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Anno III,  23 agosto  2008

 

 

 

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MEFISTO E “FAMIGLIA CRISTIANA”

di Filippo Giannini

 

   <Fascisti noi?>; <Ma va là, fascisti siete voi!>; <Noi no! Voi siete Farinacci>; <Quando mai? Voi rappresentate il Fascismo strisciante>. I lettori hanno capito che mi riferisco alla polemica sorta in questi giorni dal settimanale paolino masso-cattolico “Famiglia Cristiana” diretto da don Sciortino e dalla sua truppa, fra questa l’autore di un editoriale, a firma di Beppe del Colle, che solleva il <rischio di un ritorno al fascismo>. Nessuna meraviglia: questa è la solita, rituale baraonda caratteristica di questa sottospecie di Repubblica. Ma questi quaquaraqua sanno di cosa stanno parlando? La risposta viene dalla mente suprema di Antonio Di Pietro che sentenzia che i <Paolini sono nel giusto, perché siamo di fronte a un fascismo moderno>.

    Allora ho capito: gli Arlecchini e i Pulcinella si sono alleati  con quell’essere, che sino a poco fa era un’essenza seria, e mi riferisco a Mefisto. A questo punto mi sento autorizzato ad intervenire. <Arlecchini e Pulcinelle, lasciate perdere, non è per voi, il Fascismo era una cosa seria>.

    Dato che chi scrive queste note non è né Pulcinella, né Arlecchino ed è tutt’altro che alleato con Mefisto, vuole ricordare un precedente intervento, di qualche tempo fa, circa un altro editoriale di “Famiglia Cristiana”, sempre rabbiosamente antifascista.

   Debbo confessarlo, come premessa: non ho la fortuna di avere la fede e questo, credetemi, mi procura tanto sconforto. Certamente quanto ho avuto modo di leggere in materia e quanto continuamente vedo, non mi aiuta a trovare quella fonte di speranza che tuttavia vado cercando.

   I lettori ricorderanno la visita di Papa Benedetto XVI ad Auschwitz, e questa mi ha mostrato un aspetto della pietà perlomeno distorto. Ricordo che lungo l’incedere del Sommo Pontefice nel vialone del lager per incrementare il “pathos” del momento, ha invocato Iddio, chiedendo: <Dove eri mentre accadevano questi avvenimenti?>. Anche se non sono un teologo, mi sembra che questa invocazione sia un po’ blasfema perché, se ben ricordo, la dottrina della Chiesa insegna che l’operato di Dio è “imperscrutabile”, cioè vale come dogma. E ancora: perché questa invocazione non viene esternata anche in merito ai moderni lager, come quelli di Guantanamo, o alle prigioni americane in Iraq, o alle vittime dei devastanti bombardamenti del Vietnam e della Corea? E i massacri che avvengono in Afghanistan? Perché non ricordare le tante atrocità commesse dai vincitori delle guerre del XX Secolo? Perché mai abbiamo visto un Pontefice inginocchiarsi sulle tombe dei mille e mille seminaristi o sacerdoti assassinati durante la guerra civile di Spagna dai miliziani rossi? E le foibe? E i gulag? Perché ricordare ciò sarebbe “non politicamente corretto”?

   Ecco, fra i tanti, i miei dubbi: le mie scarsissime capacità intellettuali mi fanno pensare che il Sommo Pontefice dovrebbe essere vicino ai deboli, ai perdenti: esattamente il contrario di come avviene.

   Come ho detto, alcuni anni fa scrissi a “Famiglia Cristiana”, una rivista benevola verso il marxismo, anche se, come credo, sui suoi proseliti gravi ancora la scomunica di Papa Pio XII. Nella mia lettera chiedevo “lumi” su alcune asserzioni molto acide nei confronti di Benito Mussolini; eccole sunteggiate: <Se Pio XI disse: “Forse ci voleva anche un uomo come quello (Mussolini) che la Provvidenza ci ha fatto incontrare>; e se Pio XII nel 1952 considerava Mussolini <come il più grande uomo da me conosciuto e, senz’altro, fra i più profondamente buoni”, come è possibile che Mussolini sia quel briccone che Voi dipingete? Salterebbe, allora, l’infallibilità dei Papi; oppure il dogma è sacrosanto e i Papi videro in Mussolini “l’inviato di Dio”: e, in questo caso, Voi siete vicini alla bestemmia>.

Sulla stessa rivista il “teologo” Franco Pierini mi rispose con una lunga “trattazione” relativa alla Dottrina della Chiesa con argomenti che, a mio modestissimo parere, sono, tutt’ora, un insulto all’intelligenza:

<Invitiamo il nostro lettore> scrive Pierini <a esaminare con noi quanto dice il “Catechismo della Chiesa Cattolica” circa l’infallibilità del Papa: il romano Pontefice, in virtù del suo ufficio, è infallibile quando, “quale supremo pastore e dottore di tutti i fedeli, che conferma nella fede i suoi fedeli, proclama con un atto definitivo una dottrina riguardante la fede o la morale”. Perché ci sia un insegnamento pontificio infallibile occorre, quindi, che si verifichino alcune condizioni: il Papa deve parlare come supremo pastore e dottore della fede, deve esprimersi con l’intenzione di confermare nella fede i credenti, deve farlo con un atto definitivo, deve insegnare dottrine riguardanti la fede e la morale>.

   La risposta non mi meraviglia più di tanto, perché anche se nuove chiavi di lettura ci vengono fornite da ogni dove – e non da ultimo, proprio a seguito dell’apertura degli “Actes et documents du Saint Siège relatifs à la seconde guerre mondiale” e, quindi proprio dal Vaticano, “Actes”, che confermano l’asserto con quanto disse Pio XII – purtroppo la necessità di consolidare le baronie acquisite nei diversi spazi della vita pubblica fa sì che anche un giornale cattolico come quello preso in considerazione non se ne può sottrarre, al punto da indurci a credere che anche lo “Spirito Santo” è un convinto antifascista. Infatti Pierini continua: <Ora, è evidente che tutte queste considerazioni non si realizzano minimamente nei due casi citati, perché risultano del tutto infondate sia le interpretazioni sia le conclusioni del lettore>.

C.V.D, cioè “Amen”? Invece no!

Secondo Parini: <L’uomo della Provvidenza avrebbe potuto (attenzione all’”avrebbe potuto”) essere Cavour nel 1861, o Crispi nel 1887, o Giolitti nel 1913, o Orlando nel 1919 (…)>. Don Pierini,  somma, con questa risposta a mia meraviglia altra meraviglia: “avrebbero potuto”, ma non lo furono, perché la “Divina Provvidenza” affidò questo incarico (malauguratamente) a Benito Mussolini. “Avrebbe potuto” essere scelto Togliatti nel 1924, o Stalin quando era chierichetto, ma non lo furono né l’uno né gli altri. <Pio XI, quindi> conclude Parini <parlando quel 13 febbraio 1929, fece una semplice constatazione storica: niente di più, niente di meno>. In altre parole, caro lettore credente, quando un Papa emette un giudizio, sarà bene per accertarsi domandare: <Santo Padre, in questo momento Lei è illuminato dallo Spirito Santo … oppure no?>.

   Qualche tempo fa il Segretario di Giovanni XXIII, l’arcivescovo Loris Capovilla, ha presentato una lettera inedita datata 29 marzo 1924 a firma del futuro “Papa buono”, che all’epoca fungeva da Presidente dell’Opera di “Propaganda Fide”. Nell’approssimarsi delle elezioni, che poi avrebbero confermato, in modo clamoroso, l’affermarsi del Pnf così avrebbe risposto, a chi chiedeva un consiglio sul voto da dare: <Mussolini è certo una gran testa. Forse pensa di essere padrone assoluto dell’Italia e che tutto debba essere ai suoi piedi. Egli s’inganna, come sbaglia grosso quando ripete che “o si è con lui o contro di lui”. Si può essere con lui in alcune cose; si deve essergli contrari in alcune altre. E d’altra parte il riconoscimento di alcune cose buone compiute non deve significare approvazione del suo programma generale di governo; per parte mia, io riconosco tutto ciò che Mussolini personalmente ha fatto per la pubblica cosa in Italia>.

   Con il passare degli anni la fiducia di Giuseppe Roncalli – e dei suoi fratelli – nel Duce aumentò, tanto che pur essendo amico di Sturzo, consigliava che dopo le elezioni  <dovessero cooperare con Mussolini tutti i partiti, in ciò che è conforme e corrisponde al vero bene d’Italia>.

   Dalle lettere recuperate, in una in particolare, datata 1936, il futuro Papa, allora Nunzio apostolico ad Atene e Ankara, così si rivolgeva alla famiglia: <Buone notizie circa i risultati della guerra d’Africa. Guai all’Italia se l’impresa non fosse andata bene! Vedete come anche ora l’invidia delle grandi Nazioni, già piene come un uovo, cerca ogni mezzo per diminuire il significato della vittoria (…). Certo il vedere come nell’impresa africana al Duce tutto sia riuscito, un punto dopo l’altro, una battaglia dopo l’altra, senza uno scarto o una interruzione, induce quasi a credere che una forza arcana l’abbia guidato e protegga l’Italia. Forse è il premio di aver fatto la pace con la Chiesa: forse è un invito della Provvidenza (Ahi, ahi, ahi, nda) a vivere sempre meglio. In Italia si dice che c’è poca libertà. Ma che cosa avviene nei paesi dove trionfa la grande libertà, il socialismo, il comunismo, come in Spagna, in Russia, in Messico, ora anche in Francia?>.

   Sarebbe interessante ascoltare il parere, anche su questa lettera, del teologo Franco Pierini.

   E qual’era il pensiero di Giuseppe Roncalli sull’entrata in guerra dell’Italia nel 1940? Egli scrisse al fratello Giovanni, in data 28 marzo 1941: <La guerra attuale è la guerra del ricco contro il povero, del ben pasciuto contro chi stenta a vivere, del capitalista contro il lavoratore, e viceversa: ognuno attacca o si difende come può>. Non erano gli stessi argomenti di Mussolini?

   Poi avvenne l’assassinio del Duce, e con queste parole Giuseppe Roncalli condannò gli autori, il 30 aprile 1945: <Giornata triste nel pensiero della fine esecranda riservata dai partigiani – cosiddetti “patrioti” –a Mussolini e a Clara Petacci. Vangelo sanguinoso e implacabile.>.

   Poi, malauguratamente, sopraggiunse il periodo del “politicamente corretto”. Ecco sino a che punto il male può prendere il sopravvento sul bene. Lascio parlare Donna Rachele (“La restituzione dei resti di Mussolini”, pagg. 99,100): <Nel 1958, pochi mesi prima dell’elezione di Giovanni XXIII, ero stata invitata a Madrid dal generalissimo Franco, che mi aveva accolta con grandi onori come se fossi una regina. Mi fece visitare, in quell’occasione, la villa che avrebbe dovuto ospitare Benito, se Benito avesse accettato di rifugiarsi in Spagna nell’aprile del ‘45 (…). Fu durante quel viaggio che ebbi in dono (da Franco), fra gli altri regali, un bellissimo velo di pizzo nero, di quelli che le spagnole usano mettere in testa in ogni solennità. Avevo deciso di indossarlo il giorno in cui Giovanni XXIII mi avrebbe ricevuta e spesso lo provavo pensando con commozione all’udienza, alle parole che avrei dette al pontefice (…). Aspettai tanto quell’udienza. Ma un giorno, lo ricorderò sempre, venne a trovarmi monsignor Bandelli. Aveva un pacchetto sotto il braccio: il cappello da Maresciallo dell’Impero di Benito Mussolini. Monsignor Bandelli aveva l’aria avvilita e siccome gliene chiedevo il motivo, mi rispose con imbarazzo: “Donna Rachele”, ho una brutta notizia da darle: non potrà essere ricevuta dal Papa”. “Non è possibile” dissi, “non posso crederci. Perché? Per quali motivi?”. “Per ragioni politiche” mi spiegò. “Lei sa, del resto, Donna Rachele, com’è la politica. Lei la conosce meglio di me”>.

   E’ impossibile descrivere la disperazione di Rachele, d’altronde ben descritta nel libro. Sarebbe il caso di chiedere al “teologo” Pierini se fu un’ispirazione dello “Spirito Santo” a spingere il “Papa buono” a negare quell’udienza tanto cara ad una donna addolorata.

   Concludo: Signori Pierini, don Sciortino, Beppe Del Colle, chi siete voi? Chi vi conosce? Chi ha scritto queste note ha citato personaggi, alcuni dei quali prossimi alla santità; ed ha tralasciato di ricordare Padre Pio), Personaggi che contrastano le vostre fatue asserzioni.

   A chi dar credito?

   Filippo Giannini

P.S. Leggendo un periodico ho appreso una notizia sconvolgente, agghiacciante: a seguito dell’editoriale di Beppe Del Colle, “Famiglia Cristiana” ha subito un crollo delle vendite. Che sia una prima avvisaglia dello Spirito Santo?

 http://www.filippogiannini.it