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Notizie
dalla Terra Santa
Anno II, Comunicato AGOSTO 2007
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INNOCENZE RUBATE
I
bambini e l'inaccettabile scandalo della violenza
Gaza, Cisgiordania, Libano, Iraq: sono luoghi
dove i bambini sono particolarmente a rischio, dove i
continui episodi di violenza impediscono di avere
accesso alla scuola, di poter giocare liberamente per
strada. Dove le condizioni igieniche e sanitarie sono in
continuo peggioramento. La denuncia è di Dan Toole,
direttore dei programmi di emergenza per l'Unicef,
l'agenzia dell'Onu per l'infanzia, che a fine luglio ha
chiesto che vengano potenziati gli aiuti umanitari in
favore dei minori. In una conferenza a Ginevra, ha
puntato il dito soprattutto sulla situazione dell'Iraq,
che si sta deteriorando rapidamente. A farne le spese,
in primo luogo i bambini. «La nostra azione è
soprattutto incentrata sui rifugiati all'esterno del
Paese e sugli sfollati interni. Spesso dimentichiamo che
milioni di iracheni sopravvivono tagliati fuori da
qualsiasi tipo di servizi o assistenza».
«Il caldo estivo - ha aggiunto - rappresenta una
minaccia per la salute: sono già raddoppiati i tassi di
dissenteria rispetto alla media stagionale e le riserve
idriche sono allo stremo». Dei 2 milioni di profughi e
sfollati, la metà è costituito da bambini.
Si sente dire spesso che i bambini rappresentano il
futuro di un popolo. Nella situazione attuale, il
destino di tanti piccoli a Baghdad, a Beirut, a Gaza e a
Ramallah sembra tragicamente scritto. Nei loro occhi,
solo un fosco presente e la macabra liturgia della
violenza quotidiana.
I piccoli, lo sappiamo, sono più vicini al cuore di Dio.
E degli «scandali» a loro inflitti ci sarà chiesto
maggiormente conto.
http://www.terrasanta.net/terrasanta/eco_det.jsp?wi_number=764&wi_codseq=EC0707
Le
forze di occupazione israeliane uccidono a sangue freddo
un adolescente palestinese
2-luglio-2007
Oggi, al checkpoint di Birzeit,
vicinon a Ramallah, le forze di occupazione israeliane
hanno ucciso un adolescente palestinese, Mohammad Orieb
Ahmad, di 17 anni.
Il ragazzo è stato portato
all'obitorio dell'ospedale di Ramallah.
I
militari hanno dichiarato che "aveva cercato di
attaccarli", in realtà, i familiari hanno raccontato che
Ahmad stava guidando l'auto quando è stato ucciso a
sangue freddo.
http://www.infopal.it/testidet.php?id=5957
Essere
bambini in Palestina. I dati della tragedia.
da Al-Awda

Save
the Children, la più grande organizzazione
internazionale
indipendente per la tutela e la promozione dei diritti
dei bambini
nel mondo, ha da poco reso noti alcuni dati riguardanti
le condizioni
di vita dei bambini palestinesi nei Territori occupati,
di cui
riporto una sintesi.
- Quasi quattro milioni
di Palestinesi vivono nei Territori occupati,
2,5 milioni nella West Bank e 1,49 milioni nella
Striscia di Gaza; il
53% della popolazione, pari a 2,1 milioni, è di età
inferiore ai 18
anni.

- Il 42% dei bambini palestinesi sono da considerarsi
rifugiati, dato
che sale al 69% con riguardo alla sola Striscia di Gaza.
- 882 bambini
palestinesi sono stati uccisi dall'esercito israeliano
o dai coloni nel periodo compreso tra lo scoppio della
seconda
Intifada (settembre 2000) ed il 30 giugno 2007.

- Nel solo mese di giugno, l'esercito israeliano ha
ucciso 9 bambini
e ne ha feriti 21, mentre gli scontri intestini tra i
gruppi armati
palestinesi hanno causato la morte di 7 bambini ed il
ferimento di
altri 6.
- Dal settembre del
2000, 68 donne palestinesi sono state costrette a
partorire presso un check-point, fatto questo che ha
determinato la
morte di 4 donne e di 34 neonati.

- Alla fine di giugno,
426 minori palestinesi risultano detenuti
nelle prigioni israeliane.
- A partire dallo
scoppio dell'Intifada e fino alla fine del 2006,
solo a Gaza Israele ha distrutto totalmente o
parzialmente 7.287
abitazioni, lasciando senza un tetto 34.902 bambini su
un totale di
68.692 residenti; nella West Bank, le case distrutte
ammontano a
3.302 e i Palestinesi interessati a 16.510.

- 7 famiglie su 10 nei Territori occupati, vale a dire
2,4 milioni di
Palestinesi, vive al di sotto della soglia di povertà, e
tale dato
ricomprende circa i due terzi dei bambini palestinesi.
- 40.000 bambini dei
Territori occupati sono costretti a lavorare, a
cause delle pessime condizioni finanziarie delle
famiglie.

- Una malnutrizione
cronica interessa il 10% dei bambini al di sotto
dei 5 anni; solo a Gaza, ben 50.000 bambini risultano
malnutriti.
- Piu' del 70% dei
bambini di Gaza al di sotto dei 9 mesi risulta
affetto da anemia, il che può determinare gravi
conseguenze per il
loro sviluppo fisico e cognitivo.

- La maggior parte dei Palestinesi vive con una
dotazione d'acqua
ben inferiore a quanto raccomandato dalla World Health
Organization
per cucinare, bere e lavarsi (150 litri al giorno per
persona); nella
West Bank ciascun Palestinese ha accesso a circa 56
litri d'acqua al
giorno, mentre tale quantità scende a 51 litri nella
Striscia di Gaza.

- Per il 27% delle
famiglie palestinesi risulta problematico accedere
ai servizi sanitari a causa dei check-points di Tsahal,
per il 37% a
causa delle chiusure e delle restrizioni israeliane, e
per il 46% a
causa dei costi dei trattamenti medici.

- 10.000 bambini muoiono ogni anno, a causa soprattutto
di malattie
prevenibili e scarse cure per i neonati.

- Quasi la metà dei
bambini palestinesi ha avuto esperienze di forti
traumi e stress causati dalle violenze e dai raid
israeliani, o è
stato testimone di violenze contro un membro della
propria famiglia.

- A causa delle chiusure e dei coprifuoco, più di
226.000 scolari di
580 scuole della West Bank, particolarmente nella zona
settentrionale, trova impossibile, saltuario o
pericoloso il recarsi
a scuola.

- Un'intera generazione
di bambini giornalmente assiste sempre più a
episodi di violenza, persino all'interno delle scuole,
che dovrebbero
essere luogo sicuro e protetto; uno studio risalente al
2004 della
Birzeit University ha rilevato che il 45% degli studenti
ha visto la
propria scuola assediata dall'esercito israeliano, il
18% ha
assistito all'uccisione di un compagno di scuola ed il
13% a quella
di un insegnante.

Un'intera generazione
di bambini – aggiungo io – massacrata e in
balia di un'occupazione militare illegale e sempre più
brutale e
feroce, abbandonata a un destino di violenza, morte e
devastazione
dall'Occidente "civilizzato", che assiste impassibile ad
ogni più
efferato crimine di guerra commesso quasi
quotidianamente dai
valorosi soldatini di Tsahal.

Nessuna pena, nessun
soccorso e, dunque, nessuna speranza per questi
poveri innocenti.

Nessuna speranza, neanche per il piccolo Talal, 5 anni,
che allo
staff di Save the Children ha dichiarato:
"Vado all'asilo ogni giorno da solo. Ho paura quando
vado solo. Ho
paura che gli Israeliani mi spareranno. Vorrei che fosse
mia madre a
portarmi all'asilo, ma mia madre è occupata. Mio padre è
stato
arrestato dagli Israeliani e adesso è in prigione. Ho
visto gli
Israeliani prenderlo. Non l'ho più visto da allora".

E noi, che stiamo facendo
per il piccolo Talal?

Abir Aramin, uccisa da un militare
israeliano davanti alla sua scuola
Fonte:http://www.infopal.it/testidet.php?id=5965
Foto: d'archivio
Composizione: a cura di
www.jerusalem-holy-land.org
Essere
bambini in Palestina. I dati della tragedia.
I fiori
d'Egitto
da TerraSanta.net
Nei quartieri poveri del Cairo la situazione
dell'infanzia è spesso problematica. Tra delle periferie
lavora padre Antonio, che ha voluto per loro un luogo
dove crescere.
Il Paese delle piramidi è stato fra le prime venti
nazioni del mondo a ratificare la Convenzione per i
diritti dell'infanzia. Nel 2002 il presidente Hosni
Mubarak ha lanciato un'iniziativa in favore
dell'infanzia (il secondo decennio per la protezione
dell'infanzia in Egitto), che si prefigge tra l'altro di
vaccinare entro il 2012 il 95 per cento dei bambini. Già
negli scorsi anni qualche risultato si è avuto, con la
riduzione del 50 per cento della mortalità infantile
entro il quinto anno di vita. Ma la strada è ancora
lunga: nel Paese ancora oggi un bambino su venti muore
in tenera età per malattie infettive (le più diffuse
malaria, tetano, tubercolosi) e malnutrizione.
Sul versante scolastico sono stati fatti sforzi per
dotare il Paese di nuove scuole e per incentivare la
frequenza scolastica (obbligatoria tra i 6 e i 14 anni).
Ma è nella fascia prescolare che i tanti «fiori
d'Egitto» soffrono maggiormente la mancanza di cure. Ne
sa qualcosa padre Antonio Raimondo, francescano della
Custodia di Terra Santa in Egitto, che nei sobborghi
popolari del Cairo ha fondato un asilo dove raccoglie i
bambini sia cristiani che musulmani dei quartieri più
poveri. L'ha chiamato, questo nido d'infanzia, con un
tocco di poesia, «Uccelli di montagna». È una struttura
che accoglie spesso piccoli che vivono per strada,
abbandonati a loro stessi (come ci racconta lo stesso
padre Antonio nelle pagine centrali), mentre i genitori
lavorano o sono assenti.
In una società alle prese con problemi di sottosviluppo
e sopravvivenza, i bambini sono l'anello debole della
catena. Facile che si perdano, che vengano sfruttati,
che finiscano nelle maglie del lavoro minorile. Un
impegno educativo nei loro confronti costituisce
viceversa anche un'opportunità per edificare un domani
di pace e prosperità. Ed è questa la sfida che padre
Antonio, nell'immensa periferia del Cairo, ha raccolto e
che ogni giorno porta avanti tra i suoi piccoli.
g.c.
http://www.terrasanta.net/terrasanta/eco_det.jsp?wi_number=688&wi_codseq=EC0706
Le
autorità di occupazione israeliane bloccano 50
palestinesi, tra cui una donna e il suo bambino, al
valico di Eretz.
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03-08-2007 Gaza |
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Le forze di
occupazione israeliane hanno fermato 50 dei
palestinesi, che per due mesi sono stati bloccati al
valico di Rafah, durante il transito al passaggio di
Eretz.
La scusa
ufficiale è sempre quella dei "motivi di sicurezza".
Testimoni
oculari hanno confermato che le forze di occupazione
israeliane hanno fermato per diverse ore più di 50
palestinesi, tra cui una donna, il suo bambino, 4
invalidi e altri anziani. Nelle ore di sequestro, i
cittadini non hanno ricevuto cibo e solo pochissima
acqua.
Ricordiamo
che, in questo periodo, il caldo è torrido.
Nessun
responsabile palestinese li ha contattati per
tentare di risolvere il loro problema.
Hamas e la
maggior parte dei partiti e movimenti palestinesi,
ad eccezione del gruppo di Abbas, aveva rifiutato
l'apertura di altri passaggi, controllati da
Israele, al posto del valico di Rafah, perché
temevano proprio questo: il sequestro di cittadini
da parte delle forze israeliane per motivi di
"sicurezza".
Ricordiamo
che, secondo quanto rivelato anche da quotidiani
israeliani, sono il presidente dell'Anp e la
dirigenza di Ramallah a voler mantenere chiuso il
valico di Rafah, dove 6000 persone sono bloccate da
due mesi e in condizioni disperate. L'obiettivo di
Abbas è di colpire Hamas anche a costo della vita
dei palestinesi. 31 sono già deceduti per mancanza
di cure mediche.
http://www.infopal.it/testidet.php?id=5962 |
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