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Meno male, è solo Magdi Allam
Maurizio Blondet
per
www.effedieffe.com
23/3/2008

Confesso: alla lettura della notizia: «Il Papa battezza
un convertito musulmano» mi si sono rizzati i capelli in
testa. La seconda reazione però è stata di sollievo:
«Ah, è solo Magdi Allam… Grazie Gesù».
La prima reazione, come è ovvio, era motivata dal
rischio enorme cui il Papa si esponeva con il battesimo
di un ex-musulmano in forma così pubblica e solenne, a
Pasqua e a San Pietro: atto che milioni di
fondamentalisti islamici giudicano certamente una
provocazione sanguinosa, da lavare col sangue.
E al timore per la vita del Santo Padre, si aggiungeva
la certezza dei pericoli in più che correranno, d’ora
in poi, le comunità cristiane nei Paesi musulmani, già
decimate ed assediate; e l’inevitabile naufragio, dopo
una tale «provocazione», delle difficili aperture
recentemente avvenute nel mondo islamico, dalla lettera
che 138 studiosi islamici inviarono al Papa nell’ottobre
2007 («Una parola comune tra noi e voi»), fino alla
chiesetta che il Qatar ha consentito fosse aperta a Doha
perché migliaia di lavoratori filippini potessero
partecipare alla Messa; il primo luogo di culto
cattolico
in 14 secoli in un tale Paese.
La ragione del sollievo è altrettanto ovvia: non credo
ci sia un solo musulmano che ritenga valga la pena di
punire col sangue la «conversione» di Magdi Allam, per
rabbia di aver perso un così prezioso fedele del
Profeta: perché i musulmani sono convinti che Allam sia
non un musulmano egiziano, ma un egiziano copto.
Lo sostiene Tariq Ramadan, il celebre intellettuale
francofono; lo sostiene anche Massimo Palazzi alias
Abdul Hadi, lui convertito all’Islam e discussa figura
di neo-musulmano «moderato». Lo sostiene anche Dimitri
Buffa, che non è musulmano né cristiano, ma un
giornalista radicale (pannelliano) molto filo-israeliano
che scrive su La Padania, e di Allam è amico personale.
Avranno le loro ragioni e le loro informazioni.
Secondo Miguel Martinez, autore del sito Kelebkler, la
verità starebbe a metà strada: poiché ai copti in Egitto
sono chiusi i livelli alti delle carriere, il nonno di
Magdi si sarebbe fatto musulmano; poi il papà sarebbe
tornato alla fede copta.
Come che sia, in Egitto Magdi Allam ha frequentato fin
dall’asilo le scuole cattoliche delle suore, è andato al
rinomato liceo dei Salesiani al Cairo, scuola
frequentata dalla classe dirigente cairota senza
distinzioni di fede; inoltre vive in Italia da almeno 35
anni.
«Lo si può dire ‘egiziano’ come di me si può dire che
sono messicano», nota Miguel Martinez. Diciamo che
chiamare Allam «egiziano» è come chiamare Mike Bongiorno
«un americano».
Della sua fede precedente, del resto, lo stesso Magdi ha
testimoniato: «Mai stato praticante. Mai pregato cinque
volte al giorno col capo rivolto verso la Mecca: solo di
rado in moschea. Mai digiunato durante il Ramadan. Nasco
musulmano in quanto figlio di musulmani, ma sono come
mio padre, che pregava poco o niente e beveva, anche
troppo».
Lo ha fatto in un’intervista con Stefano Lorenzetto su
il Giornale, in cui ha spiegato che cosa lo ha portato
giovanissimo in Italia: «Avevo sete di libertà. Tu pensa
che cosa significa, per un ragazzo
di 15 anni, passare una giornata nelle mani del
Mukhabarat, il servizio segreto egiziano, sottoposto ad
un durissimo interrogatorio con l’accusa d’essere una
spia d’Israele». Già allora?
No, spiega Allam: «Parlavo al telefono in francese con
la mia fidanzatina del Cairo. Senza sapere che era sì
egiziana però ebrea. Immagina tu nel 1967, con la guerra
dei sei giorni... Ma a me che importava della religione?
Ero solo innamorato».
Si è di nuovo innamorato, recentemente, di Valentina
Colombo, docente di arabo a Bologna, che ha sposato
civilmente nell’autunno 2007: civilmente perché Magdi
Allam aveva sposato qualcun’altra molti anni fa,
un’italiana, tant’è che ha due figli dal primo
matrimonio, trentenni. Valentina Colombo è ebrea e molto
filo-Likud. Lui invece dice che è «cattolica non
praticante».
Fatto
è che Valentina e Magdi sono andati insieme alla
sinagoga di Roma l’estate scorsa, dove il rabbino Di
Segni ha ringraziato il giornalista per il suo ultimo
libro, dal titolo discreto: «Viva Israele». Valentina,
hanno detto le agenzie, era allora incinta: «Chiameranno
il figlio Davide». E’ divorziato, il convertito? Si può
avere il battesimo con due matrimoni? Che dire?
Magdi Allam ha fatto tutta la sua luminosa carriera di
giornalista nella veste di «musulmano che rivela le
magagne dell’Islam»: per questo riceve dal Corriere uno
stipendio di 22 mila euro mensili come «direttore ad
personam». Nella parte di «cattolico che rivela le
magagne dell’Islam» rischia di essere meno utile: varrà
ancora 22 mila mensili?
La risposta che si può azzardare, forse, è di tipo molto
interno alla professione giornalistica, un segreto di
bottega. Viene un momento in cui giornalisti di mezza
tacca ma di grande notorietà, incapaci di trovare le
notizie, hanno un’idea: fare di sé stessi la notizia.
Diventare «personaggi», recitare la parte, andare da
Bruno Vespa, scrivere pezzi che cominciano con la prima
persona singolare: «Io».
Intendiamoci, questo tipo di giornalismo minore ha anche
versioni più dignitose. Di tanto in tanto c’è un
giornalista americano che si tinge la faccia e per
quindici giorni finge di essere negro, per poi scrivere
come lo hanno trattato i bianchi.
Alla Notte, defunto quotidiano milanese del pomeriggio,
i giovani praticanti venivano regolarmente mandati a
fingersi Rom nelle strade di Milano, o a convivere coi
barboni alla Stazione Centrale, mascherati
opportunamente per la bisogna. Poi scrivevano pezzi che
cominciavano con Io: «Io, barbone alla Centrale».
Persino Vittorio Feltri, il miglior direttore ruspante
della stampa italiana, ai tempi del Corriere s’è finto
lavavetri polacco: in tuta candida, di figura signorile
com’è e con l’inequivocabile accento lumbard, ha fatto
un sacco di soldi in offerte. Niente di male, ogni tanto
ci dobbiamo inventare anche questa. Magdi, come
musulmano, ha forse giocato tutte le sue carte, e doveva
inventarsi una novità per tener vivo il suo personaggio?
Ma una cosa è dire «mi sono finto lavavetri e vi
racconto com’è andata», e un’altra è «mi fingo musulmano
per farmi battezzare dal Papa». E qui, smettiamo di
sorridere. Se è così, è una specie di simonia; un tristo
giocare con le cose sacre per ragioni di cassetta.
Speriamo solo che la conversione sia autentica, nel
profondo della coscienza in cui solo Dio può giudicare.
Un dubbio lo mette lo stesso Magdi. Nella già citata
intervista a Lorenzetto, egli racconta come «si fosse
accostato all’Eucarestia» molto prima della conversione:
«Al Cairo, avrò avuto 13-14 anni. Agii d’impulso, pur
sapendo che era un atto blasfemo, non essendo io
battezzato. Ho sempre provato attrazione per la
religiosità, anche quando mi sono professato ateo o
agnostico. Oggi sono convinto che l’Occidente possa
riscattarsi solo riscoprendo Dio». Che è la stessa idea
di Giuliano Ferarra. O di Daniel Pipes, che Magdi Allam
frequenta molto.
Magari si dovrebbe dire qualcosa, piuttosto, su chi
nella Curia di Roma ha indotto il Papa a questo
battesimo. La buona fede del Pontefice è fuori
discussione: ha sempre detto che la Chiesa è missionaria
o non è, ed ha ragione. Ma in Vaticano esiste una forte,
collaudata organizzazione che - per missionarietà senza
dubbio - si premura di trasformare le grandi funzioni
pubbliche, specie se riprese in mondovisione, in
«eventi» spettacolari.
L’abbiamo già visto nel Giubileo del 2000, quando il
vecchio e già cadente Giovanni Paolo II fu fatto
apparire con un immenso piviale simil-Missoni, che
sbatteva nel vento come un paracadute (ne aveva la
vastità), mentre due falsi araldi muscolosi, culturisti
hollywoodiani, soffiavano dentro due finti «jobel», i
corni ebraici che annunciavano il Giubileo. Operazione
molto lodata dai vescovi, ma di profonda tristezza
spettacolare, per ogni fedele un po’ sensibile.
Ora la stessa organizzazione ha indotto il Papa ignaro a
battezzare un probabile copto, per mettere in scena la
conversione? E’ troppo persino farsi questa domanda.
Ma alla fine, occorre dire che questa triste scena ha
davvero creato una «realtà» precostituita: magari - Dio
non voglia - come «ragione» precostituita di un
attentato a Benedetto XVI, per mano «islamica», come già
minacciato da Osama nel suo ultimo messaggio. Osama bin
Katz, intendo. Ma la stampa dirà che invece è stato
Osama bin Laden, proprio come ripete che Magdi Allam è
un «musulmano convertito».
Naturalmente, il mio sarà un eccesso di malfidenza,
forse mi porterà diritto all’inferno. Lo saprò per certo
la prossima Pasqua: quando, ne sono sicuro, il Santo
Padre battezzerà pubblicamente un ebreo convertito,
magari Giuliano Ferrara, un giornalista-notizia che ha
intrapreso un suo arduo cammino… Allora mi confesserò di
questo peccato mortale.
Ma leggerò con piacere ciò che diranno gli ebrei Di
Segni, Gad Lerner e Pacifici, di questa «provocazione
del Papa». Si sa infatti che gli ebrei detestano anche
solo la preghiera della Chiesa per la loro conversione,
al punto da considerarla offensiva. Spero che Dio mi dia
un altro anno di vita.
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