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Anno III,  Comunicato del 16 Settembre 2008

 

 

 

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Crisi georgiana:

due domande a Fabrizio Vielmini e a Luca Bionda

16 Settembre 2008

 

In vista del Seminario di Eurasia sulla "crisi georgiana" in programma a Torino, il 17 settembre 2008, "Eurasia" ha posto un paio di domande ai relatori.

 

Quali sono i motivi per cui la Georgia è "interessante" sia per la Russia che per gli Stati Uniti?

Fabrizio Vielmini:
Per la sua posizione, essenzialmente.
Dal punto di vista russo, permette i contatti con Turchia ed Armenia. Nel corso degli anni 90 è stata una base logistica essenziale per la guerriglia cecena. In ogni caso, la contiguità territoriale, l'appartenenza dell'intera regione all'area linguistica russa e la comune esperienza sovietica e zarista, il prevalente orientamento verso la Russia dei flussi economici ed umani locali (che aumenta l'interesse delle popolazioni transcaucasiche alla conservazione di vasti legami economici, politici ed umanitari con la Russia), la presenza, infine, di basi e truppe russe di peace-making nella regione.

Dal punto di vista degli Stati Uniti, è l'elemento che permette di proiettare forze dal Mar Nero al Caspio, una base logistica attivabile anche verso l'Iran. A tal fine, nel 2003 la "rivoluzione colorata" sponsorizzata dagli USA doveva farne la punta di lancia di tutto il dispositivo di cordone sanitario costruito attorno alla Russia per imbrigliarne le potenzialità geopolitiche verso le regioni confinanti. Gli ultimi sviluppi hanno mostrato come al contrario la Georgia costituisca l'anello debole del dispositivo di accerchiamento anglo-americano. Gli USA si sbracciano ora in suo supporto coscienti della perdita irreparabile di prestigio che ne conseguirebbe presso tutte le altre pedine del dispositivo.


Si può affermare che la Georgia di Saakashvili è un "regime democratico" come affermano i media occidentali?

Luca Bionda:
Dipende dai punti di vista. Il raggio d’azione del governo georgiano è assai limitato. La guerra appena conclusa ha dimostrato che gli Stati Uniti controllavano da tempo gran parte delle forniture dell’esercito georgiano e l’addestramento dei suoi ufficiali.
Inoltre la società civile nelle città è marcatamente influenzata dal lavoro di centinaia di ONG americane, anche se sostanzialmente poche tra queste hanno migliorato le condizioni della popolazione. Non dobbiamo dimenticare che la cosiddetta “rivoluzione delle rose”, con cui è stato inaugurato il nuovo corso politico, è stata concepita per larga parte negli Stati Uniti, dove all’epoca si trovava lo stesso Saakashvili.
In verità quindi la Georgia è uno Stato sovrano ma di fatto è controllato quasi interamente da capitali e strutture d’oltreoceano. Questo ha ripercussioni pesanti sulle capacità operative da parte dell’attuale governo anche per quanto riguarda i rapporti con la Russia. Saakashvili deve rispondere al suo elettorato, ma soprattutto a chi lo ha creato dal punto di vista politico.
Negli ultimi anni ci sono stati molti segnali preoccupanti sulla salute della cosiddetta “democrazia georgiana”; penso ai misteriosi decessi del Primo Ministro Jvania o del miliardario Badri Patarkatsishvili, grande finanziatore dell’opposizione; ma potremmo evidenziare anche la brutale repressione delle proteste di piazza a Tbilisi lo scorso inverno, oppure la fuga dell’ex Ministro della Difesa Okruashvili, un tempo fautore della riconquista armata dell’Ossezia del Sud e che recentemente ha dichiarato di avere pianificato con Saakashvili l’attacco già diversi anni prima.
Ma credo che il vero volto dell’attuale dirigenza georgiana, certamente non in linea con le aspettative dell’elettorato, sia stato svelato con il vergognoso attacco a Tskhinval, una manovra militare che per le sue stesse caratteristiche ha colpito essenzialmente la popolazione civile più indifesa.

 http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkkEVyAFyuevWFaiZv.shtml

 


Georgia: censurato anche il Congresso USA

di Stefano Serafini

10.09.2008

http://www.cpeurasia.org/?read=13389

 

Nuove mirabolanti conquiste della "democrazia" occidentale e dei suoi megafoni mediatici.

 

La pericolosità monocratica del potere mediatico mondiale ha raggiunto il suo livello di guardia da molto tempo, ma oggi ha davvero rivelato uno dei suoi vertici, giungendo a censurare la conferma, da parte del Congresso USA, che non la Russia, ma la Georgia ha innescato il conflitto sudossetino.

Il deputato della Camera del Congresso USA, Chairman presso la House Committee on International Relations, il repubblicano Dana Rohrbacher, ha oggi sostenuto durante l'audizione del Congresso, che "I russi hanno ragione, noi no. E' stata la Georgia ha dare inizio al conflitto, e i russi vi hanno posto fine". L'amministrazione di Washington si sarebbe dunque lasciata ingannare dalle menzogne del presidente georgiano Saakashvili? La cosa parrebbe alquanto strana, visto che /"tutte le fonti dei servizi con le quali ho conversato - e ho parlato con molti di loro durante le vacanze [parlamentari] - confermano che le recenti azioni militari in Georgia e nelle sue province separatiste sono state cominciate dalla Georgia/" (sai che scoperta! bastava ricordare quello che persino i nostri media avevano accennato l'8 agosto, salvo poi seppellirlo sotto una valanga di menzogne e di ricotta).

A seguire, il presidente del Comitato Esteri della Camera dei rappresentanti del Congresso, Howard Berman, ha definito l'azione di Saakashvili "un errore orribile e grossolano" (e ciò è assai interessante, visto che Berman, il 22 agosto era volato a Tbilisi ad intimare alla Russia di ritirarsi, cfr. http://www.house.gov/apps/list/press/ca28_berman/HLB_to_georgia.shtml ).

Il deputato Bred Sherman ha lamentato che gli USA non abbiano tenuto conto della volontà del popolo sudossetino, e anche la deputata Sheyla Jackson Lee, democratica del Texas, ha aggiunto le sue contumelie.

Ma il massimo è stato raggiunto quando Daniel Fried, sottosegretario di Stato per gli Affari Politici - cioè il vice di Condoleezza Rice, cioè il numero tre nel Dipartimento di Stato degli USA - ha risposto, sotto il bombardamento dei deputati, che l'Amministrazione purtroppo non aveva
informazioni obiettive sulla situazione, avendole ricevute soltanto dalla parte georgiana.

In sostanza, il Dipartimento di Stato USA dichiara ufficialmente a un Congresso piuttosto arrabbiato, che si è sfiorata la terza guerra mondiale e si è creata una frattura politica tra Russia, UE ed USA, perché il governo USA (e appresso i suoi più scodinzolanti partner europei, e ancora appresso tutti i media) avrebbe ingenuamente creduto alle menzogne di un dittatorucolo, che orgogliosamente va in giro a dichiarare di ricevere il proprio stipendio da presidente di bananas da Washington.

L'aspirante “ruler” del mondo, insomma, ha le sue agenzie di informazione che dichiaratamente sanno come sono andate davvero le cose, ma finge di aver creduto alla tv (e a quella georgiana in particolare).

E' una notizia, no? Assurda, incresciosa, vergognosa, spaventosa, addirittura oscena, no?

Non per i media. CNN, BBC, Riotta-ricotta, Il Corriere della Sera... A loro queste cose non interessano. Ora che le cose si sono messe di traverso, la censura sostituisce la propaganda per coprire la figura di fango. I padroni stanno facendo retromarcia. I cagnolini scodinzolanti (compresi quelli in buona fede), frastornati e impauriti, mettono la testa sotto la sabbia.

Bella, la condizione del giornalismo occidentale e libero! Bella, la condizione della democrazia occidentale!

Nel frattempo, la TV russa mostra alcune foto scattate dai soldati georgiani durante le loro allegre esercitazioni militari con addestratori NATO. In particolare una serie di click tutti sorrisi, immortalano un ufficiale biondino col nome McKeown ben in vista sulla giacca, e le sue lezioni di preparazione di esplosivi a tempo, e altre delizie che di solito (quando non è la NATO a realizzarle) si definiscono "terrorismo". Come le granate nelle cantine di Tzkhinvali.
Come le cannonate contro i condomini. Come la pioggia di artiglieria Grad contro una città addormentata, poche ore dopo la dichiarazione tranquillizzante di un presidente-fantoccio, che subito dopo esaltava "il ripristino dell'ordine costituzionale" a colpi di mortaio sui civili.

Secondo voi, i russi, cosa devono pensare di noialtri che gli sputiamo addosso con superiorità, diamo loro lezioni di "libertà e diritti umani", mentre gli mettiamo missili tutt'attorno, e alleniamo i loro nemici a preparare massacri e attentati?

Da qualche giorno è passato il quarto anniversario della strage dei bambini osseti di Beslan. Avete già dimenticato? Anche allora i media sputavano contro Putin, per coprire i segnali delle implicazioni di servizi occidentali. I russi, cosa devono pensare di noi dalla testa piena di televisione?


http://www.24news.ru/news/902050354s.html