Scusate il ritardo, ma ecco il
resoconto della manifestazione a favore di Israele lo scorso
sabato, ovviamente dallo storico quotidiano di destra
Il Tempo.
Mentre migliaia di persone semplici, immigrati, lavoratori (e
qualche traduttore di manuali tecnici) manifestavano nelle piazze
d'Italia, "la politica che conta", in
maniera "bipartisan per davvero", come
gongola il giornalista, era in qualche importante e costosa sala
romana a festeggiare il massacro.
La famosa manifestazione pro-Israele organizzata in collaborazione
con l'ambasciata d'Israele e promessa da Riccardo Pacifici quando
assicurò i propri critici riguardo alla natura puramente
mediatica dei presunti aiuti che stava mandando a Gaza.
In quella sala, c'erano 2200 persone ricche e potenti. Quasi
quanto un corteo medio dell'altra parte. Ci credo che non hanno
bisogno di bruciare bandiere o gridare slogan. A loro basta
sussurrare nell'orecchio giusto mentre ci si abbraccia.
L'appoggio bipartisan
Ma la politica sostiene Israele
L'applauso, quello di sostegno, di comprensione, di affetto,
l'applauso vero, arriva quando è l'ambasciatore di Israele a
salire sul palco. Sotto, in platea, più di 2200 persone si
fermano. C'è la politica che conta.
La manifestazione politica
pro-Israele
C'è la Comunità ebraica romana. C'è chiunque abbia la voglia, e la
forza, di sostenere le ragioni di Israele. E allora ecco che le
adesioni alla manifestazione, l'unica pro-Israele in questo sabato
travolto dalle bandiere bruciate e le scritte antisemite, non
conosce colore.
Renzo
Gattegna (presidente dell'UCEI), Andrea Ronchi,
Gideon Meir (ambasciatore d'Israele), Piero Fassino e Riccardo
Pacifici
C'è il ministro
Andrea Ronchi. Arriva, sorride, saluta.
Condanna: «Noi siamo per la libertà e la democrazia di Israele
aggredita da Hamas». È indignato per la Stella di David bruciata,
il ministro per le Politiche europee. E quando salirà sul palco
per dire la sua lo sarà ancora di più. Giancarlo Elia
Valori intanto se ne sta seduto in prima fila già da un
po', in attesa che inizino i discorsi. Parlotta a più non posso. A
destra con Daniele Capezzone, a sinistra con
Fabrizio Cicchitto. Il pesidente dei deputati del
Pdl ricorda il lavoro fatto dal ministro Frattini: «La tregua va
bene, ma solo se Hamas la smette di offendere». Poi si scatena
sulle
manifestazioni di Milano: «Sono inquietanti quelle fatte dagli
immigrati in Italia. Hanno il diritto di protestare, ma se
arrivano a bruciare le bandiere e poi si mettono a piazza Duomo a
manifestare in maniera religiosa. A piazza Duomo!
È inquietante», ripete.
Arriva anche Umberto Ranieri. La cosa si fa
bipartisan per davvero. Il democratico dice a Furio
Colombo, lì accanto, di «capire le ragioni dell'attacco.
Però se Israele dà una mano...».
Comunque condanna netta su Hamas. La sala è quasi colma. Il
presidente della Comunità ebraica di Roma
Riccardo Pacifici se ne sta seduto accanto a
sua moglie Alessandra, sempre in prima fila quando il marito è
chiamato a presenziare occasioni importanti. Pacifici scrive e
riscrive su un pezzo di carta i suoi appunti per il discorso. Si
alza solo per salutare gli onorevoli che arrivano. Da
Fiamma Nirenstein ad
Alessandro Ruben, da Gustavo Selva a
Ferdinando Adornato per l'Udc, da Gianni Vernetti
a Olga D'Antona e
Maurizio Gasparri. Arriva anche
Ottaviano Del Turco e l'ex presidente della Comunità
ebraica romana, Leone Paserman, quasi supplica un
fotografo di essere immortalato assieme al parlamentare.
L'ambasciatore di Israele in Italia, Gideon Meir,
sbuca all'improvviso. Nel caos dei flash sembra quasi
un'apparizione.
Finalmente arriva Piero Fassino. Il democratico è
stato chiamato a rapporto da Walter Veltroni tre
giorni fa e incaricato portavoce del partito per l'evento. Tanto
per far capire che all'interno del Pd non è solo Massimo D'Alema a
fare politica estera. E ora è il momento di dimostrarlo. Le mani
di Pacifici, Renzo Gattegna, Meir, Ronchi e lo stesso Fassino si
chiudono una sopra le altre in segno di unità.
L'immagine è pronta, tocca alle parole. «Hamas può essere un
interlocutore solo se riconosce lo stato di Israele», spiega
Fassino che ci tiene a condannare i lanci di razzi delle milizie.
Ma l'obiettivo finale, dice, «deve essere la creazione di due
stati per due popoli e che siano entrambi democratici». Il dovere
«è quello di non considerare inevitabile il conflitto» e che «si
torni il più rapidamente possibile alla politica, alla parola, al
negoziato».
Applausi. Come per Adornato che dice di «essere qui per difendere
me stesso, l'Occidente. Israele siamo noi. Se dobbiamo condannare
qualcuno per questa guerra è Hamas, che mette i civili sugli
obiettivi militari». Adornato invita governo e Europa a non
lasciare solo lo stato «ebraico», e auspica l'ingresso di Israele
nella Nato. Ma per parlare di pace, spiega Pacifici, «bisogna che
finisca il lancio di missili da Gaza».
Dalla sala ancora applausi, per tutti. Ormai i posti a sedere sono
esauriti. In piedi, giù in fondo, ci sono anche i diplomatici
dell'ambasciata di Israele, tanta è la gente. Sembrano più presi a
controllare che tutto sia a posto. Poi di scatto si girano verso
il palco. «Cari amici, il 15% degli israeliani è costretto a stare
nei rifugi». È l'ambasciatore Meir che parla. «Noi non siamo
contro il popolo palestinese, siamo contro Hamas. Sostenere
Israele è sostenere la pace».
Fassino e Ronchi battono le mani.
In
mancanza di Gianni Alemanno, Riccardo Pacifici
si accontenta di abbracciare Andrea Ronchi
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http://kelebek.splinder.com/post/19579197/la+festa+degli+sterminatori+di
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