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Anno III, Comunicato n. 19 , del 1 marzo  2008

 

 

L'inganno della rappresaglia

di Gianluca Bifolchi

 

Mohammad-Borai

Ci sono volte in cui, sebbene possa apparire noioso, occorre ripetere cose dette migliaia di volte, perché non c'è altro da fare. Mentre va avanti nell'indiferenza generale il selvaggio assalto delle forze armate israeliane alla Striscia di Gaza, i nostri TG e i nostri giornali continuano a presentare lo scontro tra le parti secondo lo schema della "rappresaglia": i Palestinesi lanciano sconsiderati attacchi di razzi su Israele, e Israele è costretta a reagire con raid nelle zone da cui i razzi vengono lanciati. Questo è come ci viene raccontata la storia.

Qui e lì, qualche scarno riferimento alla morte di civili e bambini palestinesi, i famosi "danni collaterali", servirebbe a suggerire qualche perplessità sui criteri di proporzionalità della reazione israeliana, e a salvare le apparenze del sostanziale appoggio che Israele sta ricevendo per questo massacro. Ma la nozione di fondo che gli Israeliani si stiano difendendo appare inscalfibile. E non si tratta del solo, impresentabile, faziosissimo Claudio Pagliara (piazzato da Berlusconi e rimasto per il governo Prodi, NdR), responsabile della sede RAI di Gerusalemme. E' uno spartito sul quale tutti cantano in coro e che nessuno accetta di mettere in discussione.

Si potrebbe rianalizzare la cronologia degli scontri, e vedere se le azioni armate di Israele siano davvero reazioni ad aggressioni ostili accadute prima da parte palestinese. Si potrebbe cercare di ricordare che a termini di diritto internazionale il ricorso alle armi dei Palestinesi è legittimo mentre quello israeliano non lo è, dato che il suo esercito opera in territorio illegalmente tenuto sotto occupazione dal 1967. Si potrebbero menzionare le dichiarazioni scioccate dei vari inviati ONU nella Striscia di Gaza sulla gravità della situazione umanitaria, provocata da un assedio da parte di Israele che va avanti da mesi e mesi.

Ma si tratta di argomenti scivolosi, che offrono troppe scappatoie alla demagogia di chi ha deciso di essere complice dei crimini di Israele. Editorialisti e portavoce politici non fanno che escogitare sofismi per confondere il giorno e la notte.

Ciò che taglia la testa al toro, e che costituisce l'aspetto più gelosamente tenuto segreto dell'intera vicenda, è che è tutt'ora sul tavolo una proposta di cessate il fuoco a lungo termine di Hamas alle autorità israeliane, che queste rifiutano sdegnosamente di prendere in considerazione, sia perché il riconoscimento politico di Hamas, che l'accettazione del cessate il fuoco implicherebbe, danneggerebbe il processo di creazione di un regime collaborazionista a Ramallah, attorno alla figura di Abu Mazen; sia perché un cessate il fuoco impedirebbe Israele nella pratica delle eliminazioni mirate - che meglio sarebbe chiamare omicidi di stato - a cui non intende rinunciare per niente al mondo. Israele non vuole niente che gli leghi le mani, quando si tratta di reprimere con la violenza ciò che mette in discussione la sua occupazione di terra palestinese.

Considerate questo semplice fatto, e vedrete che la discussione su chi ha sparato per primo perderà ogni significato.

 

venerdì, 29 febbraio 2008

http://achtungbanditen.splinder.com/

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