Risposta a AVRAHAM B. YEHOSHUA
in “Un atto contro la pace”
(a seguire in coda)
apparso su “La Stampa” del 7-2-2008
di
Filippo Fortunato Pilato per
www.GerusalemmeTerraSanta.org
Ecco come la sinistra sionista non si distingue dalla
destra sionista, se non a chiacchiere. Leggendo
l’articolo di questa penna venduta all’ideologia
sionista, cui ovviamente La Stampa offre ampio
risalto, si possono incontrare tutti i loghi comuni
del sionismo e le giustificazioni ad invasioni,
massacri e ingiustizie di ogni tipo perpetrate nei
decenni dalle milizie sioniste ai danni della
popolazione autoctona araba. Come al solito ci si
riempie la bocca di parole come “pace”, “dibattito”,
“dialogo”, e con aria beata ci si parla di una
situazione idilliaca che non esiste, si accolla tutta
la responsabilità degli “errori storici” ai
palestinesi (che sicuramente ne hanno fatti anche
molti). Si prospetta una situazione di “pace” che non
esiste e che verrebbe ad essere minacciata
dai
“boicottatori” di fiere librarie ( non da chi assedia
alla fame la gente), giungendo ad avere la faccia
tosta
di
dichiarare che la cultura israeliana non vuole creare
barriere e separazioni.
Infine si fa un appello a non imbarcarsi in
boicottaggi culturali nei confronti di popoli che
saranno costretti a vivere in eterno gli uni al fianco
degli altri.
Per chi non si sia preoccupato di approfondire
l’argomento queste potranno sembrare parole di pace e
buon senso, ma per chi invece conosca a fondo la
situazione in cui sono costretti a vivere gli arabi di
Palestina e di quale sia la politica coloniale
sionista, queste sono parole che nascondono una presa
in giro bella e buona.
Ma di quale negoziato significativo tra Israele e
l'Autorità palestinese parla Avraham Yehoshua? Di
quello che ha portato in galera e al cimitero metà del
parlamento pelestinese, o di quello che ha fatto
novanta morti per omissione di soccorso agli ospedali
di Gaza, o a quello delle decine di morti ammazzati ed
ai quali le televisioni non hanno dato alcun peso?
Di quale apertura verso il prossimo parla Avraham
Yehoshua, se tutti i giorni il suo “prossimo” arabo
vede confiscate terre, campi, case, bestiame?
Ma in che mondo dorato vive Avraham Yehoshua?
Penso che il suo “prossimo” arabo sarebbe lieto di
aprirsi con vicini che, chiedendo scusa per i crimini
che i padri hanno commesso su quella terra non loro,
restituissero le terre e le case, ed abbandonassero il progetto
mortifero coloniale sionista. Ma non lo faranno.
E poi dove c’è scritto che “…quei popoli che saranno
costretti a vivere in eterno gli uni al fianco degli
altri…”? In fin dei conti Israele e gli israeliani non
esistevano sino a sessant’anni fa, mentre il popolo
palestinese era già arabo da cinquemila anni,
cristiano da duemila e musulmano da millequattrocento.
Per concludere: perchè Avraham Yehoshua non fa
invitare alle Fiere dei Libri anche
gli altri suoi connazionali
Noam Chomsky,
Israel Shamir,
Anna Baltzer, Gideon Levy, Uri Avnery, Gilad Atzmon,
Mordechai Vanunu,
Norman Finkelstein
e tutti quegli ebrei onesti che hanno dato voce alla
popolazione palestinese prigioniera nella propria
terra?
Una cifra su tutte: oltre 900 bambini uccisi dalle
forze d’occupazione israeliane in 7 anni
(aggiornamento all'aprile 2007). Se questo non è
terrorismo, come lo chiamerebbe
Avraham Yehoshua?
Pensa Avraham
Yehoshua
che sarà facile per il condadino palestinese vivere
serenamente al fianco del colono con la faccia da nord
europeo, armato fino ai denti, con i capelli rossi, la pelle bianco pallido
e le lentiggini, che gli ha rubato il giardino di
ulivi e limoni, avvelenato il bestiame ed i pozzi d’acqua,
ucciso i figli, cancellato i sogni di gioventù?
Non basteranno cento, mille Fiere del Libro a
costruire la pace, se serviranno solo a legittimare la
politica coloniale sionista, anche per bocca di
“intellettuali”, di sinistra, come
Avraham Yehoshua.
Torni nel Parlamento della sua beneamata Israele
sionista, e dica ai suoi rappresentanti politici che
potranno celebrare il loro Stato quando anche i
palestinesi potranno celebrare il loro, quando i
profughi saranno riammessi nelle loro legittime
proprietà, di cui ancora posseggono le chiavi,
costretti ad abbandonarle con le milizie sioniste che
incalzavano armate.

Dica ai suoi beneamati governanti che potranno
celebrare in pace quando avranno abbattuto i “Muri
della vergogna” e restituito la dignità al popolo cui
l’hanno rubata.
Sino a quel tempo si rassegnino a celebrare solo la
vergogna di se stessi e di chi li rappresenta, come
lei signor Avraham Yehoshua, pacifinto sionista di
sinistra.
Filippo Fortunato Pilato
7/2/2008
www.GerusalemmeTerraSanta.org