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Notizie dalla Terra Santa

 

Anno II, Comunicato n. 69 (italiano), del 31/5/2007

 

 

CRONACA & OPINIONI
 
Tramite un religioso, nostro amico, riceviamo la testimonianza da Gerusalemme "Ieri, un'amica ha visto a Ramallah", riguardante i fatti recentemente avvenuti a Ramallah. Riporterò successivamente la notizia così come l'ho ricevuta.
Permettetemi solo una breve premessa con qualche personale osservazione e opinione.
Cose rischiose dati i tempi che corrono, dove fioccano denunce ed anni di galera a chi cerca anche solo di esprimere un parere diverso da quello che è il dogma mediatico imposto. La minaccia alla libertà d'espressione e di confronto è il segno evidente di un nostro arretramento di civiltà. Mala tempora currunt.   

 

Qualche amico, articolista di testate cattoliche in rete, tenta di porre la discussione in termini di buon senso (vedi "Responsabilità palestinesi" apparso su Terrasanta.net), mettendo in evidenza quanto dichiarato da un giornalista arabo americano riguardo alle responsabilità palestinesi nel conflitto. È innegabile che ci siano infatti delle responsabilità serie ed evidenti da parte palestinese: il lancio continuo di scalcinati missili qassam che provocano la morte di civili della colonia di Sderot, come la lotta fratricida tra Hamas e Fatah. Ma porre vittima e carnefice sullo stesso piano mi sembra eccessivo. Mi viene alla mente quella favola del lupo che, a monte, accusava l'agnello, a valle, di inquinargli l'acqua del ruscello. Lo scopo era solo quello di trovare una scusa per divorare l'agnello. Ora, lungi dal voler dipingere le milizie palestinesi come agnelli, mi pare evidente lo squilibrio non solo delle forze in campo, ben equipaggiate e foraggiate quelle di Tsahal come scarse in armi ed affamate quelle arabo-palestinesi, ma anche delle motivazioni che legittimano le azioni degli uni come degli altri. Come pretendere che un popolo massacrato da oltre cinquant'anni, da un etnia straniera ibrida venuta dal nord, costretto all'esodo forzato in malsani campi profughi, affamato da un'embargo internazionale e da un'accerchiamento militare, imprigionato e torturato in violazione a qualsiasi regola umanitaria, costretto in città lager dalle quali non può neppure uscire (parlavo al telefono proprio ieri con un amico artigiano di Betlemme al quale è scaduto il permesso per oltrepassare il Muro e che non sa se potrà averlo rinnovato...per poter portare la propria mercanzia a Gerusalemme, a pochi chilometri di distanza...) per lavorare o curarsi, derubato di denari, terra, pascoli, acqua, case, della vita e della speranza al futuro per i propri figli, non reagisca in qualche modo, magari improprio, magari isterico, magari disperato?

In Italia, come altrove, i politici festeggiano ogni anno "la resistenza", mentre contemporaneamente stringono alleanze con una nazione che ne occupa militarmente un'altra, che ne sequestra ed imprigiona ministri e deputati, che usa armi vietate dalle convenzioni di guerra intenazionali.

Non una seria opposizione ai crimini di guerra israeliani: sono troppo impegnati a far valere i diritti calpestati dei froci che occupano e tengono sotto ricatto il Parlamento.

Il terrorismo, in quanto uccisore di civili innocenti, è una barbarie inaccettabile ed ingiustificabile, chiunque sia a praticarlo.  Ma voler seriamente cercare le cause di un conflitto senza soluzione, (che non sia solo quella dell'uccisione mirata, per fame, malattie e pallottole, di un'intera popolazione, quella palestinese), è doveroso per uomini e donne onesti che desiderino sinceramente il bene della società in cui vivono.

Israele, con la sua politica colonialista genocida, in barba a qualsiasi risoluzione ONU e a qualsiasi regola internazionale, sta commettendo i peggiori crimini di guerra della storia moderna, senza dare il benchè minimo segno di voler sul serio iniziare a voler cercare soluzioni di pace e convivenza che possano soddisfare, almeno in parte, etnie e confessioni.

È innegabile ed è sotto gli occhi di tutti che i rappresentanti del sionismo israeliano non siano affatto interessati a soluzioni di pace, ma che anzi rafforzino le strategie di guerra in previsione di portare a termine la loro impresa colonialista e in funzione di una politica interna debole e vacillante.

Quindi niente diritto al ritorno agli indigeni palestinesi, niente restituzione delle terre rubate, ma anzi accerchiamento militare ed embargo economico.

Salvo poi proporsi platealmente al mondo in atti di "carità" verso il Darfur. Come sono sensibili i sionisti ai problemi dei profughi...

In concerto con le potenze mondiali accreditate, economiche e militari, si stringe ancor più l'assedio intorno alla Nazione Palestinese, tentandola di porla sullo stesso piano dei macellai iracheni di Al Sadr, o dei figli di papà annoiati delle Brigate Rosse italiane: razze terroriste da estirpare allo stesso modo.

 

La nostra responsabilità, complicità, connivenza, in questa guerra di sterminio, è data dal nostro tacere di fronte a tanta iniquità, e soprattutto dal sostegno che diamo e daremo ai nostri politici nostrani che appoggeranno, direttamente o indirettamente, uno Stato totalitario, razzista, etnocentrico e sterminatore, che vorrebbe apparire ai nostri occhi come l'unica democrazia del Medio Oriente. Un lupo, vestito con una pelle di pecora, resta sempre un lupo.

E chi pecora si fa, il lupo se la mangia.

 

Filippo Fortunato Pilato

per www.jerusalem-holy-land.org  

 


 

Oggetto: Ieri, un amica ha visto a Ramallah.

30-5-2007

Ieri una amica ha visto a Ramallah e ha scritto e ha allegato foto. Ma non dovrebbe farlo la stampa e la televisione?

Keeping the light up keeping the hope on

29 maggio 2007, 17.30 circa, Ramallah.
I primi spari ci hanno sorpreso nel mezzo di un incontro sul Diritto Internazionale e le azioni illegali dello Stato di Israele nei territori occupati palestinesi. Ci siamo subito buttati per terra e nascosti dietro i muri, per non essere colpiti da proiettili vaganti passati attraverso le  finestre. Nella strada accanto all’ufficio una camionetta ha fatto scendere soldati col volto coperto. Spari di mitra, armi da fuoco più pesanti, sassaiole si sono successe per più di 40 minuti. Le sirene delle ambulanze si sentivano vicinissime. Dalle finestre ogni tanto ci sporgevamo per guardare: in strada, a pochi metri di distanza, i soldati ingaggiavano una sparatoria violenta. I  numerosi testimoni oculari ci diranno poco dopo che il tutto è cominciato con  un gruppo di soldati arrivati a bordo dei veicoli armati, che hanno aggredito in un blitz due ragazzi fermi davanti a un bar, gettandoli a terra armi puntate, scatenando la reazione della gente in strada. Ai due ragazzi hanno prima sparato alle gambe. A uno dei due hanno sparato in testa. Esecuzione mirata. Poi se ne sono andati, veloci come sono arrivati. Prima di uscire definitivamente dalla città hanno circondato l’ospedale, e sono entrati per assicurarsi che fosse morto. Altre 4 persone sono rimaste ferite durante il raid. Le agenzie di stampa diranno poi che il ragazzo morto (Omar Abdel-Halim, 22 anni), era membro delle brigate dei Martiri di Al-Aqsa ed ex membro del  gruppo speciale Forza 17, squadra di guardie personali del Presidente. Il quotidiano israeliano Ha’aretz riporta che Abdel è rimasto ucciso durante lo scambio a fuoco esploso durante un raid per arrestarlo. È stato ammazzato senza processo, con un’esecuzione intenzionale e illegale nel centro storico di Ramallah (città sotto totale Autorità Palestinese secondo gli accordi di Oslo):  accusa, condanna a morte ed esecuzione immediata. Le esecuzioni sommarie, perpetrate all’Esercito Israeliano, sono disumane e illegali, e un Governo che si macchia di questi che sono Crimini di Guerra non può essere considerato l’unica democrazia del Medio Oriente. Non è la prima volta che questi fatti avvengono, sono piuttosto tristemente all’ordine del giorno. È successo oggi a Jenin, e pochi giorni fa la stessa cosa è successa nella  Striscia di Gaza, utilizzando un missile contro un’autovettura dove viaggiano i presunti terroristi, ferendo i passanti. Oggi, per la prima volta, mi sono trovata veramente vicina a tutto questo, a pochi metri dalla pozza di sangue che colava lungo il marciapiede in rivoli rossi. Ho nausea, e voglia di fare una doccia che lavi via tutto questo schifo, bere da ubriacarmi e andarmene via da questo posto dove il regime occupante è così svergognato da uccidere i propri avversari davanti a decine di  testimoni, per poi rifarsi il trucco e festeggiare i 40 anni della riunificazione di Gerusalemme occupata con musica, ricchi premi e cotillon. Poi un amico mi ha detto: ricordati che siamo qui anche per questo, per essere testimoni, perché la gente sappia. E allora scrivo queste poche righe di testimonianza e denuncia, e allego le foto perché si vedano i crimini che l’Esercito israeliano viene mandato ad eseguire nei territori palestinesi occupati, omicidi a volto coperto che, come sempre, resteranno impuniti e verranno presto dimenticati.    C.

 

 

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