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Notizie dalla Terra Santa
 

Anno II, Comunicato n. 71 (italiano), del 28/5/2007

 

 

Israele vede nella Tragedia del Darfur un'occasione di propaganda

di Khalid Amayreh

In un evidente sforzo propagandistico, il governo israeliano, coordinandosi con le organizzazioni sioniste americane, ha deciso di fornire un aiuto relativamente piccolo ai rifugiati del Darfur.

Il ministro degli esteri Tzipi Livni, che si è opposta con forza al ritorno dei rifugiati palestinesi alle loro case, dalle queli furono espulsi nel 1948 dalle armi di bande terroriste sioniste, avrebbe detto Domenica 13 Maggio che la donazione di 5 milioni di dollari aveva lo scopo di "alleggerire l'intollerabile situazione" della tormentata regione occidentale del Sudan.

"Come ho detto parlando alle Nazioni Unite lo scorso anno, ci sono certi posti nei quali il mondo deve decidersi ad agire", avrebbe dichiarato la Livni.

Comunque ha tacitamente ammesso che almeno una delle ragioni, se non la principale, per il "programma di aiuti al Darfur" è di "migliorare l'immagine di Israele" all'estero.

Infatti, questo sembra essere lo scopo principale dell'annunciato aiuto al Darfur, cioè "migliorare la brutta immagine di Israele".

Israele è probabilmente uno dei principali stati criminali del mondo per quanto riguarda il trattamento dei profughi, data la sua sistematica persecuzione del popolo palestinese ed il rabbioso rifiuto di permettere ai rifugiati di tornare alle loro case in quello che oggi è Israele.

In effetti, oltre a rubare terra palestinese, demolire le case dei Palestinesi e radere al suolo le loro fattorie, i campi e i frutteti, il governo israeliano ha negato ai Palestinesi il libero accesso al cibo e al lavoro, spingendo molte famiglie palestinesi sull'orlo dell'inedia e persino della carestia. E Israele ha sempre pronto un mantra per giustificare le orribili pratiche: la resistenza palestinese all'occupazione israeliana.

Secondo un rapporto delle Nazioni Unite presentato alla Conferenza dei donatori diversi mesi fa, il "37% dei Palestinesi che vivono nella West Bank e nella Striscia di Gaza ha avuto problemi a trovare il cibo nel 2004. Un altro 27% era a rischio di incorrere nelle stesse difficoltà".

Inoltre il rapporto mostrava che quasi la metà della "popolazione palestinese era povera, con tassi di povertà nella Striscia di Gaza che raggiungevano uno stupefacente 65%", continuava il rapporto.

"Oltre il 16% dei Palestinesi -- 550.000 -- vivevano con 1,5 dollari al giorno, con la probabilità che la cifra salisse al 35% se gli aiuti non fossero arrivati presto".

Ancora peggio, si ritiene che la malnutrizione tra i bambini nella West Bank e specialmente nella Striscia di Gaza è al suo più alto livelo dal 1967, e la principale ragione è il rifiuto di Israele di permettere ai padri di famiglia di accedere al lavoro.

Inoltre, Israele è stato molto abile nel rubare denaro ai Palestinesi attraverso il blocco dei trasferimenti di più di 750 milioni di dollari di entrate fiscali al governo palestinese.

In effetti, il fermo rifiuto di Israele di fare i trasferimenti mensili di denaro, che rappresentano più di un terzo del bilancio dell'Autorità Palestinese (AP) ha causato un collasso finanziario nelle enclave un tempo autonome, menomando la capacità del governo dell'AP di pagare salari a circa 150.000 dipendenti pubblici.

Oltre a cercare di migliorare la sua cattiva immagine, Israele apparentemente spera che enfatizzando e pubblicizzando "l'aiuto ebraico ai rifugiati musulmani", i circoli israeliani e sionisti siano capaci di acquisire un "elevato profilo morale" e dunque di distogliere l'attenzione dalle pratiche nazistoidi di Israele contro i popoli del Medio Oriente, specialmente i Palestinesi e i Libanesi.

Lo scorso anno, l'aviazione israeliana ha gettato quasi 3.000.000 di bombe a frammentazione sul Libano, causando la morte o la perdita di arti di numerosi civili.

I 3.000.000 di bombe sarebbero sufficienti ad uccidere o ferire gravemente almeno 3.000.000 di bambini libanesi. In altre parole i bombardamenti a tappeto erano sufficienti a creare un olocausto, o almeno mezzo olocausto.

Inoltre, Israele ha distrutto con perizia le infrastrutture civili di base sia in Libano che nella Striscia di Gaza, compreso centrali elettriche, strade, ponti, scuole e collegi, infliggendo una indicibile miseria e sofferenza a civili innocenti.

Pertanto, è difficile essere grati ad Israele per una "buona azione" che è intesa soprattutto a distrarre l'attenzione dalle brutture israeliane nella Striscia di Gaza, nella West Bank e il Libano del Sud, ed anche per mettere in grado il governo nazistoide di Israele di continuare con le sue politiche di apartheid e le criminali pratiche contro i Palestinesi.

Si dice spesso che la carità comincia a casa. Nel caso di Israele, a casa non vediamo nessuna carità. Persino i pochi rifugiati del Darfur sono in campi di detenzione, proprio come i loro compagni di sofferenza, gli 11.000 detenuti palestinesi languiscono in carceri israeliane per essersi opposti al sionismo.

Di fatto, invece della carità, vediamo blocchi stradali, demolizione di case, confische di terra ed una particolarmente demoniaca politica di affamare milioni di innocenti Palestinesi al fine di "ammorbidirli" e far loro accettare lo status di schiavi.

Vediamo anche crudeltà, molta crudeltà, e vediamo spietatezza, meschinità, e barbarie indescrivibile che supera la realtà.

Non dico questo in un momento di scoraggiamento. E' una politica sistematica del governo israeliano che punta ad intimidire i Palestinesi per spngerli a capitolare ed accettare l'apartheid e una perpetua occupazione. Forse che il vecchio funzionario israeliano, Dov Weisglass, non dichiarò lo scorso anno "metteremo a dieta i Palestinesi"?

Per tutte queste ragioni, è imperativo che questa "carità" israeliana per i rifugiati del Darfur sia messa nel contesto degli sforzi di propaganda di Israele, cioè distrarre l'attenzione dal crudele trattamento del popolo palestinese.


Khalid Amayreh è un giornalista palestinese ed un commentatore indipendente chede vve a Gerusalemme-Est.

Originale da http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=2700&lg=en


Tradotto dall'inglese da Gianluca Bifolchi, un membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft per ogni uso non-commerciale : è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne l'autore e la fonte
.
URL di questo articolo: http://www.tlaxcala.es/pp.asp?lg=it&reference=2665
 

 

 

 

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