HOME PAGE  (italiano)

HOME  PAGE  (english)


NEWSLETTER ARCHIVIO

Issued Newsletters


 Diario di un Pellegrino

A Pilgrim's Diary



 

ISCRIZIONE NEWSLETTER

 

Ç

CLICCA  QUI

Vuoi ricevere la nostra

Newsletter con articoli,

commenti,  avvenimenti,

aggiornamenti,

appuntamenti

riguardanti la Terra

Santa ed il Medio

Oriente?

Iscriviti alla nostra

Newsletter "Notizie

dalla Terra Santa",

semplicemente

CLICCA  QUI

È

 

ISCRIZIONE NEWSLETTER

 

 

Notizie dalla Terra Santa

 

Anno II, Comunicato n. 84 (italiano), del 7/7/2007

 

 

Abbiamo ricevuto da don Nandino, e vi inoltriamo, alcuni resoconti e commenti sugli ultimi avvenimenti di Terra Santa:

 

BoccheScucite n. 36

(testo a sfondo azzurro)

 

 

Generosi o criminali?

7 su 10: un popolo in prigione

 

"Vedi chi si impegna veramente per la pace!" Così -ancora una volta- hanno pensato gli italiani che ascoltavano il Tg: Israele, senza nominare nemmeno il processo di pace e le continue violazioni della legalità internazionale, è stato presentato da Claudio Pagliara & c. come protagonista al vertice di Sharm el-Sheikh di "generose concessioni" elargite ai milioni di topi in gabbia della prigione palestinese. "Libereranno ben 250 detenuti! E pensare che l'intero Paese è sconvolto per la detenzione del soldato Shalit..." Ed ecco che puntualmente i media riescono a stravolgere la realtà dei fatti: nessuno infatti accenna alla folle sproporzione tra i 250 e i quasi 10.000 prigionieri politici palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane, di cui incredibilmente un enorme numero è vittima di una delle più colossali vergogne giuridiche, la "detenzione" amministrativa: nessun capo d'imputazione, nessun processo... (va di moda il "preventivo"...) Ecco i numeri di un intero popolo "prigioniero" di Israele: 7 famiglie palestinesi su 10 hanno un parente in cella! Il 44% dei detenuti ha 16 e 17 anni. Oggi nelle carceri israeliane sono detenuti 9.074 palestinesi, tra cui 350 minorenni e 260 donne. Molte madri hanno partorito in cella, ed altre sono state separate a forza dai loro bambini. Visto che nei vertici come Sharm el-Sheikh neanche più Abu Mazen (!) parla di colonizzazione nè di check-point ("non possiamo certo rinunciare al controllo antiterroristico del territorio"-ha affermato un membro della delegazione israeliana) facciamo almeno noi e bocchescucite lasciando parlare le cifre: 50mila persone sono state arrestate durante la Seconda Intifada e di queste ben 5mila erano minorenni. Nelle prigioni israeliane sono morti 183 palestinesi; 42 di loro sono morti per mancanze di cure, 69 per gli effetti delle torture subite durante gli interrogatori.  Ma nell'abisso di questa infinita ingiustizia il vertice di Sharm el-Sheikh è stato giudicato "estremamente positivo" da Abu Mazen (leggete l'acuta descrizione del leader palestinese che fa Robert Fisk in LENTE D'INGRANDIMENTO), come viene glorificato il risultato di avere ora due Palestine, una delle quali,  la Cisgiordania, sarà composto da veri e propri bantustan soffocati da  700 chilometri di muro (acuto il commento di Fioravanti in HANNO DETTO). Per Gaza magari si potrà realizzare la precisa indicazione di Benjamin Netanyahu :«Dobbiamo attuare il blocco totale della striscia di Gaza, tagliare alla popolazione l’acqua e l’elettricità e decidere una limitata invasione di cinque-sei chilometri». "Diciamo la verità alla gente -scrive Giulietto Chiesa- in Palestina si si sta consumando la più grave tragedia di questo popolo in cinquant'anni di guerra per i suoi diritti. Stati Uniti, Europa e Israele hanno già messo Hamas sul tavolo degli accusati, ma essi sono, in varia misura, i responsabili principali della rottura del governo di unità nazionale. In realtà l'Amministrazione USA gioisce, con Israele, di questo esito drammatico: insieme potranno ora finanziare e sostenere il piccolo Bantustan guidato da Abbas, che si chiamerà West Bank, mentre potranno trasformare Gaza in un poligono di tiro con l'applauso dell'Occidente. L'Europa, che non ha riconosciuto le legittime elezioni, stravinte da Hamas nel gennaio 2006, impedendo a Hamas di governare lo Stato palestinese, e che ha quindi permesso a Israele di strangolare l’Autorità palestinese (anche trattenendo illegalmente centinaia di milioni di dollari di proprietà palestinese), porta una gravissima responsabilità storica, morale, politica" (Se 40 vi sembran pochi, scrive Nurit Peled in A VOCE ALTA). Dice a questo proposito Luisa Morgantini, vicepresidente del parlamento europeo: "Le vicende di Gaza sono atroci e non assolvo né quella parte di Hamas nè  quella di Fatah che ha partecipato ai crimini commessi. Ma essendo io europea,  non assolvo, in primo luogo,  noi, la Comunità Internazionale per non aver saputo, dopo 40 anni di occupazione militare della Cisgiordania e Gaza che i due popoli e due stati non fossero solo vuote parole ma la possibilità reale per i due popoli e i due stati di vivere in pacifica coesistenza. Ripeto: le violenze e le violazioni dei diritti umani tra i diversi gruppi palestinesi, o i crimini di Al Qaeda o degli iracheni che distruggono ed autodistruggono sono ascrivibili alle loro responsabilità.Non capisco però perché si cancelli l’occupazione militare israeliana della Cisgiordania e Gaza, si cancellino le torture, gli 11 mila palestinesi in carcere, le case demolite, la confisca delle terre, il fanatismo dei coloni, la mancanza di libertà di movimento per le persone e per le merci, la distruzione sistematica delle infrastrutture dell’autorità palestinese, dalle centrali elettriche, al porto, all’aereoporto. Si cancellino i vandalismi, i furti commessi dall’esercito israeliano (di cui sono stata testimone durante l’operazione “Scudo Difensivo” nell’aprile 2002). Tutte illegalità commesse dal governo israeliano e denunciate non solo dai palestinesi o dai rapporti delle Nazioni Unite ma anche da organizzazioni per la difesa dei diritti umani Israeliani”.

 

“ Non tutto quello che è male per la Palestina è bene per Israele. La divisione in Palestina è male per Israele. Abbiamo bisogno di pace con tutto il popolo palestinese, con tutte le sue componenti, con tutti i suoi territori, sostenitori di Fatah e sostenitori di Hamas, in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza”: è un annuncio pubblicato in questi giorni a pagamento sul quotidiano israeliano “Haaretz” dal gruppo di pace “Gush Shalom” fondato dall’ex-parlamentare israeliano Uri Avnery, pubblicista e attivista di pace, lo stesso che in un articolo apparso su Il Manifesto del 27/6 afferma: “Nessun allentamento delle misure restrittive e nessun miglioramento economico potranno servire a qualcosa. Abbas potrà salvarsi solo in un modo: l'immediato inizio di negoziati di pace rapidi e propositivi, finalizzati alla formazione di uno stato palestinese su tutti i territori, con Gerusalemme Est capitale. Niente di meno. Ma questo è esattamente ciò che il governo di Israele non è preparato a fare. Non Olmert. Né Tzipi Livni. Né Ehud Barak”. Ma questo è proprio ciò che gli uomini e le donne che cercano la pace non possono esimersi di continuare a chiedere e rivendicare con forza.

Per il bene di tutti.

Qualcuno lo dica a Tony Blair...

Se 40 vi sembrano pochi

di Nurit Peled

 

B

assam e io siamo entrambi vittime della crudele occupazione che ha corrotto questo paese per 40 anni. Noi due siamo venuti questa sera per lamentare il destino di questo posto che ha seppellito le nostre due figlie, Smadar - la gemma dell'albero da frutta - e Abir - il profumo del fiore -, che sono state assassinate a distanza di 10 anni, 10 anni durante i quali questo paese è stato ricoperto dal sangue dei bambini e il regno sotterraneo dei bambini, che calpestiamo giorno dopo giorno e ora dopo ora, è cresciuto fino a traboccare.

Ma ciò che unisce Bassam e me non è proprio la morte cui l'occupazione ci ha condannato. Ciò che ci unisce è principalmente la fiducia e la volontà di far crescere i figli che ci sono stati lasciati in modo che essi non permettano mai più a politici e generali avidi e affamati di potere corrotti per la sete di sangue e conquista di dominare sulle loro vite e di metterli contro tutti gli altri. Essi non permetteranno più al razzismo diffuso su questo paese di allontanarli dal percorso di pace e fratellanza che si sono preparati. Perché solo quella fratellanza può far cadere il muro di razzismo che viene costruito davanti ai nostri occhi.

 

Per gli ultimi 40 anni razzismo e megalomania hanno condizionato le nostre vite. 40 anni durante i quali più di 4 milioni di persone non hanno conosciuto il significato di libertà di movimento. 40 anni in cui i bambini palestinesi sono nati e cresciuti come prigionieri nelle loro case che l'occupazione ha fatto diventare prigioni, privati di tutti i basilari diritti cui hanno diritto gli esseri umani perché sono umani. 40 anni durante i quali i bambini di Israele sono stati educati ad un tipo di razzismo che per decenni non è stato conosciuto nel mondo civilizzato. 40 anni durante i quali essi hanno imparato ad odiare i vicini proprio perché sono vicini, ad aver paura di loro senza conoscerli, a vedere un quarto dei cittadini dello stato come pericolo demografico e nemico interno, e a considerare i residenti dei ghetti creati dalla politica di occupazione come un problema che deve essere risolto. Solo 60 anni fa gli ebrei erano residenti dei ghetti ed erano agli occhi dei loro oppressori un problema che bisognava fosse risolto. Solo 60 anni fa gli ebrei erano rinchiusi dentro brutti muri di cemento elettrificati con torri di controllo fornite di figure erette armate, e privati della capacità di guadagnarsi la vita o di crescere i loro figli con dignità. Solo 60 anni fa il razzismo esigeva il suo prezzo dal popolo ebraico. Oggi il razzismo domina nello stato ebraico, calpesta sotto i piedi la dignità di un popolo e lo priva della libertà, condanna tutti noi a una vita d'inferno. Per gli ultimi 40 anni la testa ebraica incessantemente si è inchinata in venerazione del razzismo mentre la mente ebraica escogita le vie più creative per devastare e demolire e distruggere questo paese. Ciò è quel che rimane del genio ebraico che ha creato Israele. La compassione ebraica, la pietà ebraica, il cosmopolitismo ebraico, l'amore dell'umanità e il rispetto per gli altri sono stati troppo a lungo dimenticati. Il loro posto è stato rivendicato dal razzismo. Fu solo il razzismo a motivare il soldato della guardia di frontiera a premere il grilletto da dentro il suo veicolo blindato e a colpire la testa della piccola Abir mentre si rannicchiava sul muro della sua scuola per paura del veicolo militare che caracollava giù nel cortile della scuola come se quello fosse il suo proprio posto. È solo il razzismo a motivare i conducenti dei bulldozer a demolire le case sopra i loro occupanti, a distruggere vigneti e campi, a sradicare ulivi centenari. Solo il razzismo può inventare strade sulle quali la circolazione è classificata in base alla razza, ed è solo il razzismo a motivare i nostri figli a umiliare donne che potrebbero essere loro madri e a maltrattare vecchi ai maledetti check point, a colpire giovani della loro età che, come loro, desiderano andare in macchina con la loro famiglia a fare il bagno al mare, e a guardare con impassibilità donne che partoriscono sulla strada. È solo razzismo puro a motivare i nostri migliori piloti a sganciare bombe da una tonnellata su edifici residenziali ed è solo il razzismo a permettere a questi criminali di dormire bene la notte.

 

Perché il razzismo elimina la vergogna. Questo razzismo ha eretto per sé un monumento a sua immagine - il monumento di un brutto, rigido, minaccioso e invasivo muro di cemento. Un monumento che proclama al mondo intero la messa al bando della vergogna da questo paese. Questo muro è il nostro muro della vergogna, è la testimonianza del fatto che noi abbiamo smesso di essere una luce fra le nazioni per diventare "un oggetto di disgrazia per le nazioni e una derisione per tutti i paesi". (...)

 

Lo stato di Israele ha acquisito il permesso di abusare di un'intera nazione perché c'è l'antisemitismo. Lo stato di Israele porta il disastro esistenziale - economico, sociale e umano - ai suoi cittadini e a coloro che gli sono soggetti e nessuno osa fermarlo perché una volta ci fu Hitler. E tutto ciò mentre i sopravvissuti all'olocausto soffrono in questo paese l'ignominia della fame.

Questa sera dobbiamo spiegare al mondo che, se vuole salvare il popolo di Israele e il popolo palestinese dall'imminente olocausto che minaccia tutti noi, è necessario che condanni la politica dell'occupazione: il dominio della morte deve essere fermato nel suo percorso. Tutti i criminali di guerra che mettono via la loro uniforme e si propongono di girare per il mondo devono essere arrestati, giudicati e imprigionati invece di avere il permesso di godere del piacere della libertà mentre ancora si trascinano accanto una tintinnante scatola di denaro piena di crimini di guerra.

 

Ed è venuto il tempo per noi di smettere di consegnare i nostri figli ad un'autorità per l'educazione che pianta in loro valori falsi e razzisti e insegna loro che il loro contributo alla società si riduce all'abuso e all'uccisione dei figli dell'altro popolo. E' venuto il tempo per noi di spiegare loro che la popolazione locale di questo posto non è divisa fra ebrei e non-ebrei, come è scritto nei loro libri di scuola, ma fra esseri umani che vogliono vivere in pace e tranquillità nonostante tutto.

v

ULTIME. 2 luglio ore 9. RAID ISRAELIANI SU GAZA.

A FERRO E FUOCO. 4000 DISPERATI AI VALICHI.

Proprio così, alla lettera, visto che anche l'officina di lavorazione del ferro di Salah è stata colpita dai continui attacchi dal cielo oltre all'invasione delle scorse ore. Aumenta il numero dei palestinesi uccisi:l'altro ieri se ne contavano 14, ieri altri 6 uccisi verso Khan Yunis, e 4 nella striscia centrale. Taghreed, giovane donna di 31 anni, madre di 5 bambini, malata di tumore, è morta di stenti oggi, al valico di Rafah... (www.infopal.it )

Intanto è da giorni che Nablus è invasa e sotto coprifuoco un altro scempio di umanità si sta consumando sotto gli occhi di tutti a Rafah. “4000 tra anziani, ammalati, bambini, donne e uomini -denuncia Luisa Morgantini Vicepresidente del Parlamento Europeo- sono bloccati al valico di Rafah, sotto il sole cocente da 42 gradi e senza nessun aiuto umanitario. Sappiamo che la soluzione della tragedia palestinese che non è una questione solo umanitaria è nella fine dell' occupazione militare israeliana, ma intanto si agisca subito sulle condizioni di vita quotidiana”.
 

I poveri di Agnese

 

I poveri ci vuol poco a farli passare per briganti”, dice Agnese al cardinale Federigo nei Promessi Sposi (cap.XXIV). E alludeva a Renzo, fatto passare nei rapporti della polizia e nell’opinione pubblica della Milano del 600, come un sovversivo, un terrorista.

Parole sempre vere. Perché fa parte della povertà anche non potersi difendere neppure  nella reputazione.

È quel che avviene, e non da oggi, ai palestinesi, due terzi dei quali vive con meno di due dollari al giorno: nell’opinione pubblica, così come viene informata dalla televisione, radio e quasi tutta la nostra stampa, essi sono rappresentati o come terroristi o come corrotti. Sintetizza alla sua maniera Giuliano Ferrara sul suo Foglio lunedì 18 giugno. “Gli scontri tra palestinesi hanno dato vita a due non –stati: uno il regno dell’oscurantismo, l’altro  della corruzione”

 

I poveri si accettano soltanto se sono belli, buoni, miti e pazienti, non si tollera che possano essere brutti o cattivi o ribelli. Ai ricchi e ai potenti invece tutto si concede. Così a Israele si concede che occupi i territori palestinesi da 40 anni, che non rispetti nessuna risoluzione dell’Onu, che continui a costruire colonie ebraiche nei Territori, che costruisca un muro alto 8 metri e lungo 750 km non sulla Linea Verde ma per gran parte all’interno dei territori, in spregio alla sentenza della Corte Internazionale dell’Aja, che compia omicidi mirati come se avesse licenza di uccidere, che demolisca migliaia di case palestinesi e abbatta centinaia di migliaia di ulivi, istituisca un sistema di strade separate e di checkpoint in Cisgiordania che sono un vero e proprio sistema di apartheid, che tenga in prigione 11 mila palestinesi tra cui quaranta parlamentari e tre ministri e migliaia di adolescenti.

 

In nome della sicurezza  e della lotta al terrorismo, i governi israeliani giustificano ogni violenza  sui palestinesi. Fatah è corrotta, Hamas è terrorista: chi sono stati i corruttori di Fatah e perché e da dove nasce il terrorismo non è dato sapere e nemmeno chiedere, sotto l’accusa di passare per antisemita. L’unica politica seguita da Israele, soprattutto dopo l’uccisione di Rabin, è stata quella della forza e della violenza di stato, come se questa fosse la soluzione del problema, mentre invece ne è la causa. (Speri Israele nel Signore, recita il salmo; ora Israele confida solo nella forza delle armi e del denaro)

 

Ai poveri si fa l’elemosina, ma guai a loro se rivendicano diritti. Così di elemosina vivono quattro milioni di profughi palestinesi nei campi profughi del Medio Oriente: per loro non vale nessun diritto al ritorno, come invece vale per gli ebrei di tutto il mondo, che diventano cittadini israeliani ventiquattro ore dopo il loro sbarco a Tel Aviv; così sono tutti pronti a fare elemosine al governo nuovo di Abu Mazen, Stati Uniti, Europa; Olmert pare pronto a restituire 600 milioni di dollari di entrate doganali sottratti ai palestinesi e per punirli di aver votato per Hamas nel gennaio del 2006.  Ma guai  ai palestinesi se invocano il diritto internazionale, la sentenza della Corte dell’Aja sul Muro, la risoluzione 242 dell’Onu sul ritiro dai Territori occupati nel 67, la fine dell’occupazione.

 

Quella occupazione che- come continua a ripetere mons. Sabbah, patriarca latino di Gerusalemme- è la madre di tutte le violenze in Palestina; e di tutte le sofferenze.

 

E a proposito delle violenze tra palestinesi, della tristissima guerra fratricida in corso tra Hamas e Fatah, Sandro Viola onestamente scrive: "È doveroso chiedersi quale altro popolo avrebbe sopportato senza perdere la ragione i quarant' anni che hanno vissuto i palestinesi." ( La Repubblica, il 17 giugno)

E Jhon Pilger, giustamente citava il grande intellettuale palestinese Eward Said, il quale rimproverava amaramente i giornalisti occidentali di  "cancellare il contesto della violenza palestinese, la risposta di un popolo disperato e orribilmente oppresso, la terribile sofferenza da cui essa scaturisce" (Jhon Pilger, Il Manifesto 17 giugno)

 

La sofferenza dei palestinesi. Perfino il quotidiano israeliano più conservatore,Yediot Aharonot, che spicca in queste settimane per l'esaltazione della “guerra dei sei giorni " (5-9 giugno 1967),  ha ospitato un editoriale che confessa e ammette: "La cosa più infernale che potrebbe capitare oggi ad un israeliano sarebbe l'esser legato ad una sedia costretto a vedere in un lungo video le immagini di tutto quello che noi abbiamo fatto ai palestinesi in 40 anni in Cisgiordania!"

 

E per tornare ai Promessi Sposi, Manzoni osserva al cap.II:

“I soverchiatori, tutti coloro che in qualunque modo fanno torto altrui, sono rei non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano gli animi degli offesi”. Tante situazioni si rispecchiano in questa sentenza, anche quella palestinese.
 

Tiro al piccione

 

Undici palestinesi, tra cui un bambino di 12 anni, uccisi dall’esercito israeliano ieri a Gaza. Nemmeno una parola al Tg1 delle 20.00, nemmeno una parola a ricordo nella rassegna stampa di Prima Pagina a radio 3. Come se fossero stati uccisi dei piccioni. Mi immagino i titoli a nove colonne sul Corriere, le prime dei telegiornali se fossero stati uccisi undici israeliani. Gli omicidi mirati di palestinesi ( e quando la mira non è esatta si uccidono bambini, donne, vecchi, fa lo stesso) vengono eseguiti quasi quotidianamente da Israele. Con il Quartetto che non vede, non sente, non parla, lascia fare a Israele tutto quello che vuole: un vero quartetto dell’acquiescenza. Chi ha chiesto, come l’Italia e l’Europa (come i radicali!), una moratoria delle esecuzioni capitali all’assemblea generale delle Nazioni Unite, non dice nulla sulle condanne a morte eseguite da Israele quasi quotidiane nei Territori palestinesi. Le poche voci che protestano, come quella di Amnesty, hanno luogo solo nel deserto.

Luigi Fioravanti

Benvenuti in “Palestina” !

di Robert Fisk

 

Ma

 quanto sono fastidiosi questi musulmani del Medio Oriente! Prima chiediamo ai palestinesi di abbracciare la democrazia, poi eleggono il partito sbagliato - Hamas - ed infine Hamas vince una mini-guerra civile e assume il controllo della Striscia di Gaza. E noi occidentali vogliamo ancora negoziare con lo screditato presidente Abu Mazen.

Oggi la «Palestina» - tra virgolette per cortesia - ha due primi ministri. Benvenuti in Medio Oriente.

Con chi possiamo trattare? Con chi parliamo? Ovviamente avremmo dovuto parlare con Hamas mesi fa. Ma non ci piaceva il governo democraticamente eletto del popolo palestinese. I palestinesi, secondo noi, avrebbero dovuto votare per Fatah e per la sua dirigenza corrotta. Invece hanno votato per Hamas che si rifiuta di riconoscere Israele o di attenersi agli accordi di Oslo ormai completamente screditati.

Nessuno - in Occidente - si è chiesto quale particolare Israele avrebbe dovuto riconoscere Hamas. L’Israele del 1948? L’Israele dei confini successivi alla guerra del 1967? L’Israele che costruisce - e continua a costruire - enormi insediamenti per gli ebrei e solo per gli ebrei in terra araba arraffando oltre il 22% della «Palestina» che dovrebbe essere oggetto del negoziato?

E quindi oggi dovremmo parlare con il nostro fedele poliziotto, Abu Mazen, il leader palestinese «moderato» (così lo definiscono la Bbc, la Cnn e Fox News), un uomo che ha scritto un libro di 600 pagine su Oslo senza mai citare la parola «occupazione», un uomo che ha sempre parlato di «ridispiegamento» e mai di «ritiro» israeliano, un «leader» di cui possiamo fidarci perché porta la cravatta e quando va alla Casa Bianca dice tutto quello che ci aspettiamo che dica.

I palestinesi non hanno votato per Hamas perché volevano una repubblica islamica - ed è questo il modo in cui verrà dipinta la sanguinosa vittoria di Hamas - ma perché erano stanchi della corruzione dell’organizzazione di Abu Mazen e del marciume dell’«Autorità Palestinese».

(…) Ora che Gaza appartiene ad Hamas cosa faranno i nostri leader eletti? I tromboni della Ue, dell’Onu, di Washington e di Mosca saranno costretti a parlare con questi miserabili e ingrati (niente paura non vi stringeranno la mano) oppure dovranno riconoscere la versione cisgiordana della Palestina ignorando Hamas che ha vinto le elezioni e ha sconfitto militarmente Fatah a Gaza?

È facile, ovviamente maledire entrambi. Ma è quello che diciamo continuamente su tutto il Medio Oriente. Se solo Bashar al-Assad non fosse presidente della Siria (Dio solo sa quale sarebbe l’alternativa) o se quel pazzo di Ahmadinejad non fosse il presidente e il padrone dell’Iran (anche se in realtà non sa nemmeno cosa è un missile nucleare).

Se solo il Libano fosse una democrazia fatta in casa come quella dei nostri vicini - il Belgio, ad esempio, o il Lussemburgo. Ma no, questi fastidiosi mediorientali votano per la gente sbagliata, appoggiano la gente sbagliata, amano la gente sbagliata, non si comportano come noi civilizzati occidentali.

E allora cosa fare? Magari appoggiare la rioccupazione di Gaza? Certamente non criticheremo Israele.

E continueremo a mostrare tutto il nostro affetto ai re, ai principi e agli sgradevoli presidenti del Medio Oriente fin quando tutta la regione ci scoppierà in faccia e a quel punto diremo - come già facciamo degli iracheni - che non meritano il nostro sacrificio e il nostro amore.

Come far fronte ad un colpo di Stato ad opera di un governo eletto?

 

tratto da The Independent

 

La cruna dell’ago chiamata Hamas

 

di Silvano Andriani

 

Il

 mancato riconoscimento della nuova Autorità palestinese presieduta da Ismail Haniya da parte di Israele e degli occidentali, con il conseguente tentativo di delegittimarla ed affamarla bloccando i fondi che dovevano esserle trasferiti secondo gli accordi, è la causa principale degli eventi che hanno portato alla situazione attuale, anche perchè tale atteggiamento si è sposato con la scarsa disponibilità di Al Fatah a trasferire i poteri al governo democraticamente eletto. Tale atteggiamento non è cambiato, quando Hamas ha proposto una tregua di dieci anni e dichiarato unilateralmente una tregua di diciotto mesi.

Dopo la crisi e la guerra in Libano dello scorso anno, l’Arabia Saudita ha lanciato una propria iniziativa sulla questione palestinese, evento importante in sé e per i risultati che ha conseguito. In sé perché segnalava la volontà di un importante paese sunnita di scendere in campo anche per bilanciare il peso dell’Iran, potenza sciita che si sta rafforzando in conseguenza della strategia statunitense. I risultati raggiunti furono due. Innanzitutto la formazione di un governo di unità nazionale palestinese con l’accettazione da parte di Hamas degli accordi già conclusi con Israele dall’Olp, il che comportava, sia pure indirettamente, il riconoscimento di Israele. Il secondo risultato fu l’impegno di tutti i paesi arabi a riconoscere Israele nel caso di una conclusione positiva della vicenda palestinese. Benché lasciasse chiaramente intravedere la possibilità che Hamas arrivasse a riconoscere anche esplicitamente Israele, quegli eventi non hanno fatto cambiare rotta agli Usa e ad Israele.


(…) I palestinesi, naturalmente, hanno la principale responsabilità di una situazione che potrebbe significare l’abbandono del sogno di uno Stato palestinese per essersi divisi dopo avere accettato di regolare democraticamente l’accesso al potere.

Ora, dopo la guerra civile, la realtà palestinese è divisa in due staterelli governati dalle opposte fazioni. Il prestigio dell’Arabia Saudita, che si era spesa per una soluzione che preservasse l’unità dei palestinesi mentre garantiva la sicurezza di Israele, risulta menomata e questo può avere conseguenze negative che travalicano la vicenda palestinese. La decisione di Bush ed Olmert è di aprire le trattative col governo di Mahmud Abas e continuare l’isolamento di Gaza e certamente può apparire più facile trattare con un presidente dimezzato dalla secessione di Gaza. Anzi qualcuno potrebbe supporre che gli israeliani pensino che si stia realizzando quello che una parte di loro aveva sperato, la formazione di due entità palestinesi fisicamente separate ed ora divise anche dall’odio della guerra civile. Ma non è detto che il governo del Presidente sia in grado di accettare o fare accettare al popolo palestinese un compromesso qualsiasi e l’abbandono del sogno di uno Stato palestinese. Hamas controlla Gaza e l’isolamento potrebbe spingerla a rafforzare i legami con l’Iran e, nel peggiore dei casi, farla diventare uno staterello fallito, terreno di coltura del terrorismo ai confini di Israele. Se gli israeliani non pensano di occuparla di nuovo, affrontando ancora anni di guerriglia, prima o poi dovranno fare i conti con Hamas.

Puntare alla riappacificazione dei palestinesi per ottenere una pace ed una garanzia di sicurezza duraturi sembra la via più saggia. Ed Hamas deve sapere che nessun accordo sarà possibile che non comprenda il riconoscimento di Israele e Al Fatah deve riconoscere che, in democrazia a governare spetta agli eletti dal popolo.

da L'Unità, 24 giugno 2007

Dalla più profonda ingiustizia,

l’imperiosa necessità della pace

di Ettore Masina

 

U

na tragedia che accompagna la mia storia è quella della Palestina. Ne ho studiato le cause e ne ho visto con i miei occhi gli effetti: non solo le immagini che la televisione ci mostra, accompagnate (parlo del TG1) da informazioni così unilaterali nel loro favoreggiamento della propaganda governativa israeliana che nessun telegiornale di Tel Aviv le metterebbe in onda: ma il pianto dei bambini e delle donne accanto alle case demolite dai bulldozers, gli ulivi abbattuti, gli uomini che raccolgono le vittime innocenti del killeraggio missilistico israeliano, la vergogna dei check-point. Oggi, più che mai, questa ferocia nei confronti dei palestinesi celebra il suo trionfo: fosse ancora vivo Sharon, come gioirebbe di questa guerra civile fra palestinesi. Chi ha a cuore la pace, la giustizia, la grandezza dell’ebraismo e della sua cultura sente le sue speranze messe a prova. Ma non dobbiamo tradirle: grandi scrittori, da Grossman a Yehoschua, pacifisti, giornalisti israeliani vedono ormai chiaramente come non sia possibile costruire un futuro sulla violenza dei forti. Sono voci che risuonano nel cuore del popolo israeliano e sembrano diventare sempre più solenni, che in mezzo alle rovine annunziano l’imperiosa necessità della pace.

 

Verso nuove elezioni?

Mustafa Barghouthi, ex ministro dell'informazione nel governo di unità nazionale, un moderato e pragmatico elemento di unione tra le entità palestinesi, dalla sua prigionia nelle galere israeliane, vede di buon occhio le mosse di Abbas e l'organizzazione di nuove elezioni. Ma, mi chiedo io, per eleggere chi? La maggior parte dei rappresentanti votati alle scorse elezioni, consiglieri comunali, sindaci, ministri, parlamentari, se non sono stati assassinati, con tutte le loro famiglie e vicini di casa, sono stati recentemente arrestati, dagli israeliani o da Fatah. Chi dovrebbero votare ora gli elettori palestinesi, sfiduciati e traditi? Perchè loro un giudizio l'avevano già da poco espresso. Non potrebbero quindi che votare per gli unici rimasti in corsa, quelli di Fatah e Abbas, sempre se graditi a Israele e USA.

 

Filippo Fortunato Pilato, Aid-Jerusalem News, 20 giugno 2007

Appello urgente da Betlemme

 Metti nel tuo bagaglio le medicine per il Baby Hospital

 

È URGENTE! CHI È IN PARTENZA PER LA PALESTINA non dimentichi UN PACCO DI MEDICINE di cui il CHARITAS BABY HOSPITAL di Betlemme ha URGENTISSIMO BISOGNO!

"L'Associazione Maniverso www.maniverso.org , una Onlus di Mestre, in collaborazione con le suore Elisabettine di Padova lancia un appello per l'invio di medicinali, materiale sanitario, vestiario per neonati di cui l'osperale "Caritas Baby Hospital", unica struttura pediatrica dell'intera Palestina, ha estremo bisogno!

I "muri" che impediscono questi invii sono molti, troppi; l'unica strada che far arrivare specialmente i medicinali molto spesso "indispensabili" per i piccoli pazienti è affidarli a gruppi di pellegrini in partenza per la Palestina.

Maniverso chiede la vostra collaborazione: DATECI NOTIZIA DI SINGOLI O GRUPPI CHE PROSSIMAMENTE PARTIRANNO: è semplicissimo collaborare offrendo la propria disponibilità a portare nel proprio bagaglio una scatola (circa un kilogrammo) di medicinali che altrento facilmente verrà consegnata al "Caritas Baby Hospital".

Per informazioni potete contattare direttamente l'Associazione maniverso.onlus@libero.it o Bocchescucite nandyno@libero.it. Grazie!

 

 Torna ai Comunicati gia' pubblicati - Home Page