MEFISTO E “FAMIGLIA
CRISTIANA”
di Filippo Giannini

<Fascisti noi?>; <Ma va là, fascisti siete voi!>;
<Noi no! Voi siete Farinacci>; <Quando mai? Voi
rappresentate il Fascismo strisciante>. I lettori hanno
capito che mi riferisco alla polemica sorta in questi giorni
dal settimanale paolino masso-cattolico “Famiglia
Cristiana” diretto da don Sciortino e dalla sua truppa,
fra questa l’autore di un editoriale, a firma di Beppe del
Colle, che solleva il <rischio di un ritorno al fascismo>.
Nessuna meraviglia: questa è la solita, rituale baraonda
caratteristica di questa sottospecie di Repubblica. Ma questi
quaquaraqua sanno di cosa stanno parlando? La risposta
viene dalla mente suprema di Antonio Di Pietro che sentenzia
che i <Paolini sono nel giusto, perché siamo di fronte a un
fascismo moderno>.
Allora ho capito: gli Arlecchini e i Pulcinella si
sono alleati con quell’essere, che sino a poco fa era
un’essenza seria, e mi riferisco a Mefisto. A questo punto mi
sento autorizzato ad intervenire. <Arlecchini e Pulcinelle,
lasciate perdere, non è per voi, il Fascismo era una cosa
seria>.
Dato che chi scrive queste note non è né Pulcinella, né
Arlecchino ed è tutt’altro che alleato con Mefisto, vuole
ricordare un precedente intervento, di qualche tempo fa, circa
un altro editoriale di “Famiglia Cristiana”, sempre
rabbiosamente antifascista.
Debbo confessarlo, come premessa: non ho la fortuna di
avere la fede e questo, credetemi, mi procura tanto sconforto.
Certamente quanto ho avuto modo di leggere in materia e quanto
continuamente vedo, non mi aiuta a trovare quella fonte di
speranza che tuttavia vado cercando.
I lettori ricorderanno la visita di Papa Benedetto XVI ad
Auschwitz, e questa mi ha mostrato un aspetto della pietà
perlomeno distorto. Ricordo che lungo l’incedere del Sommo
Pontefice nel vialone del lager per incrementare il
“pathos” del momento, ha invocato Iddio, chiedendo:
<Dove eri mentre accadevano questi avvenimenti?>. Anche se
non sono un teologo, mi sembra che questa invocazione sia un
po’ blasfema perché, se ben ricordo, la dottrina della Chiesa
insegna che l’operato di Dio è “imperscrutabile”, cioè
vale come dogma. E ancora: perché questa invocazione non viene
esternata anche in merito ai moderni lager, come quelli di
Guantanamo, o alle prigioni americane in Iraq, o alle vittime
dei devastanti bombardamenti del Vietnam e della Corea? E i
massacri che avvengono in Afghanistan? Perché non ricordare le
tante atrocità commesse dai vincitori delle guerre del XX
Secolo? Perché mai abbiamo visto un Pontefice inginocchiarsi
sulle tombe dei mille e mille seminaristi o sacerdoti
assassinati durante la guerra civile di Spagna dai miliziani
rossi? E le foibe? E i gulag? Perché ricordare ciò sarebbe
“non politicamente corretto”?
Ecco, fra i tanti, i miei dubbi: le mie scarsissime
capacità intellettuali mi fanno pensare che il Sommo Pontefice
dovrebbe essere vicino ai deboli, ai perdenti: esattamente il
contrario di come avviene.
Come ho detto, alcuni anni fa scrissi a “Famiglia
Cristiana”, una rivista benevola verso il marxismo, anche
se, come credo, sui suoi proseliti gravi ancora la scomunica
di Papa Pio XII. Nella mia lettera chiedevo “lumi” su
alcune asserzioni molto acide nei confronti di Benito
Mussolini; eccole sunteggiate: <Se
Pio XI disse: “Forse ci voleva anche un uomo come quello
(Mussolini) che la Provvidenza ci ha fatto incontrare>; e
se Pio XII nel 1952 considerava Mussolini <come il più
grande uomo da me conosciuto e, senz’altro, fra i più
profondamente buoni”, come è possibile che Mussolini sia
quel briccone che Voi dipingete? Salterebbe, allora,
l’infallibilità dei Papi; oppure il dogma è sacrosanto e i
Papi videro in Mussolini “l’inviato di Dio”: e, in questo
caso, Voi siete vicini alla bestemmia>.
Sulla stessa rivista il “teologo” Franco Pierini mi
rispose con una lunga “trattazione” relativa alla
Dottrina della Chiesa con argomenti che, a mio modestissimo
parere, sono, tutt’ora, un insulto all’intelligenza:
<Invitiamo il nostro lettore>
scrive Pierini
<a esaminare con noi quanto dice il “Catechismo della
Chiesa Cattolica” circa l’infallibilità del Papa: il
romano Pontefice, in virtù del suo ufficio, è infallibile
quando, “quale supremo pastore e dottore di tutti i fedeli,
che conferma nella fede i suoi fedeli, proclama con un atto
definitivo una dottrina riguardante la fede o la morale”.
Perché ci sia un insegnamento pontificio infallibile occorre,
quindi, che si verifichino alcune condizioni: il Papa deve
parlare come supremo pastore e dottore della fede, deve
esprimersi con l’intenzione di confermare nella fede i
credenti, deve farlo con un atto definitivo, deve insegnare
dottrine riguardanti la fede e la morale>.
La risposta non mi meraviglia più di tanto, perché anche se
nuove chiavi di lettura ci vengono fornite da ogni dove – e
non da ultimo, proprio a seguito dell’apertura degli “Actes
et documents du Saint Siège relatifs à la seconde guerre
mondiale” e, quindi proprio dal Vaticano, “Actes”,
che confermano l’asserto con quanto disse Pio XII – purtroppo
la necessità di consolidare le baronie acquisite nei diversi
spazi della vita pubblica fa sì che anche un giornale
cattolico come quello preso in considerazione non se ne può
sottrarre, al punto da indurci a credere che anche lo
“Spirito Santo” è un convinto antifascista. Infatti
Pierini continua: <Ora,
è evidente che tutte queste considerazioni non si realizzano
minimamente nei due casi citati, perché risultano del tutto
infondate sia le interpretazioni sia le conclusioni del
lettore>.
C.V.D, cioè “Amen”? Invece no!
Secondo Parini:
<L’uomo della Provvidenza avrebbe potuto (attenzione all’”avrebbe
potuto”) essere Cavour nel 1861, o Crispi nel 1887, o
Giolitti nel 1913, o Orlando nel 1919 (…)>.
Don Pierini, somma, con questa risposta a mia meraviglia
altra meraviglia: “avrebbero potuto”, ma non lo furono,
perché la “Divina Provvidenza” affidò questo incarico
(malauguratamente) a Benito Mussolini. “Avrebbe potuto”
essere scelto Togliatti nel 1924, o Stalin quando era
chierichetto, ma non lo furono né l’uno né gli altri.
<Pio XI, quindi>
conclude Parini <parlando
quel 13 febbraio 1929, fece una semplice constatazione
storica: niente di più, niente di meno>.
In altre parole, caro lettore credente, quando un Papa emette
un giudizio, sarà bene per accertarsi domandare:
<Santo Padre, in questo momento Lei è illuminato dallo Spirito
Santo … oppure no?>.
Qualche tempo fa il Segretario di Giovanni XXIII,
l’arcivescovo Loris Capovilla, ha presentato una lettera
inedita datata 29 marzo 1924 a firma del futuro “Papa
buono”, che all’epoca fungeva da Presidente dell’Opera di
“Propaganda Fide”. Nell’approssimarsi delle elezioni,
che poi avrebbero confermato, in modo clamoroso, l’affermarsi
del Pnf così avrebbe risposto, a chi chiedeva un consiglio sul
voto da dare:
<Mussolini è certo una gran testa. Forse pensa di essere
padrone assoluto dell’Italia e che tutto debba essere ai suoi
piedi. Egli s’inganna, come sbaglia grosso quando ripete che
“o si è con lui o contro di lui”. Si può essere con lui
in alcune cose; si deve essergli contrari in alcune altre. E
d’altra parte il riconoscimento di alcune cose buone compiute
non deve significare approvazione del suo programma generale
di governo; per parte mia, io riconosco tutto ciò che
Mussolini personalmente ha fatto per la pubblica cosa in
Italia>.
Con il passare degli anni la fiducia di Giuseppe Roncalli –
e dei suoi fratelli – nel Duce aumentò, tanto che pur essendo
amico di Sturzo, consigliava che dopo le elezioni
<dovessero cooperare con Mussolini tutti i partiti, in ciò che
è conforme e corrisponde al vero bene d’Italia>.
Dalle lettere recuperate, in una in particolare, datata
1936, il futuro Papa, allora Nunzio apostolico ad Atene e
Ankara, così si rivolgeva alla famiglia:
<Buone notizie circa i risultati della guerra d’Africa. Guai
all’Italia se l’impresa non fosse andata bene! Vedete come
anche ora l’invidia delle grandi Nazioni, già piene come un
uovo, cerca ogni mezzo per diminuire il significato della
vittoria (…). Certo il vedere come nell’impresa africana al
Duce tutto sia riuscito, un punto dopo l’altro, una battaglia
dopo l’altra, senza uno scarto o una interruzione, induce
quasi a credere che una forza arcana l’abbia guidato e
protegga l’Italia. Forse è il premio di aver fatto la pace
con la Chiesa: forse è un invito della Provvidenza
(Ahi, ahi, ahi, nda) a vivere sempre meglio. In Italia si dice
che c’è poca libertà. Ma che cosa avviene nei paesi dove
trionfa la grande libertà, il socialismo, il comunismo, come
in Spagna, in Russia, in Messico, ora anche in Francia?>.
Sarebbe interessante ascoltare il parere, anche su questa
lettera, del teologo Franco Pierini.
E qual’era il pensiero di Giuseppe Roncalli sull’entrata in
guerra dell’Italia nel 1940? Egli scrisse al fratello
Giovanni, in data 28 marzo 1941:
<La guerra attuale è la guerra del ricco contro il povero, del
ben pasciuto contro chi stenta a vivere, del capitalista
contro il lavoratore, e viceversa: ognuno attacca o si difende
come può>.
Non erano gli stessi argomenti di Mussolini?
Poi avvenne l’assassinio del Duce, e con queste parole
Giuseppe Roncalli condannò gli autori, il 30 aprile 1945:
<Giornata triste nel pensiero della fine esecranda riservata
dai partigiani – cosiddetti “patrioti” –a Mussolini e a
Clara Petacci. Vangelo sanguinoso e implacabile.>.
Poi, malauguratamente, sopraggiunse il periodo del
“politicamente corretto”. Ecco sino a che punto il male
può prendere il sopravvento sul bene. Lascio parlare Donna
Rachele (“La restituzione dei resti di Mussolini”,
pagg. 99,100):
<Nel 1958, pochi mesi prima dell’elezione di Giovanni XXIII,
ero stata invitata a Madrid dal generalissimo Franco, che mi
aveva accolta con grandi onori come se fossi una regina. Mi
fece visitare, in quell’occasione, la villa che avrebbe dovuto
ospitare Benito, se Benito avesse accettato di rifugiarsi in
Spagna nell’aprile del ‘45 (…). Fu durante quel viaggio che
ebbi in dono (da Franco), fra gli altri regali, un bellissimo
velo di pizzo nero, di quelli che le spagnole usano mettere in
testa in ogni solennità. Avevo deciso di indossarlo il giorno
in cui Giovanni XXIII mi avrebbe ricevuta e spesso lo provavo
pensando con commozione all’udienza, alle parole che avrei
dette al pontefice (…). Aspettai tanto quell’udienza. Ma un
giorno, lo ricorderò sempre, venne a trovarmi monsignor
Bandelli. Aveva un pacchetto sotto il braccio: il cappello da
Maresciallo dell’Impero di Benito Mussolini. Monsignor
Bandelli aveva l’aria avvilita e siccome gliene chiedevo il
motivo, mi rispose con imbarazzo: “Donna Rachele”, ho una
brutta notizia da darle: non potrà essere ricevuta dal Papa”.
“Non è possibile” dissi, “non posso crederci. Perché?
Per quali motivi?”. “Per ragioni politiche” mi spiegò.
“Lei sa, del resto, Donna Rachele, com’è la politica. Lei la
conosce meglio di me”>.
E’ impossibile descrivere la disperazione di Rachele,
d’altronde ben descritta nel libro. Sarebbe il caso di
chiedere al “teologo” Pierini se fu un’ispirazione
dello “Spirito Santo” a spingere il “Papa buono”
a negare quell’udienza tanto cara ad una donna addolorata.
Concludo: Signori Pierini, don Sciortino, Beppe Del Colle,
chi siete voi? Chi vi conosce? Chi ha scritto queste note ha
citato personaggi, alcuni dei quali prossimi alla santità; ed
ha tralasciato di ricordare Padre Pio), Personaggi che
contrastano le vostre fatue asserzioni.
A chi dar credito?
Filippo Giannini
P.S. Leggendo un periodico ho appreso una notizia
sconvolgente, agghiacciante: a seguito dell’editoriale di
Beppe Del Colle, “Famiglia Cristiana” ha subito un
crollo delle vendite. Che sia una prima avvisaglia dello
Spirito Santo?
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