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5 dicembre 2008
E' una sfida ad ampio raggio e sempre piu' violenta
quella che stanno lanciando i coloni ebrei sparsi
nella Cisgiordania occupata da Israele nel 1967. La
rivolta dei coloni scattata dopo l'evacuazione, da
parte della polizia, di uno stabile palestinese
occupato dai coloni in violazione di una sentenza
dell'Alta Corte di Giustizia, ha confermato che la
destra religiosa e ultranazionalista ha nel suo mirino
non solo i palestinesi ma lo stesso Stato di Israele,
considerato ormai un "nemico" del progetto di
redenzione di Eretz Israel, la biblica "Terra di
Israele" promessa da Dio al popolo ebraico. Non era
stato cosi' dopo il 1967, quando le forze armate
israeliane - in sei giorni di guerra contro gli
eserciti di Giordania, Egitto e Siria - occuparono
Cisgiordania, Gaza e il settore arabo (Est) di
Gerusalemme (oltre alle Alture del Golan e il Sinai)
ponendo, di fatto, la quasi totalita' di quella che i
sionisti definiscono Eretz Israel sotto il controllo
israeliano.
Si realizzo' quell'anno il sogno del rabbino capo
della Palestina (all'inizio del Novecento) Avraham
Kook e di suo figlio Zvi Yehuda, che avevano dato vita
e sviluppato la corrente del Sionismo religioso. In
contrasto con la maggioranza dell'ebraismo ortodosso,
il rabbino Kook e suo figlio avevano individuato nello
Stato di Israele, quantunque laico, la "sacra"
funzione di riconquista della totalita' della Terra
Promessa, indispensabile per avviare il processo
messianico di Redenzione. Il loro pensiero, per anni
minoritario nel mondo religioso israeliano, trovo'
popolarita' dopo il 1967 fino a dare vita nel 1974 al
Gush Emunim ("Blocco dei fedeli"), un movimento
sostenuto dal Partito nazional religioso, che si
sarebbe impegnato negli anni successivi a "redimere"
Eretz Israele, con la creazione di colonie nei
territori palestinesi e arabi occupati. A favorire i
disegni del Gush Emunim, "avanguardia del volere
divino", fu soprattutto il Likud, il partito di destra
guidato da Menachem Begin vincitore delle elezioni nel
1977, a danno al Partito laburista che aveva dominato
la scena politica prima e dopo la fondazione di
Israele. Grazie al Likud e sempre appoggiato dal
Partito nazional religioso, il Gush Emunim ebbe modo
di disseminare la Cisgiordania e Gaza, ma anche il
Golan e il Sinai, di colonie ebraiche, allo scopo
dichiarato di impedire la restituzione dei territori
"riconquistati" nel 1967. La pace di Camp David,
firmata da Begin con l'Egitto nel 1977, e il
successivo ritiro dal Sinai, mise fine alla luna di
miele tra il Gush Emunim e il governo israeliano ma,
piu' di tutto, diede vita ad una spaccatura: la
maggioranza del movimento dei coloni decise di
collaborare con lo Stato mentre la minoranza si
frantumo' in varie formazioni sempre piu' estremiste e
violente a tal punto da mettere in discussione la
legittimita' delle istituzioni ufficiali israeliane e
di sollecitare il ritorno alla antica monarchia
ebraica.
"Il Gush Emunim ora esiste solo sulla carta, oggi a
dettare legge sono i piu' estremisti", ha spiegato ad
Apcom Meir Margalit, un ex colono (a Gaza) divenuto
qualche anno fa un pacifista e, successivamente,
consigliere comunale a Gerusalemme. "Un numero
cospicuo di coloni ha sviluppato un approccio
pragmatico e accetta la possibilita' della nascita di
uno Stato palestinese in Cisgiordania e Gaza mentre
una minoranza piu' fanatica, valutabile in alcune
migliaia di coloni (sui 200mila nei Territori
Palestinesi Occupati, ndr), intende opporsi con tutte
le sue forze alla restituzione delle terre ai
palestinesi ed evitare un ritiro dalla Cisgiordania
simile a quello realizzato (nel 2005) dalla Striscia
di Gaza".
La sollevazione messa in atto ieri dai coloni piu'
radicali, che godono del sostegno di un certo numero
di parlamentari della destra estrema e di alcuni
partiti minoritari, ha confermato le preoccupazioni
sulla pericolosita' crescente del fanatismo religioso
ebraico manifestate a piu' riprese da politici ed
intellettuali, tra i quali lo storico Zvi Sternhell,
vittima qualche mese fa di un attentato compiuto da
attivisti legati al movimento dei coloni. L'analista
politico Ron Ben Yishai avverte che "il peggio non e'
ancora venuto" e che la rivolta violenta scattata a
Hebron e' stata solo un "esempio" di cio' che i coloni
potrebbero mettere in atto se governo ed esercito non
agiranno con determinazione.
I coloni, dice Ben Yishai, puntano apertamente a
provocare una reazione violenta dei palestinesi, in
modo da gettare la Cisgiordania nel caos e impedire la
nascita di uno Stato palestinese indipendente. Non
pochi vedono all'orizzonte anche omicidi politici,
simili a quello del premier laburista Yitzhak Rabin,
colpito a morte 13 anni fa a Tel Aviv da un giovane
ebreo aizzato da rabbini di estrema destra che negli
accordi di Oslo con i palestinesi avevano visto un
tradimento della "redenzione" di Eretz Israel. Anche
la possibile vittoria del leader del Likud, Benyamin
Netanyahu, alle elezioni del prossimo 10 febbraio,
potrebbe non bastare a chi rifiuta categoricamente
l'idea di un compromesso territoriale con i
palestinesi.
(Fonte:Apcom)
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