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Giornalisti nel mirino di Israele
1 Luglio 2008

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"PETITION TO PROTEST ISRAELI ASSAULT ON MOHAMMED OMER"
e firma la
PETIZIONE di denuncia per le gravi
intimidazioni
perpetrate nei confronti del
giornalismo internazionale.
Il giornalista palestinese Mohammed Omer scrive sul
Washington Report on Middle East Affairs (WRMEA), un
magazine pubblicato negli Usa con 9 uscite l'anno che
tratta dei rapporti tra gli Usa e i Paesi dell'area
mediorientale.
In questo ambito, Omer tratta della questione palestinese
e, in
questi ultimi tempi, soprattutto delle difficili
condizioni che i
Palestinesi di Gaza si trovano a dover affrontare a causa
dell'assurdo e spietato assedio a cui Israele sottopone
circa un
milione e mezzo di residenti della Striscia.
Per i suoi articoli, il giornalista palestinese quest'anno
è stato
insignito del prestigioso "Martha Gelhorn Journalism
Prize", un
premio giornalistico che, nel 2002, era stato vinto dal
giornalista
inglese Robert Fisk.
Omer, che risiede a Rafah, si era dunque recato in
Inghilterra a
ritirare il prestigioso riconoscimento, ed era stato anche
invitato a
parlare alla Camera dei Comuni e in altri Parlamenti
europei; sulla
via del ritorno, tuttavia, egli è stato informato
dall'ambasciata
olandese che non era considerato benvenuto in Israele, e
tuttavia la
stessa ambasciata è infine riuscita a coordinare il suo
ingresso con
le autorità israeliane.
Il 26 giugno, tuttavia, giunto al Ponte di Allenby – il
confine tra
la Giordania e la West Bank controllato da Israele – Omer
è stato
trattenuto per circa quattro ore dalle guardie di
frontiera
israeliane, insultato, costretto a spogliarsi di fronte
agli altri
passeggeri, umiliato e picchiato; soltanto dopo che il
giornalista ha
cominciato a vomitare ed è svenuto, il personale della
sicurezza
israeliana ha acconsentito a chiamare un'ambulanza.
Grazie ai buoni uffici dell'ambasciata olandese, Omer è
riuscito
finalmente a tornare nella Striscia di Gaza e a farsi
ricoverare in
ospedale dove, tra le altre cose, gli hanno riscontrato la
rottura di
alcune costole.
Non si tratta dell'unico incidente di questo genere.
Soltanto un mese
fa, abbiamo dato notizia di una petizione in favore del
giornalista
palestinese Khalid Amayreh, al quale veniva impedito di
allontanarsi
dalla Cisgiordania per andare in Germania, per svolgere il
proprio
lavoro.
Ancora una volta i giornalisti nel mirino di Israele,
dunque, e non
solo in senso figurato.
Dall'inizio della seconda Intifada ad oggi, l'esercito
israeliano ha
ucciso 9 giornalisti, tra cui l'inglese James Miller e
l'italiano
Raffaele Ciriello, e ne ha feriti almeno 170; l'ultimo
caso è quello
di un cameraman della Reuters, il 23enne Fadel Subhi
Shana'a,
massacrato a Gaza dalle granate a flechettes nel corso di
una
sanguinosa giornata che ha visto la morte di 13 civili
palestinesi,
tra cui 8 bambini, e il ferimento di altri 32.
E, detto per inciso, è davvero singolare che il nome di
Ciriello sia
stato completamente cancellato dalla politica e dai media
italiani, e
che nessun Governo abbia fatto la benché minima pressione
per far
luce sull'accaduto e per individuare i responsabili
dell'assassinio
del coraggioso giornalista.
Giornalisti picchiati e intimiditi, giornalisti uccisi sol
perché
cercavano di fare il proprio mestiere e testimoniare la
verità dei
crimini di guerra e delle violazioni dei diritti umani
compiuti da
Israele a Gaza e nella West Bank, e non è un caso che ciò
accada.
Israele, la potenza occupante brutale e spietata, dopo
essere assurta
a pieno titolo quasi al livello di un Paese membro della
Ue grazie
alla pavidità e all'acquiescenza dei Governi europei, ha
bisogno di
vincere la battaglia per conquistare i cuori e le menti
dei cittadini
europei, in realtà ancora non molto ben disposti verso
questo Paese
che porta avanti una pluridecennale occupazione militare
unica al
mondo.
E, dunque, è necessario tacitare le voci di chi testimonia
le
quotidiane violazioni dei diritti umani fondamentali, la
brutalità
dell'occupazione, la violazione della legalità
internazionale, i raid
militari, gli assassinii di civili inermi.
In questo quadro, peraltro, già si intravede il passo
successivo:
tagliare i finanziamenti alle ong di tutela dei diritti
umani che
operano in Israele e nei Territori palestinesi.
Ma questa è un'altra storia.
Fonte originale :
http://palestinanews.blogspot.com/
Tratto da :
http://www.infopal.it/testidet.php?id=8788
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