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Notizie dalla Terra Santa

 

Anno II, Comunicato n. 86 (italiano), del 10/7/2007

 

 

  • I giorni della propaganda delle menzogne

  • Cristiani perseguitati. In Israele

  • Fedeli pressati da ogni parte


I giorni della propaganda delle menzogne

 

10-7-2007

Assistiamo in questi giorni alla propaganda di menzogne, concertata e messa in atto dalla stampa asservita, per dare una falsa luce di ciò che avviene in Terra Santa.

Diciamo che siamo di fronte a falsità, perchè definire un gesto di generosità e buona volontà, come hanno dichiarato ieri diversi politici, di governo e opposizione, la restituzione di una minima parte di una cifra enorme di denaro rubato ai palestinesi, è ridicolo. Come dire che un ladro che ci ha svaligiato casa è onesto perchè, dopo aver messo a soqquadro e distrutto mobili e soppellettili, averci sottratto ogni bene, tv, computer, stereo, elettrodomestici e gioielli di famiglia, ci restituisce poi il microonde, scassato.

Diciamo che siamo di fronte a falsità, perchè liberare 250 prigionieri politici (che ancora sono però nelle galere israelite), mentre se ne detengono oltre 10.000, tra cui molti minorenni, senza giusta causa e senza processo, in un regime carcerario disumano, senza assistenza medica e spesso sottoposti a tortura, è a dir poco cinico.

E per meglio assestare il colpo finale a quel poco che resta della resistenza partigiana palestinese all'occupazione straniera (diritto legittimo codificato anche dall'ONU per ogni popolo privato della sua propria dignità e indipendenza), per essere sicuri di godere anche dell'approvazione popolare occidentale ed eliminare del tutto ogni tipo di opposizione e critica di fronte alle aggressioni ed uccisioni delle milizie israeliane, per distrarci dal fatto che stanno compiendo impunemente un genocidio, e che stanno affamando per embargo un milione e mezzo di uomini donne e bambini a Gaza, mentre ne tengono sotto sequestro tutti gli altri nei Territori Occupati-West Bank-Cisgiordania ,  ora si stanno anche inventando i collegamenti con Al Qaeda a Gaza Strip. Indice che i preparativi militari israeliani per l'attacco finale alla Striscia di Gaza sono quasi terminati e serve maggiore copertura mediatica.

Certo che Al Qaeda fa proprio comodo a qualcuno, anche quando non c'è. Qualcuno direbbe, "se non ci fosse bisognerebbe inventarla...". È quel che sta succedendo, fate bene attenzione. 

Ma oggi ci occuperemo invece dello stato di persecuzione in cui vivono costantemente i cristiani in Terra Santa. 

Ci viene in aiuto un bell'articolo a cura di Claudio Prandini, apparso per le edizioni Effedieffe con presentazione di Maurizio Blondet.

Ad alcuni degli avvenimenti riportati nell'articolo sono stato testimone in prima persona (a Gerusalemme addirittura sono state rifiutate le cure mediche a domicilio a mia moglie, perchè residenti nel quartiere cristiano della città vecchia) e degli oltraggi subiti dalla comunità cristiana riunita in preghiera all'inizio del 2007 ero a conoscenza perchè confidatemi da un amico frate che era presente ai fatti. Non c'è nulla di esagerato nel racconto, anzi purtroppo non si possono riferire di tutte le piccole varie angherie cui è sottoposta la cristianità in Terra Santa.

Di ciò i vari Magdi Allam non vi parleranno mai.

Filippo Fortunato Pilato per www.jerusalem-holy-land.org


Cristiani perseguitati. In Israele

di Claudio Prandini

introduziione di Maurizio Blondet per www.effedieffe.com

09/07/2007 

Devo al lettore Claudio Prandini queste preziose informazioni su una persecuzione a me sconosciuta, anche perché, come si vedrà, avviene in forme subdole e oblique.
Alla documentazione segue la lettera aperta che Prandini ha indirizzato a Magdi Allam, organizzatore della nota manifestazione romana del 4 luglio, contro la «
persecuzione dei cristiani» nel mondo islamico. Maurizio Blondet 

 

Leonid Banchik, il cristiano ricercato in Israele
Fonte web
Leonid Banchik è un ricercato in Israele.
Coloro che si oppongono al Vangelo lo conoscono bene e fanno tutto quello che è in loro potere per impedirgli di predicare la croce.
Questi poster sono messi in posti strategici per avvertire le persone da quest’uomo che cerca di convertirli.

 

Il fratello Leonid scrive, «Abbiamo molti nemici in Israele. In diverse città della nazione essi hanno messo delle fotografie con la scritta, ‘Egli battezza gli ebrei. State lontano da lui!’ Stanno vicino ai nostri raduni e ci lanciano insulti. Ci mandano i loro agenti. Stanno anche cercando di far passare una legge nel Parlamento che ci proibisca di evangelizzare. Ma niente e nessuno possono fermare la diffusione della Buona Notizia».

Cristiani perseguitati in Israele
Fonte : CACP, Comité d’Action pour les Chrétiens Persécutés, Bulletin d’information et de prière, numero 2 Aprile 2007.
L’anno scorso, dei volantini  sono stati diffusi ad Ashdod e nel quartiere di Gerusalemme dove abitano il pastore Jacques Elbaz e la sua famiglia.
Vi si vede la sua foto con degli slogan come: «
Attenzione! Ebrei messianici, Missionari, Non li avvicinate!».
Questa campagna diffamatoria, che sembra essere orchestrata da estremisti religiosi, ha da poco varcato una nuova tappa.
Ad inizio gennaio 2007, un gruppo di ebrei ortodossi è venuto a perturbare il culto dei cristiani ad Ashdod: nel momento della preghiera, la porta d’ingresso del locale si è aperta con un gran fracasso.
Una ventina di ebrei ortodossi si è messa a cantare e a danzare su canti hassidici tentando di far cessare le preghiere.
Bloccando la porta dall’interno, i credenti volevano riprendere la riunione, ma gli ebrei religiosi tornarono alla carica: la porta metallica esterna di sicurezza servì loro come un martello che colpisce l’incudine.
L’aprirono poi la chiusero con forza, ancora e ancora.
Alla fine quel fracasso infernale si fermò e il gruppo se ne andò.
All’uscita dal culto, i credenti scoprirono che l’ingresso del loro locale era coperto di graffiti e di frasi in ebraico che cercavano di dissuadere chiunque avesse voluto entrarvi: Pericolo, missionari! Pericolo, salvateci!
Di fronte, in un veicolo, qualcuno filmava i membri della comunità che uscivano.
Dei volantini di propaganda anticristiana erano sparpagliati sulle macchine e nei negozi circostanti…
Elisabeth e Samuel S. hanno lavorato per un anno in Israele.
Proprio recentemente, il pastore Elbaz li aveva invitati a venire a presentare il CACP in questa stessa chiesa ad Ashdod, così come a Gerusalemme e a Tel Aviv.
I nostri fratelli e sorelle ebrei messianici, sensibili alla realtà della persecuzione contro i cristiani in altre parti del mondo, devono essi stessi fare fronte al rigetto e alla persecuzione. 

Apprendo da Haaretz che l’arcivescovo armeno in Israele è stato fermato dalla polizia per avere dato uno schiaffo a uno studente di una Yeshiva (scuola ebraica) durante una processione cristiana nella vecchia Gerusalemme.
L’arcivescovo ha mollato lo schiaffo allo studente dopo che quest’ultimo si era avvicinato alla croce portata in processione e ci aveva sputato sopra.
Haaretz spiega che gli ebrei osservanti e gli studenti delle Yeshiva hanno l’abitudine di sputare per terra in segno di disgusto quando vedono la croce, e che la comunità armena è la più toccata da quest’abitudine, tra tutte le comunità cristiane, perchè il quartiere degli Armeni è proprio accanto a quello ebraico.
L’arcivescovo, però, si difende assicurando che lui e i suoi confratelli hanno imparato perfettamente a convivere con gli sputi a terra:
«
Io ormai non ci faccio nemmeno più caso, alla gente che si gira e sputa quando passo per strada. Solo che sbucare nel mezzo di una processione religiosa e sputare sulla croce davanti a tutti i preti della comunità è un’umiliazione che non siamo preparati ad accettare».
E dice che hanno ottenuto un poliziotto di guardia, per le processioni, ma che il poliziotto non fa mai nulla per prevenire gli sputi.
E sai che c’è?
C’è che in Egitto non gli salta nemmeno in mente, alla gente, di sputare sulla croce, ché tra l’altro Gesù è un profeta pure per l’Islam.
Però se succedesse qui, una cosa del genere, i giornali italiani la metterebbero in prima pagina.
E poi c’è che invece, siccome succede in Israele, arriverà qualcuno a darmi dell’antisemita perchè l’ho raccontato.  

Fedeli pressati da ogni parte
Fonte: Barbara Marino, www.korazym.org.
L’articolo è del 2005: da allora la situazione è peggiorata. 

Una «combinazione di povertà, discriminazione e violenza» fa sì che il futuro dei cristiani in Terra Santa «sia appeso a un filo», avverte Aiuto alla Chiesa che Soffre.
Un sostegno concreto con la produzione di rosari per la GMG di Colonia.
L’opera di aiuto cattolica internazionale dipendente dalla Santa Sede Aiuto alla Chiesa che Soffre è stata fondata nel 1947 dal monaco premonstratense Werenfried van Straaten (1913-2003).
Il suo obiettivo è sostenere i cristiani perseguitati e bisognosi in tutto il mondo.
Attualmente ha filiali in 17 Paesi.
Nella sua sede internazionale a Königstein im Taunus in Germania si finanziano ogni anno circa 10.000 progetti proposti da sacerdoti, religiosi e vescovi di più di 130 Paesi del mondo.
La crisi dei cristiani in Israele «è così grave» che una delegazione di Aiuto alla Chiesa che Soffre ha visitato il Paese per verificare sul campo quale aiuto potrebbe prestare l’organismo in questa situazione, relativamente alla quale ha riportato alcune considerazioni in un rapporto dal titolo Israele: Cristiani in crisi - fedeli sotto pressione da ogni parte.
«
La presenza cristiana nella società israeliana è sul punto di scomparire nel ricordo e corre anche il rischio di scomparire ‘de facto’», spiega ACS.
«
Ridotti a circa 150.000, i cristiani affrontano l’oppressione e la discriminazione nelle scuole, sul lavoro e nella società israeliana a causa della loro religione, del ceto sociale o dell’origine etnica (la maggior parte sono arabi palestinesi)», sottolinea il rapporto.
Oltre a questo, «
il costo della vita aumenta - soprattutto nelle zone palestinesi - e c’è un alto tasso di disoccupazione».
Nel frattempo «
diminuiscono per i cristiani le opportunità di farsi sentire», perché negli ultimi 40 anni «la proporzione di fedeli nel Paese è andata riducendosi» «dal 20% al 2%» e «la società è cambiata moltissimo a causa della forte immigrazione di musulmani combinata con l’ampia emigrazione di cristiani (400.000 fedeli di origine israeliana vivono ora all’estero)».
Da parte loro, i «
cristiani che hanno scelto di rimanere nel Paese (…) affrontano gli enormi problemi sociali ed economici e cercano un futuro a lungo termine nella loro terra natale». 

ACS quindi cita il Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, O.F.M.: «Le persone in Occidente sembrano non essere consapevoli del fatto che qui ci sono ancora cristiani che hanno bisogno del loro aiuto».
«
Se la loro sorte non cambierà e non diminuirà il tasso di emigrazione - ha ricordato ACS -, i cristiani potrebbero scomparire dalla Terra Santa».
Tre casi: Maghar, Betlemme e Ramallah.
La cittadina di Maghar - a 15 chilometri dal mare di Tiberiade e a 40 da Nazareth - ha circa 18.000 abitanti, la metà dei quali drusi - una comunità che professa una religione derivata dall’islam, separatasi intorno al X secolo, presente soprattutto in Libano e Siria - per il 35% musulmani e per il resto cristiani, principalmente cattolici melchiti.
ACS ha visitato la località all’inizio di maggio.
L’11 e il 12 febbraio la città è stata scossa dalla violenza scatenata da fondamentalisti drusi contro la comunità cristiana.
Nella notte del 10 febbraio duecento persone si sono lanciate contro i cristiani; all’alba del giorno dopo erano già 4.000.
«
Circa la metà della popolazione cristiana del luogo è fuggita spaventata», afferma il rapporto di ACS.
«
Nonostante sporadici attentati con bombe», padre Maher Aboud, parroco cattolico di San Giorgio, a Maghar, «ha persuaso la maggior parte delle famiglie cristiane a tornare nelle proprie case e a ricostruire la propria vita» e «predica il perdono», ha reso noto ACS.
«
Almeno 40 famiglie, tuttavia, non sono tornate» per paura o per i danni subiti dalle loro abitazioni.
«
Abbiamo analizzato la questione, ma non abbiamo trovato niente che giustifichi ciò che ci hanno fatto», ha affermato il sacerdote, che lavora a Maghar da 28 anni.
«
La violenza che i cristiani subiscono a Maghar si ripete in molti luoghi di Israele», sottolinea ACS.
La città di Betlemme - a sud di Gerusalemme - praticamente «
sta scomparendo dietro il muro alto 8 metri elevato dalla autorità israeliane», ha ricordato ACS.
La comunità di 60.000 cristiani della regione guarda con timore a questa nuova minaccia alle sue principali fonti di sostentamento: i pellegrinaggi e il turismo.
«
L’inizio della seconda Intifada alla fine del 2000 ha rappresentato un disastro per i negozi di Betlemme» a causa della drastica riduzione del turismo.
Ora che questo cominciava a riprendersi e i cristiani speravano in un miglioramento della loro situazione, «
il muro limita il numero di turisti che entrano a Betlemme».
I cinque minuti che servivano per spostarsi in automobile da Gerusalemme a Betlemme ora possono durare più di tre ora a causa dei controlli.
In genere, poi, i turisti ormai si fermano a Betlemme un giorno, mentre prima vi trascorrevano varie notti, spiega il rapporto.
«
Per i cristiani di Betlemme uscire dalla propria città natale è stato complicato per anni, ma il muro renderà tutto molto più difficile. E’ come una condanna a morte per tutti quelli che per lavoro si spostavano tra Betlemme e Gerusalemme».
«
La voce dei cristiani della zona, inoltre, ha poca forza, perché il loro numero è in costante diminuzione paragonato alla crescente popolazione musulmana. Se aggiungiamo l’emigrazione di cristiani, constatiamo che in un periodo di 25 anni la proporzione cristiana di Betlemme si è ridotta del 50%: ora solo un abitante su dieci è cristiano», afferma il documento. 

Un sondaggio recente rivela che il 75% dei giovani cristiani abbandonerebbe il Paese in 24 ore se avesse l’opportunità di farlo.
«
La crisi del commercio presuppone un peso enorme per le famiglie cristiane, e molti pensano che il muro li rinchiuderà nelle loro città e nei loro villaggi», avverte Aiuto alla Chiesa che Soffre.
Nella città di Ramallah - sede del Governo palestinese, a nord di Gerusalemme -, la crescita della militanza tra musulmani ha provocato un esodo massiccio in una zona che fino al 1948 e alla creazione di Israele era interamente cristiana, ha rivelato ACS.
«
A tutti i musulmani piace venire in questa città. A poco a poco i cristiani se ne stanno andando perché non possono convivere con loro. Ci sono alcuni fanatici ai quali la nostra esistenza dà fastidio», ha spiegato padre Nazaih, da molto tempo parroco di Ramallah.
Il sacerdote ha poi parlato del sentimento di amarezza ancora vivo vari anni dopo che alcuni fanatici musulmani hanno rubato la terra cristiana vicina alla chiesa per costruirvi una moschea.
«
Sono arrivati con i trattori e hanno buttato giù i muri delle case. Non potevamo credere a ciò che stava accadendo. Si sono portati via tutto. Anche il governatore non ha potuto fare nulla», ha raccontato.
Delle migliaia di famiglie cristiane presenti nel 1948 a Ramallah, ne rimanevano già solo poche centinaia, ha affermato padre Nazaih, aggiungendo che circa 40.000 cristiani sono emigrati negli Stati Uniti.
Speranza  ed appello.
Nonostante «
l’emigrazione dei cristiani non cessi», ACS ha potuto constatare che «è aumentato il numero di nozze e di nascite», circostanza che «permette di nutrire speranze per il futuro a lungo termine della comunità cristiana».
«
Sta anche aumentando l’ottimismo in relazione al miglioramento della formazione - ha aggiunto -. Nonostante l’enorme opposizione delle autorità israeliane, il sacerdote greco-cattolico Elias Chacour dirige un attivo centro educativo per 4.000 studenti a Ibillin, nella regione della Galilea (nel nord di Israele)»: «chiamato Istituzione Educativa Mar Elias, è un segno di speranza per la cooperazione tra cristiani e musulmani ed uno dei migliori centri di formazione della zona». «Organizzazioni come il Consiglio per i Rapporti Ebraico-Cristiani di Gerusalemme stanno lottando per eliminare le barriere tra ebrei e cristiani», si legge nel documento.
«
Come potranno i cristiani rimanere nel loro Paese natale senza lavoro né futuro? E che significato hanno i luoghi santi cristiani senza una presenza cristiana? E’ nostro dovere informare il mondo a nome di questi cristiani», ha affermato in una nota di venerdì scorso la responsabile della sezione mediorientale di Aiuto alla Chiesa che Soffre, Marie-Ange Siebrecht, tornando dalla Terra Santa.
La Siebrecht ha quindi invitato i benefattori di ACS «
innanzitutto» a «pregare per la Terra Santa» e a «visitarla» «con organizzazioni cristiane».
ACS sostiene il progetto di rosari dalla Terra Santa.

I cristiani in Bethlehem si sono posti davanti a una sfida enorme: vogliono confezionare un rosario per ogni partecipante alla prossima Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia.
Affinché questo obiettivo venga raggiunto, devono essere spediti centinaia di migliaia di rosari in legno d’oliva da Betlemme a Colonia, dove s’incontrano metà agosto circa un milione di giovani per la grande festa della fede con Papa Benedetto XVI.
A favore di questo progetto, Aiuto alla Chiesa che Soffre ha promesso un sostegno di 20.000 Euro.
Durante la loro visita a Betlemme i collaboratori dell’Opera d’aiuto hanno cercato delle possibilità adeguate, per sostenere i cristiani in Terra Santa.
Soffrendo sotto il cerchio diabolico «
povertà, discriminazione e violenza», il futuro dei cristiani in Terra Santa pende «da un filo di seta», si avverte nel rapporto Israele: cristiani in crisi - Fedeli sotto pressione da ogni parte, in cui sono state pubblicate i risultati della Fact Finding Mission di ACS.
«I
rosari vengono confezionato da famiglie cristiani a Betlemme, che lottano con la povertà, perché i flussi dei turisti, da cui dipende fondamentalmente il loro sostentamento, semplicemente sono assenti», ha comunicato Aiuto alla Chiesa che Soffre.
«
I pellegrinaggi sono diminuiti, da quando sono iniziati i disordini. E ancora adesso, mentre la pace è tornata, si azzardano soltanto pochi turisti nei territori e nelle Città, che si trovano dentro quel muro che è stato costruito da Israele. Anche Betlemme si trova lì. Tutto questo ha delle conseguenze disastrose, per famiglie che si mantengono totalmente con la confezione di rosari e riempiono tutto il piano terra delle loro abitazione».
L’idea di confezionare rosari per la XX Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia, è venuta a padre don Moore, un sacerdote statunitense a Gerusalemme.
Era sconvolto della sofferenza delle famiglie cristiani, che dopo il declino della loro impresa di rosari, si sono trovati senza soldi.
Il sacerdote, responsabile dell’Istituto per le relazioni tra le diverse religioni nel Pontificio Istituto Biblico a Gerusalemme ne è certo: il successo del progetto dei rosari per i giovani pellegrini a Colonia, porterà a una «
spinta enorme» per la Terra Santa.
 
Ed ecco la lettera aperta di Prandini a Magdi Allam:
Le mie perplessità sulla manifestazione del 4 luglio, promossa da Magdi Allam, non sono tanto sul problema in sé, l’oppressione dei cristiani è purtroppo una realtà variegata, complessa e globale, ma bensì sulla ideologia e il messaggio che essa in modo quasi subliminale veicola, cioè che il nemico dell’Occidente e del cristianesimo sia unicamente l’Islam.
Il suo promotore, Magdi Allam, non finisce mai di stupirmi: di origini egiziane,  è diventato in questi ultimi anni il paladino indefesso dell’Occidente accerchiato e sotto costante pericolo da parte del mondo islamico e del terrorismo.
Un cosi grande fervore per l’Occidente, e ultimamente anche per Israele, da suscitare dubbi  perfino in un ebreo  convinto come Gad Lerner, che afferma:
«In effetti quel che mi ha dato più fastidio, nel tuo ‘Viva Israele’ (l’ultimo libro di Magdi Allam, ndr), Magdi, è che pure tu, come tanti nostri nemici, esalti una presunta, mai avvenuta, metamorfosi degli ebrei. Finalmente combattenti. Avamposto della guerra occidentale in difesa della sacralità della vita. Per carità, lasciaci continuare a essere quel che siamo! Certe mascherate sono troppo pericolose in tempo di guerra!’». (vedere qui)
Tuttavia, queste «
mascherate», come le definisce Gad Lerner, hanno anche il loro riscontro positivo...
Il nostro Magdi è stato infatti invitato, il 4 maggio del 2005
(1), da una nota lobby ebraica americana (l’American Jewish Committee) per ritirare il «Premio di Giornalismo Mass Media Award», mentre il 21 maggio 2006, Allam è andato a Tel Aviv per ritirare un altro premio molto ambito e sostanzioso: 250.000 dollari generosamente elargiti dalla Fondazione Dan David. (2)
Il Premio gli è stato «assegnato per i suoi sforzi in favore della pace e della coesistenza» (sic!).
Il Magdi non sfugge neanche alla vibrata protesta della vicepresidente del parlamento europeo, Luisa Morgantini, a proposito di un suo articolo «Stato Palestinese addio» pubblicato da Il Corriere della Sera il 15 giugno 2007, nella quale afferma: «Lo ammetto subito, considero Magdi Allam un cattivo giornalista: omissioni e manipolazione di fatti, strumentalizzazione delle proprie origini per vendersi come ‘esperto’, ma soprattutto in un mondo in cui ci sarebbe bisogno di persone ragionevoli e capaci di mediazioni, trovo che Magdi Allam contribuisca invece a far crescere le violenze e gli odii. Mi sembra invaso da uno spirito di crociata o di fanatismo non adatti ad un giornalista e a un Vice Direttore di un giornale come Il Corriere della Sera». (vedere qui)

Per quanto mi riguarda ciò che rimprovero al tuo appello, caro Magdi, - e non credere che non senta e non mi senta partecipe del pianto e delle sofferenze dei cristiani nel mondo intero - è prima di tutto un uso strumentale delle parole del Papa calate sapientemente in un contesto di crociata.
Il Papa è sempre stato, malgrado tutto, per il dialogo tra le varie religioni, tu invece hai adottato una sorta di fanatismo alla rovescia che non è molto diverso da quel fanatismo che tu dici di voler combattere.
Ciò che tuttavia salta subito all’occhio è che presenti la persecuzione dei cristiani in modo parziale, come se essa provenisse solo dagli «
Stati arabi e musulmani», mentre tutto il resto rimane sfumato e senza alcun reale riferimento a paesi come la Cina, il Vietnam ed altri ancora dove i cristiani sono ugualmente perseguitati ed oppressi.
Ti faccio presente che nella zona mediorientale c’è anche Israele e che la
«presenza cristiana nella società israeliana è sul punto di scomparire nel ricordo e corre anche il rischio di scomparire ‘de facto’», spiega un rapporto di «Aiuto alla Chiesa che Soffre» che è un’opera di aiuto internazionale dipendente dalla Santa Sede.
Anche là, continua il rapporto, i cristiani sono ormai ridotti a circa 150.000 e «affrontano l’oppressione e la discriminazione nelle scuole, sul lavoro e nella società israeliana a causa della loro religione, del ceto  sociale o dell’origine etnica (la maggior parte sono arabi palestinesi)».
(3)
Un esempio?
Durante le processioni cristiane a Gerusalemme, questo accade soprattutto alla comunità armena che è situata vicino ad un quartiere ebraico, al passaggio della croce, gli ebrei ortodossi usano sputare per terra in segno di disprezzo verso Cristo; ed è anche capitato che uno studente ebreo, nel suo fervore religioso, abbia sputato sulla croce stessa al suo passaggio, senza che gli sia stato torto un solo capello dalla polizia, anzi la polizia ha fermato l’arcivescovo per aver mollato un sonoro schiaffone allo studente sacrilego.
Perchè non le racconti queste cose, visto che dici essere un giornalista serio?

Come cattolico credo che tutti i popoli abbiano il diritto di esistere e di vivere in pace, popolo palestinese compreso, dunque non posso essere anti-Israele.
Inoltre, Gesù era ebreo della stirpe di Davide, come anche Pietro, il primo Papa, era ebreo e così tutti gli altri apostoli.
In ogni popolo ci sono i buoni e i cattivi, ma nessuno può obbligarmi a mettere sullo stesso piano morale Pietro, Giuda Iscariota e i farisei solo perché erano tutti semiti!
Come nessuno può obbligarmi a mettere sullo stesso piano etico i veri democratici e i movimenti ebrei pacifisti all’interno dello Stato d’Israele con l’ideologica portata avanti dalla sua leadership da più di mezzo secolo, cioè il sionismo, solo perché sono entrambi israeliani.
Gesù, l’ebreo, diceva: non potete servire due padroni, cioè dovete scegliere!
O si sceglie la giustizia o l’ingiustizia, tutto il resto viene dal diavolo cioè diventa ideologia, apparenza, idolo, mascheramento, fumo negli occhi dell’anima e del cervello...
Il fatto che il tuo appello non faccia menzione alcuna di questa realtà di «
oppressione» dei cristiani, anche all’interno d’Israele, rafforza in me la convinzione della tua parzialità e dello «spirito di crociata» che ti muove!
Dov’eri, Magdi Allam, quando l’America di Bush attaccava con falsi  pretesti e con false prove l’Iraq, ponendo così le basi non solo della distruzione di un Paese con più di 100.000 morti in soli 4 anni e 4 o 5 milioni di iracheni fuggiti dalla guerra civile, ma anche della distruzione quasi totale della Chiesa irachena?
Saddam era si un dittatore sanguinario, secondo il classico modello mediorientale, tuttavia la Chiesa irachena sotto Saddam era una delle più prospere del Medio Oriente con circa 800.000 presenze! Perchè non hai difeso la Chiesa irachena finché si era in tempo con un no deciso all’intervento illegittimo di Bush, quando si sapeva benissimo che una guerra in quella zona avrebbe voluto dire una distruzione sicura dei fragili equilibri di quella società, con conseguenze incalcolabili anche per la stessa Chiesa?
Ora quella Chiesa rischia di scomparire per sempre con il contributo del tuo silenzio-assenso d’allora e con le tue «
mascherate» di oggi. 

Ti stai tirando dietro anche una parte del mondo cattolico italiano che ti segue per lo più in buona fede, come seguì Bush, eppure contro l’allora Papa Woityla che profeticamente a quella guerra aveva detto il suo no deciso.
Quel mondo cattolico ti segue perché ti ha eletto suo paladino, ma le crociate come il suo corrispettivo islamico (jihād) sono ormai finite.
Il massimalismo che stai spargendo, il cui suono suadente inganna molti, è come uno spot pubblicitario: o lo accetti o lo rifiuti, non ci sono vie di mezzo o di mediazione.
Mi dispiace ma io in tutto questo non ci vedo nulla di idealmente alto, anzi ci vedo un manicheismo ideologico altrettanto pericoloso quanto il terrorismo islamico che tu dici di voler combattere.
Un daltonismo culturale che invece di costruire ponti li distrugge inneggiando di fatto allo scontro di  civiltà, caro a certi ambienti che tu conosci bene ma non al Papa e alla Chiesa.
Su una cosa sono d’accordo con te, cioè quando hai scritto su Il Corriere della sera che  l’incontro tra il cristianesimo e l’ Islam deve ripartire da Maria, venerata anche dai musulmani, tanto che il Corano Le dedica un’intera sura!
Sì, su questo hai pienamente ragione.
Maria come luogo d’incontro e di dialogo...
Qualcuno ha scritto «
Salviamo i cristiani dalla civiltà occidentale» e non ha tutti i torti, poiché il nemico vero non è tanto l’Islam ma è quello interno alla nostra civiltà, quello che fa dire alla Lega Cattolica Antidiffamazione: «Non si può non rilevare la coerenza delle forme di attacco ai cattolici delle ultime settimane: al vilipendio della Chiesa si accompagna sempre la difesa del pansessualismo più estremo. Si pensi allo spettacolo blasfemo Messiah Game della Biennale di Venezia, alle due mostre di Bologna e Roma organizzate da gruppi gay, alla mostra Vade retro. Arte e omosessualità di Milano».
E prosegue: «
Qui non siamo di fronte ad episodi singoli, ma ad una strategia perseguita scientificamente e con ogni mezzo per distruggere dalle fondamenta la civiltà, la morale e la fede cattolica. Davanti a questi attacchi occorre un’opposizione ferma e determinata, senza dimenticare il ricorso all’arma più efficace di cui disponiamo: la preghiera».

Per quanto mi riguarda seguo la volontà di dialogo del Papa e il consiglio di Vittorio Messori: «Gesù ha detto che saranno beati coloro che vengono perseguitati nel suo nome. Dobbiamo abituarci alla fine della cristianità come l’abbiamo conosciuta per secoli, dobbiamo considerare provvidenziale ciò che ci sta accadendo e tornare ad essere lievito nella pasta, sale che dà sapore. Considero un disegno della Provvidenza anche l’arrivo di tanti musulmani tra di noi, perché anche certi atei stanno scoprendo la grande differenza che esiste tra il Corano e il Vangelo».

a cura di
Claudio Prandini

Note
1)
Il mio discorso al Mass Media Award dell’American Jewish Committee a Washington.
2) Il «Dan David» va a Magdi Allam, Il Giornale.
3) Cristiani in crisi in Terra Santa. Fedeli pressati da ogni parte.

http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2129&parametro=

 

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