Gerusalemme occupata con musica, ricchi premi e
cotillon. Poi un amico mi ha detto: ricordati che siamo
qui anche per questo, per essere testimoni, perché la
gente sappia. E allora scrivo queste poche righe di
testimonianza e denuncia, e allego le foto perché si
vedano i crimini che l’Esercito israeliano viene mandato
ad eseguire nei territori palestinesi occupati, omicidi
a volto coperto che, come sempre, resteranno impuniti e
verranno presto dimenticati. C.