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Anno III,  Comunicato 62,  20 agosto 2008

 

 

 

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Georgia, la NATO incalza e i media si schierano: "Una sinfonia monocorde"

Enrico Galoppini, redattore di «Eurasia»: "La Georgia è un paravento per altri interessi e tutto questo strillare tradisce la sensazione che la partita non stia andando affatto bene".

Servizio a cura di Alberto Brambilla | News ITALIA PRESS

Bruxelles - Oggi nella capitale belga si è tenuta la riunione, indetta dagli Stati Uniti, dei commissari degli esteri dei paesi NATO. Obiettivo dell'incontro è stata la ricerca di una posizione unitaria dell'Alleanza Atlantica nei confronti del conflitto in Georgia. Il messaggio che esce dal palazzo è che i rapporti con Mosca "non saranno mai più come prima", come dichiarato da Jaap de Hoop Scheffer - segretario generale NATO. Le voci si susseguono e le dichiarazioni fioccano. Nel dibattito è intervenuto anche il ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, che ha sottolineato come il vertice sia stato "una vittoria dell'unità della Nato", che lascia aperto uno spiraglio per la Russia ma allo stesso tempo pone "il ritiro immediato delle truppe" come "prima condizione". Caustico il commento del segretario generale degli Stati Uniti, Condoleezza Rice, che si difende e riattacca: "Non sono gli Usa che vogliono isolare la Russia, ma è Mosca che si sta isolando invadendo i suoi piccoli vicini e bombardando". "Da questa riunione - aggiunge - esce un segnale molto chiaro, e cioè che la Nato, giunta fino a questo punto dalla fine della Guerra fredda, non ha intenzione di permettere che venga tracciata una nuova linea all'interno dell'Europa". Una linea di separazione, s'intende.

Il conflitto nel Caucaso, iniziato ai primi di questo mese, è stato generato dall'attacco da parte del governo di Tbilisi ai danni dell'Ossezia del Sud. Con l'intenzione di "ristabilire l'ordine costituzionale", come scrive il giornalista Seumas Milne nell'articolo "Espansionismo statunitense più che aggressione russa", pubblicato sul The Guardian del 14 agosto. Un articolo illuminante che spiega gli antefatti del conflitto odierno, di cui spesso si dimenticano ruoli, vittime e retroscena. Basti ricordare, per adesso, due fatti: il primo, nel 2003 la Georgia attaccò l'Iraq al fianco dell'esercito americano. Il secondo, Bush ha definito la Georgia un "governo democratico" ma sia Saakashvili che il suo predecessore sono saliti al potere a seguito di colpi di stato "appoggiati dall'Occidente" - come ricorda Milne. Per questo motivo "il presidente georgiano va interpretato nient'altro che come un esecutore di ordini altrui", spiega Enrico Galoppini, redattore della rivista Eurasia.

Prima di tutto la NATO "non è un'alleanza difensiva - tiene a sottolineare Galoppini - ma è chiaramente uno strumento offensivo, e la dimostrazione è che una Russia, che si è ripresa dopo un periodo disastroso, dell'era precedente all'avvento di Putin, ha preteso, come è normale che sia, di essere sicura nel suo spazio vitale". Un'esigenza che si scontra con "il progetto esplicito americano e una serie di provocazioni sulla fascia immediatamente a ridosso del nucleo della federazione russa". Un piano globale per cui non c'è bisogno di scomodare le carte e i documenti ma "basta l'osservazione della realtà e la deduzione logica" dato che ci si trova "di fronte a un continuo attacco su tutta la linea che va dai paesi baltici alla Polonia passando per il Caucaso e le repubbliche centro-asiatiche".

Se dovessimo fare un bilancio della situazione attuale, un semplice scontro ai punti in una partita di geopolitica il punteggio sarebbe ,"in termini calcistici", Russia 2 - Georgia 0, dice Galoppini. Un quadro dove per Georgia si intende "un paravento di tutta un'altra serie d'interessi". Un risultato che penalizza, dunque, coloro i quali hanno "sfruttato l'11 settembre 2001 per portare un attacco su tutta la linea" che corre lungo i paesi del così detto "asse del male e coincide, non a caso, con la cintura di sicurezza della Russia".

Una tesi avvalorata dal "fatto delle parole", e cioè dall'intensiva campagna mediatica che cerca di spingere verso una demonizzazione della Russia da cui scaturisce la sensazione "che tutto questo progetto di dominio planetario e aggressione ai quattro venti stia andando male", spiega Galoppini. E, cosa ancora più importante, puntualizza lo studioso, in riferimento alla crisi del Caucaso, è che a ben vedere dopo due giorni dall'attacco georgiano è "completamente sparito il fatto".  La situazione è semplice. Il fatto era: "L'attacco proditorio e devastante della piccola capitale dell'Ossezia del Sud", il fatto è diventato: "La Russia che non se ne va dalla Georgia". Uno "stravolgimento della realtà" che non risulta nuovo agli osservatori. La novità, invece, consiste nell'uso - e nell'abuso - di strumenti mediatici più raffinati e martellanti a causa dei quali "si assiste ormai a una sinfonia monocorde". Che è poi la sintesi dell'impressione che si avverte quando ci si accorge che lo spazio in tv dato agli sfollati dell'Ossezia è stato nullo, racconta Galoppini.

"Un clima mediatico che ormai conosciamo, quello tipico delle situazioni dittatoriali potremmo dire - continua - In cui non si dà più voce a nessuno". "Ma diamogli il peso che merita - aggiunge Galoppini - perché probabilmente tutto questo strillare tradisce anche la sensazione che la partita non sta andando affatto bene". Una partita che non si chiuderà con l'isolamento della Russia, paventato dalla Rice e sconsigliato da Milibrand, proprio perché ancora si sta giocando sul campo delle parole: "Bisogna vedere nella sostanza cosa succede a livello economico, di contratti, commesse e progetti con cifre da capogiro - dice Galoppini -. Anche perché la Georgia è importante come territorio dal quale fa passare i condotti alternativi, rispetto a quella che poi metterebbe in contatto la federazione russa con l'unione europea".

Inoltre, alla luce della Organizzazione della conferenza di Shangai, il processo di "isolamento" imputato alla Russia di cui parla l'Occidente è semmai il suo esatto opposto. Infatti, "ponendosi come punto d'osservazione in tutti quei paesi che compongono l'organizzazione della conferenza, è quella parte d'Europa che viene intesa come Occidente che si sta isolando - afferma Galoppini. E probabilmente siamo noi che ci stiamo staccando da "qualcosa d'immenso" che sta avvenendo pochi passi a Est dalla 'piccola' Unione Europea.

 

Servizio a cura di Alberto Brambilla | News ITALIA PRESS
Notiziario NIP News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 161 - Anno XV, 19 Agosto 2008, 22:16:00


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