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Israele
avverte l’Iran e il mondo:
«Non esclusa azione militare»
Il Secolo XIX.it
Israele continua a sperare che le armi della
diplomazia, e un regime di sanzioni più rigido, possano fermare la corsa
nucleare dell’Iran.
Ma non intende concedere garanzie preventive di non
intervento, né rinunciare a opzioni di sorta: inclusa quella d’una ipotetica
azione militare.
Sono questi i messaggi recapitati oggi alla comunità
internazionale dal governo di Benyamin Netanyahu e dallo stato maggiore di
Tsahal (l’esercito israeliano) all’indomani dell’intervista alla Cnn di
Dmitri Medvedev nella quale il presidente russo aveva detto d’aver ricevuto
assicurazioni dal collega Shimon Peres sull’intenzione israeliana di non far
ricorso all’uso della forza contro l’Iran.
Rassicurazioni che il portavoce del ministero degli
Esteri Yigal Palmor ha evitato oggi con cura di confermare o smentire.
Puntualizzando tuttavia all’ANSA che quanto riferito da
Medvedev non può in nessun modo legare le mani al governo israeliano.
Sui contenuti del colloquio fra Peres - che in veste di
capo di Stato non ha poteri esecutivi in Israele - e il leader del Cremlino,
Palmor ha preferito non entrare, limitandosi a osservare che nessuno, salvo
i due protagonisti, «conosce il contesto, né i termini esatti» della
conversazione.
Di certo c’è comunque che «non vi sono ragioni di
polemizzare col presidente Medvedev», ma neppure di considerarlo alla
stregua di «un rappresentante delle posizioni di Israele». Posizione che
sull’Iran - ha puntualizzato il portavoce - resta chiara: «Tutte le opzioni
sono sul tavolo».
Al riguardo Palmor ha ricordato come il ministro degli
Esteri, Avigdor Lieberman, avesse manifestato proprio a Mosca, qualche tempo
fa, la volontà dello Stato ebraico di evitare lo scenario di «un attacco
unilaterale» all’Iran.
Ma anche come il ministro della Difesa, Ehud Barak,
«parlando a nome di tutto il governo», abbia «ribadito appena pochi giorni
fa, in una lunga intervista al giornale Yediot Ahronot», la strategia delle
mani libere: affermando che i piani dell’Iran, per quanto ostili, «non
rappresentano un pericolo esistenziale per Israele», ma rivendicando in pari
tempo il diritto di un Paese minacciato a mantenere «aperte sul tavolo tutte
le opzioni».
In nome del «diritto all’autodifesa».
Diritto richiamato oggi - con identica determinazione -
dal capo di stato maggiore di Tsahal, Gaby Ashkenazy. Intervistato dalla
Radio militare sull’argomento - nell’imminenza di un nuovo incontro
negoziale in sede Onu del gruppo dei `5+1´ sul dossier iraniano, ma anche
alla luce delle ennesime sparate anti-israeliane del presidente Mahmud
Ahmadinejad e della guida suprema Ali Khamenei - il generale Ashkenazy ha
ripetuto che «la possibilità che l’Iran venga in possesso di armi atomiche
rappresenta una minaccia non solo per Israele, ma anche per la regione e per
il mondo libero».
Aggiungendo di ritenere che l’approccio migliore sia
quello di severe sanzioni internazionali nei confronti del regime degli
ayatollah, a scopo dissuasivo.
Ma non senza sottolineare che, laddove embargo e
pressioni non dovessero bastare, Israele sa di poter far leva su «un
esercito forte».
Esercito che resta schierato arma al piede e «si
prepara a ogni evenienza».
fonte:
http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/mondo/2009/09/22/AMgFsnwC-militare_avverte_esclusa.shtml
link a questa
pagina:
http://www.terrasantalibera.org/Israele_avverte_Iran_mondo.htm |