Breve quadro della situazione
A chi mi chieda cosa io ne pensi del
conflitto israelo-palestinese, io rispondo che oggi
parlare di "conflitto", in riferimento a quel che
succede in Palestina e Terra Santa, è limitativo e
fuorviante. Più che di conflitto infatti si dovrebbe
parlare di aggressione unilaterale, continuata ed
incessante da oltre sessant'anni almeno, ai danni
della popolazione civile araba, tradizionalmente
residente nei territori oggi occupati dallo Stato di
Israele.
A parte brevi scaramucce e maldestri tentativi da
parte araba di disarticolare il piano di conquista
sionista, tutto il così detto conflitto
israelo-palestinese si è dimostrato in realtà come
una progressiva invasione coloniale armata e
delegittimazione dei diritti arabi consolidati nel
tempo, annullamento di proprietà e facoltà
lavorative, attraverso l'imposizione di regole e
leggi fatte apposta per esautorare l'autorità e il
diritto dei non giudei.
Sappiamo che una nuova potenza coloniale sorta dal nulla, per
volere di accordi intercorsi tra vecchie potenze
coloniali, quella inglese e quella francese, ha
lentamente e programmaticamente eroso e conquistato
con ogni mezzo, non esclusi il terrorismo e
l'omicidio (sia di un largo strato della
popolazione autoctona, che di semplici diplomatici
addetti ai lavori),
vasti territori mediorientali, meglio conosciuti
sino ad inizio del secolo scorso col nome di
Palestina.

MANDATO
BRITANNICO
MANDATO FRANCESE
Su qualsiasi vecchia mappa, dove ancora erano
evidenti le spartizioni coloniali tra inglesi e
francesi, vediamo riportata chiaramente la
definizione "Palestina", per distinguere quel
territorio che oggi invece è riconosciuto
internazionalmente con il termine "Israele".
Qualcuno, per giustificare l'annessione di vasti
territori arabo-palestinesi in mani
giudaico-sioniste, ha dichiarato che uno Stato
palestinese non è mai esistito e che solo la
creazione dello Stato d'Israele è stata capace di
dare corpo alla spinta nazionalista araba, che
altrimenti non sarebbe mai esistita come fattore
politico.
È facile dimostrare che se tale fattore sia venuto a
galla, con più violenza, forza e coesione, è solo
perchè in realtà un popolo palestinese arabo
esisteva ed era ben presente sul territorio da
secoli e millenni. Se esso non ha mai sentito la
necessità di ergersi come un sol uomo, per difendere
la propria identità quale popolo arabo, è solo
perchè tutte le precedenti dominazioni, sino alle
ultime ottomane ed inglesi, non avevano mai preteso
di sradicarne la natura, spoliandolo sin nell'intimo
delle tradizioni, nè di estirparlo dalle sue radici
fisiche e geografiche, arrivando al punto di raderne
sistematicamente al suolo case e villaggi, luoghi di
culto e cimiteri, per azzerarne persino la memoria
storica.
Le precedenti dominazioni si accontentarono di
godere delle ricchezze e del potere economico e
politico sul territorio a densità di popolazione
arabo-palestinese, ma mai pretesero l'esodo e
l'emigrazione di massa, indotte per terrore, per
disperazione.
La nuova amministrazione israelita invece,
fortemente influenzata dalle ideologie sioniste del
tardo '800, a carattere esclusivista razziale e
confessionale, perseguirono sin dall'inizio della
colonizzazione della Terra Santa un obiettivo
specifico: la liberazione di tutti i territori
biblici da ogni presenza non ebraica. In poche
parole, pulizia etnica.
Era successo che qualcuno, a
tavolino, senza consultare la popolazione ivi
residente, ha
tracciato alcune righe su un foglio e stabilito
quali
dovessero essere i nuovi confini e gli amministratori di tali
territori.
Ai nuovi amministratori però tutto ciò non bastava,
perchè nei loro folli sogni messianici di conquista
e governo sulle Nazioni del Mondo, quelle
popolazioni erano un intralcio.
Perciò andavano cacciate, per far posto ai nuovi
colonizzatori, i quali forti di una dolorosa
esperienza con la quale ricattare psicologicamente
il Mondo, erano pronti ad infliggere analoghe
sofferenze a chi con tutta questa storia di
persecuzione e morte nulla aveva avuto a che fare.
Più che Re Davide (discendente di Ruth, che non era
neppure ebrea ma moabita, e noi sappiamo
l'importanza che viene attribuita alla discendenza
carnale per parte di madre in ambiente ebraico), il vero simbolo di
Israele dovrebbe essere Giano bifronte: vittime e
carnefici nello stesso tempo.
Da lì in poi è iniziato il lento genocidio
della popolazione araba, il
suo tentativo di resistenza, il tragico alternarsi
di atti di
guerra e di azioni terroriste contro le popolazioni.
Semiti contro semiti, giudei contro ismaeliti, senza
esclusione di colpi.
Piu`la stretta sionista si è fatta serrata, più
aspre e radicali sono state le prese di posizione
arabe palestinesi, lasciando sempre più spazio a
fazioni e schegge impazzite di fanatici.
Chi ne ha fatto maggiormente le spese, è sotto gli
occhi di tutti, è stata la popolazione araba locale,
che ha perso case, terre, sotterrato un numero venti
volte superiore di vittime, e che vede imprigionati
tutt'oggi circa 12mila dei suoi figli nelle galere
israeliane.
Chi è nato prima l'uovo o la gallina? Dato lo
strapotere nel campo dell'informazione da parte di
networks chiaramente schierati e lautamente pagati
in dollari (mica in shekel), per l'uomo di
strada, distratto e confuso dalla propaganda dello
"scontro di civiltà", parrebbe difficile dare una
risposta sicura.
Ma chiunque, con un minimo di
onestà intellettuale e osservando anche solo le
statistiche di morti, imprigionamenti, confische
territoriali, è in grado di affermare che l'Israele
sionista è sicuramente la nazione occupante e
prevaricatrice dei diritti inalienabili ed
elementari, naturali ed internazionali, a discapito
della popolazione civile araba palestinese, la quale
sta subendo da decenni una mattanza che supera ogni
limite umano tollerabile nel tempo.
Si fa un gran parlare in questi anni di "diritti
inalienabili dell'uomo". Forse che gli arabi di
palestina non sono uomini?
Anche l'uomo di strada, se posto nelle condizioni di
conoscere, di vedere, sa comprendere.

Ma per esempio non mi è mai capitato di vedere
riportata sui quotidiani più diffusi, nè nei
telegiornali più visti, quelli per i quali paghiamo
il canone o quelli per i quali siamo costretti a
sciropparci ore di publicità, la mappa della
progressiva giudaizzazione della Terra Santa e della
città di Gerusalemme. Non mi stancherò mai quindi di
riportare queste immagini: repetita iuvant.
Non è cessato un attimo l'incalzare delle
truppe di Sion contro le abitazioni, i villaggi le
terre di Palestina, prima, durante e dopo Annapolis. Non è cessato un attimo
l'accerchaimento di Gaza e lo strangolamento dei
Territori Occupati, prima, durante e dopo Annapolis. Non è cessato un attimo
l'incremento della costruzione del vergognoso Muro
di segregazione, nè dell'edificazione di nuove
colonie oltre la linea verde, prima, durante e dopo
Annapolis. Non è cessato un
attimo il rosario di morte dei malati per la
negazione delle cure e dei permessi per potersi
recare in ospedali attrezzati, dove fossero a
disposizione medicine e strutture: 39 i deceduti per
omissione di soccorso ad
oggi dal momento di inizio dell'assedio stretto di
Gaza da parte di Israele. Non sono cessati gli atti
di guerra, di morte e distruzione ai danni della
popolazione araba palestinese.
Questo prima, durante
e dopo Annapolis.
Se nello stesso momento le televisioni e i
giornali ci mostrano dirigenti sionisti
israeliani e della minoranza palestinese accreditata
che intavolano trattative economiche per isediamenti
industriali in Cisgiordania, non ci sfiora il
sospetto, ma si rafforza la convinzione che ci si
stia trovando al cospetto non di una leadership
politica, quella palestinese, che stia cercando
soluzioni di pace e benessere per la popolazione
che, in minoranza, rappresenta, ma di fronte ad una
dirigenza corrotta e venduta, la quale cammina con
disinvoltura sui cadaveri dei consimili, mentre
progetta di venderne i superstiti al mercato degli
schiavi globalizzato.
L'abominio puro è eretto a virtù.
Svenduta l'opposizione interna, e ben prima
che Hamas prendesse il controllo di Gaza Strip,
escono da dietro le quinte personaggi che, come
Fayyad, cresciuto negli USA all'ombra del sistema
bancario americano, pur non essendo mai stati eletti dal popolo, trattano con pluriomicidi del calibro di
Barak di questioni finanziarie a vantaggio di
imprese internazionali ed israeliane, mentre con
indifferenza assistono ad attacchi efferati di cielo
e di terra contro la popolazione che
illegittimamente rappresentano.
Sì, illegittimamente, perchè non hanno
mai ricevuto alcun mandato popolare per farlo.
Semplicemente il madato se lo sono dato, anzi
l'hanno ricevuto dalla lobby neocon-sionista
israelo-americana.
Qualcuno si scandalizza per queste parole?
Eppure sono solo la verità.
E si sa che la verità ha sempre fatto scandalo.
Ma è possibile che del modo crudele con cui
si sta decimando la popolazione di Terra Santa, per
fame, malattia, omissione di soccorso e armi da
fuoco, nessun telegiornale e nessun quotidiano
riesca a trovare lo spazio per parlarne?
Non vi sembra strano che, poco o tanto, bene
o male, si dia spazio e si mostrino le immagini di
avvenimenti drammatici ed anche cruenti che accadono
un po' dappertutto nel mondo, ma sulla situazione
disgraziata che vive la popolazione araba di Terra
Santa nulla?
Non vi sembra strano che quando si parla di
Palestina e palestinesi si dia risalto solo ai lanci
di razzi artigianali Qassam, deplorevoli sin che si
vuole, ma mai alle ben più cruente e micidiali aggressioni colonialiste
israeliane? Possibile che i nostri reporter siano
solo e sempre pronti a filmare le traiettorie
zigzaganti e fantasiose dei disgraziatissimi Qassam
e siano invece assenti quando ci sono da filmare gli
assalti in grande stile dei carri armati israeliani
che sfondano villaggi e case con all'interno le
famiglie intere?
Si filmano, per brevissimi flash di pochi secondi,
le milizie di Hamas in parata nelle vie di Gaza,
sottolineando che non si può proprio lavorare per la
pace con gente simile in giro, ma non si mostrano
mai i filmati dei cannoneggiamenti a tappeto dei
tanks Merkava, nè i lanci di razzi dagli elicotteri
israeliani sui villaggi abitati.
Non vi sembra strano che non ci mostrino mai
le immagini dello strazio delle tantissime madri
palestinesi cui sono stati uccisi circa cento bambini
solo quest'anno?
(Fonte riportata da Domenico Savino su
www.effedieffe.com da Hareetz del 28 ottobre 2007
http://www.medioriente.net, traduzione di Mariano
Mingarelli).
Ma vi rendete conto? Quasi cento bambini in un solo
anno di operazioni militari da parte delle milizie
sioniste!!! È una cifra enorme per passare
inosservata. Un ebreo lo ammette, ma da noi nemmeno
una parola nei tiggì o un rigo sui quotidiani.
Non vi sembra tutto troppo strano? A me sì.
Mai che ci facciano vedere come si muore per
omissione di soccorso ai valichi di frontiera
israelo-palestinesi, o ai check-point nel WestBank.
Check-point ai quali la gente del luogo non può
neppure parlare la sua lingua, l'arabo, ma solo
l'ebraico o l'inglese.
Mai che ci mostrino il vero problema del conflitto,
che è quello di un'invasione coloniale da parte di
immigrati di diverse etnie ai danni di una
popolazione autoctona.
Invasione coloniale ben unta e motivata da un bel
mucchio di dollari innanzitutto.
Ma coloro che sarebbero pagati per informarci di
questi crimini tacciono.
Perchè non sono giornalisti, ma solo i
camerieri dell'alta finanza e dell'informazione
deviata.
Ci fanno vedere i faccioni sorridenti dei
responsabili di questi crimini contro l'umanità
mentre si stringono mani e posano per oscene foto
ricordo, ma non ci fanno vedere il sangue che gronda
da quelle mani.
Stanno trattando per la pace, ci dicono. Ma
non è vero.
Non si fa la pace mentre allo stesso tempo si
ammazza, si ruba, si violenta una terra e la sua
gente. Questo non è fare la pace, ma prendere per i
fondelli il prossimo che ci crede.
Strateghi, politologhi, tuttologhi, si
sperticano dai vari Vespa e Mentana, come in vari
spaciali televisivi, per mostrare piantine e mappe
di territori in zone di guerra sparsi nel mondo,
spostamenti di truppe e mutazioni geopolitiche di
potere ovunque, ma mai che mostrino quel che rimane
del territorio un tempo palestinese ed ora in mano
sionista. E neppure, ovviamente, si mostra come quel
poco che è rimasto sia in realtà in balia delle
milizie israelite, le quali decidono chi e quando
possa o non possa spostarsi sul suo proprio
territorio.
Degli insediamenti coloniali e dei loro
sistemi brutali e razzisti, spesso omicidi, delle
loro persecuzioni nei confronti dei contadini
indigeni arabi, dei loro ladrocini e devastazioni di
terreni, strutture e bestiame di proprietà araba,
neppure si hanno mai notizie. Eppure è tutto
documentato. Ci sono foto e filmati persino su
Youtube.
Ma i nostri giornalisti di professione, quelli ben
pagati per informarci, quelli che prendono anche
fior fior di miliardi dallo Stato in sovvenzioni,
non vedono e non ci dicono nulla.
Per scoprire cosa succede dobbiamo fare
ricerche e leggere i notiziari di piccoli network in
inglese, o magari sentire quelle poche voci fuori
dal coro all'interno del mondo ebraico, che proprio
perchè le nefandezze vengono commesse dal proprio
popolo, hanno un guizzo di onestà intellettuale e se
ne dissociano, prima che l'ondata di ritorno
trascini anche loro.
Chi avrebbe il dovere ed il potere per farlo,
tace invece vergognosamente.
Se non fosse che sono un tipo che non si arrende
mai, potrei dire che è sconsolante. Fior fior di
giornalisti europei ed internazionali tacciono di
fronte all'olocausto del popolo palestinese, mentre
qualcun'altro cerca di arrampicarsi sugli specchi per
dimostrare l'indimostrabile: l'intenzione di Israele
di volere la pace.
Non si
ammassa uno tra gli eserciti più potenti del
Medioriente a ridosso di baracche e villaggi abitati
da una popolazione alla fame, per bombardarla
incessantemente.
Non se si vuole la pace.
Sapete cosa succede invece? Che il sangue scorre via
sempre più in fretta dalle vene della
popolazione di
Terra Santa e
lascia i corpi svuotati e senza vitalità.
Le ingiustizie scavano nei cuori che sono rimasti
ancora in vita a pulsare, si radicano in fondo agli animi,
incancreniscono e diventano odio viscerale.
E l'odio poi diventa feroce desiderio di infliggere più dolore
possibile a chi abbia tolto la gioia di vivere, a se
stessi ed ai propri figli. È una spirale viziosa.
Per spezzare questa spirale ci vuole coraggio,
volontà, disponibilità, buone intenzioni, onestà.
Ma soprattutto per spezzare la spirale di
odio e disperazione ci vuole il coraggio della
verità, di denunciare le malefatte ed i crimini, e
di farlo a gran voce. La verità non va nascosta o
minimizzata per convenienza, ma va resa pubblica.
Nota critica
Ora, che il giornalsimo prezzolato e di
regime tenda a raccontarci quel che alla loggia di
potere conviene che noi sappiamo, cioè poco e in
modo confuso, è comprensibile.
Che personalità di spicco, impegnate in Terra Santa
in difficili rapporti diplomatici, facciano estrema
attenzione nelle loro dichiarazioni e rapporti con
le persone, arrivando ad esprimersi con estrema
prudenza per impedire che la situazione peggiori
ancor più e che per ritorsione a farne le spese siano le anime a
loro affidate, è comprensibilissimo.
Ma che giornalisti di talento, che in passato
hanno saputo dare prova di capacità e
professionalità, si siano fatti così tanto
abbagliare dalla farsa di Annapolis è spiacevole.
Ed altrettanto spiacevole è che in nome di un
fantomatico dialogo e della pace, si voglia escudere
una componente importante, oltre a mettere sullo
stesso piano i fanatici sionisti con i movimenti
pacifisti internazionali. Movimenti pacifisti che
hanno come minimo il merito di aver documentato ed
amplificato un po' quel
che realmente accade nei Territori Occupati da
Israele ed a Gaza.
Giornalisti che ho stimato
e di cui ho letto in passato cose interessanti, pare che
per il troppo amore verso un dialogo
impossibile, vedano cose che non esistono. E
di quelle di cui dovrebbero invece parlare tacciono.
Giorgio Bernardelli, per esempio, bravo giornalista di
TerraSanta.net, del
quale spesso abbiamo riportato articoli che egli
redige per l'omonima famosa rivista di Terra Santa,
negli ultimi articoli da lui scritti in riferimento
alla conferenza di pace di Annapolis, pare che
accetti e veda di buon occhio la presenza di tutti a
quel fasullo tavolo di trattative, meno che quella
di Hamas, che sarà anche un partito armato e
fondamentalista, ma rappresenta comunque la
maggioranza dell'animo palestinese di Terra Santa e
l'unica forza che al momento non sia compromessa con
America ed Israele per chiudere la partita
palestinese con una bella svendita all'asta.
Non volerla seduta ad un tavolo per affrontare le
questioni principali che affliggono la Terra Santa,
significa non volere affrontare con coraggio e
realismo il problema isarelo-palestinese.
Perchè se dialogo ci deve essere, allora bisogna
reclamare innanzitutto il cessate il fuoco da parte
di Israele, ed al contempo auspicare che a sedere ad
un tavolo di trattative ci siano tutte le parti
chiamate in causa.
E se pace vogliamo, non si vede per qual motivo non
desiderare di ascoltare e dare spazio anche alle
motivazioni di chi vede in Annapolis e relative
trattative sottobanco l'ennesima truffa da parte
della leadership sionista.
Non è un mistero che, dopo anni di tentativi
di trattative di pace, se non si è arrivati a
conclusioni in qualche modo positive è stato per il
rifiuto da parte di Israele di riconoscere alcuni
punti essenziali: ritiro dalle zone occupate nel
'67, ritorno dei profughi e restituzione delle
proprietà rubate, smantellamento di muri e colonie
in territorio palestinese, controllo delle risorse
idriche, rimborso dei danni subiti e restituzione
dei fondi congelati-rapinati all'autorità
palestinese, libertà di movimento almeno tra i Territori
dell'Autoprità palestinese.
Nelle ultime dichiarazioni del giornalista di
TerraSanta.net
leggiamo:
Vero è che Bernardelli veda Annapolis come
"un palcoscenico che gli
arabi possono utilizzare per sfidare Israele, gli
Stati Uniti e il mondo a promuovere la pace in
maniera più sincera", ma resta
l'illusione che realmente Israele possa permettere
tutto ciò, o che gli stati arabi, troppo impegnati a
consolidare i propri interessi locali e sbrigare
faide interne, abbiano la sincera volontà di
proseguire su tale strada. A giudicare dal continuo
espandersi degli insediamenti e al proseguire degli
attacchi armati contro villaggi della Cisgiordania e
Gaza, nel completo silenzio degli stati arabi e
della fasulla leadhership palestinese, si direbbe il
contrario.
Vedere di buon occhio l'isolamento, in un angolo, di due tra i
più accreditati protagonisti, per plebiscito
democratico, non solo è in contraddizione con la
vocazione al dialogo di cui ci si fa sostenitori, ma porta
acqua al mulino di chi intende stroncare nel sangue
ogni tenattivo di opposizione al ladrocinio della
terra di Palestina.
Perchè mai, un popolo che da sempre ha abitato la
propria terra non avrebbe il diritto (sancito anche
da articoli e risoluzioni ONU) a difenderla insieme alle
proprie famiglie e nelle proprie case, mentre
sarebbe lecito per l'esercito invasore isolare in un
angolo chi legittimamente rappresenta questo popolo?
Il risultato di Annapolis, mettere Hamas e Iran in
un angolo, rientra nei piani del colonialismo
sionista per sbaragliare qualsiasi voce fuori dal
coro, che possa costringere Israele a rivedere
posizioni, confini, diritti, nei confronti della
popolazione autoctona di Terra Santa.
Mi chiedo se sia veramente questa la line di dialogo
e di pace condivisa che auspica il Bernardelli;
perchè se per dialogare e ricercare vie di
pacificazione crediamo che basti escludere e
tappare la bocca alla maggioranza del popolo
palestinese, siamo fuori strada, perchè è
esattamente quello cui mira la politica militare
israeliana, che mentre si scambia strette di mani e
sorrisi sotto i riflettori con chi è compiacente,
sgancia tonnellate di bombe sulle teste di quelli
che ha messo nell'angolo (e molte altre tonnellate
di bombe sono pronte per essere sganciate
nell'angolo iraniano...).
Ed infine: i nostalgici di Jabotinsky non
sono un ostacolo pericoloso sulla strada di
Annapolis, anzi, sono proprio loro, gli eredi più astuti
dell'ideologia sionista di Jabotinsky, coloro i quali
hanno orchestrato questa
conferenza-di-pace-truffa, con il chiaro intento
di gettare una pelle d'agnello sul pelo di lupo che
gli è proprio.
Quelli che invece il buon Bernardelli etichetta quali
"maestri del boicottaggio", non sono i nemici della
pace, ma coloro che non intendono farsi prendere per
il naso da queste sceneggiate hollywoodiane, le
quali vorrebbero solo ridare una parvenza di
verginità a killer di professione.
Ogni giornalista e analista ha diritto ad esprimere
i suoi pensieri, in piena libertà.
Ma se si parla di dialogo e di pace, allora bisogna
essere coerenti ed avere il coraggio di parlare
fuori dai denti, non volendo escludere nè
criminalizzare nessuno, specialmente coloro che stanno
subendo sulla propria pelle i giochi di una politica
al massacro.
Se veramente si vuole fare un'azione di carità nei
confronti di Israele, se si vuole aiutarla ad uscire
dal tunnel nel quale si è cacciata, a causa della
sua visione razziale ed esclusivista del
mondo, bisogna mostrarle l'atrocità della condotta
dei suoi figli, le crudeli ingiustizie con cui
puniscono i fratelli semiti ismaeliti, per le quali
saranno chiamati un giorno a rendere conto al
cospetto del Dio di Abramo.
Coloro che impropriamente vengono definiti "i
maestri del boicottaggio", sono solo coloro che non
brandiscono altra arma nelle loro mani che quella
del dissenso.
Vogliamo togliere loro anche quest'ultima
possibilità per dire "No, non nel mio nome"?
Nè io, nè Bernardelli rappresentiamo legittimamente
tale popolo, e pertanto nessuno di noi ha il diritto
di sperare di vederne esclusa una parte dal
contenzioso, nè tantomeno gioire che essa resti
relegata in un angolo.
Allo stesso modo dobbiamo entrambi considerare,
praticamente, come pericolosa per il processo di
pace, soprattutto, anche se non solo, la campagna
militare che Israele, ed i complici da lei armati,
stanno conducendo ai danni della popolazione
palestinese.
Per ciò dobbiamo spendere energie e far
sentire il nostro dissenso forte e chiaro ovunque
sia possibile, comunque sia possibile, visto che per
qualcuno non è possibile.
Concludo: Le "leadership forti", come auspica
giustamente Bernardelli, ci sarebbero anche, solo
che le facessero uscire dalle galere o dalle riserve
nelle quali le hanno rinchiuse, e che permettessero
alle loro voci di essere ascoltate da tutti.
Per questo motivo anche dobbiamo dare
maggior voce alle speranze di giustizia di una
dissidenza che non si vuol far piegare da
compromessi, che sarebbero solo una sconfitta e
capitolazione.
Con tutto il rispetto per Giorgio Bernardelli, che
resta un ottimo giornalista, ma al quale chiedo
maggior coraggio e determinazione nel denunciare
senza mezze misure i crimini commessi da Israele
impunemente, quotidianamente.
Proprio in prossimità della festa della
nascita del Cristo, dovremmo sforzarci ancor più per
dare voce a chi non ne ha, per aumentare la speranza
che le sue istanze possano essere ascoltate e prese
in seria considerazione, per tagliare l'erba sotto
ai piedi alle follie estreme.
Ciò che bisogna isolare non sono le persone o le
organizzazioni che le rappresentano, ma le spinte
estreme che non lasciano spazio a possibili
soluzioni.
"Falciare l'erba sotto ai piedi" in questo caso
significa sperare e lavorare per contrastare le
cause che generano odio e intransigenza, unico modo
affinchè vengano a decadere le motivazioni che
rendono gli animi disponibili all'odio e a gesti
estremi di morte.
Morte che genererà altro odio, che generà altra
morte, che...
Divide et impera, l'emarginazione come politica, non
è il nostro stile di vita.
Tutti insieme, senza l'esclusione di alcuna
componente, denunciando la malizia e la pericolosità
vera che rappresenta la provocazione coloniale
sionista: Fermiamo Israele.
Per il suo bene, per il bene di
tutti.
Filippo Fortunato Pilato
per
www.GerusalemmeTerraSanta.org