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Che cosa è successo a Gaza?
Alain Gresh
29/11/2007

La manifestazione organizzata per il terzo anniversario
della morte di Arafat e i successivi scontri
Pubblichiamo l'articolo tratto
da «Le Monde
diplomatique» e tradotto da due nostri lettori,
che ringraziamo.
Gaza
Cosa è successo a Gaza nel giorno dell'anniversario
della morte di Yasser Arafat?
Ad ascoltare la radio del 14 novembre, a leggere la stampa
la causa è ben presto intesa: i «cattivi» musulmani
hanno sparato sui «buoni» manifestanti di Fatah che
sfilavano pacificamente.
Sakher Abou El-Oun scrive in un dispaccio dell'AFP del 12
novembre:
«Gli scontri sono
iniziati mentre centinaia di migliaia di palestinesi si
disperdevano alla fine della riunione organizzata da Fatah,
il partito del presidente Mahmoud Abbas, per commemorare la
morte del capo storico dei palestinesi avvenuta tre anni fa.
Stando al racconto di alcuni testimoni, alcuni miliziani
civili o in uniforme di Hamas, che ha preso il potere con la
forza a Gaza da Giugno scorso, hanno aperto il fuoco sui
manifestanti, fra i quali alcuni scandivano slogan contro
il movimento islamico e lanciavano pietre contro la sua
polizia».
« 'Assassini,
sciiti', gridavano i manifestanti, alludendo al sostegno
apportato dall'Iran sciita ad Hamas. Sei palestinesi sono
stati uccisi dagli spari e 130
altri feriti, fra cui donne e bambini, stando a quanto
riferito da fonti mediche. Una settima vittima, un uomo di
65 anni che partecipava alla manifestazione, è morto in
ospedale. Immagini televisive hanno mostrato uomini armati
di Hamas aprire il fuoco su alcuni manifestanti che
fuggivano o altri picchiare un ragazzo a colpi di manganello».
Occorre sottolineare che Le Figaro, Le Monde e
Libération riportano nei titoli questa informazione,
evidenziando Hamas quale responsabile.
In realtà, a ben leggere gli articoli, si apprende che la
realtà è ben più complessa di quella che i titoli stessi
mettono in scena.
Così, Libération del 14 novembre pubblica un articolo di
Delphine Matthieussent, dal titolo «Poliziotti e uomini
armati di Hamas hanno aperto il fuoco sui manifestanti,
secondo il responsabile di Fatah, partito del
presidente Mahmoud Abbas. Hamas, dal canto suo,
afferma che suoi membri sono stati coinvolti dall'azione
di uomini armati di Fatah e pertanto hanno replicato»
(da notare che, nella carta stampata, i titoli degli
articoli non sono fatti dai giornalisti che scrivono gli
articoli).
Le Monde del 14 novembre titola, in prima pagina, «Hamas
fa sparare su una commemorazione di Arafat».
Pertanto, l'articolo del corrispondente da Gerusalemme del
quotidiano della sera, Michel Bôle-Richard, anch'esso
titolato «A Gaza Hamas spara su Fatah che
celebrava Arafat», è molto più cauto: «Gli
scontri si sono verificati alla fine della riunione senza
che se ne sappia realmente l'origine. Gruppi di manifestanti
avrebbero cominciato a lanciare sassi sulle forze
dell'ordine che non hanno esitato a rispondere a proiettili
reali, persino inseguendo i manifestanti per le strade e
scaricando raffiche di kalashnikov. Hamas ha attribuito la
responsabilità a dei franchi tiratori di Fatah che si
sarebbero appostati sui tetti per sparare sui membri della
forze dell'ordine. Sami Abou Zhouri».
Un'interessante
analisi in inglese, datata 12 novembre e firmata da Tony
Sayegh, dal titolo «La
Rivoluzione Gialla di Mahmoud Abbas e Mohammad Dahlan»
riporta un altro punto di vista (l'altra campana).
L'autore spiega che l'Autorità Palestinese aveva inviato
45.000 bandiere gialle a Gaza per preparare a manifestazione
(le bandiere gialle sono il simbolo di questa
organizzazione).
Esse erano state caricate su dei camion accreditati per
portare cibo alla popolazione affamata, ma, all'ispezione
dei camion, si è scoperto che trasportavano materiale di
propaganda.
Hamas non si è opposta all'arrivo di queste particolari «derrate
alimentari».
Tony Sayegh spiega, per di più, che Fatah non aveva
organizzato tale manifestazione in occasione né del primo né
del secondo anniversario della morte di Arafat; e sottolinea
anche che questa manifestazione è stata ben più importante
di quella che Fatah ha organizzato in Cisgiordania.
Prosegue, poi, spiegando che Hamas ha autorizzato la
manifestazione a Gaza dal momento che Fatah ha represso
tutti i tentativi di Hamas di manifestare in Cisgiordania.
Il corrispondente dell'AFP afferma che la manifestazione si
è svolta pacificamente, ma che, alla fine, sono gli uomini
di Fatah che per primi hanno aperto il fuoco.
Notiamo
che i titoli e i rendiconti della stampa anglosassone
sono molto più prudenti di quelli della stampa francese.
Il The Guardian del 14 novembre titola: «Sei
morti negli scontri non appena Fatah irrompe nelle strade di
Gaza».
The Independent invece titola: «Cinque
morti ammazzati nella manifestazione per Arafat».
Per coloro che sono interessati al punto di vista di Hamas,
si legga «Hamas
ritiene la dirigenza di Fatah completamente responsabile per
gli eventi di Gaza».
Il che lo si capisce, eccome.
Fatah, così come Hamas, portano una pesante responsabilità
nel deterioramento della situazione dei palestinesi.
Le due organizzazioni sono state accusate dalle associazioni
palestinesi per la difesa dei diritti umani di violazione
del diritto umanitario. Entrambe portano una grave
responsabilità nell'indebolimento delle capacità di
resistenza dei palestinesi.
Durante questo periodo, l'embargo di Gaza prosegue nella
generale indifferenza.
E nessuno ha ripreso il dispaccio dell'AFP
del 12 novembre:
Israele restringerà l'erogazione di elettricità nella
Striscia di Gaza (Barak):
«Israele procederà a
dei tagli di erogazione elettrica nella Striscia di Gaza in
risposta ai lanci di razzi nonostante l'opposizione del
consigliere giuridico del Governo, ha affermato domenica
scorsa il ministro della Difesa, Ehud Barak. 'La fornitura
di energia elettrica nella Striscia sarà ridotta', ha
affermato Barak in Consiglio dei Ministri, come riportato da
un alto responsabile.
'I tagli di
erogazione saranno prossimamente applicati e saranno inclusi
nella serie di misure prese in contrasto di
(del movimento musulmano)
Hamas, che controlla la
Striscia di Gaza dopo il suo colpo di forza di metà giugno
scorso', ha aggiunto Barak».
Alain
Gresh
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