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Anno II, Comunicato n. 99/2 (italiano), del 02-09-2007

 

 

Giuda l'isterico

di Maurizio Blondet

per www.effedieffe.com

02/09/2007

Il presidente George W. Bush mentre assegna la medaglia presidenziale della libertà all'ex ministro israeliano Natan Sharansky

STATI UNITI - E' nato in USA «Freedom Watch», un gruppo che - fornito di 15 milioni di dollari - sta comprando pagine pubblicitarie e promuovendo campagne di opinione per difendere Bush: o più precisamente, l'intensificazione («surge», per non dire escalation) della forza militare d'occupazione in Iraq, ordinata da Bush con risultati atroci.
Chi sono questi ostinati difensori di una guerra perduta, detestata ormai dalla maggioranza degli americani?
«Quattro dei cinque membri del direttivo della campagnia pro-Bush sono ebrei repubblicani»: e a scriverlo non è un fogliaccio antisemita, ma l'agenzia ufficiosa israeliana (1), Jewish Telegraphic Agency (JTA).
I nomi ebraici del direttivo: Ari Fleischer, già addetto-stampa di Bush, molto vicino ai Lubavitcher. Matt Brooks, direttore della «Republican Jewish Coalition». Bradley Blakeman, alto membro dello staff di Bush nel primo termine.
E - guarda guarda - l'ex ambasciatore a Roma Mel Sembler, da sempre capo della «Republican Jewish Coalition».
Il quinto membro (e il solo non ebreo) è tale William Weldner, «un operatore di casinò a Las Vegas»: gli altri quattro non hanno trovato un goy più presentabile.
Ma, aggiunge JTA, «la moglie» del biscazziere, «Lynn, è ebrea e attivista ebraica nella città».
Ma sarebbe un errore, dice Matt Brooks (uno dei quattro) ritenere il gruppo diretto da ebrei.
«E' solo una coincidenza se diversi membri del direttivo sono ebrei».
Dichiarazione impagabile.
Ma è meno l'ultima espressione della «chutzpah», la tipica impudenza ebraica, che un segnale dell'isteria paranoide che sta cogliendo l'eletta comunità.

 

Il fatto - o fatterello - non sarebbe degno di menzione, se non apparisse una risposta involontaria al mega-paginone pubblicato dall'ebraico Il Foglio  il 1 settembre 2007: «Lo spettro della lobby ebraica» (2) - esempio ragguardevole dell'isterico sforzo di contrastare e demonizzare l'uscita anche in Italia del saggio di Walt e Mearsheimer, i due professori (di Chicago e di Harvard), «The Israel Lobby», che i lettori del sito già conoscono. Come noto, la tesi del saggio dei due professori è: la lobby ebraica in USA distorce la politica estera americana, a favore esclusivo di Israele e a danno dell'interesse nazionale degli Stati Uniti.
La campagna di «Fredom Watch», con quattro ebrei su cinque nel direttivo, ne è una conferma platealmente comica: la guerra in Iraq, che tutti gli americani considerano disastrosa per il prestigio e la credibilità della loro nazione, è applaudita  solo da ebrei.
E il motivo è evidente: il pantano iracheno, tragico per gli USA, è considerato una «vittoria» in Israele, perché ha eliminato un avversario potenziale, e ampliato lo spazio del caos sanguinoso che Israele persegue attorno al suo territorio, allo scopo di poter dire, poi, che «non ci sono interlocutori» con cui fare accordi di pace.
Il modello-Gaza esteso dall'Egitto al Golfo Persico.
La cosa è auto-evidente.
Ma Il Foglio chiama a raccolta tutti i luoghi comuni, i vecchi trucchi e le intimidazioni usati dall'ebraismo militante per diffamare in anticipo il saggio di Walt e Mearsheimer.
Vale la pena di citare alcuni dei trucchi intimidatori, per rilevarne l'isteria sottostante.
Il testo è scrittO con «linguaggio incendiario» (come sanno i nostri lettori, è pacatissimo).
E' stato recensito entusiasticamente «dall'ex capo del Ku Klux Klan David Duke» (anche se poi si deve ammettere che il lavoro è stato appoggiato da Tony Judt, intelletualle ebreo britannico di prima grandezza, e perfino da George Soros).
Il paginone di Ferrara addita al pubblico ludibrio affermazioni di Walt e Mearsheimer, senza accorgersi - tanta è l'isteria - che si tratta di nozioni correnti, basati su dati di fatto oggettivi.
Ci invita ad indignarci, il Foglio: «I due accusano la lobby israeliana di manipolare il sistema politico americano, di condizionare la stampa, di essere al servizio di una potenza straniera».
Peggio: «I due professori accusano i membri della lobby, politici, giornalisti, editori, analisti, di essere guidati da una 'doppia lealtà': sono americani, ma in realtà lavorano per il bene d'Israele».
Ma proprio la campagna pro-Bush promossa da un direttivo ebraico, ridicolmente isolato, non prova proprio questo?
Quelli sono americani, ma lavorano - a continuare una guerra persa - per il bene d'Israele.
Anzi, premono disperatamente perché Bush, prima di lasciare, compia l'ultimo sanguinoso servizio per lo Stato ebraico, trascinando definitivamente gli USA nella spazzatura morale della storia: l'attacco all'Iran, magari anche nucleare.

 

Ma per Giuda l'isterico non importa la logica, l'oggettività fattuale.
Quel che conta è spararla grossa, sparare le vecchie cartucce ben note della propaganda demonizzante: il libro dei due professori «è il manuale accademico per la nuova Monaco 1938» - il cedimento ai nuovi Hitler islamici - anzi è la premessa di un nuovo Olocausto.
Di più: con Walt e Mearsheimer, «è Olocausto assicurato».
Ma non s'accorgono di sragionare?
Di aver bisogno estremo di tranquillanti, anzi di camicia di forza?
I soli olocausti che avvengono sotto gli occhi della presente generazione sono il massacro del popolo iracheno (650 mila morti secondo Lancet, e 4-5 milioni di profughi, e ora l'esplosione del colera sotto occupazione americana) e quello, infinito, del popolo palestinese, strangolato da otto mesi a Gaza senza mezzi né aiuti, a frontiere chiuse.
Dove partorienti muoiono ai posti di blocco, e dove i bambini campano di thè e pane, e quando osano uscire per giocare vengono mitragliati dall'eroico Tsahal (tre sono stati uccisi così: che stessero solo giocando l'ha ammesso anche Tsahal).
E dove Israele prova le sue nuove armi come su animali, quali le bombe a polvere di tunghsteno che fanno marcire braccia e gambe e costringono all'amputazione di feriti apparentemente leggeri.
Il popolo genocida, oggi, è Israele.
E per quanto le «autorità» europee e americane, kippà d'onore, si pieghino alla lobby partecipando allo strangolamento dei palestinesi e al massacro iracheno, per quanto i media continuino a sopprimere i fatti, la realtà - così orrenda e vistosa - emerge alla coscienza pubblica ogni giorno di più.
Ma loro insistono con la loro propaganda, sempre meno efficace.
Esercitano, collettivamente, un doppio distacco della realtà: negano ciò che fanno alle loro vittime (le vittime eterne sono loro), e nello stesso tempo propongono la loro visione distorta come «verità», pur sapendo che non viene più creduta: Israele disarmato, eternamente minacciato di sterminio, con le sue 300-500 bombe atomiche…
Un così enorme distacco dalla realtà è in sé un sintomo psichiatrico, e dei più gravi.
I risultati sono tristemente ridicoli.

 

Nello stesso mega-paginone in cui bolla (senza esito) il saggio dei due professori come «antisemita», Il Foglio esibisce un articolo in cui Nathan Sharansky - l'ebreo sovietico divenuto ministro in Israele, fautore esplicito dell'espulsione in massa dei palestinesi, razzista senza vergogna, nazistoide - proclama: «Molti politici e istituzioni che dovrebbero promuovere la democrazia e libertà nel mondo sono cinicamente riluttanti a farlo per il solo fatto che a sollevare la questione è stato Bush».
Di conseguenza, Bush è il solo e vero «ultimo dissidente».
«Un dissidente rimasto troppo solo», come titola Giuliano Ferrara, incurante di aver superato ogni limite del ridicolo. (3)
Verrebbe da dirgli: càlmati.
Prendi le tue pillole.
Non ti rendi conto che a scrivere certe cose disonori la tua intelligenza, trascini nel ridicolo la tua reputazione come giornalista, e ciò senza nemmeno giovare alla causa che vuoi promuovere?
George Bush è il presidente che più spesso ha invocato il segreto di Stato per sottrarsi ad indagini e interrogazioni del Congresso: 38 volte, contro le 58 volte in cui altri presidenti americani hanno invocato il segreto di Stato nei trent'anni precedenti.
E' quello che ha più che raddoppiato, dal 1995, la spesa per l'acquisto segreto di armamenti, sottraendolo al controllo democratico.
E' il presidente che ha più concesso appalti senza concorso, ma per chiamata diretta di aziende «amiche».
Bush ha posto il veto per ben 1.149 leggi approvate dal parlamento, contro i 600 veti esercitati dai presidenti americani in tutti i precedenti 211 anni di storia del Paese.
E' il governo più segreto ed opaco della democrazia americana.
Bush è il presidente che sta spendendo di più per l'apparato militare (630 miliardi di dollari per il 2008, e almeno un quarto della cifra è per scopi «segreti»): quello che spende è il doppio della spesa massima raggiunta all'apice della guerra fredda, e a dispetto di ciò le sue forze armate sono impantanate in guerre che non possono vincere, mentre sottrae denaro pubblico alla «unica superpotenza» che è anche il Paese occidentale più indebitato, quello con più povertà, peggiore stato di salute, e più iniquità sociale.
Ha ridotto l'economia ad un colabrodo, l'ha portata ad un nuovo '29.
Ha legalizzato la tortura.
Ha scatenato guerre illegali.
Se questo è un dissidente, la definizione di «dissidente» può applicarsi anche a Stalin o a Mobutu.
Dissidenti contro il loro popolo: da cambiare è il popolo, non il dittatore.

 

Persino i repubblicani stanno prendendo le distanze da un simile presidente. (4)
Solo quattro ebrei, ormai, sostengono Bush: gli ultimi veri antiamericani.
Ma per l'isterico Sharansky, «non ci sono in USA candidati che credono alla democrazia e alla libertà quanto Bush», e il suo vaneggiamento è riportato devotamente da Il Foglio.
Perché diffonde la democrazia nel Medio Oriente.
Sharansky, che è stato consigliere di Bush (e dunque corresponsabile dei suoi disastri), lo ha incitato a ripudiare i «dittatori del Cairo e di Ryad», ossia a premere per riforme democratiche in Egitto e Arabia Saudita.
Ma immediatamente aggiunge Sharansky: «Ho provato tre volte, senza successo, a convincere Bush a evitare le elezioni in Palestina».
Dunque la passione per la democrazia che divora Sharansky ammette eccezioni: sì a Ryad e al Cairo (per destabilizzare i regimi  arabi leali agli USA), no ai palestinesi.
Questa non è demenza pura e semplice.
E' «logica» talmudica, «giustizia» rabbinica.
Governata da un solo ossessivo scopo: il presunto bene supremo di Israele.
Come volevasi dimostrare, e Walt e Mearsheimer hanno scritto.
Per questa gente è così: vada in rovina il popolo americano e il suo posto nel mondo, purchè renda gli ultimi servizi a Sion.
Ma questa volta, l'isteria paranoide che corre in questi spropositi rivela qualcosa di nuovo: una disperata paura, il senso che i vecchi trucchi non funzionano più, il timore di aver perso il potere sulle parole e la propaganda demonizzante.
Qua e là, la rete di tabù pro-giudaici si sta rompendo.
La realtà emerge, e viene denunciata.

 

Lo dimostra un rapporto dell'ISN, International Security Network, un rispettato think-tank con sede a Zurigo, che mai si era esposto a critiche verso Israele.
Ora, l'ISN giunge a porre la domanda se nella cosiddetta «unica democrazia del Medio Oriente» non sia in realtà l'apparato militare a guidare di forza la politica, anziché i governanti civili. (5)
«… Il ruolo indefinibile della Israeli Defense Force (IDF) solleva domande significative. Non è chiaro se l'IDF stia davvero realizzando l'annunciato ritiro di forze dalle alture del Golan, dove ha invece compiuto una serie di giochi di guerra di vasta portata nelle settimane precedenti. Il ministro della Difesa Ehud Barak e il suo predecessore Amir Peretz hanno assistito a grandi esercitazioni sul Golan gli scorsi mesi, e appare che abbia ricevuto - o si sia preso - la decisione finale sulle azioni delle forze militari nell'area.
Lo stesso caso pare essere quello dei territori palestinesi: lì l'IDF continua quotidiane incursioni per eseguire arresti in Cisgiordania
[il territorio dell''amico' Abu Mazen, il fantoccio di Fatah a cui Olmert ha promesso grandi cose, mai mantenute] ed ha mano libera nel condurre incursioni profonde a Gaza. Tali raid hanno sollevato sui media parecchie domande circa il loro valore strategico, ma il governo si rifiuta di contenere le operazioni pianificate.
Fatto più preoccupante, appare da parte dell'IDF una tendenza coerente ad ignorare decisioni giudiziarie e limitazioni politiche. Ci sono stati vari casi in cui le decisioni della Corte Suprema israeliana sulle attività degli insediamenti sono state ignorate, e di comandi che hanno preso accordi diretti coi capi dei 'coloni'
[illegali occupanti di terre palestinesi], in diretta disobbedienza rispetto alla dichiarata politica del governo».
Insomma anche il cautissimo ente svizzero osa ormai rivelare il segreto di Pulcinella: la «sola democrazia del Medio Oriente» è in realtà un colpo di Stato permanente.
Dove i premier sono invariabilmente ex-generali, e dove oggi i generali rifiutano di obbedire al raro governo di civili in carica, e decidono di testa propria, con chiari atteggiamenti golpisti.
Ma ancor peggio, l'ISN sottolinea come il militarismo putchista israeliano  abbia assunto un parossismo isterico, che porta ad errori fatali.
«L'intensificarsi dell'attività militare nel Golan indica che i capi della IDF hanno dato credito a valutazioni 'da falchi' delle intenzioni siriane, anziché ad altri rapporti d'intelligence che dicevano che la Siria non ha alcuna intenzione di provocare un conflitto armato».

 

Difatti è proprio così.
Da mesi i sionisti e la loro lobby in USA predicano che la Siria si prepara alla guerra contro Israele (cento volte più armata), ed hanno ammassato minacciose truppe e forze sul Golan con l'intento di far scoppiare la scintilla che «giustifichi» una guerra da vincere facilmente, contro un avversario debole, e in tal modo recuperare l'umiliazione subita da Hezbollah in Libano.
Il fatto è che il trucco - provocare la Siria e poi accusarla di invasione - è fallito.
Damasco è riuscita a convincere la comunità internazionale di non avere alcuna intenzione di mettersi in guerra con la terza o quarta potenza atomica globale.
Ma cosa pensate abbiano fatto i militari di Giuda, davanti al fallimento del loro piano?
Hanno accusato la Russia di istigare la Siria.
Ecco cosa scrive ISN: «Nell'evidente sforzo di nascondere l'errore dei militari nell'interpretare realisticamente le intenzioni della Siria, il generale Amos Gilad, capo dell'IDF, ha accusato la Russia di aver fatto credere ai siriani che 'Israele voleva attaccarli' onde aumentare le loro vendite di armi».
L'ambasciata di Mosca ha risposto gelidamente. (6)

 

Ma così sono oggi gli ebrei: paranoici, isterici fino alla follia tragicomica, vogliosi di accusare chiunque dei loro fallimenti tranne se stessi, gli ultimi a credere alla loro propria vecchia propaganda.
Isteria da disperazione.
Sarebbe da ridere, se questi isterici in piena crisi di nervi non avessero in canna il più grosso arsenale nucleare del Mediterraneo.

Maurizio Blondet


Note
1) «Pro-surge group is almost all Jewish», JTA, 24 agosto 2007.
2) Christian Rocca, «Lo spettro della lobby ebraica», Il Foglio, 1 settembre 2007.
3) Alan Patarga, «Per Nathan Sharansky il 'dissidente' Bush è rimasto troppo solo», Il Foglio, 1 settembre 2007.
4) Rebecca Karr, Ken Herman, «Government secrecy up despite exposure of issue», Seattle-Post Intelligence, 1 settembre 2007. Si veda anche Haider Rizvi, «US poverty data raise new questions about cost of war», OneWorld.net, 1 settembre 2007.
5) Dominic Moran, «Israeli military's questionable role», ISN, 31 agosto 2007.
6)  Herb Keinon, «Russia fumes at claim it fueled tension with Syria», Jerusalem Post, 31 agosto 2007. Gilad aveva detto alla radio dell'esercito: «At a certain time, the Russians caused the Syrians to believe that Israel was preparing for war». Il vice ambasciatore russo Andrey Demidov ha risposto che «comments such as Gilad's and press reports like those saying Russia was banging the drums of war in Syria only made building ties more difficult».




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