|
Libano: Hezbollah non c’è cascato
di
Maurizio Blondet
per “Effedieffe.com”
http://www.effedieffe.com/content/view/3141/167/
10 maggio 2008

Hezbollah «ha fatto un colpo di Stato», strillano i
media. Fuad Siniora, il primo ministro libanese
sostenuto dagli occidentali, ripete: «E’ un colpo di
Stato». E’ la propaganda israeliana che viene diffusa, e
che nasconde la realtà: Hezbollah, dopo aver
effettivamente occupato la zona di Beirut dominata dal
clan Hariri, ha chiamato poi l’esercito libanese a
riprendere il controllo dell’area, su suo invito. Il suo
comunicato non lascia dubbi: «L’opposizione libanese
mette fine alla presenza armata a Beirut in modo che la
capitale torni in mano all’esercito». Capito?
L’abilissimo Nasrallah e il comandante Aoun (perchè con
l’Hezbollah sciita, non dimentichiamolo, ci sono i
cristiani di Aoun) ha evitato di prendere il potere, e
di strappare il governo a Siniora. Evitando così, come
spiega Thierry Meyssan (1), di dare il pretesto
alla NATO (a ad Israele) per una invasione «di pace».
Il solo che abbia fatto un golpe è proprio Siniora: e
dall’11 novembre 2006 quando, abbandonato da cinque
ministri, secondo la Costituzione libanese (articolo 95)
avrebbe dovuto dimettersi; non lo fece. Da allora si è
mantenuto al potere solo perchè la «comunità
internazionale» (leggi: USA, Europa e Israele) lo
sostengono; altrimenti il governo sarebbe andato alla
coalizione cristiano-sciita di Aoun e Nasrallah, che ha
la maggioranza nel Paese, e le trame del Mossad in
Libano sarebbero diventate più difficili.
Infatti Hezbollah è legittimato al potere dalla
vittoriosa reistenza contro i sionisti, e insieme ai
cristiani di Aoun ha con sè la maggioranza nel Paese. La
tentazione di marciare sui palazzi del governo
dev’essere stata forte; ma non lo ha fatto. Al
contrario, sia Nasrallah sia Aoun dichiarano, anche con
gli atti, che «non hanno intenzione di far passare gli
interessi di parte, ancorchè maggioritari, davanti
all’unità del Paese».
Quando i media ripetono che Hezbollah ha costituito «uno
Stato nello Stato», bisogna tradurre: Hezbollah e i
cristiani non riconoscono la legittimità del governo di
Siniora, perchè ha violato la costituzione. Si
comportano come se non esistesse. E naturalmente si
autogovernano. Anche perchè da 18 mesi il Libano non ha
più presidente, nè corte costituzionale, nè assemblea
legislativa (il parlamento non avendo più il mandato per
procedere all’elezione presidenziale). Hezbollah, nella
sua zona, riempie il vuoto anche amministrativo, specie
sul piano sociale e assistenziale.
Occorrerebbero libere elezioni. Ma Washington sa
benissimo che il «suo» governo Siniora non ha appoggio
popolare, e perderebbe clamorosamente. Il voto
legittimerebbe il potere sciita-cristiano.
Da qui la necessità di far succedere qualcosa, di
spingere Hezbollah dalla parte del torto con qualche
provocazione, che lo induca a sparare contro altri
arabi. Ciò discrediterebbe l’unico gruppo islamico che
ha vinto militarmente Israele, e coalizzerebbe tutti i
sunniti, allarmati da questo successo sciita.
Provocazioni gravissime sono già state consumate,
secondo Meyssan direttamente dalla CIA. L’assassinio a
Beiruth, il 12 dicembre 2007, di Francois Al-Hajii (un
cristiano, come dice il nome «Francesco», nonchè capo
militare della «Corrente patriottica libera» di Aoun),
e l’esponente di Hezbollah, Imad Mugniyeh, trucidato a
Damasco il 12 febbraio 2008. Questo, ucciso dal Mossad.
L’opposizione legittima, stoicamente, non ha reagito
scatenando la violenza. Hassan Nasrallah, il giovane
capo di Hezbollah, non è caduto nelle provocazioni
sanguinose. Dunque bisognava prepararne una più grossa.
Secondo Meyssan, che pare ben informato fin nei
particolari, essa doveva «avvenire la notte del 25-26
aprile» scorso. «Dei commandos USA avrebbero dovuto
sbarcare all’aeroporto diBeirut e tentare di eliminare
direttamente Nasrallah. Fosse riuscita o no, la loro
azione-lampo avrebbe precipitato la capitale nel caos e
spinto i militanti Hezbollah ad attaccare (per vendetta)
il governo di fatto di Siniora e il clan Hariri. Più
sangue fosse corso, e più avrebbe giustificato un
intervento della NATO», dice Meyssan.
Lasciamo ancora a lui la parola: «L’Ammiraglio Ruggero
di Biase, comandante della forza navale dell’ONU (la
forza di interposizione) avrebbe cambiato le bandiere
delle navi italiane, francesi e spagnole al suo comando
e avrebbe operato uno sbarco al porto di Beirut, sotto
gli auspici dell’Alleanza Atlantica, con il pretesto di
soccorrere i sopravvissuti del ‘governo’
pseudo-legittimo. Tutto ciò sarebbe stato accompagnato
da una ampia propaganda contro la ‘violenza degli
sciiti’ contro i sunniti, che avrebbe rovinato l’aura di
cui Hezbollah gode presso le masse arabe. George Bush
sarebbe allora arrivato a Tel Aviv per celebrare i 60
anni di Israele e invitare gli ‘Stati arabi moderati’
sunniti ad unirsi con lo Stato ebraico di fronte al
comune pericolo sciita».
E’ la propaganda che abbiamo visto in questi giorni su
tutti i giornali e TV d’Italia. Ancora Meyssan - che
decisamente sembra ben informato (del resto si è
stabilito a Beirut) - dice: «Washington aveva previsto
di lasciar massacrare le sue pedine politiche in Libano,
sacrificare il primo ministro di fatto Siniora e i capi
della famiglia Hariri, per mantenere solo i suoi agenti
operativi nello scacchiere: ossia la famiglia Hariri con
la sua milizia e il leader druso Walid Jumblatt, che è
vice-presidente dell’Internazionale Socialista (!) col
suo braccio destro, il volubile Marwan Hamade, ministro
nel governo Siniora». Attenzione: Internazionale
socialista.

Il 26 aprile scorso, Hezbollah ha colto sul fatto un
socialista francese d’origine afghana, e rappresentante
dell’Internazionale socialista, di nome Karim Pakzad,
mentre scattava foto proprio nelle vicinanze del bunker
dove sta, per sicurezza, Nasrallah. Secondo Hezbollah,
questo «socialista francese» era un agente che preparava
l’azione americana mirante appunto ad assassinare il
capo sciita. Arrestato dai militanti Hezbollah, gli è
stato trovato addosso un apparato d’intercettazione
delle comunicazioni telefoniche. Essenziale per un
attacco mirato al capo sciita, molto protetto e
localizzabile solo attraverso il segnale dei suoi
telefoni cellulari o satellitari.
Così, il quadro che i media non spiegano, sta diventando
chiaro. Come si ricorderà, questa ultimissima crisi
libanese è scoppiata perchè il «governo» Siniora voleva
eliminare le telecamere di sorveglianza che Hezbollah ha
piazzato all’aeroporto di Beirut, sollevando
dall’incarico il comandante addetto alla sicurezza
aeroportuale.
Ora comprendiamo che, con quelle telecamere in funzione,
il colpo a sorpresa dei commandos USA non sarebbe potuto
riuscire. Ciò permette di capire meglio perchè Jumblatt,
il druso-agente CIA, abbia strillato che Nasrallah aveva
preparato un’azione per distruggere un aereo sulla pista
17, quella usata dai VIP del «governo» filo-occidentale:
accusa probabilmente non falsa, ma Hezbollah si
preparava ad accogliere con qualche sorpresa militare i
commandos americani. Senza le telecamere, l’azione non
poteva più essere sicura. Da qui i combattimenti.
Fatto degno di nota: mentre la milizia Hezbollah
investiva Beirut Ovest e distruggeva metodicamente gli
uffici del media del clan Hariri, che non sono stati
difesi, l’esercito si ritirava dal quartiere, ostentando
la sua neutralità. Durante l’azione, i sindacati - che
hanno indetto lo sciopero generale il 7 maggio, per
ragioni salariali ma anche politiche (sono appoggiati da
Aoun) - hanno chiuso l’aeroporto per impedire un
eventuale sbarco delle truppe NATO in intervento
«umanitario».
Finito il lavoro, Hezbollah ha richiamato l’esercito,
cedendo ad esso il terreno conquistato, invitandolo a
riprendere la responsabilità dell’ordine pubblico.
Accorgimento abile, perchè in base alla risoluzione ONU
numero 1701 può intervenire, gettando la maschera di
forza di pace, esclusivamente se la invoca l’armata
libanese regolare, ossia se questa sente di aver la
peggio negli scontri. Nasrallah ha scongiurato anche
questa eventualità.
Così, Siniora ha infine dovuto richiamare i suoi ad un
giorno di silenzio e «rifiuto della violenza» per
domenica, una sorta di contro-sciopero generale, nella
speranza di attizzare la tensione che si sta già
calmando. Ma ha avuto un’amara sorpresa: l’esercito
nazionale gli ha risposto rifiutando di smantellare le
telecamere di Hezbollah all’aeroporto, perchè - dice -
le considera «indispensabili alla difesa nazionale».
Perciò cari lettori, quando sentirete ripetere in questi
giorni che Hezbollah ha «fatto un golpe», lasciate
gridare i propagandisti. La verità è che Hezbollah ha
evitato un intervento «umanitario», ed ha vinto almeno
questa mano della partita.
La verità l’ha detta, in un impulso di dispetto, Aaron
Zeevi Farkash (2), l’ex capo dell’intelligence
militare israeliana: «Avevamo consigliato alla CIA di
non far conto su Walid Jumblatt o su Saad Hariri, perchè
li abbiamo provati nel 2006 (quando invasero il Libano)
e si sono dimostrati nulli contro Hezbollah. Israele ha
dato il miglior addestramento alle Forze Libanesi (la
milizia ‘cristiana’ di Samir Geagea, criminale di
guerra, coltivatore d’oppio ed evidentemente agente
isrealiano), ed essi andranno in scena in ogni futuro
conflitto».
E poi, Zeevi ha aggiunto, disperato: «Tre anni di sforzi
d’intelligence sono andati perduti. La maggior parte
degli agenti hanno dovuto lasciare Beirut, e gli agenti
libanesi non possono più muoversi sotto copertura nelle
loro missioni quotidiane... L’Occidente ha perso molto
dopo la sorpresa che Nasrallah ha fatto».
Zeevi ammette: Nasrallah ha vinto. Un’altra volta. Tutte
le trame e le reti saranno da ricostruire. Bisogna
ricominciare con le provocazioni. Come?
Secondo il ben informato Meyssan, «Nei prossimi episodi
Washington tenterà di far pressione sull’esercito perchè
esca dalla sua neutralità e richieda il soccorso della
Forza ONU; questo richiederà probabilmente
l’assassinio di alcuni ufficiali recalcitranti...».
Le Forze ONU, ricordiamolo, comprendono 3 mila soldati
italiani, e attualmente sono sotto comando italiano.
Ecco perchè Frattini - israeliano
di fatto - dice che bisogna consultare i soldati per
cambiare le regole d’ingaggio. Le nostre forze, con
questo governo, non sono per niente al sicuro. Ci vuole
gettare nella guerra, e lo farà per incuria e
servilismo.
Ci si può stupire delle informazioni che Meyssan pare
avere sulla situazione reale: è il solo a rivelare il
progettato colpo a sorpresa degli USA che doveva
avvenire il 25-26 aprile, e che è stato annullato
all’ultimo momento. Evidentemente le fonti Hezbollah gli
danno fiducia. Ma forse non solo quelle.
La stampa servile dice e ripete alla nausea che
Hezbollah è armato e assistito da Iran e Siria. Ma
secondo Meyssan, è anche «sostenuto con discrezione
dalla Cina e della Russia»: se è così, magari non
direttamente con armamenti, ma certamente con
l’intelligence.
http://www.effedieffe.com/content/view/3141/167/
1) Thierry Meyssan, «Les Etats Unis
parviendront-ils à pousser les Hezbollah à la faute?»,
Réseau Voltaire, 10 maggio 2008.
2) Mohamad Shmaysani, «Hezbollah ruined 3 years
of arab, foreign intelligence efforts»,
Al-Manar, 10 maggio 2008. Al-Manar è la radio-TV di
Hezbollah, ma le recriminazioni di Zeevi le riporta dal
sito ebraico Filkka-Israel, che ha intervistato il
vecchio agente.
|