7 su 10: un popolo in prigione
"Vedi chi si impegna
veramente per la pace!" Così -ancora una volta-
hanno pensato gli italiani che ascoltavano il Tg:
Israele, senza nominare nemmeno il processo di pace
e le continue violazioni della legalità
internazionale, è stato presentato da Claudio
Pagliara & c. come protagonista al vertice di Sharm
el-Sheikh di "generose concessioni" elargite ai
milioni di topi in gabbia della prigione
palestinese. "Libereranno ben 250 detenuti! E
pensare che l'intero Paese è sconvolto per la
detenzione del soldato Shalit..." Ed ecco che
puntualmente i media riescono a stravolgere la
realtà dei fatti: nessuno infatti accenna alla folle
sproporzione tra i 250 e i quasi 10.000 prigionieri
politici palestinesi rinchiusi nelle carceri
israeliane, di cui incredibilmente un enorme numero
è vittima di una delle più colossali vergogne
giuridiche, la "detenzione" amministrativa: nessun
capo d'imputazione, nessun processo... (va di moda
il "preventivo"...) Ecco i numeri di un intero
popolo "prigioniero" di Israele: 7 famiglie
palestinesi su 10 hanno un parente in cella! Il 44%
dei detenuti ha 16 e 17 anni. Oggi nelle carceri
israeliane sono detenuti 9.074 palestinesi, tra cui
350 minorenni e 260 donne. Molte madri hanno
partorito in cella, ed altre sono state separate a
forza dai loro bambini. Visto che nei vertici come
Sharm el-Sheikh neanche più Abu Mazen (!) parla di
colonizzazione nè di check-point ("non possiamo
certo rinunciare al controllo antiterroristico del
territorio"-ha affermato un membro della delegazione
israeliana) facciamo almeno noi e bocchescucite
lasciando parlare le cifre: 50mila persone sono
state arrestate durante la Seconda Intifada e di
queste ben 5mila erano minorenni. Nelle prigioni
israeliane sono morti 183 palestinesi; 42 di loro
sono morti per mancanze di cure, 69 per gli effetti
delle torture subite durante gli interrogatori. Ma
nell'abisso di questa infinita ingiustizia il
vertice di Sharm el-Sheikh è stato giudicato
"estremamente positivo" da Abu Mazen (leggete
l'acuta descrizione del leader palestinese che fa
Robert Fisk in LENTE D'INGRANDIMENTO), come viene
glorificato il risultato di avere ora due Palestine,
una delle quali, la Cisgiordania, sarà composto da
veri e propri bantustan soffocati da 700 chilometri
di muro (acuto il commento di Fioravanti in HANNO
DETTO). Per Gaza magari si potrà realizzare la
precisa indicazione di Benjamin Netanyahu :«Dobbiamo
attuare il blocco totale della striscia di Gaza,
tagliare alla popolazione l’acqua e l’elettricità e
decidere una limitata invasione di cinque-sei
chilometri». "Diciamo la verità alla gente -scrive
Giulietto Chiesa- in Palestina si si sta consumando
la più grave tragedia di questo popolo in
cinquant'anni di guerra per i suoi diritti. Stati
Uniti, Europa e Israele hanno già messo Hamas sul
tavolo degli accusati, ma essi sono, in varia
misura, i responsabili principali della rottura del
governo di unità nazionale. In realtà
l'Amministrazione USA gioisce, con Israele, di
questo esito drammatico: insieme potranno ora
finanziare e sostenere il piccolo Bantustan guidato
da Abbas, che si chiamerà West Bank, mentre potranno
trasformare Gaza in un poligono di tiro con
l'applauso dell'Occidente. L'Europa, che non ha
riconosciuto le legittime elezioni, stravinte da
Hamas nel gennaio 2006, impedendo a Hamas di
governare lo Stato palestinese, e che ha quindi
permesso a Israele di strangolare l’Autorità
palestinese (anche trattenendo illegalmente
centinaia di milioni di dollari di proprietà
palestinese), porta una gravissima responsabilità
storica, morale, politica" (Se 40 vi sembran pochi,
scrive Nurit Peled in A VOCE ALTA). Dice a questo
proposito Luisa Morgantini, vicepresidente del
parlamento europeo: "Le vicende di Gaza sono atroci
e non assolvo né quella parte di Hamas nè quella di
Fatah che ha partecipato ai crimini commessi. Ma
essendo io europea, non assolvo, in primo luogo,
noi, la Comunità Internazionale per non aver saputo,
dopo 40 anni di occupazione militare della
Cisgiordania e Gaza che i due popoli e due stati non
fossero solo vuote parole ma la possibilità reale
per i due popoli e i due stati di vivere in pacifica
coesistenza. Ripeto: le violenze e le violazioni dei
diritti umani tra i diversi gruppi palestinesi, o i
crimini di Al Qaeda o degli iracheni che distruggono
ed autodistruggono sono ascrivibili alle loro
responsabilità.Non capisco però perché si cancelli
l’occupazione militare israeliana della Cisgiordania
e Gaza, si cancellino le torture, gli 11 mila
palestinesi in carcere, le case demolite, la
confisca delle terre, il fanatismo dei coloni, la
mancanza di libertà di movimento per le persone e
per le merci, la distruzione sistematica delle
infrastrutture dell’autorità palestinese, dalle
centrali elettriche, al porto, all’aereoporto. Si
cancellino i vandalismi, i furti commessi
dall’esercito israeliano (di cui sono stata
testimone durante l’operazione “Scudo Difensivo”
nell’aprile 2002). Tutte illegalità commesse dal
governo israeliano e denunciate non solo dai
palestinesi o dai rapporti delle Nazioni Unite ma
anche da organizzazioni per la difesa dei diritti
umani Israeliani”.
“ Non tutto quello che è
male per la Palestina è bene per Israele. La divisione
in Palestina è male per Israele. Abbiamo bisogno di
pace con tutto il popolo palestinese, con tutte le sue
componenti, con tutti i suoi territori, sostenitori di
Fatah e sostenitori di Hamas, in Cisgiordania e nella
Striscia di Gaza”: è un annuncio pubblicato in questi
giorni a pagamento sul quotidiano israeliano “Haaretz”
dal gruppo di pace “Gush Shalom” fondato
dall’ex-parlamentare israeliano Uri Avnery,
pubblicista e attivista di pace, lo stesso che in un
articolo apparso su Il Manifesto del 27/6 afferma:
“Nessun allentamento delle misure restrittive e nessun
miglioramento economico potranno servire a qualcosa.
Abbas potrà salvarsi solo in un modo: l'immediato
inizio di negoziati di pace rapidi e propositivi,
finalizzati alla formazione di uno stato palestinese
su tutti i territori, con Gerusalemme Est capitale.
Niente di meno. Ma questo è esattamente ciò che il
governo di Israele non è preparato a fare. Non Olmert.
Né Tzipi Livni. Né Ehud Barak”. Ma questo è proprio
ciò che gli uomini e le donne che cercano la pace non
possono esimersi di continuare a chiedere e
rivendicare con forza.
Per il bene di tutti.
Qualcuno lo dica a Tony
Blair... |

Se 40 vi sembrano pochi
di Nurit Peled
assam e io siamo entrambi
vittime della crudele occupazione che ha corrotto questo
paese per 40 anni. Noi due siamo venuti questa sera per
lamentare il destino di questo posto che ha seppellito le
nostre due figlie, Smadar - la gemma dell'albero da frutta
- e Abir - il profumo del fiore -, che sono state
assassinate a distanza di 10 anni, 10 anni durante i quali
questo paese è stato ricoperto dal sangue dei bambini e il
regno sotterraneo dei bambini, che calpestiamo giorno dopo
giorno e ora dopo ora, è cresciuto fino a traboccare.
Ma ciò che unisce Bassam e me
non è proprio la morte cui l'occupazione ci ha condannato.
Ciò che ci unisce è principalmente la fiducia e la volontà
di far crescere i figli che ci sono stati lasciati in modo
che essi non permettano mai più a politici e generali
avidi e affamati di potere corrotti per la sete di sangue
e conquista di dominare sulle loro vite e di metterli
contro tutti gli altri. Essi non permetteranno più al
razzismo diffuso su questo paese di allontanarli dal
percorso di pace e fratellanza che si sono preparati.
Perché solo quella fratellanza può far cadere il muro di
razzismo che viene costruito davanti ai nostri occhi.
Per gli ultimi 40 anni
razzismo e megalomania hanno condizionato le nostre vite.
40 anni durante i quali più di 4 milioni di persone non
hanno conosciuto il significato di libertà di movimento.
40 anni in cui i bambini palestinesi sono nati e cresciuti
come prigionieri nelle loro case che l'occupazione ha
fatto diventare prigioni, privati di tutti i basilari
diritti cui hanno diritto gli esseri umani perché sono
umani. 40 anni durante i quali i bambini di Israele sono
stati educati ad un tipo di razzismo che per decenni non è
stato conosciuto nel mondo civilizzato. 40 anni durante i
quali essi hanno imparato ad odiare i vicini proprio
perché sono vicini, ad aver paura di loro senza
conoscerli, a vedere un quarto dei cittadini dello stato
come pericolo demografico e nemico interno, e a
considerare i residenti dei ghetti creati dalla politica
di occupazione come un problema che deve essere risolto.
Solo 60 anni fa gli ebrei erano residenti dei ghetti ed
erano agli occhi dei loro oppressori un problema che
bisognava fosse risolto. Solo 60 anni fa gli ebrei erano
rinchiusi dentro brutti muri di cemento elettrificati con
torri di controllo fornite di figure erette armate, e
privati della capacità di guadagnarsi la vita o di
crescere i loro figli con dignità. Solo 60 anni fa il
razzismo esigeva il suo prezzo dal popolo ebraico. Oggi il
razzismo domina nello stato ebraico, calpesta sotto i
piedi la dignità di un popolo e lo priva della libertà,
condanna tutti noi a una vita d'inferno. Per gli ultimi 40
anni la testa ebraica incessantemente si è inchinata in
venerazione del razzismo mentre la mente ebraica escogita
le vie più creative per devastare e demolire e distruggere
questo paese. Ciò è quel che rimane del genio ebraico che
ha creato Israele. La compassione ebraica, la pietà
ebraica, il cosmopolitismo ebraico, l'amore dell'umanità e
il rispetto per gli altri sono stati troppo a lungo
dimenticati. Il loro posto è stato rivendicato dal
razzismo. Fu solo il razzismo a motivare il soldato della
guardia di frontiera a premere il grilletto da dentro il
suo veicolo blindato e a colpire la testa della piccola
Abir mentre si rannicchiava sul muro della sua scuola per
paura del veicolo militare che caracollava giù nel cortile
della scuola come se quello fosse il suo proprio posto. È
solo il razzismo a motivare i conducenti dei bulldozer a
demolire le case sopra i loro occupanti, a distruggere
vigneti e campi, a sradicare ulivi centenari. Solo il
razzismo può inventare strade sulle quali la circolazione
è classificata in base alla razza, ed è solo il razzismo a
motivare i nostri figli a umiliare donne che potrebbero
essere loro madri e a maltrattare vecchi ai maledetti
check point, a colpire giovani della loro età che, come
loro, desiderano andare in macchina con la loro famiglia a
fare il bagno al mare, e a guardare con impassibilità
donne che partoriscono sulla strada. È solo razzismo puro
a motivare i nostri migliori piloti a sganciare bombe da
una tonnellata su edifici residenziali ed è solo il
razzismo a permettere a questi criminali di dormire bene
la notte.
Perché il razzismo elimina la
vergogna. Questo razzismo ha eretto per sé un monumento a
sua immagine - il monumento di un brutto, rigido,
minaccioso e invasivo muro di cemento. Un monumento che
proclama al mondo intero la messa al bando della vergogna
da questo paese. Questo muro è il nostro muro della
vergogna, è la testimonianza del fatto che noi abbiamo
smesso di essere una luce fra le nazioni per diventare "un
oggetto di disgrazia per le nazioni e una derisione per
tutti i paesi". (...)
Lo stato di Israele ha
acquisito il permesso di abusare di un'intera nazione
perché c'è l'antisemitismo. Lo stato di Israele porta il
disastro esistenziale - economico, sociale e umano - ai
suoi cittadini e a coloro che gli sono soggetti e nessuno
osa fermarlo perché una volta ci fu Hitler. E tutto ciò
mentre i sopravvissuti all'olocausto soffrono in questo
paese l'ignominia della fame.
Questa sera dobbiamo spiegare
al mondo che, se vuole salvare il popolo di Israele e il
popolo palestinese dall'imminente olocausto che minaccia
tutti noi, è necessario che condanni la politica
dell'occupazione: il dominio della morte deve essere
fermato nel suo percorso. Tutti i criminali di guerra che
mettono via la loro uniforme e si propongono di girare per
il mondo devono essere arrestati, giudicati e imprigionati
invece di avere il permesso di godere del piacere della
libertà mentre ancora si trascinano accanto una
tintinnante scatola di denaro piena di crimini di guerra.
Ed è venuto il tempo per noi
di smettere di consegnare i nostri figli ad un'autorità
per l'educazione che pianta in loro valori falsi e
razzisti e insegna loro che il loro contributo alla
società si riduce all'abuso e all'uccisione dei figli
dell'altro popolo. E' venuto il tempo per noi di spiegare
loro che la popolazione locale di questo posto non è
divisa fra ebrei e non-ebrei, come è scritto nei loro
libri di scuola, ma fra esseri umani che vogliono vivere
in pace e tranquillità nonostante tutto.
v
ULTIME. 2 luglio
ore 9. RAID ISRAELIANI SU GAZA.
A FERRO E FUOCO.
4000 DISPERATI AI VALICHI.
Proprio così, alla
lettera, visto che anche l'officina di lavorazione del
ferro di Salah è stata colpita dai continui attacchi dal
cielo oltre all'invasione delle scorse ore. Aumenta il
numero dei palestinesi uccisi:l'altro ieri se ne contavano
14, ieri altri 6 uccisi verso Khan Yunis, e 4 nella
striscia centrale. Taghreed, giovane donna di 31 anni,
madre di 5 bambini, malata di tumore, è morta di stenti
oggi, al valico di Rafah... (www.infopal.it
)
Intanto è da
giorni che Nablus è invasa e sotto coprifuoco
un altro scempio
di umanità si sta consumando sotto gli occhi di tutti a
Rafah. “4000 tra anziani, ammalati, bambini, donne e
uomini -denuncia Luisa Morgantini Vicepresidente del
Parlamento Europeo- sono bloccati al valico di Rafah,
sotto il sole cocente da 42 gradi e senza nessun aiuto
umanitario. Sappiamo che la soluzione della tragedia
palestinese che non è una questione solo umanitaria è
nella fine dell' occupazione militare israeliana, ma
intanto si agisca subito sulle condizioni di vita
quotidiana”.

I poveri di Agnese
“I poveri ci vuol poco a
farli passare per briganti”, dice Agnese al cardinale
Federigo nei Promessi Sposi (cap.XXIV). E alludeva a
Renzo, fatto passare nei rapporti della polizia e
nell’opinione pubblica della Milano del 600, come un
sovversivo, un terrorista.
Parole sempre vere. Perché fa
parte della povertà anche non potersi difendere neppure
nella reputazione.
È quel che avviene, e non da
oggi, ai palestinesi, due terzi dei quali vive con meno di
due dollari al giorno: nell’opinione pubblica, così come
viene informata dalla televisione, radio e quasi tutta la
nostra stampa, essi sono rappresentati o come terroristi o
come corrotti. Sintetizza alla sua maniera Giuliano
Ferrara sul suo Foglio lunedì 18 giugno. “Gli scontri tra
palestinesi hanno dato vita a due non –stati: uno il regno
dell’oscurantismo, l’altro della corruzione”
I poveri si accettano soltanto se sono belli, buoni, miti
e pazienti, non si tollera che possano essere brutti o
cattivi o ribelli.
Ai ricchi e ai potenti invece tutto si concede. Così a
Israele si concede che occupi i territori palestinesi da
40 anni, che non rispetti nessuna risoluzione dell’Onu,
che continui a costruire colonie ebraiche nei Territori,
che costruisca un muro alto 8 metri e lungo 750 km non
sulla Linea Verde ma per gran parte all’interno dei
territori, in spregio alla sentenza della Corte
Internazionale dell’Aja, che compia omicidi mirati come se
avesse licenza di uccidere, che demolisca migliaia di case
palestinesi e abbatta centinaia di migliaia di ulivi,
istituisca un sistema di strade separate e di checkpoint
in Cisgiordania che sono un vero e proprio sistema di
apartheid, che tenga in prigione 11 mila palestinesi tra
cui quaranta parlamentari e tre ministri e migliaia di
adolescenti.
In nome della sicurezza e
della lotta al terrorismo, i governi israeliani
giustificano ogni violenza sui palestinesi. Fatah è
corrotta, Hamas è terrorista: chi sono stati i corruttori
di Fatah e perché e da dove nasce il terrorismo non è dato
sapere e nemmeno chiedere, sotto l’accusa di passare per
antisemita. L’unica politica seguita da Israele,
soprattutto dopo l’uccisione di Rabin, è stata quella
della forza e della violenza di stato, come se questa
fosse la soluzione del problema, mentre invece ne è la
causa. (Speri Israele nel Signore, recita il salmo; ora
Israele confida solo nella forza delle armi e del denaro)
Ai poveri si fa l’elemosina, ma guai a loro se rivendicano
diritti.
Così di elemosina vivono quattro milioni di profughi
palestinesi nei campi profughi del Medio Oriente: per loro
non vale nessun diritto al ritorno, come invece vale per
gli ebrei di tutto il mondo, che diventano cittadini
israeliani ventiquattro ore dopo il loro sbarco a Tel
Aviv; così sono tutti pronti a fare elemosine al governo
nuovo di Abu Mazen, Stati Uniti, Europa; Olmert pare
pronto a restituire 600 milioni di dollari di entrate
doganali sottratti ai palestinesi e per punirli di aver
votato per Hamas nel gennaio del 2006. Ma guai ai
palestinesi se invocano il diritto internazionale, la
sentenza della Corte dell’Aja sul Muro, la risoluzione 242
dell’Onu sul ritiro dai Territori occupati nel 67, la fine
dell’occupazione.
Quella occupazione che- come
continua a ripetere mons. Sabbah, patriarca latino di
Gerusalemme- è la madre di tutte le violenze in
Palestina; e di tutte le sofferenze.
E a proposito delle violenze
tra palestinesi, della tristissima guerra fratricida in
corso tra Hamas e Fatah, Sandro Viola onestamente scrive:
"È doveroso chiedersi quale altro popolo avrebbe
sopportato senza perdere la ragione i quarant' anni che
hanno vissuto i palestinesi." ( La Repubblica, il 17
giugno)
E Jhon Pilger, giustamente
citava il grande intellettuale palestinese Eward Said, il
quale rimproverava amaramente i giornalisti occidentali
di "cancellare il contesto della violenza palestinese, la
risposta di un popolo disperato e orribilmente oppresso,
la terribile sofferenza da cui essa scaturisce" (Jhon
Pilger, Il Manifesto 17 giugno)
La sofferenza dei palestinesi.
Perfino il quotidiano israeliano più conservatore,Yediot
Aharonot, che spicca in queste settimane per l'esaltazione
della “guerra dei sei giorni " (5-9 giugno 1967), ha
ospitato un editoriale che confessa e ammette: "La cosa
più infernale che potrebbe capitare oggi ad un israeliano
sarebbe l'esser legato ad una sedia costretto a vedere in
un lungo video le immagini di tutto quello che noi abbiamo
fatto ai palestinesi in 40 anni in Cisgiordania!"
E per tornare ai Promessi
Sposi, Manzoni osserva al cap.II:
“I soverchiatori, tutti coloro
che in qualunque modo fanno torto altrui, sono rei non
solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora
a cui portano gli animi degli offesi”. Tante situazioni si
rispecchiano in questa sentenza, anche quella palestinese.

Tiro al piccione
Undici palestinesi, tra cui un
bambino di 12 anni, uccisi dall’esercito israeliano ieri a
Gaza. Nemmeno una parola al Tg1 delle 20.00, nemmeno una
parola a ricordo nella rassegna stampa di Prima Pagina a
radio 3. Come se fossero stati uccisi dei piccioni. Mi
immagino i titoli a nove colonne sul Corriere, le prime
dei telegiornali se fossero stati uccisi undici
israeliani. Gli omicidi mirati di palestinesi ( e quando
la mira non è esatta si uccidono bambini, donne, vecchi,
fa lo stesso) vengono eseguiti quasi quotidianamente da
Israele. Con il Quartetto che non vede, non sente, non
parla, lascia fare a Israele tutto quello che vuole: un
vero quartetto dell’acquiescenza. Chi ha chiesto, come
l’Italia e l’Europa (come i radicali!), una moratoria
delle esecuzioni capitali all’assemblea generale delle
Nazioni Unite, non dice nulla sulle condanne a morte
eseguite da Israele quasi quotidiane nei Territori
palestinesi. Le poche voci che protestano, come quella di
Amnesty, hanno luogo solo nel deserto.
Luigi Fioravanti

Benvenuti in “Palestina” !
di Robert Fisk
quanto sono fastidiosi questi
musulmani del Medio Oriente! Prima chiediamo ai
palestinesi di abbracciare la democrazia, poi eleggono il
partito sbagliato - Hamas - ed infine Hamas vince una
mini-guerra civile e assume il controllo della Striscia di
Gaza. E noi occidentali vogliamo ancora negoziare con lo
screditato presidente Abu Mazen.
Oggi la «Palestina» - tra
virgolette per cortesia - ha due primi ministri. Benvenuti
in Medio Oriente.
Con chi possiamo trattare? Con
chi parliamo? Ovviamente avremmo dovuto parlare con Hamas
mesi fa. Ma non ci piaceva il governo democraticamente
eletto del popolo palestinese. I palestinesi, secondo noi,
avrebbero dovuto votare per Fatah e per la sua dirigenza
corrotta. Invece hanno votato per Hamas che si rifiuta di
riconoscere Israele o di attenersi agli accordi di Oslo
ormai completamente screditati.
Nessuno - in Occidente - si è
chiesto quale particolare Israele avrebbe dovuto
riconoscere Hamas. L’Israele del 1948? L’Israele dei
confini successivi alla guerra del 1967? L’Israele che
costruisce - e continua a costruire - enormi insediamenti
per gli ebrei e solo per gli ebrei in terra araba
arraffando oltre il 22% della «Palestina» che dovrebbe
essere oggetto del negoziato?
E quindi oggi dovremmo parlare
con il nostro fedele poliziotto, Abu Mazen, il leader
palestinese «moderato» (così lo definiscono la Bbc, la Cnn
e Fox News), un uomo che ha scritto un libro di 600 pagine
su Oslo senza mai citare la parola «occupazione», un uomo
che ha sempre parlato di «ridispiegamento» e mai di
«ritiro» israeliano, un «leader» di cui possiamo fidarci
perché porta la cravatta e quando va alla Casa Bianca dice
tutto quello che ci aspettiamo che dica.
I palestinesi non hanno votato
per Hamas perché volevano una repubblica islamica - ed è
questo il modo in cui verrà dipinta la sanguinosa vittoria
di Hamas - ma perché erano stanchi della corruzione
dell’organizzazione di Abu Mazen e del marciume
dell’«Autorità Palestinese».
(…) Ora che Gaza appartiene ad
Hamas cosa faranno i nostri leader eletti? I tromboni
della Ue, dell’Onu, di Washington e di Mosca saranno
costretti a parlare con questi miserabili e ingrati
(niente paura non vi stringeranno la mano) oppure dovranno
riconoscere la versione cisgiordana della Palestina
ignorando Hamas che ha vinto le elezioni e ha sconfitto
militarmente Fatah a Gaza?
È facile, ovviamente maledire
entrambi. Ma è quello che diciamo continuamente su tutto
il Medio Oriente. Se solo Bashar al-Assad non fosse
presidente della Siria (Dio solo sa quale sarebbe
l’alternativa) o se quel pazzo di Ahmadinejad non fosse il
presidente e il padrone dell’Iran (anche se in realtà non
sa nemmeno cosa è un missile nucleare).
Se solo il Libano fosse una
democrazia fatta in casa come quella dei nostri vicini -
il Belgio, ad esempio, o il Lussemburgo. Ma no, questi
fastidiosi mediorientali votano per la gente sbagliata,
appoggiano la gente sbagliata, amano la gente sbagliata,
non si comportano come noi civilizzati occidentali.
E allora cosa fare? Magari
appoggiare la rioccupazione di Gaza? Certamente non
criticheremo Israele.
E continueremo a mostrare
tutto il nostro affetto ai re, ai principi e agli
sgradevoli presidenti del Medio Oriente fin quando tutta
la regione ci scoppierà in faccia e a quel punto diremo -
come già facciamo degli iracheni - che non meritano il
nostro sacrificio e il nostro amore.
Come far fronte ad un colpo di
Stato ad opera di un governo eletto?
tratto da The Independent
La cruna dell’ago chiamata
Hamas
di Silvano Andriani
mancato riconoscimento della
nuova Autorità palestinese presieduta da Ismail Haniya da
parte di Israele e degli occidentali, con il conseguente
tentativo di delegittimarla ed affamarla bloccando i fondi
che dovevano esserle trasferiti secondo gli accordi, è la
causa principale degli eventi che hanno portato alla
situazione attuale, anche perchè tale atteggiamento si è
sposato con la scarsa disponibilità di Al Fatah a
trasferire i poteri al governo democraticamente eletto.
Tale atteggiamento non è cambiato, quando Hamas ha
proposto una tregua di dieci anni e dichiarato
unilateralmente una tregua di diciotto mesi.
Dopo la crisi e la guerra in
Libano dello scorso anno, l’Arabia Saudita ha lanciato una
propria iniziativa sulla questione palestinese, evento
importante in sé e per i risultati che ha conseguito. In
sé perché segnalava la volontà di un importante paese
sunnita di scendere in campo anche per bilanciare il peso
dell’Iran, potenza sciita che si sta rafforzando in
conseguenza della strategia statunitense. I risultati
raggiunti furono due. Innanzitutto la formazione di un
governo di unità nazionale palestinese con l’accettazione
da parte di Hamas degli accordi già conclusi con Israele
dall’Olp, il che comportava, sia pure indirettamente, il
riconoscimento di Israele. Il secondo risultato fu
l’impegno di tutti i paesi arabi a riconoscere Israele nel
caso di una conclusione positiva della vicenda
palestinese. Benché lasciasse chiaramente intravedere la
possibilità che Hamas arrivasse a riconoscere anche
esplicitamente Israele, quegli eventi non hanno fatto
cambiare rotta agli Usa e ad Israele.
(…) I palestinesi, naturalmente, hanno la principale
responsabilità di una situazione che potrebbe significare
l’abbandono del sogno di uno Stato palestinese per essersi
divisi dopo avere accettato di regolare democraticamente
l’accesso al potere.
Ora, dopo la guerra civile, la
realtà palestinese è divisa in due staterelli governati
dalle opposte fazioni. Il prestigio dell’Arabia Saudita,
che si era spesa per una soluzione che preservasse l’unità
dei palestinesi mentre garantiva la sicurezza di Israele,
risulta menomata e questo può avere conseguenze negative
che travalicano la vicenda palestinese. La decisione di
Bush ed Olmert è di aprire le trattative col governo di
Mahmud Abas e continuare l’isolamento di Gaza e certamente
può apparire più facile trattare con un presidente
dimezzato dalla secessione di Gaza. Anzi qualcuno potrebbe
supporre che gli israeliani pensino che si stia
realizzando quello che una parte di loro aveva sperato, la
formazione di due entità palestinesi fisicamente separate
ed ora divise anche dall’odio della guerra civile. Ma non
è detto che il governo del Presidente sia in grado di
accettare o fare accettare al popolo palestinese un
compromesso qualsiasi e l’abbandono del sogno di uno Stato
palestinese. Hamas controlla Gaza e l’isolamento potrebbe
spingerla a rafforzare i legami con l’Iran e, nel peggiore
dei casi, farla diventare uno staterello fallito, terreno
di coltura del terrorismo ai confini di Israele. Se gli
israeliani non pensano di occuparla di nuovo, affrontando
ancora anni di guerriglia, prima o poi dovranno fare i
conti con Hamas.
Puntare alla riappacificazione
dei palestinesi per ottenere una pace ed una garanzia di
sicurezza duraturi sembra la via più saggia. Ed Hamas deve
sapere che nessun accordo sarà possibile che non comprenda
il riconoscimento di Israele e Al Fatah deve riconoscere
che, in democrazia a governare spetta agli eletti dal
popolo.
da L'Unità, 24 giugno 2007

Dalla più profonda
ingiustizia,
l’imperiosa necessità della
pace
di Ettore Masina
na tragedia che accompagna la
mia storia è quella della Palestina. Ne ho studiato le
cause e ne ho visto con i miei occhi gli effetti: non solo
le immagini che la televisione ci mostra, accompagnate
(parlo del TG1) da informazioni così unilaterali nel loro
favoreggiamento della propaganda governativa israeliana
che nessun telegiornale di Tel Aviv le metterebbe in onda:
ma il pianto dei bambini e delle donne accanto alle case
demolite dai bulldozers, gli ulivi abbattuti, gli uomini
che raccolgono le vittime innocenti del killeraggio
missilistico israeliano, la vergogna dei check-point.
Oggi, più che mai, questa ferocia nei confronti dei
palestinesi celebra il suo trionfo: fosse ancora vivo
Sharon, come gioirebbe di questa guerra civile fra
palestinesi. Chi ha a cuore la pace, la giustizia, la
grandezza dell’ebraismo e della sua cultura sente le sue
speranze messe a prova. Ma non dobbiamo tradirle: grandi
scrittori, da Grossman a Yehoschua, pacifisti, giornalisti
israeliani vedono ormai chiaramente come non sia possibile
costruire un futuro sulla violenza dei forti. Sono voci
che risuonano nel cuore del popolo israeliano e sembrano
diventare sempre più solenni, che in mezzo alle rovine
annunziano l’imperiosa necessità della pace.
Verso nuove elezioni?
Mustafa Barghouthi, ex
ministro dell'informazione nel governo di unità nazionale,
un moderato e pragmatico elemento di unione tra le entità
palestinesi, dalla sua prigionia nelle galere israeliane,
vede di buon occhio le mosse di Abbas e l'organizzazione
di nuove elezioni. Ma, mi chiedo io, per eleggere chi? La
maggior parte dei rappresentanti votati alle scorse
elezioni, consiglieri comunali, sindaci, ministri,
parlamentari, se non sono stati assassinati, con tutte le
loro famiglie e vicini di casa, sono stati recentemente
arrestati, dagli israeliani o da Fatah. Chi dovrebbero
votare ora gli elettori palestinesi, sfiduciati e traditi?
Perchè loro un giudizio l'avevano già da poco espresso.
Non potrebbero quindi che votare per gli unici rimasti in
corsa, quelli di Fatah e Abbas, sempre se graditi a
Israele e USA.
Filippo Fortunato Pilato,
Aid-Jerusalem News, 20 giugno 2007

Appello urgente da Betlemme
Metti
nel tuo bagaglio le medicine per il Baby Hospital
È URGENTE! CHI È IN PARTENZA
PER LA PALESTINA non dimentichi UN PACCO DI MEDICINE di
cui il CHARITAS BABY HOSPITAL di Betlemme ha URGENTISSIMO
BISOGNO!
"L'Associazione Maniverso
www.maniverso.org , una Onlus di Mestre, in collaborazione
con le suore Elisabettine di Padova lancia un appello per
l'invio di medicinali, materiale sanitario, vestiario per
neonati di cui l'osperale "Caritas Baby Hospital", unica
struttura pediatrica dell'intera Palestina, ha estremo
bisogno!
I "muri" che impediscono
questi invii sono molti, troppi; l'unica strada che far
arrivare specialmente i medicinali molto spesso
"indispensabili" per i piccoli pazienti è affidarli a
gruppi di pellegrini in partenza per la Palestina.
Maniverso chiede la vostra
collaborazione: DATECI NOTIZIA DI SINGOLI O GRUPPI CHE
PROSSIMAMENTE PARTIRANNO: è semplicissimo collaborare
offrendo la propria disponibilità a portare nel proprio
bagaglio una scatola (circa un kilogrammo) di medicinali
che altrento facilmente verrà consegnata al "Caritas Baby
Hospital".
Per informazioni potete contattare direttamente
l'Associazione maniverso.onlus@libero.it o Bocchescucite
nandyno@libero.it. Grazie!