Soldi, soldi e la Shoah
Maurizio Blondet
23/09/2007
L'ex presidente del
Congresso mondiale ebraico Israel Singer
Il culto
obbligatorio della Shoah (l’unica religione
pubblica rimasta) non si estende ad Israele, né ai veri
sopravvissuti dei lager.
Il governo Olmert ha stanziato un aumento di 20 dollari al
mese (diconsi venti) per i più bisognosi sopravvissuti,
120 mila.
Ciò in aggiunta all’assegno che essi già ricevono, pari a
487 dollari mensili.
Ossia a 350 euro.
La misera condizione di questi anziani riparati nella
Terra Promessa ha suscitato più volte le loro proteste, e
persino una imbarazzante manifestazione nel giugno scorso,
con migliaia di vecchietti che gridavano davanti al
palazzo del primo ministro a Gerusalemme: «Voglio che
i tedeschi sappiano dov’è finito il denaro che hanno dato
a Israele», gridava ad esempio Yehuda Frenkel: «Voglio
che sappiano che Israele s’è tenuta i soldi a noi
destinati. Voglio che chiedano: dove sono finiti i nostri
soldi?» (Associated Press, 31 luglio 2007).
La Germania ha pagato, dal 1950 fino ad oggi, 80 miliardi
di dollari in riparazioni allo Stato ebraico a sconto
delle sue colpe: senza speranza di lavare il peccato
originario (la religione della Shoah non contempla
perdono) e senza risollevare la condizione delle vere
vittime.
I soldi sono andati «in infrastruttre e spese militari»,
scrive la Associated Press.
L’aumento mensile di dollari 20 (euro 16) ha suscitato
nuove proteste: «Sappiamo cosa ricevono i
sopravvissuti in Olanda, Francia, Germania e Polonia»,
ha dichiarato alla Israel Radio Noah Frug, capo di
un’organizzazione di scampati dai lager: «Là sono
trattati molto meglio che in Israele».
Hanno sbagliato patria, ed ora se ne pentono.
In Olanda, ogni sopravvissuto prende - secondo la gravità
delle sue ferite psichiche e fisiche, non-rimarginabili -
da 2.740 a 4.110 dollari al mese, ha detto ai giornalisti
Avraham Roet, che in Olanda è nato 79 anni fa, e vorrebbe
esserci rimasto.
Una parte non infima
del denaro della colpa sborsato dai contribuenti
tedeschi è apparentemente finito nelle tasche del notorio
Israel Singer, l’ex capo del Congresso Ebraico Mondiale,
quello stesso che fu colto da una telecamera
accidentalmente accesa a dare ordini a Prodi, allora capo
della Commissione UE.
Lo ha scoperto nel maggio scorso la rivista «The Jewish
Week».
Un’associazione ebraica del New Jersey, «March of the
Living», la cui attività consiste nell’organizzare i
famosi viaggi di studenti ebrei ai lager in Polonia, e che
riceve per questo fondi tedeschi dal «Jewish Material
Claim Against Germany» di cui è presidente Israel Singer,
ha versato 709 mila dollari ad un’agenzia di pubbliche
relazioni di Manhattan, di un tale Curtis Hoxter, di cui
Singer stava diventando socio.
David Machlis, il capo della March of Living, ha spiegato
che a premere perché la sua associazione si servisse
dell’agenzia di Hoxter era stato il fondatore stesso,
Avraham Hirchson: divenuto nel frattempo ministro delle
Finanze in Israele nel governo Olmert.
Hirchison s’è in seguito «autosospeso» dopo che i giudici
hanno aperto un’inchiesta su suoi accaparramenti di
milioni di dollari di fondi destinati alla Sanità.
Tutto questo avveniva nei giorni in cui Singer stava per
dimettersi dal Congresso Ebraico, dove c’era chi lo stava
accusando di essersi appropriato di almeno 700 mila
dollari della benemerita organizzazione, che aveva
trasferito in conti segreti svizzeri denominati «Per la
mia vecchiaia». Inutile dire che Hirchison e Singer erano
molto amici: s’erano conosciuti da quando Hirchison
presiedeva alla Knesset (il parlamento giudeo) la
commissione che si occupa di recuperare i beni delle
vittime ebraiche della Shoah, e s’erano subito piaciuti.
La Claims Conference Against Germany, che «reclama soldi
contro la Germania» e li ottiene al ritmo di 90-130
milioni di dollari l’anno, non ne restituisce che una
minima parte alle vittime del Male Assoluto.
La gran parte se ne va negli stipendi dei suoi cento
dipendenti, che costano 7 milioni di dollari annui, in
carte di credito «gold» fornite a questi stessi dipendenti
come benefit, in viaggi aerei in prima classe, hotel a
cinque stelle e cene in ristoranti di lusso spesi negli
instancabili viaggi dei suoi dirigenti, primo fra tutti
Singer.
Ma la massima parte
dei fondi risulta versata da Singer a gruppi come
Agudat Israel, il partitino fanatico degli haredim (i
«mistici» hassidici polacchi) o a Gur Hassidim, la setta
ultra-ortodossa che egemonizza l’Agudat Israel ed ha una
curiosa specialità: oltre all’espulsione degli ebrei
sefarditi (non abbastanza «mistici» e razzialmente
discutibili), l’intimidazione e il pestaggio degli «ebrei
messianici», i pochi che credono alla messianicità di
Gesù.
Se le vittime della Shoah ricevono 20 dollari d’aumento,
non mancano invece nuovi, generosi fondi per il culto
pubblico e obbligatorio della Shoah.
In USA sta per essere approvata una legge che destina 10
milioni di dollari di fondi federali da distribuire a
quelle scuole che terranno «corsi sull’Olocausto» per
insegnanti e guide turistiche ai luoghi santi dello
sterminio.
L’idea è di suscitare nelle scuole americane una vera gara
competitiva, nella speranza di ottenere il contributo.
Del resto in California, Florida, Illinois e parzialmente
in Massachusetts, le lezioni sulla Shoah sono
obbligatorie, e fanno parte dei programmi di studio allo
stesso titolo dell’aritmetica e delle scienze. In quegli
Stati si può essere bocciati in Shoah, negazionisti per
negligenza.
La nuova legge prevede anche la tenuta di corsi contro il
negazionismo nelle case di riposo per anziani.
Il progetto - che si chiama Simon Wiesenthal Holocaust
Education Assistance Act - è stato promosso dal senatore
Robert Menendez, il quale ne ha sottolineato la necessità
«nel momento in cui ci sono tanti negatori
dell’olocausto. Questa legge assicurerà che gli studenti
continuino ad imparare la storia dell’Olocausto nel modo
prescritto».
Dopo 62 anni, c’è il rischio che le nuove generazioni
dimentichino la loro colpa originale nella sola religione
rimasta, e magari smettano di pagare l’obolo del peccato
alla Vittima, o più precisamente ai gestori del
vittimismo.
Naturalmente il senatore Menendez si è assicurato la
rielezione entusiastica da parte della nota lobby.
E pensare che in Israele, il culto obbligatorio per noi
goym viene invece dissacrato.
E’ recente la
riscoperta di una serie di fumetti porno,
«Stalag», pubblicati in Israele, le cui vicende
erotico-sadiche erano ambientate nei lager di sterminio.
Furono pubblicati dal 1961 al 1964 (quando furono vietati)
dall’israeliano Ezra Narkis, divennero dei best-seller; ed
ancor oggi una copia sul mercato clandestino è valutata
100 euro.
Questi fumetti-porno ebbero il massimo successo durante il
processo Eichmann, quando le deposizioni del colpevole,
trasmesse alla radio israeliana in diretta, avevano acceso
le fantasie degli adolescenti di Sion.
Ora un documentario - presentato al festival di
Gerusalemme - rievoca questa vicenda sporca.
La spiegazione - secondo il corrispondente del Corriere
Davide Frattini - sarebbe che gli scampati dai lager
erano, in Israele, «guardati con sospetto: che cosa
avete fatto per scamparla? Dovete aver commesso qualcosa
di immorale».
Ciò che per noi goym è un credo, là è il business:
l’industria dell’Olocausto.
Tutte le notizie di cui sopra vengono infatti dal sito di
Norman Finkelstein, l’autore di «L’industria
dell’Olocausto», che per questo è stato cacciato
dall’università in cui insegnava.
In questo sito (www.normanfinkelstein.com)
il lettore troverà le fonti delle sopra citate
informazioni.
Maurizio Blondet