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Filippo Fortunato Pilato risponde per
www.TerraSantaLibera.org
a Gianni Vattimo,
Avraham Yehoshua,
Khalid Chaouki
Signori
si nasce...
...e
Gianni Vattimo non lo nacque,
risposta a Gianni Vattimo in "Perchè boicotto Israele" (a seguire in coda)
Dopo
aver letto l'articolo di Gianni Vattimo apparso su
"La Stampa" di Torino del 7/2/2008, non ho resistito
alla tentazione di ribattere ad alcune scorrettezze da
questo intellettuale esternate a sproposito, non tanto
per quel che riguarda le ragioni del suo dissenso "Fiera
del Libro/Israele", che posso condividere, ma per quel
che riguarda certi paragoni offensivi da lui campati in
aria per sostenere le sue posizioni.
Si potrebbe
dire che la lingua batte dove il dente duole, e Vattimo
non perde occasione per sfogare il suo intollerante
acceso anticlericalismo laicista.
Più si conoscono
certi intellettuali, di cui Gianni Vattimo è solo la
punta d’iceberg, e più ci si rende conto che “il buon
vino, mesciuto nei contenitori sbagliati, va a male e
si sciupa”.
Intelletti anche per certi versi brillanti,
culturalmente abbastanza preparati, si perdono poi
in ragionamenti viziati, che sfociano in deliri
dialettici che rasentano il ridicolo, solo per questo
loro accecamento visceralmente anticattolico .
Menti che potrebbero
aspirare, perchè la natura è stata con loro generosa,
anche ad elevate considerazioni, si perdono poi in
banalità e bassezze che ne svalutano la portata e la
grandezza del pensiero tanto conclamata.
Ma come si fa a paragonare il boicottaggio del discorso
che Benedetto XVI avrebbe dovuto tenere all’ateneo della
Sapienza, con il boicottaggio alla dedicazione onorifica
che la Fiera del Libro di Torino e di Parigi
elargirebbero allo Stato di Israele?
Sono paragoni
che non stanno nè in cielo nè in terra, e lo capisce
chiunque non sia affetto da quel morbo anticattolico e
anticlericale, che colpisce prima di tutto ed
inesorabilmente le parti molli del cervello.
Quando l’odio per tutto ciò che è Chiesa, contagia certe
menti, allora viene perso di vista il buon senso e la
logica, ed il muscolo cerebrale comincia a pompare
all’impazzata comunicando alla lingua ed alla penna
frasi sconclusionate e senza senno.
Gianni Vattimo, che non dovrebbe essere uno sprovveduto
nell’uso del linguaggio, si lascia andare a
considerazioni strampalate quando considera il
boicottaggio al Papa paragonabile a quello manifestato
contro la dedicazione ad Israele nelle Fiere del Libro.
Tutto ciò è l’evidenza
che certa ideologia, dannosissima per le menti deboli,
lascia segni di danni indelebili anche in età avanzata.
Quindi, per sulfurea soddisfazione di certi ideologhi,
ottusamente anticlericali e anticattolici, il Papa si
sarebbe dovuto presentare alla Sapienza in abiti civili,
magari entrando da un’ingresso di servizio, per tenere
una concione magari sul “compromesso storico ed i
cattolici adulti”, e non quale Papa, ma magari in veste
di semplice cittadino vaticano.
Esattamente per le stesse ragioni per cui gli
intellettuali israeliani si dovrebbero presentare come
privati scrittori e non in quanto rappresentanti dello
Stato d’Israele quali sono.
Perchè si sà:
che Israele tenga prigioniera un’intera popolazione,
rinchiudendola in villaggi-ghetto, imprigionandone i
parlamentari, massacrandone i rappresentanti con bombe,
fame e assedio militare, espropriandone terra e case, è
la stessa cosa che il Papa parli in occasioni pubbliche
per cercare di stimolare gli animi al bene comune e per
tenere alto il senso dell’etica e della sana
spiritualità negli uomini e donne di buona volontà, o
peggio ancora nei giovani che saranno la spina dorsale
del mondo di domani.
Esattamente la stessa cosa.
Boicottare un intervento pubblico del Papa, cosa che
tradizionalmente è sempre avvenuta in un’Università che
fu pontificia, è uguale a boicottare la celebrazione
dell’abominio sionista
(a chi la parola “abominio” non piaccia, e la trovi
inadeguata o esagerata, sono pronto ad inviare tutti i
fotogrammi che ho in archivio, e che presto metterò
tutti on-line, dello scempio compiuto poco più di un
anno fa in Libano, ma ho parecchi altri scempi sionisti
in archivio).
Lo
Stato Pontificio non ha bisogno
di un udienza pubblica per celebrare i duemila anni di
apostolato che hanno fatto passare la Chiesa nei flutti
del tempo, tra alte e basse maree, tra tempeste e
bonacce, per riuscire a comunicare all’uomo d’oggi
valori che sono e saranno sempreverdi. E boicottare il
capo spirituale della più grande comunità spirituale del
mondo non è un gesto di civiltà. Perchè non è la Chiesa
di Roma il problema dei nostri tempi. Se non nella mente
di qualche intelletto deviato ed in preda a fobie
paranoidi, o a qualche politico da avanspettacolo, che
più digiuna e più ingrassa…miracolo
dell’anticlericalismo…
È
lo Stato d’Israele che ha bisogno
di una celebrazione pubblica ed internazionale, a pochi
giorni dal “giorno della memoria”, per far passare
inosservati e nell’oblio sessant’anni di crimini contro
l’umanità.
I governanti d’Israele che hanno assassinato 1500
libanesi nell’estate del 2006 dovrebbero comparire di
fronte al Tribunale dell’Aia, altro che onorificenze!
Il
Papa della Chiesa di Roma
dovrebbe essere rispettato e stimato per il contributo
che cerca di dare attraverso tutti i suoi ministri
impegnati in Terra Santa, come nel resto del mondo, per
alleviare le sofferenze e l’emarginazione di tanti
sfortunati, per dare alle loro anime, che noi cattolici
sappiamo essere eterne, una speranza per il loro futuro.
Altro che boicottaggio!
Ma
quando a comandare,
accecati da ideologie sterili, sono i bassi istinti,
l’orgoglio, la superbia, l’astio luciferino verso
qualche cosa che è ingestibile e più grande di loro,
capita che anche intelletti potenzialmente dotati, anche
se un po' presuntuosetti, facciano cilecca.
Capita,
caro Gianni Vattimo, di perdere colpi quando ci si vuol
cimentare con qualche cosa che è al di là della nostra
portata.
Un consiglio? Accontentati di boicottare fiere di libri,
che forse ce la fai a dare sfogo con successo ai tuoi
impeti.
Quando non si è in grado di effettuare voli pindarici,
ci si accontenti di stare coi piedi per terra, che si fa
più bella figura.
Filippo Fortunato Pilato
7 febbraio 2008
www.GerusalemmeTerraSanta.org
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Gianni Vattimo: Perché boicotto Israele
da “La Stampa” del 7/2/2008
Confesso:
sono uno dei pochissimi che finora hanno firmato un
appello
per il boicottaggio dell’invito di Israele come ospite
d’onore alla
prossima Fiera del Libro di Torino.
Se tutti i grandi giornali italiani fanno a gara nel
deprecare questo
boicottaggio, vuol dire che la minaccia
dell’antisemitismo non è poi
così incombente. Ma non di questo credo si debba
discutere. L’invito
a Israele - che, a quanto ne so ma forse sbaglio, ha
sostituito
improvvisamente quello che era già stato avviato per
avere ospite
quest’anno l'Egitto - è oggetto di un boicottaggio
politico, perché
politica è l’iniziativa della Fiera. Chi ci accusa, noi
boicottatori,
di voler «imbavagliare» gli scrittori israeliani, o è in
mala fede o
non sa quel che si dice.
Sono argomenti terribilmente simili a quelli usati nella
recente
polemica sull’invito al Papa a tenere la lezione
magistrale alla
Sapienza di Roma: anche qui sarebbe in gioco la libertà
di parola, il
valore supremo della cultura, il dovere del dialogo.
Dialogo? Nel
caso della Sapienza, si sa che razza di dialogo era
previsto. Il Papa
sarebbe stato ricevuto come il grande capo di uno Stato
e di una
confessione religiosa, in pompa magna, così magna che
persino la
semplice possibilità di una manifestazione di pochi
studenti
contestatori a molte centinaia di metri di distanza lo
ha fatto
desistere dal proposito. Questo caso di Israele alla
Fiera è lo stesso.
Chi boicotta non vuole affatto impedire agli scrittori
israeliani di
parlare ed essere ascoltati. Non vuole che essi vengano
come
rappresentanti ufficiali di uno Stato che celebra i suoi
sessant’anni
di vita festeggiando l’anniversario con il blocco di
Gaza, la
riduzione dei palestinesi in una miriade di zone isolate
le une dalle
altre (per le quali si è giustamente adoperato il
termine di
bantustan nel triste ricordo dell’apartheid
sudafricana), una
politica di continua espansione delle colonie che può
solo
comprendersi come un vero e proprio processo di pulizia
etnica. È
questo Stato, non la grande cultura ebraica di ieri e di
oggi
(Picchioni e Ferrero hanno forse pensato di invitare
alla Fiera Noam
Chomsky o Edgar Morin?) che la Fiera si propone di
presentare
solennemente ai suoi visitatori, offrendogli un
palcoscenico
chiaramente propagandistico, certamente concordato con
il governo
Olmert (che del resto sta offrendo lo stesso «pacchetto»
anche alla
Fiera del libro di Parigi, due mesi prima che a Torino).
Nei tanti articoli che ci sommergono con deprecazioni e
lezioni
moralistiche sul dialogo (andate a parlarne a Gaza e nei
territori
occupati!) e la libertà della cultura, non manca mai, e
questo è
forse l’aspetto più vergognoso e francamente scandaloso,
il richiamo
all’Olocausto. Vergogna a chi (magari anche essendo
ebreo, come
quelli che si riuniscono nell’associazione «Ebrei
contro
l'occupazione») rifiuta di accettare la politica
aggressiva e
razzista dei governi di Israele. Chi boicotta la Fiera
di Torino
boicotta «gli ebrei» (PG Battista) e dimentica (idem) i
rastrellamenti nazisti e lo sterminio nei campi. Uno
studioso ebreo
americano, Norman G. Finkelstein, ha scritto su questo
vergognoso
sfruttamento della Shoah un libro intitolato
significativamente
L’industria dell’Olocausto (in italiano nella Bur).
Proprio il
rispetto per le vittime di quello sterminio dovrebbe
vietare di
utilizzarne la memoria per giustificare l’attuale
politica israeliana
di liquidazione dei palestinesi. Nessuno dei
«boicottatori» nega il
diritto di Israele all’esistenza. Un diritto sancito
dalla comunità
internazionale nel 1948; proprio da quell’Onu di cui
Israele, negli
anni, non ha fatto che disattendere con arroganza i
richiami e le
delibere.
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