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Talmudisti alla Harry Potter, ma pericolosi
di Maurizio Blondet
per
Effedieffe.com
30 giugno 2008
Ricevo
(Maurizio Blondet/Effedieffe)
questa lettera:
«Caro direttore, ho conosciuto due ragazzi mussulmani sciiti
e volevo farla partecipe della storia o leggenda che mi
hanno raccontato. (...) Ad un certo punto si tocca
l’argomento moschea di al-Aqsa e il fatto che gli israeliani
stiano subdolamente costruendo gallerie e ammenicoli vari
che passano sotto di essa mettendone in pericolo
l’incolumità.
Qui arriva il bello: a detta dei miei amici il popolo eletto
starebbe effettuando scavi per reperire l’anello appartenuto
a Re Salomone.
Tale anello permetteva al re di avere un potere immenso sui
demoni (pare che il termine utilizzato da loro fosse jinn o
qualcosa del genere).
Egli infatti si era permesso il lusso di farsi costruire un
edificio sacro proprio dagli stessi demoni, solo che prima
che questo edificio fu compiuto il re morì.
Costui ebbe però l’accortezza di rimanere fermo e con gli
occhi sbarrati per non far capire ai demoni di essere morto.
Dopo cent’anni, a opera ultimata un tarlo, finendo di
rodere il bastone su cui poggiava Salomone, provocò
l’immediata disintegrazione del corpo e dunque la presunta
perdita dell’anello.
Se fossimo qui a parlare di un film, probabilmente non le
avrei nemmeno narrato questa storia, perchè di cretinate se
ne sentono tante e non c’è assolutamente bisogno di metterne
un’altra in circolazione.
Purtroppo però stiamo parlando di fanatici seguaci di
occultismo, come mi fanno credere a ben ragione le
ascendenze massoniche di molti personaggi legati al
sionismo, nonchè da ultimo, come prova concreta,
l’architettura del tribunale di Gerusalemme (o Tel Aviv, non
ricordo bene) apparsa su Effedieffe qualche mese fa.
Mi ha colpito anche il fatto che tale racconto, a detta di
loro, sia a conoscenza di tutti e che io non potevo non
saperlo.
In ultimo vorrei sapere se è la massoneria che ha fondato
Israele e richiamato come specchietto per le allodole una
massa (senza la quale nulla sarebbe stato possibile) di
ingenui ebrei provenienti da tutto il mondo, o se le due
cose non si escludono a vicenda (benchè molti movimenti
religiosi ebraici siano ancora antisionisti), e cosa
avrebbero intenzione di fare una volta che avranno in mano
tale strumento di potere occulto.
Rino, Pescara»
Naturalmente ogni ebreo rigetterà ufficialmente con sdegno,
come antisemita, la voce che gli scavi sotto il Monte del
Tempio tendano al recupero di qualche mezzo magico e
leggendario, come l’Anello di Salomone. Ma posso confermarti
tutto, anzi di più.
Di recente ho parlato con un ebreo milanese, fra l’altro
giornalista, molto arrabbiato con Olmert e Peres e gli altri
del governo, «falsi ebrei» a suo dire («sabbatei» li
chiamava, ossia seguaci del falso messia del ‘600 Sabbatai
Zevi) perchè vietano gli scavi sotto il Monte, impedendo
così di ritrovare gli antichi apparecchi e strumenti - di
cui parlerebbe la Bibbia - a cui Salomone e Davide dovevano
la loro potenza, ricchezza e invincibilità; qualcosa come
armi fantascientifiche, e fors’anche l’Arca dell’Alleanza,
che sarebbero stati sepolti lì dai sacerdoti di Levi prima
della distruzione romana. Il tutto con la più grande
serietà.
Ebbene sì, irrazionalismi di questo tipo circolano nel
fondamentalismo ebraico, oggi molto influente. Essi
dimostrano, fra l’altro, l’influenza che su questi ebrei che
si ritengono «ultrareligiosi» ha il biblismo millenarista
dei protestanti americani: che danno una lettura dei
miracoli e dei prodigi del Vecchio Testamento non solo
letteralista, ma anche magico-tecnologica, con un
fraintendimento rozzamente materialista dei simboli
religiosi della Bibbia.
Non a caso, gli scavi «archeologici» di cui ti hanno parlato
gli amici sciiti sono riccamente finanziati da gruppi
millenaristi del Texas, della California, delle «chiese»
battiste del sud, dei seguaci di telepredicatori miliardari.
Sono la forza anche politica, forte di milioni di elettori
USA, che ha determinato in questi anni la politica estera
totalmente filo-israeliana degli Stati Uniti.
Nella loro prospettiva «cristiana» e apocalittica, l’America
deve aiutare in tutti i modi il ritorno degli ebrei in
Terrasanta, perchè ciò accelererà la seconda venuta (il
secondo avvento) di Cristo.
Negli anni ‘90, quando su questa questione (molto taciuta
dai media) scrissi il saggio «I Fanatici dell’Apocalisse»,
edizione il Cerchio, 1995, esisteva a Los Angeles una
organizzazione chiamata Jerusalem Temple Foundation, di cui
erano capi due ricchi e influenti protestanti, Terry
Risenhoover e Douglas Krieger, che tra l’altro finanziava
alcune yeshivot (scuole rabbiniche fondamentaliste) il cui
scopo era, con le «ricerche archeologiche», di arrivare alla
distruzione della Moschea di Omar per ricostruirvi al suo
posto il Tempio ebraico a Gerusalemme. Ci sono stati vari
attentati all’esplosivo, tutti fino ad oggi sventati, per
far saltare le sante moschee sulla spianata.
Ho visitato una di queste scuole, la Ateret Cohanim Yeshiva,
con sede vicina al Muro del Pianto: ho visto che i suoi
allievi stanno fabbricando gli abiti sacerdotali e gli
oggetti di culto (spesso d’oro) minutamente descritti dalla
Bibbia, necessari per ripetere il sacrificio antico, lo
sgozzamento dell’agnello, là sulla roccia di Abramo - che la
Moschea di Oman dalla cupola d’oro, appunto, ricopre.
Altri gruppi cercano per ogni dove l’Arca dell’Alleanza
originale: non manca chi accusa il Vaticano di tenerla
nascosta nei suoi sotterranei e non la voglia restituire,
perchè con questo strumento (che conteneva le tavole della
legge originali, il bastone di Aronne e non so quale altro
oggetto di Mosè) gli ebrei tornerebbero a dominare il mondo.
Perchè poi l’Arca dovrebbe trovarsi in Vaticano?
Perchè era caduta in mano di Roma - sull’Arco di Tito si
vede chiaramente, portata dai legionari insieme al
candelabro a sette braccia, durante il trionfo
dell’imperatore - e naturalmente questi «archeologi» seguaci
di un ebraismo alla Indiana Jones suppongono una continuità
totale tra l’impero romano e la Chiesa.
Gli archeologi veri sanno che quegli oggetti, in quanto
aurei, hanno fatto la fine di ogni oggetto d’oro
dell’antichità: sono stati fusi e coniati in monete, forse
già dopo il trionfo di Tito, per pagare soldati e fornitori.
Per questo i soli oggetti d’oro che abbiamo dal mondo antico
sono quelli che i proprietari hanno nascosto e sotterrato,
per avarizia o per salvare le loro ricchezze da nemici
saccheggiatori, e che ogni tanto si trovano occasionalmente,
per caso.
Ma la semplice ragionevolezza di questo argomento non
convince certo questi sedicenti ebrei «religiosi» e i loro
alleati «cristiani rinati» (born again christians)
americani. In quegli ambienti, la razionalità è intesa come
mancanza di fede, ipercritica empietà. La Bibbia vi è letta
come un seguito di prodigi magico-tecnici e di profezie che
si stanno avverando una per una. E’ il Talmud secondo Harry
Potter.
E’ logico che l’arrivo in massa degli ebrei, dopo due
millenni, in Palestina, e la nascita dello Stato ebraico,
abbia portato al parossismo questo millenarismo di massa
giudeo-protestante di marca hollywoodiana. Esso non è
proprio di frange minoritarie.
Anche la classe dirigente ebraica che (probabilmente) non ci
crede - o non del tutto - non osa contrastare le azioni e
predicazioni di costoro; la continua espansione illegale
degli insediamenti ebraici sulle terre palestinesi - dove i
«coloni» sono appunto fanta-fondamentalisti di questo, per
lo più americani d’origine - viene favorita o non ostacolata
dai governi «laici», che di fronte a questi «religiosi»
soffrono di un complesso d’inferiorità molto ebraico (e poco
spiegabile a chi ebreo non è): questi sono gli «zeloti», e
in Israele c’è come una gara a chi è più zelante per la casa
di Sion. Nessuno vuol farsi accusare di scarso zelo, che è
anche controproducente in termini elettorali... Dunque la
corrente irrazionalista, sia o no maggioritaria, è dominante
e determinante nella politica di Israele. E non è
tranquillizzante sapere che uno Stato con 150-300 testate
nucleari è di fatto guidato da un messianismo irrazionalista
e razzista.
E arriviamo all’altra tua domanda, «Se è la massoneria che
ha fondato Israele». Probabilmente saprai della
Dichiarazione Balfour, una curiosa lettera «privata» a Lord
James Rotschild con cui, il 2 novembre 1917, l’impero
britannico riconobbe una specie di diritto a «una focolare
nazionale ebraico in Palestina», firmata a nome del ministro
degli Esteri britannico, lord Arthur James Balfour. I motivi
di questo impegno inglese erano politicamente plaudibili:
gli ebrei avevano promesso in cambio di trascinare gli USA
in guerra a fianco degli Alleati.
Nel 1917, i fronti della Grande Guerra erano fermi: tutti i
belligeranti, esausti e dissanguati, avevano di fatto smesso
le operazioni. La sola battaglia della Somme era costata a
francesi e tedeschi oltre un milione fra morti e dispersi;
ridare l’ordine ai superstiti di attaccare di nuovo era
impossibile; la truppa - fra cui circolava la propaganda
bolscevica e pacifista - minacciava la rivolta militare. Fu
allora - ma questo lo sappiamo oggi - che la Germania avanzò
proposte di pace sulla base dello status quo ante, senza
pretendere nè cedere conquiste territoriali.
Era una proposta che avrebbe cambiato il corso della storia.
Ma l’impero britannico non poteva accettarla.
Il perchè lo scrisse Lloyd George, capo del governo, in un
memorandum interno: «La nostra dipendenza dall’America per
gli alimenti, le materie prime e gli armamenti è crescente.
Stiamo rapidamente esaurendo i mezzi di pagamento
negoziabili con l’America. Ma se la vittoria arridesse alle
nostre bandiere, le nostre difficoltà sparirebbero. Successo
significa credito: i finanzieri non esitano mai a prestare a
un’impresa prospera... ma quando un affare non dà risultati,
nonostante spese enormi, si scoprirà che le banche chiudono
i loro libri contabili».
Ma la realpolitik non spiega tutto. Basta dire che,
rifiutata l’offerta tedesca, la Germania lanciò la più
temuta offensiva sul fronte occidentale, gettando contro le
trincee anglo-francesi tutti gli uomini, i mezzi e gli aerei
che aveva liberato la chiusura del fronte orientale (dove
Lenin aveva concluso l’armistizio). Nonostante questo, in
quello stesso mese gli inglesi sottrassero a quel fronte un
milione di uomini (per l’esattezza, 1.192.511 soldati) per
mandarli a strappare la Palestina al debole impero ottomano,
e darla al «focolare ebraico».
Si vede che ne valeva la pena.
Lo confermò Churchill nel discorso ai Comuni del 4 luglio
1922, caldeggiando l’adempimento dell’impegno preso da
Balfour: «... Io penso che i meriti siano stati
considerevoli. Si considerò che il sostegno che gli ebrei
potevano darci in tutto il mondo, e specialmente negli Stati
Uniti ed anche in Russia, sarebbe stato un vantaggio
palpabile». Difatti gli USA erano entrati in guerra,
decidendo le sorti del conflitto. E le casse dei banchieri
erano aperte di nuovo. Ma come causa laterale, c’era anche
un altro pensiero in quegli inglesi.
Sir Oliver-Locker-Sampson, alto esponente del potere in
quegli anni, spiegò così l’impegno assunto verso gli ebrei:
«Winston (Churchill), Lloyd George, Balfour ed io siamo
stati allevati come protestanti integrali, ossia come
credenti nell’avvento di un nuovo Salvatore quando la
Palestina tornerà agli ebrei». Dunque lo stesso ordine di
idee che oggi spinge i protestanti USA a sostenere Israele
qualunque cosa faccia.
Nel 1919 un diplomatico francese molto laicista pose a lord
Balfour una ironica domanda: ma si rende conto che il
ritorno degli ebrei in Palestina, per cui tanto il ministro
britannico s’era battuto, avrebbe avvicinato «la fine dei
tempi» secondo le profezie bibliche? Balfour, serissimo,
rispose: «E’ proprio questo a rendere la cosa tanto più
interessante».
Lord Balfour era membro della Round Table (la società
segreta del progetto imperiale britannico), della Fabian
Society, nonchè della Society for Psychical Research, che
faceva «ricerche» sullo spiritismo. La sua famiglia,
inoltre, appare tra i fondatori della Loggia «Quatuor
Coronati», la loggia madre di Londra, sede dell’archivio
mondiale massonico e dispensatrice della «regolarità» alle
logge straniere. La «Quatuor Coronati» fu fondata nel 1884
dal gran maestro della Massoneria britannica che era -
guarda caso - nient’altro che il re d’Inghilterra, Edoardo
VII.
Un altro alto dirigente britannico, lord Robert Cecil, fu
tra i fautori della dichiarazione Balfour; Chaim Weizmann,
uno degli esponenti del movimento sionista, attesta che «per
lui la restaurazione di una patria ebraica in Palestina e
l’organizzazione del mondo in una grande federazione erano
imprese complementari, come passo ulteriore nella gestione
degli affari umani... Fondatore della Lega delle Nazioni,
egli considerava la patria ebraica di eguale importanza che
la Lega stessa». Insomma: la nascita di Israele come
preludio al «governo mondiale», grande utopia massonica.
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