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Esci
dalla tua terra

Erano le nostre prime ore sulla terra di Palestina nella
straordinaria città di Ramallah. Tanti manifesti con il volto
del grande poeta palestinese Mahmoud Darwish sembravano quasi
abbracciarci ed accoglierci. Darwish è stato per molti anni la
voce della Palestina libera e da liberare; per questo
ripensiamo al nostro pellegrinare per la giustizia
riassaporando una sua poesia:
Carta d’identità
“Scrivi: sono un arabo;
La mia carta porta il numero cinquantamila.
Ho otto bambini
e il nono nascerà dopo l’estate.
Ti dispiace forse?
Scrivi: sono un arabo.
Impiegato con i compagni della miseria in una cava,
ho otto bambini
per i quali dalla roccia
ricavo il pane,
i vestiti e il quaderno.
Non chiedo la carità alle vostre porte
né mi umilio davanti alle piastrelle dei gradini.
Ti dispiace forse?
Cosa significa vivere per sopravvivere, cercando di “tirar
fuori dalla roccia” il pane, i vestiti e i quaderni per i
nostri figli? Riusciamo noi ad immaginarlo?
Riusciamo a fare spazio dentro i nostri pensieri e il nostro
cuore alla quotidiana fatica e alla fierezza di un popolo che
nonostante tutto non si arrende?
Vorremmo che i bambini palestinesi avessero tanti quaderni da
riempire di sogni e progetti e tanti colori per colorare le
loro giornate con la speranza di un domani meno duro.
Scrivi:
sono un arabo.
Dai capelli color carbone e dagli occhi bruni.
La mia descrizione: un akal sulla kufiyya copre il mio capo
E il palmo della mano duro come la roccia,
graffia chi lo vorrebbe toccare.
Il mio indirizzo e’: un villaggio disarmato…dimenticato
Dalle vie senza nomi
Non
ci vergognamo a dirlo: stiamo cercando in questi giorni nei
diversi suq, da Nazareth a Gerusalemme, la kufiyya migliore da
acquistare, forse sperando che regalandola a nostro figlio, le
nuove generazioni conoscano più’ di noi la storia di questa
gente dal “palmo della mano duro come la roccia”. Ci sentiamo
“pellegrini di giustizia” ma ogni sera mescoliamo tristezze
immense ad abissali pessimismi nell’accatastare ingiustizie
viste su ingiustizie ascoltate. E ad ogni mattino si
annunciano nuovi volti “dagli occhi bruni” che incontreremo e
ci ripeteranno con l’ossessione di Mahmoud:”scrivi: sono un
arabo”.
Ma quale sara’ allora, il tuo indirizzo, fratello arabo, se
tutti i tuoi villaggi e tutta la tua patria e’ stata usurpata
dall’occupante?
E le vie della tua città’ sono senza nomi, oppure e’ la nostra
colpevole indifferenza ad aver dimenticato che la Palestina
semplicemente esiste?
scrivi: sono un arabo;
avete rubato la vigna dei mie nonni
e la terra che coltivavo
insieme ai miei figli.
Senza lasci1are a noi nulla
né ai nostri nipoti…
se non queste rocce.
È forse vero che il vostro stato
prenderà anche queste
come si mormorava?
Tutto quello che abbiamo visto in questi giorni certamente non
porta a smentire la domanda che pone il poeta: è forse vero
che il vostro stato prenderà anche queste? Lo stato di Israele
non sta creando i presupposti perché questo possa non
accadere. Troppi territori sono stati rubati, troppi
palestinesi sono stati privati della propria terra, terra che
coltivavano, terra che sosteneva l’economia delle loro
famiglie, terra dove ora sorge un muro, terra dove si
allargano gli insediamenti dei coloni, terra che non tornerà
al legittimo proprietario!
Allora!
Scrivilo in cima alla prima pagina:
“non odio la gente
né aggredisco alcuno,
ma se divento affamato
la carne dell’usurpatore sarà mio cibo.
Attenzione!
Guardatevi
dalla mia collera
e dalla mia fame!
Rabbia, quanta rabbia nei loro occhi, negli occhi del popolo
palestinese, una rabbia forte ma mostrata e portata con una
dignità che noi europei invidiamo; privati della loro terra,
privati delle loro case, famiglie divise da un muro, un muro
che allontana la voglia di pace, che aiuta solo ad aumentare
la distanza, che aumenta la collera e la rabbia. Ma nonostante
questo non vediamo odio. abbiamo incontrato un popolo che
chiede solo che gli venga restituita la sua dignità e la sua
libertà.
Pellegrini di giustizia 2008, Betlemme 20 agosto 2008
Abuna Nandino
Foto di
www.TerraSantaLibera.org
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