Haifa, l'Ospedale italiano compie
cent'anni
di Jerzy Kraj

Fondato nel 1907 e sostenuto finanziariamente
dall'Ansmi, l'Ospedale è un luogo dove, in nome del
Vangelo, si testimonia l'attenzione e l'amore verso chi
soffre.
Per le suore Francescane missionarie del Cuore
Immacolato di Maria, e per tanti altri enti religiosi e
civili, quest'anno è speciale. Si festeggiano infatti i
cento anni di fondazione dell'Ospedale italiano di
Haifa. Questa benemerita istituzione fa parte delle
opere create e sostenute finanziariamente
dall'Associazione nazionale per soccorrere i missionari
italiani (Ansmi), fondata alla fine del XIX secolo dal
professor Ernesto Schiapparelli. La sua iniziativa
filantropica, di ispirazione cattolica, era nata per
sostenere con opere caritative la presenza dei
missionari italiani in Medio Oriente, in particolare in
Terra Santa, ma anche in altre parti del mondo. Alla
morte dello Schiaparelli, avvenuta nel 1928, il numero
di asili, scuole e ospedali, e altre opere nate per
provvedere a grandi e fondamentali bisogni di
popolazioni povere, superava le duecento unità.
I pazienti che si rivolgono oggi all'ospedale sono
diversi per nazionalità, religione e lingua. In
quest'ambiente le religiose, fedeli alla spiritualità di
san Francesco, uomo di dialogo ed esempio dell'amore
cristiano verso tutti, sono riuscite a creare un clima
di famiglia ben percepito e di cui beneficiano tutti
coloro che varcano la soglia dell'Ospedale italiano.
Anche i frati malati dalla Custodia di Terra Santa vi
trovano una professionale cura medica, e la materna
sollecitudine delle suore francescane.
L'ospedale in questi ultimi tempi è stato completamente
ristrutturato e modernizzato. Sono state acquistate
nuove apparecchiature, comprese quelle per la
radioterapia. Oggi le sue maggiori specializzazioni sono
in chirurgia e oncologia; quest'ultimo reparto è stato
riconosciuto dal ministero della Sanità d'Israele come
il secondo reparto per importanza di tutta la Galilea.
Attualmente l'ospedale dispone di oltre un centinaio di
posti letto, impiega 85 persone, tra cui 10 suore
francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria.
Le celebrazioni del centenario, organizzate
dall'intraprendente ed energica suor Emanuela
Verdecchia, direttore amministrativo dell'ospedale,
hanno coronato il lungo e faticoso percorso che ha fatto
guadagnare fiducia e prestigio all'istituzione. Nel
giorno della grande festa, il 15 maggio scorso,
nell'auditorium del teatro municipale di Haifa (Krieger
Auditorium), si sono incontrati i rappresentanti di
autorità civili e religiose; cristiani, ebrei e
musulmani. L'ambasciatore d'Italia in Israele, Sandro De
Bernardin, e il sindaco di Haifa Yona Yahav hanno dato
il loro patrocinio alle celebrazioni giubilari.
Nell'entrata dell'Ospedale sono state inaugurate quattro
targhe commemorative scritte in ebraico, arabo, inglese
e italiano, il cui testo dice: «In occasione del
centenario della fondazione dell'ospedale italiano di
Haifa - 1907-2007 - la cittadinanza di Haifa con sentita
riconoscenza per l'ininterrotta dedizione». Tra le
personalità religiose che hanno onorato questo
anniversario, monsignor Giacinto Boulos Marcuzzo,
vescovo ausiliare del Patriarca latino di Gersualemme
per la Galilea, fra Pierbattista Pizzaballa, Custode di
Terra Santa, mons. Gianfranco Gallone, segretario della
nunziatura apostolica, e suor Telesfora Pavlou,
provinciale delle suore Francescane missionarie del
Cuore Immacolato di Maria.
Dopo i saluti di benvenuto, il dottor Maurizio Saglietto
ha presentato la storia dell'Ansmi e dell'Ospedale
italiano. Suor Roberta Malgrati, madre generale della
congregazione delle Francescane missionarie del Cuore
Immacolato di Maria, ha richiamato con emozione la
presenza centenaria delle suore all'ospedale di Haifa,
sottolineando i tre motivi della celebrazione:
ricordare, ringraziare, continuare. «È necessario
infatti - ha detto - ricordare che la presenza
dell'opera di cura ed assistenza ai malati, realizzata
attraverso l'Ospedale italiano, si è iniziata proprio in
questa città. In questo lungo periodo non sono mancate
situazioni difficili e non mancano neppure oggi, ma
nonostante tutto, e al di sopra di tutti, permane la
presenza vigile e provvida di Dio, che custodisce il suo
gregge. I segni di questa presenza sono anche visibili,
come l'ampliamento dell'ospedale, l'equipaggiamento di
strumenti tecnologici d'avanguardia, il personale
preparato e specializzato, l'affluenza numerica dei
pazienti, la sollecitudine dell'Ansmi; ma permettetemi
un ricordo particolare alla presenza vigile, e delicata
di tante mie consorelle, che in questi anni si sono
succedute, e di quelle che attualmente sono sulla
breccia, al loro instancabile, nascosto e fecondo
spirito di dedizione, accanto ai malati di ogni
nazionalità e religione ed a sostegno dei loro
familiari».
Il secondo motivo della celebrazione si è espresso nella
gratitudine. «Un ringraziamento in primo luogo a Dio che
guida e protegge, ma anche a tutti coloro, che hanno
collaborato e collaborano per il buon andamento
dell'ospedale, in questo lungo arco di tempo fino ad
oggi: autorità civili e religiose, Ansmi, confratelli
francescani, padri carmelitani, personale, consorelle».
Alla fine la Madre ha ribadito il bisogno di continuare:
«Questo momento di festa, questo "oggi" di gratitudine
ci pone nel presente, ci permette di ricordare, quindi
di volgere il nostro sguardo al passato, ma
contemporaneamente ci orienta verso il futuro, ci
invita, forti della presenza del Signore, a continuare
nel cammino intrapreso, ponendoci fiduciose e gioiose
nelle mani di Dio, il quale, come afferma la nostra
Madre fondatrice, penserà perché quest'opera continui».
La celebrazione ha avuto anche un momento di festa
musicale. Valeria Fubini, soprano, accompagnata da Sonya
Mazar e dal quintetto dell'Università di Gerusalemme, ha
eseguito diversi brani, tra cui lo
Stabat Mater.
Non a caso è stato scelto l'inno dedicato alla Madre
Addolorata, presente presso la croce del Figlio Gesù sul
Calvario. L'ospedale da una parte è segnato dalla croce
della sofferenza portata dei malati, ma dall'altra offre
la speranza e la consolazione realizzata dal servizio
samaritano di medici, infermieri e suore.
Mabruk
- auguri! Un sincero augurio per altri lunghi anni di
servizio ai malati e di testimonianza della carità
cristiana nel società ebraica e musulmana di Haifa e di
tutta la Terra Santa.
L'Ospedale italiano ad Haifa, fondato nel 1907, fu il
primo ed unico centro medico per tutta la zona nord
della Palestina di allora. A quel tempo si chiamava
Ospedale chirurgico Italiano, poiché la chirurgia era la
sua principale attività. Vi collaboravano chirurghi
italiani, ebrei e arabi. Nel 1932 l'attività ospedaliera
è stata spostata nell'attuale edificio a quattro piani,
progettato dall'architetto Antonio Barluzzi.
L'amministrazione dell'ospedale fu affidata, fin
dall'inizio, alla famiglia religiosa delle Francescane
missionarie del Cuore Immacolato di Maria, chiamate, dal
luogo della loro fondazione, Francescane Missionarie
d'Egitto. L'assistenza ai malati è una delle
caratteristiche del loro carisma. Durante la prima e la
seconda Guerra mondiale l'attività ospedaliera è stata
sospesa. Altre difficoltà si sono presentate dopo la
nascita dello Stato d'Israele nel 1948. L'ospedale è
stato trasferito sotto l'autorità dell'esercito
israeliano, usato come ospedale militare. Solo tre anni
dopo è stato restituito agli italiani. Nel 1950 fu
fondato il reparto oncologico e l'acquisto di un
apparecchio per la cobaltoterapia aveva dotato
l'ospedale del primo strumento del genere nella zona
settentrionale d'Israele. Dal 1960, per rendere più
qualificato e professionale il servizio ai malati di
cancro, il reparto oncologico dell'Ospedale italiano è
in stretta collaborazione e dipendenza del centro
d'oncologia dell'ospedale universitario di Rambam, che
si trova ad Haifa.
(j.k.)
http://www.terrasanta.net/terrasanta/eco_det.jsp?wi_number=768&wi_codseq=EC0707